sabato 12 settembre 2020

Riforma del Codice della Strada fuori tema rispetto al decreto Semplificazioni: perché il presidente Mattarella ha ragione

Prendi il decreto Semplificazioni del Governo Conte. Lo dice il nome: semplifica. La vita di tutti noi, l’Italia, la burocrazia. Poi il decreto arriva in Parlamento e qui c’è una pioggia di emendamenti, ossia di cambiamenti. Come le nuove norme del Codice della Strada. Domanda: cosa c’entra il Codice della Strada col decreto Semplificazioni? Zero. Ecco allora le parole sagge del presidente della Repubblica Mattarella, che ha firmato il decreto: “Troppe norme eterogenee all’interno”.

Ascoltiamo il presidente: “Invito il Governo a vigilare affinché nel corso dell'esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all'oggetto e alle finalità dei provvedimenti d'urgenza”.

E ancora, le parole perfette del capo dello Stato: “Il testo a me presentato, con le modifiche apportate in sede parlamentare, contiene diverse disposizioni, tra cui segnatamente quelle contenute all'articolo 49, recante la modifica di quindici articoli del Codice della Strada, che non risultano riconducibili alle predette finalità e non attengono a materia originariamente disciplinata dal provvedimento”.

Ecco un’altra bacchettata di Mattarella: “Rappresento al Parlamento l’esigenza di operare in modo che l'attività emendativa si svolga in piena coerenza con i limiti di contenuto derivanti dal dettato costituzionale”.

Stoccata finale: “Attraverso un solo emendamento approvato dalla Commissione di merito al Senato in prima lettura, si è intervenuti in modo rilevante su una disciplina, la circolazione stradale, che, tra l'altro, ha immediati riflessi sulla vita quotidiana delle persone”.

Bisogna fermarsi al tenore letterale delle frasi di Mattarella. Mi permetto però di azzardare una libera traduzione dal politichese. Norme eterogenee cosa significa? Che il decreto parla di una cosa, gli emendamenti con la riforma del Codice della Strada parlano di altro.

La mia seconda traduzione: il decreto è per natura urgente. Era urgente fare andare i ciclisti e i monopattinisti contromano in città? Era urgente piazzare gli autovelox nei centri urbani in zone a 30 km/h? Era urgente creare le corsie ciclabili valicabili con un mix bestiale fra auto, Tir, monopattini, bici normali e bici a pedalata assistita? Era urgente dare la precedenza stradale sempre e comunque a monopattini e bici in città? No.

Quello che è stato fatto in Parlamento è, a mio giudizio, un pasticcio di dimensioni ciclopiche. Un decreto (urgente per natura) che doveva semplificare s’è trasformato in un illeggibile accrocchio di regole sballate. Tutto in teoria a favore della mobilità dolce, la micromobilità urbana da tutelare. Fesserie. Ciclisti e monopattinisti sono molto più in pericolo di prima, giacché le regole li espongono più che mai a incidenti con pesanti conseguenze fisiche.

Il Codice della Strada è sacro: servono poche regole e chiare. Il decreto Semplificazioni rivisto in Parlamento rende il Codice della Strada ancora più complesso e articolato di prima: un decreto che complica anziché semplificare.

Così, non si favorisce nessuna mobilità, né delle auto né dei mezzi pubblici né delle bici e dei monopattini. Così invece si crea il caos. Per giunta, nasce la figura del pedone come utente super debole, super vulnerabile. Il monopattinista che va a mille all’ora sul marciapiede sfiorando il sedere degli anziani è violento, aggressivo, feroce. Altro che mobilità dolce, è una mobilità amara. Per non parlare dei guai causati ai disabili dall’invasione senza controllo di bici e monopattini. Ora vince il più forte, quello col mezzo più potente: il monopattinista prevale sull’uomo claudicante o su sedia a rotelle. Un Far West orribile. Una distopia urbana.

Effetti nefasti anche per i mezzi di soccorso. Ambulanze e camion dei pompieri, in viali che sono arterie vitali delle metropoli, dove passano visto che la strada è eternamente soffocata da piste ciclabili e utenti della nuova mobilità? Volano? Il malato sofferente nell’ambulanza, che se non arriva in tempo al pronto soccorso muore, è la vittima di questa ondata di normative da sbattere nel gabinetto.

