Visualizzazione post con etichetta mourinho. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mourinho. Mostra tutti i post

giovedì 21 aprile 2011

Finale di coppa del Re: Real Madrid-Barcellona 1-0. Mourinho, tu sei il Maradona degli allenatori


La scorsa stagione, il Barcellona era due spanne superiore all’Inter. Ma i nerazzurri, grazie a un personaggio che di nome fa Mourinho, hanno passato il turno: addirittura 3-1 nella semifinale di andata, ed epica resistenza in 10 per un’espulsione ingiusta di Thiagone a Barcellona. Adesso, la storia si ripete. Barcellona superiore al Real Madrid di tre, e non di due spanne. Barcellona col gioco. Barcellona che da anni s’impone su tutti a centrocampo (ma non alla grandissima Inter). Barcellona col numero uno, Messi. Eppure la finale di coppa del Re la vince il Real. Dove sta il trucco di Mourinho?

Il segreto si chiama energia mentale. Quella che il portoghese riesce a trasmettere ai ragazzi. Rabbia agonistica, feroce determinazione. Cattiveria sotto porta: prima o poi, la infili quella palla, e non ti prendono più. Mourinho carica i suoi giocatori come api impazzite. Mourinho cattura tutte le attenzioni e le critiche su di sé, lasciando respirare i suoi uomini. Mourinho che raramente elimina il pallone dagli allenamenti: un metodo geniale che rende i calciatori esplosivi. Mourinho che fa toccare l'apice di intelligenza sportiva a Ronaldo, autore del gol. Mourinho che trasforma Di Maria in un mancino da urlo: suo l'assist favoloso al fenomeno del Real.

Mourinho è il Maradona degli allenatori. Non avevo dubbi dopo averlo visto battere il Barcellona con l’Inter. Mourinho ha fatto imbestialire tutti gli avversari, neri (più un altro colore) di invidia, perché ora l’Inter è l’unica squadra italiana a non essere mai stata in B e ad aver centrato un’irripetibile tripletta. Ma adesso è arrivata una conferma importante, addirittura nella tana del lupo: il Barcellona.

Sì. Se io fossi Moratti, tenterei di riportarlo a Milano e gli metterei a disposizione 150 milioni di euro di campagna acquisti: l’Inter va rifondata. Servono fuoriclasse come l’ossigeno. Però è troppo facile disegnare scenari costosi con soldi che non sono tuoi.

Nel frattempo, segnalo che dalle parti di Madrid godono come pazzi: vedi Marca giù. Hanno capito cosa significa avere in panca quel signore: il Vate di Setubal.    

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

martedì 26 ottobre 2010

Pericolo: il Milan di Allegri ha rubato il contropiede all’Inter di Benitez

Qual è il tipo di gioco migliore al mondo? Quello che ti fa vincere. Il resto sono chiacchiere da dare in pasto ai fessi: il possesso palla, il pressing, le ali per crossare. Al massimo, sono concetti applicabili se in squadra hai Gullit e Van Basten, con Franco Baresi e Maldini alle spalle. Puoi schiacciare il Liverpool a San Siro se hai Mazzola e Jair, con Burgnich e Facchetti in copertura. Ti permetti i ricami se davanti proponi Messi, e a centrocampo Xavi e Iniesta. Ma se disponi di Chivu in difesa a sinistra, e di un’ala che si chiama Biabiany, allora devi adeguarti al materiale tecnico e atletico, che è medio-basso.

Invece, l’errore madornale di Benitez sta nel cercare in maniera ossessiva di tenere la palla, di produrre gioco, di attaccare con la difesa avversaria schierata. È quanto accaduto durante Inter-Samp 1-1. I doriani, con intelligenza, hanno lasciato fare, e poi al momento giusto si sono fatti sentire con Cassano.

Ho notato anche un Benitez ingessato dal punto di vista tattico per tutta la partita contro la Samp. Non un guizzo, non un’invenzione, non un tentativo di cambiare l’inerzia del match.

Francamente, a me di quella percentuale elevatissima di possesso palla non importa un tubo. Vorrei arrivare in porta con tre passaggi tre. Chiaro che il compito è più facile in trasferta, piuttosto che a San Siro, dove ti attendono in 11 dietro la sfera, a protezione della porta. Tuttavia esiste anche la via di mezzo, l’astuzia: si concede un minimo di iniziativa agli altri, per recuperare e ripartire in velocità.

Ce l’ha insegnato l’Inter la scorsa stagione, sia con le grandi squadre sia con le medie e piccole.

Ma il vero guaio è che il Milan ha rubato l’idea all’Inter. Dopo anni di sterile possesso palla, un estenuante tic-toc che faceva ridere, adesso arriva in porta con pochi passaggi: vedi Napoli-Milan. I rossoneri sono pericolosissimi, a meno che incontrino una squadra con la capacità di imprimere accelerazioni improvvise come il Real Madrid.

Non boccio Benitez. D’altronde anche Roberto Mancini, i primi tempi, esagerava con la ricerca del bel gioco, che fruttava innumerevoli pareggi. E Mourinho volle iniziare, il primo anno, con due ali larghissime. Sia il Mancio sia il profeta di Setubal dimostrarono di possedere lucidità mentale, capacità tattiche e umiltà (sì, anche il Mou) tali da effettuare una rapida retromarcia e da trovare l’equilibrio. Adesso Rafa sta prendendo le misure. Non ci voglio credere che sia così masochista da beccarsi altre pappine in contropiede. Aspetterà il recupero degli infortunati, avrà i due acquisti nel mercato di riparazione e darà un assetto vincente alla squadra.

Per carità: spero di non sentir più parlare di bel pareggio perché la squadra ha giocato bene e ha tenuto tanto la palla. Ne ho già piene le scatole di questa “nuova filosofia di gioco” e della “rivoluzione culturale”. Mi bastano e avanzano due contropiede letali in 90 minuti: porto a casa il risultato e godo.

L’Inter di adesso mi pare un ragazzo che corteggia le fanciulle senza arrivare al dunque: le rimbambisce di parole, le riempie di fiori e cioccolatini. Poi a malapena ottiene un ciao. Serve un’Inter che, con due sorrisi e una battuta, strappa un bacio in fretta. L’obiettivo non è fare 30 azioni avvolgenti con tutti i centrocampisti che toccano la palla; è sufficiente un passaggio in profondità e un gol. Il capolavoro di Londra, con Sneijder che la mette in profondità per Eto’o dev’essere l’opera d’arte cui si ispira l’Inter. La prima rete di Milito al Bayern, col lancio di Julio Cesar e l’assist dei Wesley, è la fonte cui abbeverarsi.

Tanto di cappello ad Allegri, che ci copia: l'Inter di Mourinho è l'esempio da seguire.

Altro argomento scottante: i “toni moderati di Benitez”, che si è limitato a commentare con estrema tranquillità l’errore dell’assistente durante Inter-Samp: fallo netto di Cassano su Chivu. Scommetto che non gli è mai capitato uno scherzetto del genere, né a Valencia né a Liverpool: mentre tu attacchi, a casa tua, l’attaccante avversario commette fallo, si volta a guardare l’assistente e prendi gol. Questa è l’Inter. Al contrario, alla Juve regalano un rigore per una simulazione senza precedenti di Krasic, e il Milan è tutto fuorché sfortunato a Napoli: sempre in 11. Simpatica la svista di Rizzoli su Papastathopoulos: già ammonito, il difensore rossonero ha steso di brutto Lavezzi al limite. Manca un giallo e la relativa espulsione. Si può dire, o i toni non sono più moderati?

