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mercoledì 27 aprile 2011

Real Madrid-Barcellona 0-2. Orrore al Bernabeu: calcioni, simulazioni, violenze. Per fortuna c’era il quarto più forte del calcio moderno: Messi. Chi vende Ibrahimovic va in finale di Champions


Sono disgustato da quanto ho appena visto al Bernabeu. È stata una delle semifinali di coppa Campioni più tristi degli ultimi 30 anni: sono volati insulti, schiaffi, pedate. E poi proteste e violenze d’ogni tipo in campo. E un mare di simulazioni per indurre l’arbitro a fare ammonire o espellere l’avversario. Ne traggo tre considerazioni.

1)
Per fortuna c’era Messi. Attualmente è il quarto più forte del calcio moderno. Classifica: Maradona, Pelé, Cruijff, Messi.

2) Chi vende Ibrahimovic va in finale. Accadde all’Inter la scorsa stagione. È successo adesso al Barcellona.

3) Non mi capacito del modo in cui l’Inter ha eliminato il Barcellona solo un annetto fa: nella foto Inter.it il pari momentaneo di Sneijder che dà il via alla cavalcata epica. Siamo stati gli unici a farli fuori: ci perdono tutti. La nostra tripletta (in Italia, inimitabile) è d’oro e resterà leggenda.

                                                                                                                                                                                                

giovedì 21 aprile 2011

Finale di coppa del Re: Real Madrid-Barcellona 1-0. Mourinho, tu sei il Maradona degli allenatori


La scorsa stagione, il Barcellona era due spanne superiore all’Inter. Ma i nerazzurri, grazie a un personaggio che di nome fa Mourinho, hanno passato il turno: addirittura 3-1 nella semifinale di andata, ed epica resistenza in 10 per un’espulsione ingiusta di Thiagone a Barcellona. Adesso, la storia si ripete. Barcellona superiore al Real Madrid di tre, e non di due spanne. Barcellona col gioco. Barcellona che da anni s’impone su tutti a centrocampo (ma non alla grandissima Inter). Barcellona col numero uno, Messi. Eppure la finale di coppa del Re la vince il Real. Dove sta il trucco di Mourinho?

Il segreto si chiama energia mentale. Quella che il portoghese riesce a trasmettere ai ragazzi. Rabbia agonistica, feroce determinazione. Cattiveria sotto porta: prima o poi, la infili quella palla, e non ti prendono più. Mourinho carica i suoi giocatori come api impazzite. Mourinho cattura tutte le attenzioni e le critiche su di sé, lasciando respirare i suoi uomini. Mourinho che raramente elimina il pallone dagli allenamenti: un metodo geniale che rende i calciatori esplosivi. Mourinho che fa toccare l'apice di intelligenza sportiva a Ronaldo, autore del gol. Mourinho che trasforma Di Maria in un mancino da urlo: suo l'assist favoloso al fenomeno del Real.

Mourinho è il Maradona degli allenatori. Non avevo dubbi dopo averlo visto battere il Barcellona con l’Inter. Mourinho ha fatto imbestialire tutti gli avversari, neri (più un altro colore) di invidia, perché ora l’Inter è l’unica squadra italiana a non essere mai stata in B e ad aver centrato un’irripetibile tripletta. Ma adesso è arrivata una conferma importante, addirittura nella tana del lupo: il Barcellona.

Sì. Se io fossi Moratti, tenterei di riportarlo a Milano e gli metterei a disposizione 150 milioni di euro di campagna acquisti: l’Inter va rifondata. Servono fuoriclasse come l’ossigeno. Però è troppo facile disegnare scenari costosi con soldi che non sono tuoi.

Nel frattempo, segnalo che dalle parti di Madrid godono come pazzi: vedi Marca giù. Hanno capito cosa significa avere in panca quel signore: il Vate di Setubal.    

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           

mercoledì 3 novembre 2010

Milan-Real: se il Corriere dello Sport stuzzica gli dei del calcio

Su questo link, come testimonia la mia cattura in alto, il Corriere dello Sport dice (alle 23.37, a partita abbondantemente terminata): "È una doppietta incredibile che vale una rimonta incredibile. L'ultimo quarto d'ora vede il Real Madrid provarci ma il pari non arriva. Finisce 2-1 per i rossoneri. Con inevitabile standing ovation all'intramontabile Pippo Inzaghi".