Trattasi in assoluto della classe politica peggiore che io ricordi, a livello centrale e, spesso, locale. Restiamo aggrappati al nostro presidente Mattarella, splendida eccezione in un mare di squallore politico.

sabato 22 agosto 2020

Traffico, smog e Covid: le contraddizioni del sindaco di Milano Sala

Il sindaco di Milano Sala è contro lo smart working. Lo ha detto settimane fa e adesso lo conferma. Pertanto, dei 15.000 dipendenti del Comune, solo 3.500 resteranno in smart working. Qui occorre fare un ragionamento improntato solo sulla qualità della vita e dell’aria. Non stiamo a contare i voti e a verificare la ricerca del consenso elettorale: voti dei titolari di bar, chioschi, negozi, ristoranti tutto attorno al Comune. Siamo certi che Sala non sia mosso da quelle intenzioni.

Noi eravamo rimasti a questo: traffico e smog sono un problema per Milano. Quindi, blocchi del traffico, Area C a pagamento, Area B, Zone a traffico limitato, strisce blu. Via le auto. Tutti in monopattino elettrico, come fossimo in un enorme luna park. Telecamere ovunque per scovare l’auto che sgarra. Un Grande Fratello che Orwell neppure s’immaginava. Un vigilante elettronico. Un robocop che spara multe a raffica contro le auto. Che sporcano, inquinano. Perché qui c’è troppo traffico.

Eravamo rimasti all’Area C. Orrore le auto in centro. Devono pagare. O scomparire dalla faccia della Terra. Che schifo il caos con quelle vetture in coda, l’aria che si sporca per colpa delle macchine. Sì alle caldaie vetuste, sì ai mezzi pubblici degli anni 1990, ma no, no, e ancora no all’auto. Criminalizzata quando a benzina o diesel, anche se recente.

Sapevamo che i mezzi pubblici sono pericolosi per via del Covid. Ce l’hanno detto i virologi. E i politici a ruota. No agli assembramenti nelle metropolitane, dove neppure si respira. Poi a settembre, con le scuole, chissà che fiumana umana sconfinata, con rischi di contagio che schizzano all’insù. Il coronavirus si combatte grazie allo smart working.

Adesso, d’improvviso, la carica dei 15.000 dipendenti del Comune: tutti in ufficio. Sì: orari flessibili. Sì: modalità elastiche. Ma sono lì dentro, in auto, nei mezzi pubblici, negli uffici.

Perché mai lo smart working non piace a certa politica? Mistero. È che sui social e in tv lo chiamano lavoro da casa. Forse da questo si capisce tutto. Lo smart working non è lavorare da casa. È lavorare da dove cavolo vuoi tu: Bahamas, il bar in centro, un hotel, casa della tua prima amante, casa della tua seconda amante. Lo smart working è il presente e il futuro, semplicemente anticipato dal Covid. Però, con questa politica da dinosauri, con questa modo di pensare del 1800, non ne usciremo mai vivi.

Le cose cambiano in fretta, e occorre adeguarsi. Quando l’uomo è andato sulla Luna per la prima volta, la navicella spaziale era dotata di un computer con la capacità di calcolo pari a quella di uno smartphone attuale. Oggi con un mediocre computer possiamo lavorare da dove vogliamo e quando vogliamo: abbiamo un ufficio con noi, sempre.

Attendiamo fiduciosi i prossimi piagnistei perché c’è lo smog, sui mezzi pubblici si prende il coronavirus, i contagi del Covid risalgono. Ci credo che l’Unione europea e soprattutto i Paesi frugali non vogliono darci un euro: per loro, noi siamo al mesozoico.

martedì 18 agosto 2020

L’assessore di Milano Granelli esorta a usare i mezzi pubblici: in pandemia. Complimenti

Altra ondata di monopattini elettrici a Milano. Siamo a 6000. Arriva il noleggio di Lime Technology. Esulta l’assessore alla Mobilità Marco Granelli. Dice che l’obiettivo è mettere a disposizione della città, in tempo per la ripresa autunnale, il massimo delle opportunità di mobilità sostenibile, a partire dal trasporto pubblico. Chiede ai cittadini di utilizzare al massimo i mezzi pubblici. Perché? Vuole che tutti possano muoversi in sicurezza, senza che la città venga bloccata dal traffico.