Chissà cosa aspetta Rafa a piantare dentro un bel casino: forse un derby giocato in nove. Tutti quei silenzi, il mancato intervento a gamba tesa per denunciare l’errore, ammosciano l’Inter. Che storicamente necessita di ricariche di adrenalina per restare pimpante. Magari entro Natale Benitez se ne renderà conto.

[Nella foto, la mia "filosofia di gioco": in 11 davanti alla porta, due contropiede e 2-0. Vi ricordate come schiumava rabbia Van Gaal dopo Inter-Bayern per la tattica di Mourinho? Ecco, sempre così!]                                                                                                                                                                                                

lunedì 4 ottobre 2010

Se l’Inter torna una bambina isterica. Simpatica perché non vince


C’era una volta un’Inter che aveva giocatori puttanieri e tiratardi, un’Inter senza regole né disciplina. Tanti campioni senza squadra. Tante dita che non formavano un pugno. Perdeva ed era simpatica agli avversari.

Poi è arrivato Roberto Mancini e le cose hanno cominciato a cambiare. In squadra però c’erano personaggi irrecuperabili come Adriano e Martins. L'assenza di coesione interna la pagavi nelle notti decisive di Champions: mancava sempre un millimetro, quel pelino che ti fa vincere.

La svolta con Mourinho: abolizione delle cretinate comportamentali, isterismi femminei rasi al suolo, silenzio assoluto di fronte a un unico allenatore, con in testa la pazzesca idea della Champions. È arrivata addirittura la tripletta, come mai nessuno in Italia.

A “rompere” rimaneva solo Balotelli, che è stato emarginato a favore del gruppo: la finale di Champions l’ha vista col cannocchiale. Ci hanno detestato tutti: così forti, fieri. Così imbattibili e arroganti. Così spocchiosi e strafottenti. Così tanto Mourinho.

E adesso che succede? Io rivedo la stessa Inter pre Mancini. Un clamoroso doppio passo indietro.

1) Assisto a comiche molto fastidiose. Chivu a Roma che spiega a Benitez come ci si deve sistemare a sinistra. Maicon a San Siro che urla al mister quali giocatori vanno sostituiti (vedi Biabiany).

2) Con Mourinho, in campo andavano solo i più in forma. Coppa Italia inclusa. A San Siro ho visto una cosa brutta: Milito dentro, anche se non stava in piedi. Non capisco: se Biabiany si rompe, lo cambi con Mariga e sposti Stankovic a destra. Lasciando che Coutinho si esprima al meglio a sinistra, come col Werder.

3) Eto’o fa il fenomeno come centrattacco? Benissimo: Benitez lo sposta a sinistra per piazzare in mezzo Milito. Inconcepibile. Se Milito non è in grado di reggere fisicamente, riposa in panca o in tribuna: non lo prescrive il dottore che l’argentino debba giocare. Torni il Principe che era e riavrà il suo posto.

4) Che noia tutto quel buonismo prima di Inter-Juve. Ma dove siamo, all’oratorio? L’Inter storicamente viene caricata a pallettoni da allenatori istrionici: Herrera e Mourinho. È nel Dna dell’Inter la ferocia agonistica trasmessa da chi siede in panca.

5) Che angoscia la storia degli infortunati e della stanchezza. Così si offre un alibi continuo ai giocatori, al contempo mortificando chi ha sostituito i titolari.

6) Cos’è questa lagna che l’Inter sta diventando più simpatica? Non gradisco. L’Inter dev’essere odiata, malsopportata. Deve vincere e farsi insultare ogni volta che passa sulle macerie degli altri. L’Inter gioca da sola, senza amici, tantomeno Juve e Milan, che hanno limonato per anni quando vincevano solo loro due. Pareggi con la Juve invece di suonargliele e torni d’improvviso simpatico. No grazie. Si prega di essere bastardi e vincenti. Voglio un’Inter bellissima, cattiva, detestata, invidiata.

Io spero solo che si tratti di un periodo di ambientamento per Benitez, che reputo uomo intelligente. Sta lentamente scoprendo l’Inter, mai stata in serie B e unica a piazzare la leggendaria tripletta: che lo spagnolo lo ricordi alla stampa e agli avversari ogni tanto. Qui servono iniezioni di adrenalina, altrimenti la stagione prende una bruttissima piega.

[Nella foto, la squadra per club più forte e invidiata di tutti i tempi]
                                                                                         

lunedì 30 agosto 2010

Bologna-Inter 0-0: Benitez, l’uomo-camomilla che non conosce il pianeta nerazzurro. Servono gli elettrochoc di Mourinho

Benitez non ci sta capendo niente. La scorsa stagione Mourinho ha fatto un miracolo, mettendo a segno un’irripetibile tripletta grazie a continui elettrochoc alla squadra. José attaccava stampa, giornalisti singoli, giocatori avversari, allenatori, arbitri. E poi metteva nel mirino qualche proprio giocatore, vedi Balotelli. Mourinho aveva compreso che servono continue scosse mediatiche, si doveva far vivere la squadra come afflitta da sindrome di accerchiamento, occorreva un catenaccio a doppia mandata in campo e fuori, condito con contropiede di gioco e verbale.

Perché l'Inter non ha la forza del Brasile 1970. L'Inter è come l'Italia 1982: inferiore alle altre (leggi Chelsea, Barcellona e Bayern), ma vincente; così come la Nazionale di Bearzot stava sotto ad Argentina, Brasile e Germania. Mi spiace, ma Benitez invece vive sulla Luna. Pensa di avere in mano una rosa tale da consentirgli un atteggiamento bonario, da zio pacioccone, con la stampa, e con i propri giocatori. Reputa che bastino tranquillità e flemma. In panchina suda in silenzio, accompagnandosi con un asciugamano. Sarebbero necessari urlacci e sfuriate. Lo vorrei vedere paonazzo, con le vene del collo che esplodono dalla furia.

Per scatenare l’Inter occorre passione, ardore, furore. Serve il sangue agli occhi, la rabbia che ribolle nelle arterie. Si deve trasmettere cattiveria e ferocia agonistica. Come faceva Mourinho, raffinato psicologo. Benitez è un uomo-camomilla. Te lo puoi permettere se hai in squadra Pelé e Maradona. Con Pandev che sbaglia due appoggi e uno stop, ti alzi dalla panchina e cominci a urlare così forte che si deve sentire solo te nello stadio.

Una piccolissima annotazione tattica, disquisizioni che generalmente mi annoiano. Che Benitez sia in stato confusionale lo dimostra una scelta precisa: ha schierato Coutinho come ala destra. Allora, caro Rafa, usciamo subito dall’equivoco: o piazzi il brasiliano dietro le due punte, oppure è meglio che lo mandi a farsi le ossa in serie B, dove volano calci e sputi. Perché altrimenti si rischia pure di bruciare Coutinho.

In questo momento, non vedo avversari all’altezza del Milan in campionato e della coppia Barcellona-Chelsea in Champions. L’Inter di Benitez è una spanna sotto i cugini e tre spanne sotto catalani e inglesi.

[foto via Inter]
                                                                                                                                                              

sabato 29 maggio 2010

Quelle strane parole di Milito e Moratti. Silenzio su Manchester City, Benitez, Gerrard e Torres

Finisce Inter-Bayern e Milito dice che ha offerte importanti. Passatami (parzialmente…) l’euforia per la leggendaria e irripetibile tripletta che rende l’Inter unica, mi sono chiesto:

1) chi ha i quattrini per comprare Milito?

2) Di quanti soldi si parla?

Le mie risposte.

