giovedì 6 maggio 2021

“Quello che rimane della notte” di Davide Romano: il lettore rimane affascinato

Stragi del sabato sera, improvvise crisi cardiache, stati di incoscienza, gravi infortuni: chi può davvero capire il mondo della notte in Italia? Forze dell’ordine e personale sanitario, fra gli altri. E allora chi meglio di Davide Romano, agente di Polizia locale a Novate Milanese (Comune a Nord del capoluogo meneghino) nonché soccorritore volontario che opera sui mezzi di soccorso, ha modo di scriverne? Nel suo “Quello che rimane della notte” (Chiado Editore), Romano non si limita a raccontare le personali esperienze sul campo, ma trasforma le drammatiche vicende alle quali ha assistito in un romanzo d’amore trascendente.

Nelle notti vissute fra ambulanze, strade teatri di incidenti, case in cui si soffre davvero, Romano viaggia nella coscienze degli uomini. Proprio in quei momenti, emergono aspetti profondi e talvolta inattesi delle personalità. In un attimo, si passa dall’universo gelido di una sera d’inverno con pioggia e nebbia, all’inferno dell’animo di chi viene annientato da angosce e dolori. Vacanze, soldi da spendere a più non posso, oggetti, vanità: tutto finisce nel falò dell’inutile.

Ti affidi al tuo dio (se ci credi), alla provvidenza, al fato. Preghi o rivolgi pensieri ai tuoi cari che dall’aldilà possano darti forza.

Resta al soccorritore l’arduo compito di portare amore e speranza nel cuore di chi vive le notti nelle tenebre del pianto. La solidarietà umana per riemergere dal buio, ancor più attuale oggi che si combatte contro un nemico subdolo e per larghi tratti sconosciuto come il Covid.

Dall’infinito pozzo delle sue energie morali, in “Quello che rimane della notte”, Romano fa rimanere il lettore affascinato. In un vortice di emozioni. Non turbato dai racconti. Impossibile, in quest’epoca di telegiornali scadenzati da bollettini di guerra (e di serie tv pregne di violenza illimitata). Dal romanzo di Davide, si esce arricchiti spiritualmente.

sabato 23 gennaio 2021

Un Governo Conte più attento ai monopattini che all’automotive

Trecentoquindici milioni di euro per i monopattini elettrici: incentivi per tavolette fatte perlopiù in Cina. Il Governo Conte è scatenato quando si tratta di Reddito di cittadinanza e monopattini: una montagna di denaro, più il ministero dell’Ambiente che, dopo i 215 milioni stanziati nel 2020, ha fatto di tutto per mettere sul piatto altri 100 milioni. Quattrini miscelati con una sequela di click day fallimentari, ritardi nei rimborsi a chi compra bici e monopattini, annunci ansiogeni sui mass media amici, SpidPoste in tilt e liste d’attesa lunghe quanto quelle che si formano alle mense dei poveri delle nostre metropoli. Un caos mai visto, condito dallo scontrino parlante che attesti la tipologia di bene o servizio acquistato.

Coi monopattini (di per sé aggeggini innocui) la sicurezza stradale è peggiorata, visto che si viaggia al ritmo infernale di un incidente al giorno nella sola Milano. Avrebbero dovuto sostituire in parte i mezzi pubblici, limitando le infezioni da Covid, col risultato che invece la pandemia continua a mordere la nazione.

L’auspicio è che, quando l’Unione europea esaminerà le misure prese da grillini e pieddini e il piano di rinascita, sia un po’ distratto dall’arrivo della primavera.

Nel frattempo, in Italia, nel settore automotive, succede qualcosuccia. FCA e PSA si fondono in Stellantis. Parliamo di un settore che dà lavoro (orrore) e fa crescere l’economia nazionale (disgusto). La filiera produttiva automotive in Italia vede all’opera 5546 imprese, 278.000 addetti (diretti e indiretti), più del 7% degli occupati del settore manifatturiero italiano, con 106 miliardi di euro di fatturato, pari all’11% del fatturato della manifattura in Italia e al 6,2% del PIL italiano. Oltre a 76,3 miliardi di prelievo fiscale sulla motorizzazione: ossigeno per casse esauste.

Un paio di premesse. Il Governo (tramite sudatissimi emendamenti a progetti legge) ha stanziato incentivi per l’auto: poca roba, specie in rapporto agli 8 miliardi della Francia e agli sgravi fiscali fortissimi della Germania, solo per fare due esempi. Inoltre, FCA Italia (come numerosissime altre aziende) ha ricevuto un prestito in parte garantito grazie alle misure dell’Esecutivo in pandemia.

Ma chi lancia l’allarme “Esecutivo distratto”? Qualche fascistoide, un fanatico di estrema destra che vuole criticare a tutti i costi il Governo M5S-Pd? No. Il segretario nazionale e responsabile automotive della Fiom-Cgil, Michele De Palma. Lo ha fatto alla trasmissione Omnibus di La7.

Per intenderci, la Fiom è la Federazione impiegati operai metallurgici, il sindacato dei lavoratori operanti nelle imprese metalmeccaniche. Fa capo alla Confederazione generale italiana del lavoro. È il più antico sindacato industriale italiano, nato a Livorno (non in una birreria di Berlino) nel 1901. Mentre De Palma negli anni 1990 ha fatto parte del movimento studentesco. E, negli anni 2000, dei movimenti antiglobalizzazione e pacifisti, coordinatore nazionale dei giovani del Prc. Negli anni d’oro di Marchionne, De Palma ha avuto col grande manager scontri durissimi.

Riassumo a punti.

1) “In pandemia, un funzionario dell'ambasciata francese ci ha chiesto un incontro per uno scambio di idee su che cosa pensava la Fiom delle questioni che riguardano l'automotive. Io, invece, ho dovuto fare appelli in tutte le sedi e scrivere lettere formali al Governo per avere possibilità di interloquire. Le nostre idee possono essere sbagliate, le peggiori, ma si dovrebbe fare sistema.

2) “I francesi ci hanno chiesto cosa ne pensiamo degli interventi che andrebbero fatti per l'auto. Abbiamo presentato le nostre proposte, sul settore automotive, che riguardano il nostro sistema Paese, ovviamente. Il nostro Governo non ci ha chiesto nulla.

3) "I francesi hanno definito un piano per l'auto, i tedeschi hanno presentato un loro piano. Noi non abbiamo un piano. Noi abbiamo varato i bonus, loro invece politiche per riportare la filiera dell'auto all'interno del proprio sistema Paese".

Questa la fonte.