Due sono dunque gli appelli per la ripartenza da parte di Granelli. Uno: utilizzare il meno possibile l’auto privata e il più possibile i mezzi pubblici e le due ruote, di proprietà o in condivisione. Due: rispettare tutti e sempre il Codice della Strada, qualsiasi sia il mezzo scelto.

Non solo. Granelli immagina. Cosa immagina? Che il 50% di chi utilizzava i mezzi (700.000 persone) decida di utilizzare l’auto privata: sarebbe un danno per tutti. Cittadini, imprese e ambiente, sostiene.

Sarà come dice Granelli. Ma l’auto privata è l’unica vera salvezza anti-Covid in pandemia. Un guscio protettivo straordinario. Contro il secondo lockdown che ammazzerebbe l’Italia e la stessa Milano. I mezzi pubblici sono pericolosissimi in ottica Covid: lo sputo, la saliva, le goccioline. Tutto si trasmette facilmente. E poi gli appositi sostegni sporchi di saliva. Uno li tocca, poi si porta la mano alla bocca, e c’è l’infezione. E ancora: starnuti, tosse. Quei 700.000 utenti respireranno ognuno il respiro altrui. Che gusto, che passione. Un rischio elevatissimo, vista anche la velocità del contagio.

Sentiamo un attimo il ministero della Salute. Raccomandazioni per tutti gli utenti dei servizi di trasporto pubblico.
  • Non usare il trasporto pubblico se hai sintomi di infezioni respiratorie acute (febbre, tosse, raffreddore).
  • Acquistare, ove possibile, i biglietti in formato elettronico, on line o tramite app.
  • Seguire la segnaletica e i percorsi indicati all’interno delle stazioni o alle fermate mantenendo sempre la distanza di almeno un metro dalle altre persone.
  • Utilizzare le porte di accesso ai mezzi indicate per la salita e la discesa, rispettando sempre la distanza interpersonale di sicurezza di un metro.
  • Sedersi solo nei posti consentiti mantenendo il distanziamento dagli altri occupanti.
  • Evitare di avvicinarsi o di chiedere informazioni al conducente.
  • Nel corso del viaggio, igienizzare frequentemente le mani ed evitare di toccarsi il viso.
  • Indossare necessariamente una mascherina, anche di stoffa, per la protezione del naso e della bocca.
E allora, perché quelle raccomandazioni del ministero? Ci affidiamo alle parole di Marco Grasso, primario dell'Ospedale San Gerardo di Monza e docente a contratto dell'Università di Milano Bicocca: sono fondati i timori per il sovraffollamento dei mezzi pubblici alla ripresa, a settembre, delle scuole e degli uffici. C’è il conseguente rischio di un diffondersi della pandemia da Covid. Manca nelle grandi città italiane una politica seria per rendere sicuri i trasporti locali. 

Oggi siamo tutti virologi. Ma se gli esperti, se la scienza, dicono di stare alla larga dai mezzi pubblici, sarà il caso che la politica butti nel water le proprie ideologie e l'ossessionante ricerca del consenso elettorale. La crociata politica contro le auto potrà tranquillamente proseguire, con tutto il teatrino appresso, dopo che ci saremo sbarazzati del coronavirus una volta per tutte.

Stendo infine un velo pietoso sui 6000 monopattini elettrici. Odiosi aggeggi che stanno portando solo guai: incidenti a profusione, sicurezza stradale che peggiora. Specie perché usati malissimo dagli adolescenti. Milano è una giungla dove i monopattinisti sono gli utenti più aggressivi della città. Utenti in teoria deboli, che diventano molto aggressivi contro ciclisti e pedoni: bulletti in monopattino. Totalmente fuori controllo. Alla facciaccia della mobilità dolce e pulita.

martedì 11 agosto 2020

Motoraduno il 12 settembre delle Polizie Locali dei Comandi del Lazio


Segnalo il Motoraduno del 12 settembre 2020 delle Polizie Locali dei Comandi del Lazio. È la seconda edizione. Dove? A Marino (Roma) alle 9 in Piazza S. Barnaba.