1) Io dico Manchester City più che Real Madrid. È la squadra inglese ad avere risorse finanziarie pressoché illimitate. I proprietari arabi si sono scassati largamente di restare fuori dalla lotta per la Premier.

2) I dindini. Il Manchester City deve cacciare una barca di quattrini per superare la concorrenza Real. Allora, per portarsi a casa il Principe (che ha fatto vincere coppa Italia, scudetto e Champions andando incredibilmente sempre a segno), servono suppergiù 100.000.000 di euro. Sì, cento milioni. Non di meno.

Ma come annunciavo nel titolo, ho riflettuto anche sulle parole di Moratti. Che insiste a parlare di Capello come sostituto di Mourinho (per il quale Perez ha dovuto pagare, come da mio pronostico). E perché mai tutti quei riferimenti continui a Don Fabio?

Se l’ha già contattato, non c’è bisogno di scoprire le carte.

Se deve intavolare la trattativa, si spinge troppo in là.

Hai visto mai che Moratti alla fine sceglie Benitez, con un pensierino anche a Gerrard e Torres? Di quei tre, il Petroliere nulla dice…

[foto via Liverpool]                                                                                                                                                                                                                                          

mercoledì 26 maggio 2010

Perez (Real Madrid): 60 milioni di euro per strappare Mourinho all'Inter. Per me, un allenatore non vale tutti quei soldi

Amo fare i calcoli in modo semplice. L’argomento caldo è il numero uno del Real Madrid, Florentino Perez, che spende 60 milioni di euro per strappare Mourinho all’Inter. Vi chiederete: caro Ascione, come sei arrivato a quella cifra? Semplice.

1) Perez ha sul groppone l’allenatore della scorsa stagione, Pellegrini. Per esonerarlo, deve sborsare 4 milioni di euro.

2) Anche se adesso finge di infischiarsene, il capo delle merengues è tenuto a pagare a Moratti 16 milioni per via della clausola rescissoria che lega Mourinho all’Inter.

3) E qui viene il bello: lo stipendio del portoghese. Facciamo un quadriennale da 10 milioni l’anno.

Totale: 60 milioni di euro.

Nessuna considerazione sulla moralità di un esborso simile in un momento di tale crisi economica mondiale: sono discorsi noiosi che non stanno in piedi. C’è una legge spietata della domanda e dell’offerta che fa girare il pianeta, alla quale tutti noi sottostiamo dalla culla alla bara. Piuttosto, ne faccio una questione squisitamente tecnica: un allenatore vale 60 milioni di euro?

La risposta è, a mio giudizio, no. Per due ragioni.

1) Indubbiamente Mourinho è il più bravo, perché per vincere all’Inter devi essere un fenomeno, e perché ha sopportato lo stress dell’ossessionante Champions camuffandola come sogno. Ma con 60 milioni di euro, puoi portarti a casa un paio di giocatori fortissimi, per sistemare la difesa e il centrocampo, due settori nei quali il Real Madrid è fragilino. Quel denaro servirebbe di più per rinforzare la squadra.

2) Mandi via a prezzi di saldo Samuel, Cambiasso, Sneijder e Robben; poi prendi Mourinho per 60 milioni. Quindi, ti tocca ricostruire la squadra da metà campo in giù. Occorrono almeno altri 60 milioni. Si arriva a 120 milioni che, sommati ai 215 della scorsa stagione, fanno 335 milioni di euro. Il Real avrà addosso una pressione mediatica senza precedenti, come e più della stagione scorsa.                                                                                                                                                                                            

martedì 25 maggio 2010

Florentino Perez piomba sui tifosi dell’Inter: 100.000 euro a testa se la prossima stagione tifate per il Real Madrid


Ricapitoliamo. Il numero uno del Real Madrid, Florentino Perez, ha già in mano Mourinho. Ma non si accontenta: vuole portare nella capitale spagnola anche Milito, Maicon e Sneijder. Quanti soldi servono per strapparli a Moratti? Faccio due conticini rapidi.

Milito 35 milioni di euro.

Maicon 30 milioni di euro.

Sneijder 30 milioni di euro (tolto quanto l'Inter deve al Real): i nerazzurri ne avevano versati 16 ai madrileni la stagione scorsa.

Perez deve firmare un assegno di 95 milioni di euro. Cui vanno sommati i 16 milioni di clausola rescissoria di Mou. Sono 111 milioni.

Non è un problema per Perez. Basti pensare ai quattrini che ha tirato fuori nella passata campagna acquisti. Ma il presidente delle merengues è insaziabile. Ha capito che occorre un sostegno morale e psicologico anche per i giocatori. La soluzione? Dopo aver visto cantare e urlare i tifosi dell’Inter contro il Barcellona a San Siro - anche e soprattutto con i catalani in vantaggio per 1-0 -, dopo aver assistito al pubblico nerazzurro che sovrastava in maniera impressionante quello del Bayern al Bernabeu (nonostante una sostanziale parità numerica), adesso Perez intende comprare i tifosi nerazzurri.

Sono pronti 100.000 euro a cranio. Il contratto, della durata annuale, prevede il sostegno continuo e costante al Real Madrid, specie nei momenti di difficoltà. Chi ci sta?

Nel caso in cui il Real non dovesse vincere neppure con mezza squadra "rubata" all'Inter e con i tifosi comprati a Milano, Florentino il Grande ha intenzione di acquistare direttamente tutta l’Inter, compresi Moratti Massimo, il figlio Mao, la sede di Corso Vittorio Emanuele e pure San Siro dal Comune, più il futuro stadio delle Beneamata, l’inno “Pazza Inter amala” (adeguatamente trasformata in "Pazza Inter comprala"), tutte le bandiere e le sciarpe nerazzurre presenti in Italia, spille, foto ricordo, autografi e la scuola calcio Inter, pulcini inclusi che non si sa mai magari diventano campioni.                                                                                                                                                                                                  

domenica 23 maggio 2010

Inter campione d’Europa grazie alla bugia mediatica di Mourinho: parlare di sogno sapendo che era un’ossessione. Massimo Moratti, tripletta senza eguali. Milanisti, juventini e romanisti: gufi ko. Le pagelle della finale: Milito mostruoso

Moratti 10. Cinque scudetti di fila, una Champions, ma soprattutto un’ineguagliabile tripletta. Per giunta, la notte perfetta di una stagione sublime è arrivata in uno stadio meraviglioso come il Bernabeu, dove l’Inter aveva già vinto un’Intercontinentale: quello stadio le porta fortuna.

Roba irripetibile il tris, nel nostro Paese. Qui il campionato e la coppa nazionale sono durissimi, a differenza di quanto avviene all’estero.

Un pronostico: nei prossimi 20 anni, con la famiglia Moratti al comando, l’Inter vincerà una decina di scudetti, andrà in semifinale di Champions sette volte e si porterà a casa due o tre coppe dalle grandi orecchie. Come un sogno, non più un’ossessione. Magari già dalla prossima stagione, con Benitez e Gerrard.


Mourinho 10. Coraggiosissimo fino in fondo, sceglie il modulo con un trequartista (Sneijder), due punte larghe (Eto’o a destra, Pandev a sinistra) e Milito al centro. Un tecnico rivoluzionario, che il mondo imiterà.

Un cannibale. Tre trofei con una squadra nettamente inferiore a Barcellona e Chelsea, contro le quali ha giocato due finali anticipate, prima di centrare l'inaudito Grande Slam.

È il numero uno degli allenatori: svuota la testa dei giocatori per poi ricaricarli in vista della partita successiva; una trasfusione di sangue psicologico ogni tre giorni.