Mai stuzzicare gli dei del calcio, che ascoltano, s'inalberano e intervengono a rimediare gli errori di uno scandaloso assistente: vedi fuorigioco di Inzaghi.         

Aggiornamento delle ore 23.46. Hanno corretto l'articolo. Scherzosamente potrei dire... Ci leggono, ci leggono!                                                                                                                

Milan-Real Madrid 2-2. Gol di Inzaghi in fuorigioco di un metro. Che scandalo!


Non è possibile che esistano assistenti così incapaci. Non è possibile danneggiare in maniera così palese una squadra che ha in mano la partita. Non è possibile non conoscere le caratteristiche degli attaccanti: lo sai che Inzaghi sta sempre ben oltre la linea dei difensori. Non è possibile non vedere un fuorigioco di un chilometro, con un passaggio lento, la difesa schierata, l’uomo che ti scorre sotto il naso. Non è possibile, soprattutto, che certe botte di fortuna capitino solo ai rossoneri.

Un partita che il Milan doveva perdere con sei gol di scarto (8-2 per il Real era il punteggio adatto), quasi stava per portarsela a casa con quell’omino a cui hanno dato una bandierina per giocherellare assieme agli amichetti.

Il calcio è in assoluto lo sport più crudele della Terra. Ma la Giustizia del pallone ha imposto che finisse 2-2.

Il pareggio sta larghissimo al Milan. Non so quante altre volte la fortuna sosterrà così tanto la difesa rossonera. La Dea Bendata ti sorride in una partita; ma se non sfrutti l’inerzia impressa dalla buona sorte, la stessa divinità ti punisce in futuro. Aspetto i rossoneri al varco. Non avranno sempre quell’assistente dalla loro parte…                                                       

mercoledì 26 maggio 2010

Perez (Real Madrid): 60 milioni di euro per strappare Mourinho all'Inter. Per me, un allenatore non vale tutti quei soldi

Amo fare i calcoli in modo semplice. L’argomento caldo è il numero uno del Real Madrid, Florentino Perez, che spende 60 milioni di euro per strappare Mourinho all’Inter. Vi chiederete: caro Ascione, come sei arrivato a quella cifra? Semplice.

1) Perez ha sul groppone l’allenatore della scorsa stagione, Pellegrini. Per esonerarlo, deve sborsare 4 milioni di euro.

2) Anche se adesso finge di infischiarsene, il capo delle merengues è tenuto a pagare a Moratti 16 milioni per via della clausola rescissoria che lega Mourinho all’Inter.

3) E qui viene il bello: lo stipendio del portoghese. Facciamo un quadriennale da 10 milioni l’anno.

Totale: 60 milioni di euro.

Nessuna considerazione sulla moralità di un esborso simile in un momento di tale crisi economica mondiale: sono discorsi noiosi che non stanno in piedi. C’è una legge spietata della domanda e dell’offerta che fa girare il pianeta, alla quale tutti noi sottostiamo dalla culla alla bara. Piuttosto, ne faccio una questione squisitamente tecnica: un allenatore vale 60 milioni di euro?

La risposta è, a mio giudizio, no. Per due ragioni.

1) Indubbiamente Mourinho è il più bravo, perché per vincere all’Inter devi essere un fenomeno, e perché ha sopportato lo stress dell’ossessionante Champions camuffandola come sogno. Ma con 60 milioni di euro, puoi portarti a casa un paio di giocatori fortissimi, per sistemare la difesa e il centrocampo, due settori nei quali il Real Madrid è fragilino. Quel denaro servirebbe di più per rinforzare la squadra.