Ammessi al motoraduno: le moto delle pattuglie delle Polizie Locali di tutta Italia; le moto e i moto club della Polizia di Stato, dei Carabinieri, dei Vigili del Fuoco e della Guardia di Finanza; come per la prima edizione, inoltre, è prevista la partecipazione delle moto della Gendarmeria e dei Vigili del Fuoco dello Stato della Città del Vaticano; la partecipazione è inoltre estesa a tutti i biker e ai motoclub amici delle forze di polizia.
Per aderire, il format è qui. Si compila in un attimo.

Programma del motoraduno

  • La partenza delle moto è fissata alle ore 9.30, con un saluto dell'Amministrazione comunale di Marino.
  • I centauri percorreranno le strade dei comuni di Castel Gandolfo, Albano Laziale, Rocca di Papa, Ariccia e Genzano di Roma fino ad entrare nel comune di Velletri.
  • Alle ore 10.30 in piazza Cairoli a Velletri, l'Amministrazione comunale offrirà un rinfresco ai motociclisti.
  • Alle ore 11.15 si riparte per poi giungere nel territorio di Cisterna di Latina, dove alle ore 12.00 si raduneranno in Piazza 19 marzo: qui rimarranno in mostra per la cittadinanza, nell'ambito degli eventi che si svolgono nella città di Cisterna di Latina. Città organizzatrice della Festa di San Sebastiano 2021 per i comandi dell'associazione Polizia Locale del Lazio.

martedì 2 giugno 2020

Incentivi ai monopattini elettrici: 10 disastri per la sicurezza stradale

Eccoci al punto più basso di questo governo: coincide con l’introduzione di incentivi per i monopattini elettrici (nonché per le bici classiche e quelle a pedalata assistita). La logica imponeva di stimolare la domanda di auto, a beneficio del Pil, dell’occupazione, dell’economia nazionale; ma tutti i politici che hanno spinto per i bonus a favore dei monopattini sono a mio giudizio poco collegati alla realtà quotidiana delle strade urbane. Ve ne fornisco la dimostrazione in 10 punti. Che sono poi i 10 disastri per la sicurezza stradale. Ci aggiorniamo al primo incidente grave sulle nostre strade.

1) Chi va sul monopattino elettrico non ha la patente per guidarlo: per legge, non serve. Su quell’attrezzo può viaggiare chiunque. Non c’è nessuna legge che espressamente imponga il rispetto di requisiti psicoattitudinali. È ovvio: il Codice della Strada è del 1992. Esiste solo una circolare (di valore inferiore rispetto alla legge) che affannosamente cerca di porre rimedio alla lacuna legislativa. Quindi, per legge, a poter guidare i monopattini elettrici sono anche i seguenti soggetti: uomini e donne con serie difficoltà visive e uditive, persone che soffrono di apnee notturne e che sono afflitti dal colpo di sonno, tossicodipendenti, gente dedita all’alcol. Per condurre questi veicoli della micromobilità non ci si sottopone a valutazione psicodiagnostica. Non parliamo di tricicli per scorrazzare allegramente assieme ai nonnini nei giardinetti condominiali, ma di razzi. Sì, sono missili, perché diversi monopattini elettrici raggiungono i 40 km/h. Sempreché non vengano alterati dopo l’acquisto: qualora fossero potenziati, volerebbero a velocità superiori. E quand’anche la circolare fosse rispettata, i criteri per l’idoneità alla guida sarebbero stabiliti individualmente dal monopattinaro stesso.

2) Il monopattino elettrico è equiparato alla bici: c’è il divieto di guidare sotto l’effetto di sostanze che alterano le percezioni. Quindi, in quel preciso momento, non puoi essere ubriaco o drogato. Ma non hai la patente: in generale, per legge, puoi essere tossicodipendente o alcolizzato. La circolare dice di no, la legge non dice niente. Il conducente di monopattino elettrico minorenne che guida in stato di ebbrezza non potrà conseguire la patente B per le auto a 18 anni. Fino a 0,5 grammi di alcol per litro di sangue, patente a 19 anni. Oltre mezzo grammo, patente dopo i 21 anni. Come individui il minore ubriaco sul monopattino? Gli devi fare l’alcoltest. In una nazione, l’Italia, che ha il numero di alcoltest fra i più bassi al mondo.