Ha preparato la finale come un raffinatissimo pokerista, togliendo pressione ai suoi uomini: s’è parlato solo di Mourinho al Real, e non di chi andava in campo.

Ma il capolavoro dell’Herrera di Setubal è far passare la Champions come un sogno per l’Inter e gli interisti: bugia, quella coppa era un incubo che durava da 45 anni. Milanisti, juventini (e romanisti) erano legittimamente pronti a festeggiare la sconfitta dei nerazzurri: “Tenetevi il vostro solito scudettino; in Europa perdete sempre, non siete nessuno; non avete la mentalità giusta; complimenti per l’affare Mourinho, un bel modo per vincere la Champions; mezzo secolo senza Champions, fate tenerezza; quando la banda degli onesti varca i confini, sono dolori (per loro)”.

I rossoneri avevano già in tasca l’attacco: “No Milan, no Champions; l’anno prossimo ci pensa il Milan a spiegarvi come si vince la Champions”. Un’ossessione per i nerazzurri: questa la verità.

Grazie a José, adesso l’Inter è l’unica squadra italiana ad aver fatto una pazzesca tripletta; e anche la sola mai andata in serie B. Il sogno è degli interisti; l’incubo (imitare il Grande Biscione) è dei milanisti e degli juventini (e dei romanisti). Che giustamente hanno gufato tutto l’anno e soprattutto stasera. Così come facevano i tifosi della Beneamata durante le finali di coppa di Milan e Juve.

Erano adorabili certi dirigenti e giocatori che prendevano in giro i tifosi nerazzurri: “In Europa siete nessuno”. Il tutto sintetizzato dallo striscione: “Mettetevi lo scudetto nel c…”. Li ho sempre trovati simpatici: il calcio è una passione viscerale, da vivere col sorriso e con grandi sfottò. Ora però non hanno più argomenti per attaccare l’Inter: li vedo sotto choc.

Ricordo l’esultanza di juventini e milanisti al gol di Sheva durante Dinamo Kiev-Inter nel girone eliminatorio: “Anche stavolta, fuori dalla Champions”. Dopodiché, la grinta di Mago Mou, un’Inter a trazione anteriore, la rimonta coi gol di Milito e Sneijder e l’inizio della leggenda. Che avevo intuito qui.



I voti alla squadra, in campo col 4-2-3-1


Julio Cesar 10. Finisce nel migliore dei modi: due parate, di piede e in volo su Robben. Il portiere della Champions. Mi rimarrà per sempre negli occhi il tuffo su tiro di Messi, subito dopo l’espulsione di Thiago Motta, a Barcellona: se fosse entrato quel pallone dell’argentino, l’Inter avrebbe sofferto di più.


Maicon 7. Un paio di discese: dimostra anche intelligenza tattica. Mou gli ha insegnato a difendere. Il colosso entra nella storia del calcio: interpreta in modo perfetto il difensore di fascia che va in percussione per tirare di destro (vedi gol al Barcellona) e di sinistro.

Lucio 7. Insuperabile, micidiale nei recuperi e negli allunghi. Una sbavatura a inizio ripresa.

Samuel 7. Si appiccica all’attaccante che gli passa attorno ed è fastidiosissimo. Pulito, corretto. Il Burgnich del 2010.

Chivu 6. Una rogna quel Robben. Spende presto il cartellino giallo, che lo condiziona. Poteva morire qualche mese fa per una botta terrificante al cranio: trionfa col suo caschetto. Dalla tomba alla Champions il passo è breve, caro amico romeno.


Zanetti 8. Indistruttibile, dove lo metti gioca. Infaticabile. Inizia a centrocampo, finisce dietro a sinistra. Straordinaria la chiusura su Robben nel finale: match ko. Ricordo un suo errore in una cinquantina di partite (passaggio sbagliato contro il Chievo).

Cambiasso 7
. Il giocatore che sa sempre dove andrà la palla: deve aver fatto un patto segreto con il dio dei rimbalzi. Decisivi i gol sorpasso sul Chelsea e sul Chievo.

 

Sneijder 10. Assist divino a Milito per l’1-0, quasi gol nel finale di primo tempo. Parte da lui l'azione del 2-0. Un trottolino in eterno movimento. È la luce dell’Inter. Passaggi di prima, controllo e distribuzione coi due piedi. Una punizione bomba che intimorisce Butt. Inimitabile. In generale, conferma sempre l’impressione stratosferica del suo esordio, nel derby d’andata vinto 4-0. Dà la scossa decisiva durante Inter-Barcellona con il gol del pari.

Eto’o 8. Si sacrifica in copertura costante sulla destra. Con infinita lucidità, dà il via all’azione del secondo gol del Principe. Un lavoro di squadra che non ha pari sul pianeta.

Pandev 6,5
. Fa l’ala sinistra. Copre, apre spazi. Intelligente, sfiora il gol con un sinistro morbido.

 

Milito 10. Il primo gol è un tocco a scavalcare il portiere. Il secondo una prodezza: dribbling e tiro. Annusa i difensori (come auspicavo qui) e li punisce. Principesco, come le sue più recenti partite, sempre a segno: Roma-Inter di coppa Italia, 0-1; Siena-Inter 0-1, gol scudetto; ora ancora lui, l’argentino insaziabile. Per tutta la stagione ha segnato con continuità, piazzando capolavori balistici. E poi pressa, fa il terzino aggiunto, rincorre, è anche uomo assist: vedi i passaggi a Sneijder e Pandev di Inter-Bayern. Resteranno nella memoria dei tifosi anche il gol di sinistro nel derby, quello al Chelsea e l’assist a Sneijder contro il Barcellona. Il migliore al mondo in questo momento. Sono felice di aver annunciato il suo arrivo all'Inter con grande anticipo: leggi qui.


(Stankovic per Chivu) 6,5. Gioca come un tarantolato. Pare che una marmotta gli morda le chiappe, a 3000 all’ora in pressing ovunque si muova qualcosa.                                                                                                                                                                                                                   

venerdì 23 aprile 2010

Inter: Balotelli a casa. Così si rischia di perdere la Champions, ma si gettano le basi per 10 anni ad altissimo livello

Il sito dell’Inter dice: “Mario Balotelli ha lasciato il ritiro dell'Inter ad Appiano Gentile in seguito a un colloquio col presidente Massimo Moratti. La decisione del Presidente è maturata al fine di evitare tensioni in occasione della partita con l'Atalanta”.

Non si conoscono i motivi veri della cacciata di Balotelli. Due possibilità.

1) Giocatori e allenatori non avrebbero gradito il comunicato con cui il 45 nerazzurro chiedeva scusa per il lancio della maglia dopo Inter-Barcellona. 

2) Balotelli avrebbe detto di non aver voglia di giocare contro l’Atalanta, per sfuggire alle contestazioni di San Siro.

Qualunque sia la ragione, Moratti ha agito con intelligenza. Prima viene il gruppo, poi il singolo. Si poteva fare un’eccezione per Maradona, l’unico in grado nella storia del calcio di vincere le partite da solo. Ma Diego, al massimo, saltava qualche allenamento. O era l'ultimo ad arrivare e il primo ad andarsene. Per il resto, sputava l’anima dalla gola pur di vincere in campo.

Con questa mossa, Moratti mette seriamente a rischio la Champions. Fra poche ore, contro l’Atalanta, non potrà giocare neppure Pandev, infortunato leggermente. La squadra è reduce da impegni pesanti e ravvicinati: Balotelli serviva come l’ossigeno per ridare energia e vigore, e per far riposare gli spremutissimi titolari in vista del ritorno col Barcellona mercoledì. Adesso, invece, gli uomini di Mourinho sono costretti agli straordinari: giustamente, il Barcellona gode. Discorso ancora più complesso per il campionato, che ormai la Roma ha meritatamente in tasca.