2) Mandi via a prezzi di saldo Samuel, Cambiasso, Sneijder e Robben; poi prendi Mourinho per 60 milioni. Quindi, ti tocca ricostruire la squadra da metà campo in giù. Occorrono almeno altri 60 milioni. Si arriva a 120 milioni che, sommati ai 215 della scorsa stagione, fanno 335 milioni di euro. Il Real avrà addosso una pressione mediatica senza precedenti, come e più della stagione scorsa.                                                                                                                                                                                            

martedì 25 maggio 2010

Florentino Perez piomba sui tifosi dell’Inter: 100.000 euro a testa se la prossima stagione tifate per il Real Madrid


Ricapitoliamo. Il numero uno del Real Madrid, Florentino Perez, ha già in mano Mourinho. Ma non si accontenta: vuole portare nella capitale spagnola anche Milito, Maicon e Sneijder. Quanti soldi servono per strapparli a Moratti? Faccio due conticini rapidi.

Milito 35 milioni di euro.

Maicon 30 milioni di euro.

Sneijder 30 milioni di euro (tolto quanto l'Inter deve al Real): i nerazzurri ne avevano versati 16 ai madrileni la stagione scorsa.

Perez deve firmare un assegno di 95 milioni di euro. Cui vanno sommati i 16 milioni di clausola rescissoria di Mou. Sono 111 milioni.

Non è un problema per Perez. Basti pensare ai quattrini che ha tirato fuori nella passata campagna acquisti. Ma il presidente delle merengues è insaziabile. Ha capito che occorre un sostegno morale e psicologico anche per i giocatori. La soluzione? Dopo aver visto cantare e urlare i tifosi dell’Inter contro il Barcellona a San Siro - anche e soprattutto con i catalani in vantaggio per 1-0 -, dopo aver assistito al pubblico nerazzurro che sovrastava in maniera impressionante quello del Bayern al Bernabeu (nonostante una sostanziale parità numerica), adesso Perez intende comprare i tifosi nerazzurri.

Sono pronti 100.000 euro a cranio. Il contratto, della durata annuale, prevede il sostegno continuo e costante al Real Madrid, specie nei momenti di difficoltà. Chi ci sta?

Nel caso in cui il Real non dovesse vincere neppure con mezza squadra "rubata" all'Inter e con i tifosi comprati a Milano, Florentino il Grande ha intenzione di acquistare direttamente tutta l’Inter, compresi Moratti Massimo, il figlio Mao, la sede di Corso Vittorio Emanuele e pure San Siro dal Comune, più il futuro stadio delle Beneamata, l’inno “Pazza Inter amala” (adeguatamente trasformata in "Pazza Inter comprala"), tutte le bandiere e le sciarpe nerazzurre presenti in Italia, spille, foto ricordo, autografi e la scuola calcio Inter, pulcini inclusi che non si sa mai magari diventano campioni.                                                                                                                                                                                                  

giovedì 15 aprile 2010

Il Barcellona disintegra il Deportivo. In vista dell'Inter, il campionato spagnolo è un ottimo allenamento per Guardiola…



Ho osservato con attenzione Barcellona-Deportivo, finita 3-0. Dei catalani si sa tutto: non scopro nulla rivelando che Messi parte dalla trequarti destra, si accentra, quasi sempre controlla la palla di esterno sinistro, spostando la difesa avversaria (spaventata) e lasciando una prateria per le incursioni a destra dei compagni. A quel punto, sgancia a un uomo posto al centro che scarica lateralmente. Ma quello che m’ha stupito è il Deportivo. Sbagliava costantemente il fuorigioco, con una difesa mai in linea. Non aggrediva il portatore di palla neppure nella propria metà campo. Stava a tre metri da Messi e Pedro. Faceva ragionare Xavi. Ancora un po’, e i difensori del Deportivo si mettevano a fare un bel massaggio alla schiena con olio profumato ai centrocampisti del Barcellona.

La squadra di Laporta ha inutilmente anticipato la partita con l’Espanyol a sabato 17 aprile, in vista dell’impegno europeo con l’Inter del 20: poteva scendere in campo anche la mattina stessa, prima di incontrare i nerazzurri. Così, tanto per effettuare un risveglio atletico-muscolare.

Non era la prima volta che annotavo gli errori e le mancanze tattiche delle squadra spagnole contro il Barcellona (e il Real Madrid). Per carità, Messi e compagnia abitano su un pianeta assai distante da quello di qualsiasi altra squadra del mondo. Ma in campionato, eccezion fatta per il doppio scontro con il Real, possono tranquillamente fare un allenamento.