3) Del monopattinaro, lo Stato non sa niente. Il Comune di residenza del monopattinaro nulla sa di lui. Non esiste traccia del monopattinaro alla Motorizzazione, all’Anagrafe dei patentati, in un albo, un registro. Niente. Guidatore a parte, cosa si sa del proprietario del monopattino? Zero. Il monopattino non è schedato, non ha la targa. Il monopattinaro più imbestialito col mondo e con Dio lo sa: ha la libertà di correre, infrangere le regole, investire e scappare. Non è rintracciabile mediante il numero di targa. Qualora ci fossero telecamere, diventa proibitivo distinguere un monopattinaro dall’altro: il Grande Fratello è concepito per stangare chi va in auto, perché la multa arriva a casa del proprietario della vettura, responsabile in solido col conducente. O l’uno paga, o lo fa l’altro. Il monopattinaro a braccetto col monopattino è sfuggente, irreperibile, non inseguibile (si dilegua in un batter d’occhio). Questo si traduce in un passaggio a porta vuota all’attaccante, che da 10 cm la spinge dentro: il monopattinaro ha le carte in regola per fare il pirata della strada. Investe, causa un incidente, scappa. Sfido chiunque a beccarlo.

4) Oltre all’incolumità dei pedoni, utenti molto più deboli dei monopattinari, c’è di mezzo il quattrino. Parto dall’auto. La macchina ha la Rca obbligatoria: Responsabilità civile auto da stipulare per legge. Se la vettura investe il pedone, questi prende i soldi dalla compagnia che copre il veicolo. Ma veniamo al monopattino, non targato e col conducente senza licenza: non ha l’assicurazione obbligatoria. Qualora il monopattinaro investa il pedone, non c’è nessuna compagnia a coprire i danni alla vittima. Il proprietario del monopattino dovrebbe aver stipulato una Rc propria che copre gli incidenti. Tutta teoria. Chi va in monopattino non ha la mentalità dell’automobilista, alle prese con la burocrazia: Rca, patente, bollo e altro. Un altro motivo che spingerà il monopattinaro a fuggire dopo il sinistro, specie se tossico o alcolizzato.

5) Il monopattino non è soggetto a revisione periodica obbligatoria. Lo compri che è sano, poi lo usi in città: crateri, asfalto rovinato, pietrisco. È un percorso di guerra. Dopo qualche decina di km, chi garantisce la sicurezza del mezzo?

6) Il governo ha appena rivoluzionato il Codice della Strada, introducendo la corsia ciclabile. Ha la linea tratteggiata valicabile. Il monopattinaro e il ciclista possono valicare la linea, invadendo legalmente la corsia delle auto. Le macchine possono valicare la linea, invadendo legalmente la corsia dei monopattini e delle bici. È una bestialità. Io un’idea così bizzarra non saprei come definirla: se mi trovassi assieme a pochi simpatici amici a casa, la chiamerei una "tonnara da delirio". Ma siccome questo è un blog, allora una definizione politically correct è la seguente: una nuova modalità di favorire la mobilità dolce che potrebbe avere conseguenze negative inattese.

7) Gustosa la storiella delle forze dell’ordine pronte a intervenire in caso di infrazione stradale del monopattinaro. Per cortesia, un minimo di serietà. Prendiamo il meno inefficiente dei Comuni, Milano. Aveva così poco personale sulle strade, per la necessità di sbobinare le foto degli autovelox, che per mesi ha sforato il limite dei 90 giorni fra infrazione e notifica per inviare il verbale da autovelox a casa dei titolari delle auto. Dove si trovano gli uomini per stoppare il monopattinaro? Da nessuna parte. Alzi la mano chi ha mai visto un agente della Polizia municipale stangare un ciclista mentre fa il pelo al pedone sul marciapiede.

8) Il monopattinaro non può guidare con lo smartphone in mano. Può usare il cellulare con auricolare, purché a mani libere. Io voglio vedere il monopattinaro che compone il numero e risponde alla chiamata a mani libere.