Tuttavia, al contempo il Petroliere, mandando a casa il singolo Balotelli e ponendo al centro dell'universo il gruppo, getta le basi per 10 anni di Inter ad altissimi livelli, sempre competitiva sia in campionato sia in Champions. Con questa mentalità, credo che l’Inter sarà sempre lì a lottare per vincere scudetto e coppa Campioni. La strada è quella giusta, e le sue pietre miliari hanno nomi precisi: Ronaldo, Vieri, Recoba, Adriano, Ibrahimovic. Via loro, l’Inter è diventata competitiva sui due fronti, come le grandi d’Europa. Senza Balotelli - o con un Balotelli a disposizione del gruppo -, i nerazzurri si confermeranno al top.
                                                                                                                                                                                                           

martedì 20 aprile 2010

Inter-Barcellona 3-1. Miracolo. Le pagelle dei nerazzurri. Caro Messi, che strano quell’impatto violento con Maicon…

Prima del fischio d’inizio, all’Inter serviva un’impresa per battere la squadra più forte del mondo e una delle più terribili della storia del calcio: il Barcellona. Sullo 0-1, col gol di Pedro, sarebbe stato già un miracolo pareggiare. Francamente, ancora non mi capacito di come abbia fatto l’Inter addirittura a vincere 3-1. Magari le pagelle ci aiutano a capire.

Julio Cesar 8. Compie tre interventi difficili e decisivi: la respinta su colpo di testa ravvicinatissimo di Busquets è una magia. Strepitoso il tuffo su punizione di Messi: intelligente anche a intuire che l’argentino l’avrebbe messa lì.

Maicon 8. Un mostro di potenza, un atleta benedetto dagli dei. Difende e spinge sulla fascia come un demonio. Il gol è di una delicatezza carioca senza pari: aggancio morbido e tocchetto in rete. Esce nel finale dopo il violento impatto con Messi.

Lucio 6,5. Errore sanguinoso sullo 0-0 che dà il via all’azione del gol del Barcellona; oltretutto, non chiude su Maxwell, che fa l’assist a Pedro. Però ha il merito di riprendersi e di salvare sul 3-1 in acrobazia.

Samuel 7. Se la vede con Ibra e lo limita fortemente. Ha l’astuzia di stare a pochi millimetri dagli avversari senza commettere falli.

Zanetti 7,5. Capitano coraggioso. Mille polmoni in ogni zona del campo. Mente freddissima, sempre.

Thiago Motta 7,5. Ha spesso davanti a sé Messi in prima battuta e si sacrifica in copertura, aggiungendo qualità con buone manovre. Sradica la palla dalla difesa blaugrana per lanciare Eto’o: di lì, il gol del 3-1.

Cambiasso 7. Il signore del centrocampo. Sa con anticipo dove andrà il pallone e si sfibra in pressing.

Sneijder 8. È l’uomo della svolta: segna il gol del pareggio che riaccende gli animi. Un destro sul primo palo. Onnipresente a centrocampo, s’infila spesso in avanti pungendo a più non posso. Fa l’assist a Milito.

Pandev 7. Senz’altro meglio delle precedenti uscite, mi è addirittura piaciuto di più in copertura che in costruzione. Ha il merito di farsi fischiare diversi falli a favore nel primo tempo, sulla sinistra. Dà il via al contropiede per il 2-1, aprendo a Milito.

Eto’o 7,5. Bionico. Raramente ho visto un calciatore fare così tante volte il campo su e giù, a marcare anche i fili d’erba. Rincorre tutti e poi resta lucido in costruzione. La dà in mezzo a Milito, che la serve a Sneijder per l’1-0.

Milito 7,5. Sbaglia un gol, ma l’assist a Sneijder è al bacio: morbido di sinistro. E l’assist a Maicon è geniale. Poi, quando la mette di testa per il 3-1, è estasi argentina.

Stankovic s.v.
Chivu s.v.
Balotelli s.v. Comincia bene, ma dopo un paio d’errori bisticcia con il pubblico.

Mourinho 9. Con qualsiasi altro allenatore, l’Inter sarebbe uscita dalla Champions nella partita d’andata, stasera: il Barcellona ha una rosa tre volte superiore a quella del portoghese. Invece, il mago di Setubal compie il suo capolavoro tattico, ingabbiando Messi e Ibrahimovic; e dà una carica ai nerazzurri come mai in passato.

Postilla su Messi. È il migliore del pianeta. Fa sempre paura, quando parte palla al piede è un piacere vederlo. Capisco che se subisce falli si lamenta in campo e pure sui mass media. Capisco pure la simulazione (senza ammonizione) dopo il contatto con Cambiasso. Però poteva stare un po’ più attento in area quando ha impattato involontariamente con la spalla sulla faccia di Maicon. La palla era quattro metri più in alto: proprio necessario saltare sulla mascella del brasiliano?

Chiudo con un pronostico per il ritorno a Barcellona fra sette giorni. Dico che l’Inter, nella prima mezz’ora, non uscirà dalla propria area di rigore. Servirà anche un arbitro all’altezza, che non si faccia condizionare dallo strapotere spagnolo a livello Uefa e dalle pressioni della stampa iberica. Ricordatevi di Chelsea-Barcellona, quando Ovrebo consegnò la Champions nelle mani dei catalani. Sono convintissimo che al Camp Nou se ne vedranno di tutti i colori. L’Inter sarà sola all’inferno: con lei, solo i tifosi della Beneamata e del Real Madrid.

A tale proposito, un sondaggio.                                                                                                                                                                                                                   

venerdì 16 aprile 2010

Inter-Juve 2-0. Le pagelle dei nerazzurri. Maicon gol INTERplanetario. Zanetti a perdifiato

Julio Cesar 7. Pronti via e vola a deviare un tiro dal limite di Del Piero. Poi bene su un colpo di testa di Cannavaro e soprattutto su una punizione di Diego.

Maicon 8. Nel primo tempo, un paio di traversoni non precisissimi: a un certo punto, sulla fascia, ha 10 metri per puntare l’area di rigore dal corner, e invece si ferma, pensa e crossa male. Meglio nella ripresa. Il gol è fantasia carioca. Tutto di destro: stop con la coscia, pallonetto su Amauri che si fa scavalcare come all’oratorio, altro tocco con il ginocchio e tiro di collo pieno da 20 metri alla destra di Buffon, incolpevole. Vedi video giù (se non viene cancellato).

Lucio 7. Non fa passare nessuno e ci mette una grinta pazzesca senza rischiare ammonizioni: cattiveria intelligente. L’opposto di Sissoko.

Samuel 7. Se la vede spesso con Iaquinta: sportellate a tutto spiano. Ne esce vincitore il Muro.

Zanetti 7,5. È la chiave del match: al 37’ va in progressione irresistibile e Sissoko lo stende. Bianconero espulso e strada spianata verso la vittoria. Sgroppate a perdifiato nella ripresa. D’altronde, è un esordiente…

Cambiasso 7. Dà ordine e precisione davanti alla difesa: entrate sempre pulite.

Thiago Motta 6,5. Fa l’unico tiro pericoloso dell’Inter nei primi 45 minuti. Ammonito, nell’intervallo viene sostituito da Stankovic (sarebbe da 7; ma merita 6, per l'ingenuo fallo su Chiellini al limite dell'area).

Sneijder 6,5. Un po’ egoista quando, verso la fine del primo tempo, spara a rete anziché aprire verso Maicon tutto solo. Comunque, è il solito trottolino.