Rischio di infortuni da stress, zero. Rischio di entrate cattive da parte degli avversari, zero. Rischio di incontrare difficoltà tattiche, gabbie su Messi e Xavi, zero. Divertente.

Quello spagnolo mi pare un caso unico in Europa: in Italia si scannano Roma, Inter e Milan; in Inghilterra ci sono diversi pretendenti al trono; in Germania e Francia pure. La prossima stagione, in Spagna, possono fare così: un campionato dove giocano solo Barcellona e Real Madrid, che si incontrano 70 volte. Una serie B che include tutta la A attuale, la cui terza attualmente è a una trentina di punti dal Barcellona. Mi pare più onesto. E magari il Barcellona arriva agli appuntamenti europei come le altre: l'Inter, per intenderci, avrà una Juve col sangue agli occhi.

A tale proposito, un sondaggio.

[foto via FCBarcelona]

domenica 14 dicembre 2008

Juve-Milan con Giovinco in panchina: mistero tutto italiano



Ieri sera ho visto Barcellona-Real Madrid. Guardiola ha schierato i tre giocatori d'attacco più forti che aveva a disposizione: Messi, Eto'o e Henry. In più, ha piazzato Xavi e Gudjohnsen a centrocampo, che tutto sono fuorché incontristi puri. Sfruttando Daniel Alves, che mi pare un'ala destra più che un difensore. Dall'altra parte, Juande Ramos ha fatto esordire nella Liga il giovanissimo Palanca, fra i migliori, insistendo con Raul, Guti, Sneijder, Higuain. Insomma, i più bravi. Bene, stasera si gioca Juve-Milan. Giovinco è in panca. Ma secondo voi, se Guardiola o lo stesso Juande Ramos disponessero della Formica atomica, la lascerebbero marcire a bordo campo? Secondo me, no. Titolare, dall'inizio. Perché i più forti devono giocare.

Il discorso sarebbe un po' diverso se la Juve già potesse schierare Maradona, Van Basten, Ibrahimovic, Sandro Mazzola e Gigi Riva. Allora, in quel caso, Giovinco si accomoderebbe di diritto in panchina. Ma siccome il bianconero toglierebbe il posto a un centrocampista non eccelso, dovrebbe partire dal primo minuto. Sia chiaro: per formare il tridente con Del Piero e Amauri.

Oltretutto, la Juve non gioca contro un avversario dotato di difesa irresistibile. Sarebbe il momento giusto per osare. Non vorrei che Ranieri ammettesse lo sbaglio a metà partita, magari per dare una svolta alla gara quando i bianconeri sono sul punteggio di parità. Inserire Giovinco in una situazione d'emergenza, equivarrebbe a un'ammissione di errore: dovevo farlo prima, rimedio adesso, sperando che non sia troppo tardi. Perché chi ha il piedino così dolce da calciare la punizione che vedete nel video su, deve sempre farsi ammirare dal pubblico. Sempre. Con un allenatore all'altezza di una squadra che vanta milioni di tifosi nel mondo.

giovedì 4 settembre 2008

Chissà quando il Real Madrid si sciropperà più un attaccante brasiliano...

Si tratta di coincidenze, certo; ma di quelle che ti restano impresse nel cervello. Le due più recenti punte brasiliane del Real Madrid, Ronaldo e Robinho, non hanno lasciato un bel ricordo. Il primo doveva fare sfracelli, e invece si è limitato a qualche golletto di scarsa importanza, sciogliendosi nei momenti decisivi. L'altro è voluto fuggire a ogni costo, forse stanco di dover scendere in campo per vincere sempre e comunque.

Credo che a Madrid non vogliano più vedere per un po' di tempo i calciatori carioca con la divisa bianca. Peccato, perché né Ronaldo né Robinho rappresentano - per una squadra di club - davvero l'attaccante brasiliano: uno che ti aiuta se sei in difficoltà, per esempio quando stai perdendo 1-0 fuori casa. Discorso diverso per la Nazionale, dove Ronaldo ha sempre segnato tanto.