9) Questo è un alert per i genitori. Se il minore va sul monopattino elettrico e combina qualche guaio, sono papà e mammà a pagare. E subito. Responsabilità genitoriale. Tutto si risolve in un buffetto di papi al monello che sfiora un giocatore di rugby di 20 anni (il monopattino e il monopattinaro gli rimbalzano addosso); se lo stesso pargolo ferisce gravemente un anziano artritico e obeso, i milioni di euro di risarcimento li tira fuori il genitore. Per legge.

10) Col decreto del 2019, si doveva fare un test nei Comuni aderenti: vediamo quanti incidenti e di che tipo causano i monopattini, e vediamo in quanti sinistri e di che tipo vengono coinvolti come vittime i monopattinari. La sperimentazione includeva monopattini elettrici, segway, monowheel e hoverboard. Poi, i monopattini elettrici sono stati tolti dal test ed equiparati d’incanto alle bici, prim’ancora di analizzare e ponderare i dati della sinistrosità. Ora abbiamo bici e monopattini da una parte con alcune regole (infernali); più segway, monowheel e hoverboard dall’altra soggetti a sperimentazione con differenti regole (bestiali). Un complesso di norme che nessuno ha capito bene, che i monopattinari non conoscono, e che sarà impossibile far rispettare. È un casino mai visto, neppure a Bagdad, in Bangladesh, a Nuova Dehli. Questa sarebbe l’Italia del futuro disegnata da qualcuno. Non stupisce che i governanti con stipendi più bassi di Paesi più ricchi nell’Unione europea guardino con sospetto i governanti con stipendi più alti di Paesi più poveri come il nostro: i soldi dati dall’Ue all’Italia affinché i milioni di euro siano investiti in incentivi per monopattini elettrici prodotti in Cina? Ma anche no.

sabato 30 maggio 2020

“Pit stop”, poesia automobilistica in acrostico: di Paolo Carazzi

Ricevo via e-mail e pubblico volentieri una poesia automobilistica in acrostico: l’autore è Paolo Carazzi. Il titolo è “pit stop”, e la trovo molto centrata sul tema attuale: per il lockdown da pandemia di coronavirus, ci siamo fermati tutti. Ma siamo pronti a ripartire. Sfizioso anche il gioco di iniziali delle parole (appunto, l’acrostico), che dà “Pit stop” come soluzione. Da zero a dieci, è dieci la difficoltà di un componimento poetico nel quale le prime lettere di ogni verso, lette per ordine, danno un nome.


P eregrinar nell’aere in cerca di convenienza,

I rritare talvolta la debole e fragile pazienza:

T utto ciò ora si può ricordare, qual passato,

S foderando i sorrisi di chi ama ed è riamato:

T rovate al meglio le tante ricercate necessità,

O sannati gli Dei e ricolmi d’intensa felicità,

P ronti si è a ripartir per andare di qua e di là!

venerdì 1 maggio 2020

Bike lane: la mobilità disneyana della ministra De Micheli

La ministra dei Trasporti Paola De Micheli vuole introdurre la bike lane.

Che è una moderna diavoleria: una “corsia con destinazione prioritaria alla circolazione dei velocipedi, nella quale è consentita la circolazione anche dei veicoli a motore con numero totale di ruote non superiore a tre”.

Cioè? La bike lane è una corsia riservata a:

bici (e monopattini elettrici si presume, visto che sono equiparati alle prime);

ciclomotori a due o tre ruote (gli scooter cinquantini, le ape car);

moto e tricicli (da 50 cc insù).

L’obiettivo della ministra parrebbe essere quello di favorire la mobilità in bici. Il tutto s’inserisce in un progetto di ampio respiro: distanziamento individuale, riduzione dell’uso dei mezzi pubblici e dell’auto, promozione dei mezzi puliti.

Peccato che così, a mio giudizio, si venga a creare una tonnara dove i ciclisti rischiano seriamente di essere scarnificati. E notevoli pericoli pure per scooteristi e motociclisti, comunque anch'essi utenti deboli. Una sorta di macelleria ciclistica, con le bici protagoniste supreme, in una visione disneyana della mobilità, nella quale ciclisti e motociclisti procedono mano nella mano, incitati dagli anatroccoli a bordo strada.

La promiscuità fra bici e moto in una corsia a loro riservata: spettacolo. La coesistenza forzata fra due tipologie di utenti che non si amano, con mezzi che hanno accelerazioni, riprese, velocità di punta infinitamente differenti. Non è una rivoluzione al Codice della Strada, quella della ministra. È un bazooka arcobalenico che fa esplodere tutta la sua potenza di fuoco sulla circolazione.