Pandev 5. Mi pare un po’ giù. Gli riesce poco.
(Dal 10' della ripresa, Balotelli 6,5. Incrocio pieno su punizione con tiro alla Zico. Se ne va due volte sulla destra come un mago).

Eto’o 6,5. Punta la porta da solo a metà primo tempo, ma sceglie di affondare a sinistra e perde tempo per rientrare sul destro. Nella ripresa scappa a Cannavaro, però spara alto di sinistro. Alla fine, la mette su assist (volontario? Mah…) di Muntari, che ha giocato solo gli spiccioli finali.

Milito 6. Spento. Sbaglia di testa e di piede. La sufficienza solo per il pressing effettuato, che però lo stende fisicamente.

Mourinho 8. Il voto è alto per tre motivi. Uno, la sostituzione di Thiago Motta, ammonito: così nel secondo tempo, l’Inter non è a rischio espulsione, fatta eccezione per Samuel. Due, la mossa di Balotelli a destra nella ripresa che fa saltare le barriere juventine. Tre, aver vinto una partita prima di Inter-Barcellona: missione quasi impossibile, perché stasera nel complesso i nerazzurri hanno espresso il 30% delle potenzialità, paralizzati dal pensiero dell’incontro di Champions. E questo la dice lunga sulla situazione pietosa della Juve. Per il portoghese, anche l’assist di Zaccheroni, che toglie il migliore in campo dei suoi, Del Piero, anziché Diego.

mercoledì 17 marzo 2010

Chelsea-Inter 0-1. Mourinho sta a Eto’o come Bearzot sta a Paolo Rossi: da oggi è l’Herrera di Setubal

Non mi ha colpito tanto il coraggio di Mourinho nello schierare tre punte più un trequartista: Eto’o, Pandev e Milito, più Sneijder. Non mi ha impressionato tanto la capacità di fare gruppo del portoghese, emarginando Balotelli (che comunque non è Maradona, lo puoi sempre lasciare fuori senza macerarti l'anima). Quello che mi ha stupito davvero è la pazienza di Mou mostrata con Eto’o.

Mi spiego. All’andata, Inter-Chelsea 2-1, Eto’o è stato poco più che pietoso: ha ciccato la palla del 2-0, che voleva dire qualificazione. Non ha neppure tirato in porta. Al ritorno, a Londra poche ore fa, s’è mangiato un gol di testa su assist di Maicon nel primo tempo; poi, nel secondo, poteva tirare in diagonale di destro sul palo lontano e invece è voluto sciaguratamente rientrare sul sinistro. Ecco, in quel momento, credo che 99 allenatori su 100 avrebbero tolto dal campo Eto’o. Che aveva già avuto fin troppe chance. E invece Mourinho l’ha atteso, venendo ripagato con un gol che a mio giudizio vola su un coefficiente di difficoltà pari al nove: lo stop su lancio di Sneijder è perfetto, la corsa è pulita, il tiro micidiale; il tutto in un momento delicatissimo, quando lo stress ti annienta muscoli e cervello.

Io noto un’analogia storica limpida. Ricordo le critiche che Bearzot subì in Spagna nel 1982: faceva sempre giocare Paolo Rossi, che obiettivamente non si reggeva in piedi. Addirittura, i primi minuti con il Brasile furono patetici; ma, d’incanto, Pablito si trasformò in un cannoniere velenosissimo. Solo uno testardo come Bearzot poteva insistere così tanto su Rossi. Solo uno con il carattere d’acciaio come Mourinho poteva lasciare a casa Balotelli, schierare tre punte e un trequartista e avere la santa eterna pazienza di aspettare Eto’o.

Da stasera, Mourinho è l’Herrera di Setubal. Anche perché, come faceva Helenio, lavorando sulla psicologia dei ragazzi è riuscito a battere una squadra tre spanne superiore all’Inter. Ad allenatori invertiti (Ancelotti sulla panca dell'Inter, Mou su quella del Chelsea), non so come sarebbe andata a finire. Qui siamo di fronte a uno scienziato della panchina.

Vi prego di rispondere al sondaggio in alto a destra: oggetto, il parallelo Mourinho-Eto'o con Bearzot-Paolo Rossi. Grazie.

Chiudo con un'osservazione sulla telecronaca di Marianella (Sky). Interessante. Ha introdotto un nuovo modo di raccontare le partite. È compassato, nei toni e nei contenuti. È misurato. Le occasioni gol dell'Inter venivano narrate con estrema compostezza. La rete di Eto'o è stata vissuta con il tipico distacco di chi è sportivamente sopra le parti. Niente a che vedere con le urla di Compagnoni al gol del Milan contro il Chievo. Sono stili diversi.

martedì 23 febbraio 2010

Inter, stai sulle balle a tutti: il vero tifoso nerazzurro farà il gesto delle manette a San Siro contro il Chelsea?

L’Inter è al centro del mirino. Ci sono allenatori che augurano apertamente la sconfitta dei nerazzurri contro il Chelsea (mai viste tante gufate!); altri personaggi che vogliono vedere Moratti perdere lo scudetto; arbitri che scendono in campo senza mostrare grandi capacità professionali (non metto in dubbio la buona fede). Per non parlare dei tifosi di Milan e Juve, che non sopportano più la striscia di vittorie nerazzurre.

Allora chiedo ai tifosi dell’Inter: se siete d’accordo con Mourinho, fra poche ore contro il Chelsea mimerete il gesto delle manette a San Siro? Sarà incrociando i polsi che manifesterete il vostro consenso a Mourinho?

E ancora: Mou ha baciato lo stemma dell'Inter. Sincero affetto verso i tifosi soli e circondati, oppure solo un modo per catturare la benevolenza dei fan nerazzurri?

mercoledì 9 dicembre 2009

Inter-Rubin 2-0: se saltelli, fa le magie Balotelli


Cosa si dice delle squadre eliminate dalla Champions? Che non hanno la mentalità giusta, che sono carenti di personalità da mettere in mostra nelle gare più importanti, che non approcciano psicologicamente la gara nel modo adatto. Ma nell’Inter chi possiede invece quelle caratteristiche vincenti? Il verdetto di pochi minuti fa: Balotelli. Suo il tacco straordinario a Eto’o per l'1-0; sua la punizione stratosferica del 2-0.

Ero e resto della mia opinione, che ho espresso dopo Genoa-Inter 0-5: Balotelli è l’unico dei nerazzurri ad avere colpi da fenomeno.

Splendido anche un altro giovanotto di belle speranze, appena apparso sul palcoscenico del grande calcio; un tipetto che fino a ieri giocava nella Primavera dell’Inter; un pivellino, inesperto e timoroso. Un certo Javier Zanetti. Che ha preso per mano la squadra con discese irresistibili, suonando la carica a compagni paralizzati dalla tensione.

Ottimo anche Sneijder, l’unico dei nerazzurri che sa smistare il pallone in velocità, e che ragiona a mille all’ora. A Mourinho converrà tenerselo buono nelle occasioni importanti: le partite decisive di campionato e Champions. Perché il centrocampista nerazzurro si infortuna spesso: non è una roccia. Il suo utilizzo andrà centellinato nei prossimi mesi.

Coraggiose le scelte di Mourinho stasera. Una squadra a trazione anteriore, con l’intento di fare possesso palla. Il rischio era di farsi infilzare in ripartenza come un tordo. Sarà pure antipatico (specie ai giornalisti cui non rivela la formazione: ma come si permette?!), però nel momento più delicato della stagione ha estratto gli attributi.