Che cosa dimentica la ministra? Un paio di insignificanti dettagli.

Uno: in Italia, ogni anno, muoiono 800 fra pedoni e ciclisti. Utenti deboli. I quali vanno tutelati, protetti. Va abbassata quella percentuale da quarto mondo: su 100 vittime della strada, 20 sono pedoni o ciclisti.

Due: servirebbero piste ciclabili delimitate, sacre, inviolabili. Andrebbe costruito uno scudo a favore del ciclista. Sarebbero necessari controlli rigorosi agli automobilisti ubriachi o drogati (e ai ciclisti indisciplinati).

Invece no, ecco la bike lane per la Fase 2. Dai, svelateci le idee per la Fase 3: le bici in tangenziale e autostrada?

mercoledì 29 aprile 2020

Distopia ciclistica milanese

Il Comune di Milano punta sui monopattini elettrici e sulle bici (tradizionali e a pedalata assistita) per prevenire i contagi del corona e per snellire il traffico. Palazzo Marino andrà a creare nei prossimi giorni chilometri di piste ciclabili, restringendo lo spazio dedicato ad auto, moto e mezzi pesanti. Entro settembre, 23 km di nuovi percorsi ciclabili, e altri 12 km entro fine 2020. Che si sommano ai 220 km attuali, il triplo di 15 anni addietro. È una mossa sbagliata per 10 motivi.

1) A Milano, il 12% degli incidenti riguarda i ciclisti: si viaggia al ritmo annuo di 60 morti in bici. Più 7.000 feriti, di cui una quantità enorme con lesioni fisiche gravi: non è la sbucciatura al gomito del bimbo che si fa male al parchetto. Se il numero di bici sale, inevitabilmente cresceranno anche le vittime. Anche perché sulle stesse piste ciclabili, negli orari di punta, si verrà a creare traffico: una moltitudine di ciclisti che si accalcano.

2) Alla bici, ora si somma il monopattino elettrico. Attenzione alla convivenza fra questi due veicoli, equiparati per legge: non c’è mai stato un test per verificare se il numero di incidenti salga in presenza di entrambi. D’improvviso, bici e monopattini vengono scaricati in massa sulla strada, tutti insieme, in un momento drammatico come questo. È un azzardo.

3) La bici in sé, come il monopattino del resto, fa tanta simpatia: è il mezzo di locomozione perfetto in California, su carreggiate gigantesche, e con infrastrutture che tutelano gli utenti deboli. La bici a Milano è solo un oggetto pericoloso. Non c’è spazio. La città è cresciuta negli anni 1950 e 1960 sulla scorta di un certo numero di abitanti, di pendolari, di veicoli. Adesso, il conglomerato urbano esplode. Si soffoca per la quantità gigantesca di individui che la popolano nelle ore lavorative: chi induce a muoversi con bici e monopattini si assuma poi le proprie responsabilità per ogni incidente. Gli utenti deboli vanno protetti, non mandati allo sbaraglio. Bisogna invece dare spazio alle auto: aprire le zone a traffico limitato, creare parcheggi, favorire l'onda verde semaforica, consentire una viabilità più fluida rivedendo i sensi vietati, scaglionare gli orari di lavoro sulla scorta di accordi fra municipalità e aziende.

4) Il pericolo è che i soggetti sedentari siano spinti a muoversi per la città in bici. Non per la salutare passeggiatina al parco, ma per pedalare su piste lunghe chilometri e con qualsiasi condizione meteo, respirando le polveri sottili (dovute alle caldaie vetuste). Può trattarsi di individui con patologie più o meno nascoste: sono soprattutto i maschietti i più restii ad ammettere l’invecchiamento del proprio organismo. Ti ritrovi così per la strada un esercito di pedalatori affaticati, con fiatone, stanchi, stressati, col cuore in gola. Anche smarriti. Magari reduci dall'attacco del corona ai polmoni. Si innalza la curva di rischio incidente. In più, indossano la mascherina per il Covid-19: toglie il respiro se il battito cardiaco sale, con la mancanza di ossigeno (ipossia) dietro l’angolo. Milano dovrebbe invece aiutare gli automobilisti, costretti macinare chilometri da casa al lavoro, e viceversa (o a scarrozzare bambini o anziani per km, anche sotto le intemperie).