Tuttavia (a parte le prodezze individuali), l'Inter non ha mostrato un gioco: se farà così agli ottavi, verrà eliminata; il 2-0 sul Rubin non è un risultato onesto, perché i russi a tratti hanno giocato meglio. Nel prosieguo della stagione, il destino dei nerazzurri è perdere o pareggiare prima di incontri di Champions: i morattiani non hanno una rosa tale da competere su due fronti; va fatta una scelta fra scudetto e coppa Campioni. Se l’Inter vuole giocarsela al massimo in entrambe le competizioni, rischia di perdere tutto, arrivando spompata a marzo.

Champions: Barcellona e Chelsea le mie favorite, nell'ordine. C'è pure il Milan, purché non lotti anche per lo scudetto.

Campionato: Juve favorita, dal momento che si potrà concentrare solo sul campionato, e purché Ferrara non venga esonerato (Ciro sta cavando il sangue dalle rape). A ruota, Inter e Milan, che dovranno ammazzarsi di fatica e infortuni in Champions. 

[foto via Inter]

domenica 8 novembre 2009

Grande Juve: per vendere giornali, non per prostituzione intellettuale



La Juve ha vinto le ultime due partite e sui giornali è iniziata la grancassa degli elogi. Eppure si tratta di due trasferte facili. La prima contro il Maccabi Haifa, squadrettina disorganizzata con zero punti in classifica; la seconda contro un’Atalanta squartata dagli infortuni e attualmente in piena zona serie B. Ma allora, perché i giornali aprono sulla Juve incensandola? La mia idea è che alla base del “Forza Juve” massmediatico non ci sia la nota prostituzione intellettuale cui si riferiva Mourinho, ma semplice pragmatismo: ci sono milioni di tifosi bianconeri che ti comprano in edicola se parli bene della Zebra.

Potenza irresistibile dei numeri. Copio e incollo da Wikipedia: “In base a quanto emerge da un sondaggio della società Demos (agosto 2008), la Juventus risulta essere la squadra con il più alto numero di sostenitori in Italia, avendo riscosso la preferenza del 32,5% del campione, a fronte di un 14% di sostenitori dell'Internazionale e del 13,6% del Milan, rispettivamente seconda e terza nella graduatoria di preferenze. Da un'indagine del 2002 risulta che, analogamente a quelli dell'Internazionale, i sostenitori della Juventus sono distribuiti in maniera pressoché uniforme su tutto il territorio nazionale. In 12 regioni su 20 la Juventus è il club con il più grosso seguito di sostenitori. Nelle altre 8, in 7 di esse è il secondo club per seguito, e in una, la Liguria, è il terzo club dopo Genoa e Sampdoria”.

A fronte di queste statistiche, è comprensibile che la Juve venga esaltata dopo due trasferte vittoriose. E i problemi? Restano sotto il tappeto. Perché la lontananza in classifica dall’Inter, l’assenza di gioco e la latitanza dell’acquisto principe estivo (Diego) possono infastidire il lettore medio, che magari - se becca qualcosa di negativo sui giornali - non torna in edicola. Silenzio pure sul fatto che ben sei titolari su 11 siano stranieri (Camoranesi è argentino naturalizzato italiano) e che proprio loro siano i cannonieri della Juve, altrimenti a secco. I bianconeri devono passare come la squadra italiana in tutto e per tutto: così si combatte la crisi di vendite in edicola…

Perfino all’estero sono più severi: il Liverpool viene preso a calci dalla stampa; il Real Madrid idem; per non parlare del Bayern. Il motivo? Non sono primi in classifica. E tanto basta per criticarli, giustamente.

[foto via Tuttosport]

sabato 31 ottobre 2009

Juve-Napoli 2-3: Istanbul bianconera


Avrebbe dovuto essere la partita della svolta, per la Juve. Quella che dava un segnale forte al campionato, ma soprattutto a quell’insopportabile Inter che stradomina da anni. E invece, Juve-Napoli si è rivelata una débâcle con pochi precedenti. La sconfitta dei bianconeri è l’Istanbul della Zebra: come peso specifico, equivale alla pazzesca vittoria del Liverpool sul Milan nel 2005, quando i rossoneri sciuparono un vantaggio di tre gol per poi perdere ai rigori. Tenete presente che la Juve aveva nel mirino Mourinho e Moratti: vittoria in casa con il Napoli, dura trasferta dell'Inter a Livorno e bianconeri pronti ad avvicinarsi e al sorpasso.

L’andamento dell’incontro è indimenticabile. Occasioni da una parte e dell’altra, poi al 35’ Grygera la mette in mezzo per Trezeguet, che brucia Campagnaro: papera enorme di De Sanctis (gli bastava fare un piccolo spostamento laterale per prendere la palla) e 1-0. Secondo tempo: al 9’ innocuo cross di Grosso dalla sinistra, Contini (Napoli) fa un assist clamoroso a Giovinco, che la angola magnificamente sul primo palo. Due regali del Ciuccio e 2-0. Tifosi bianconeri legittimamente in visibilio: l'Inter è a un millimetro.

Poi al 13’ entra l’argentino Datolo per Campagnaro: traversone, Hamsik sul secondo palo e 2-1. Al 19’, corner per il Napoli e Denis salta da solo: Buffon respinge come può, arriva Datolo e 2-2. L’argentino è un iradiddio, al 36’ fugge sulla sinistra e crossa, Tiago (Juve) la offre sui piedi di Hamsik, che di piattone la infila all’incrocio: 2-3. Lo slovacco ha la capacità di giocare in modo perfetto nei momenti decisivi: in una parola, è un fuoriclasse, ma di quelli puri.

Rimonta storica, che segna l'Istanbul della Juve. Una squadra che dal 2007 sembra entrata in crisi soprattutto dal punto di vista nervoso: appena pare che ne stia uscendo, ci ricasca. È un incubo. Ci fosse Ranieri, darebbero la colpa a lui. Ma sulla panca siede Ferrara, e allora si cercano responsabilità negli infortuni.

In quanto al Napoli, De Laurentiis ha fatto bene a tenersi due fenomeni: Lavezzi e Hamsik (leggi qui). Attorno a quella coppia eccezionale, può costruire un sogno che si chiama scudetto. A patto di investire nella difesa.

[foto via Napoli]

sabato 17 ottobre 2009

Genoa-Inter 0-5: negli ultimi 30 anni, solo il primo Milan di Sacchi forte come i nerazzurri

L'Inter distrugge il Genoa 5-0 a Marassi. La partita di stasera è storica. Negli ultimi 30 anni, solo il primo Milan di Sacchi (1987-88) mi ha divertito così tanto e ha dimostrato di essere così superiore sull'avversario dal punto di vista tecnico, atletico, tattico. Un gioco caratterizzato da un pressing mostruoso. Peraltro, il possesso di palla, proprio come il Milan del primo Sacchi, non è stato continuo.

Non intendo paragonare quest'Inter al Milan del secondo Sacchi, che fu meno spettacolare del primo Arrigo, e vinse la coppa Campioni con un aiuto enorme della fortuna: vedi nebbia di Belgrado. Invece, il Milan del primo Sacchi mostrò una dozzina di partite a ritmi allucinanti: vedi le due goleade sul Napoli e il derby di ritorno, quando l'Inter non riuscì a superare la propria area di rigore.

Ho visto un'Inter sempre votata all'attacco, ad aggredire, a far male con ripartenze rapidissime. Grazie alla cinquina, va a quota 19 punti in classifica, quattro su Juventus e Fiorentina. Mourinho aspetta ora la Samp.

Eppure, l'Inter non aveva Eto'o, Milito e Thiago Motta. Così s'è dovuta mettere in campo con un 4-3-2-1. Attenzione: per il Genoa è la prima sconfitta casalinga dal 19 aprile.

I gol. Cambiasso al sesto in area tira verso Amelia su assist di Maicon: deviazione di Modesto e rete. Zanetti morde Zapater al 31', dà a Sneijder, da questi a Balotelli e raddoppio di classe purissima, tocco morbido nell'angolino. Al 49' Amelia rinvia: Stankovic al volo da centrocampo: 3-0 incredibile. Il 4-0 è di Vieira: bel sinistro su assist di Sneijder. Ancora Inter asfissiante e 5-0 di Maicon.

Opinione personale: il migliore in campo è stato, di gran lunga, Balotelli. Non scherziamo dando la palma del numero uno ad altri: Stankovic e Sneijder monumentali, ma SuperMario è di un altro pianeta. Gol, assist, dribbling. Lo hanno fermato a furia di calcioni e gomitate (involontarie). Il centravanti dell'Inter mi pareva Bolt (l'uomo più veloce della Terra). Con un piccolo dettaglio: correre a 30 km/h con la palla è tre volte più difficile che farlo in pista.

sabato 29 agosto 2009

Milan-Inter 0-4: con Sneijder subito! Mai visto un allenatore coraggioso come Mourinho

Non so se Mourinho sia tatticamente preparato, se sappia motivare i giocatori o se più semplicemente, come sostiene qualcuno con malizia, si sappia vendere bene ai presidenti delle società di calcio e alla stampa. Non so neppure se vincerà come la stagione scorsa oppure se farà flop. Ho tuttavia una certezza: questo personaggio controverso possiede due testicoli grossi come una casa. Seguitemi e vi spiego perché.

Wesley Sneijder (si pronuncia Sneider) arriva dal Real Madrid da qualche ora. Qualsiasi allenatore lo torturerebbe con allenamenti, test atletici, schemi tattici, moduli lunari. Mourinho invece lo mette in campo. Che cosa? Se l’olandese sbaglia partita o se l’Inter perde, il portoghese viene crocifisso: garantito.

Della serie: non puoi schierare subito uno che non ha mai giocato con l’Inter; non è ammissibile rivoluzionare una squadra per un uomo soltanto; è inconcepibile snaturare un’impostazione tattica di antica data. E ancora: Mourinho non capisce niente di calcio; Mourinho le spara a casaccio; Mourinho è un chiacchierone e basta; complimenti, Mourinho s’è preso un bel bidone dal Real.

Cavolo, invece Sneijder è la chiave del match. È l’unico a essere in partita nell’Inter durante i primi 15 minuti. È il primo a dare la scossa con una bordata al fulmicotone parata benissimo da Storari. Detta i tempi, dà ritmo, non butta mai via il pallone. Era il trequartista benedetto che voleva il portoghese. D’altronde, il Real aveva già regalato Cambiasso all’Inter. E lì a Madrid lo stanno ancora rimpiangendo.

In quanto a Leonardo, mi pare che si sia esagerato col nuovo gioco rapido a due tocchi e via del brasiliano. La stampa dava questo messaggio: con Ancelotti il Milan era lento e prevedibile; con Leo tutto cambierà. Interessante, Carletto voleva perdere a tutti i costi; mentre il sudamericano impone tutto un altro tipo di football. Mah… Quindi Ancelotti, secondo gran parte dei mass media, si divertiva a perdere facendo andare la squadra a due all’ora. Misteri della comunicazione moderna. Per parte mia, ho sempre difeso Ancelotti. Autore di miracoli rossoneri, altroché.

martedì 26 maggio 2009

Mourinho rinnova fino al 2012: interisti in festa perché quello è uno che le canta a Milan e Juve

È vero: Mourinho doveva cambiare il gioco dell'Inter, che invece è simile a quello di Roberto Mancini.

È vero: Mourinho ha fallito con Quaresma e il brasiliano Mancini; niente attacco a tre, ma un ritorno al 4-4-2 o al rombo proprio di Roberto Mancini.

È vero: Mourinho, in termini di tattica e moduli, non ha portato innovazioni in Italia.

Eppure, i tifosi dell'Inter lo amano davvero. Il motivo è semplice. Negli anni in cui vincevano soltanto Milan e Juve, l'Inter non aveva un avvocato difensore che bucava il video. In tv, i nerazzurri venivano coperti dallo strapotere mediatico delle altre due squadre. Hai voglia a dire che la tv non influenza un campionato: lo indirizza eccome. Ben lo sapeva qualcuno che faceva loschi affari prima di andare in onda. Dopodiché è arrivato un grande allenatore, Roberto Mancini. Che però in tv e nelle conferenze stampa non ha mai fatto breccia. Né la società di via Durini disponeva di dirigenti o rappresentanti in grado di controbattere l'agguerrita concorrenza, che pareva quasi alleata. Ma un bel giorno s'è presentato questo signore portoghese, e tutto è cambiato.

Per la miseria, se c'è uno che difende l'Inter e i suoi tifosi è proprio Mourinho. Se c'è uno che riesce a trovare formule dialettiche intelligenti, slogan, stilettate, questi è Mourinho. Se esiste uno che ha capito come gira il fumo nelle tv italiane, e come fare arrivare messaggi a dirigenze, allenatori, arbitri, assistenti e via discorrendo, questi è Mourinho. Che, in questo, è identico a un certo Helenio Herrera.

Non ho mai visto un allenatore riscuotere così tante simpatie umane fra il popolo nerazzurro. Così soddisfatto, da fregarsene del gioco bello e d'attacco. Certo, ora arriva il difficile: ripetere un trionfo. Impresa riuscita a Roberto Mancini.

[foto via Inter]

domenica 17 maggio 2009

Inter nella leggenda. Ma da rifondare: ecco la rosa 2009/10

Quella che è appena entrata nella leggenda con il quarto scudetto di fila, non è una squadra da ritoccare. L’Inter è da rifondare, perché piena zeppa di giocatori vecchi e logori, più altri non all’altezza di una grande società. Ecco quali saranno, secondo me, i prossimi acquisti di Moratti per un’Inter ancora vincente.

In maiuscolo, i nuovi arrivi per l’Inter 2009/10. Anzitutto, la rosa.

Portieri: Julio Cesar, Toldo, Belec (Primavera).

Difensori: Santon, Zanetti, Maicon, Cordoba, Samuel, Chivu, Maxwell, BRUNO ALVES (Porto).

Centrocampisti; Cambiasso, Stankovic, Khrin (Primavera), MIKEL (Chelsea), FABREGAS (Arsenal), JENAS (Tottenham), MODRIC (Tottenham).

Attaccanti: Ibrahimovic, Balotelli, MILITO (Genoa), Destro (Primavera).

E ora la squadra titolare, col sostituto fra parentesi, se giocherà col 4-3-3.

Julio Cesar (Toldo);

Maicon (Zanetti), BRUNO ALVES (Cordoba), Samuel (Chivu), Santon (Maxwell);

Zanetti (Stankovic), FABREGAS (MIKEL), Cambiasso (JENAS);

Ibrahimovic, MILITO, Balotelli.

A titolo di curiosità, segnalo quanto ha affermato Mourinho in queste ore.

1) La rosa dell'Inter è inferiore a quelle di Barcellona e Manchester. Cosa che ho detto mesi fa.

2) Se l’Inter non fosse uscita dalla Champions, avrebbe rischiato di perdere tutto: coppa e campionato. Cosa che avevo detto qui.

[foto via Inter]