5) Auto, moto e mezzi pesanti avrebbero bisogno di carreggiate più larghe: è una delle soluzioni per snellire il traffico, abbattere le emissioni inquinanti, aumentare la sicurezza stradale. Con l’auto che fa da scudo contro il Covid-19: un guscio sicuro, a beneficio della collettività. Invece, le piste ciclabili vanno a sottrarre spazio ai mezzi a motore: il congestionamento cresce, è matematico. Oggi le corsie per le auto sono quattro; domani diventano due. Il Comune di Milano si è avviluppato su se stesso: prima l’Area A e l’Area B contro il traffico, poi il restringimento della carreggiata che aumenta le probabilità di incolonnamenti. Che caos.

6) Voglio vedere come e dove avverranno le procedure di carico e scarico dei furgoni, e se non ci sarà uno scontro fisico con ciclisti e monopattinari. Lì dove adesso c’è spazio per quelle operazioni, fra poco non esisterà neppure un centimetro cubo d’aria: i fattorini taglieranno la strada ai ciclisti. L’idea di utilizzare vie perpendicolari a quelle dove si deve consegnare la merce fa sorridere: si allunga la sosta dei furgoni, spesso posizionati in modo irregolare, andando a impattare negativamente sulla circolazione delle viuzze meno note.

7) Esistono incidenti con colpe degli automobilisti, ma anche sinistri con responsabilità dei ciclisti. Prima di varare il piano delle ciclabili, sarebbe opportuno sensibilizzare chi va in bici e in monopattino elettrico: no all’uso dello smartphone, massima osservanza delle regole del Codice della strada, niente contromano. A tutela dell’utente debole stesso. Così invece è un liberi tutti. Occhio anche al pirata della strada in bici: investe un pedone (utente ancora più debole del ciclista) e scappa. Sulla ciclabile come sul marciapiede. Non si ha notizia di multe per le infrazioni dei ciclisti: sarebbe ora che la legge fosse uguale per tutti.

8) Durante la presentazione di questi e altri piani per la mobilità dolce, si evidenzia il fatto che Milano sia pianeggiante. E che pertanto si presti all’uso intensivo di bici e monopattini elettrici. La chiamano urbanistica tattica. Peccato che venga dimenticato qualche dettaglio. Anzitutto, esiste una miriade di strade piastrellate col pavè. Ci s’imbatte in grossi ciottoli squadrati che spuntano fuori, fanno da trampolino, e perdipiù sono scivolosissimi dopo due gocce di pioggia. Esistono rotaie del tram ovunque. Stendo un velo pietoso sui crateri che si squarciano dopo ogni pioggerella.

9) Il tutto condito da ciclabili con linee sconnesse, e rarissime nella zona sud e ovest della metropoli. Si va a zigzag fra tratti riservati, marciapiedi, strade, un po’ di ciclabile con i furgoni parcheggiati e così via. Questo significa mettere a repentaglio la vita dei ciclisti e dei monopattinari. Ammesso e non concesso che si arrivi in bici alla fermata della metropolitana, qui vige il divieto di assembramento: per andare a lavorare alle 9, devi alzarti alle 4. Perché un conto è la teoria facile, ragionando su uno schema arcobalenico; un altro la realtà nella giungla urbana. Oscena poi l’idea che riguarda viale Monza. Il Comune meneghino piazzerà una ciclabile al centro della carreggiata. Protetta, si fa per dire, da elementi che delimitano la pista. Con auto, moto e mezzi pesanti che sfrecceranno alla destra del ciclista e del monopattinaro. Un obbrobrio sotto il profilo estetico, nonché una scelta controproducente dal punto di vista della sicurezza.

10) Esploderanno seri problemi di natura assicurativa. Ciclisti e monopattinari non hanno nessun obbligo di stipulare una polizza Rc: Responsabilità civile. Se causano incidenti, pagano i danni di tasca loro. Qualora il sinistro sia grave, l’indennizzo lievita in un attimo, arrivando anche a milioni di euro in presenza di feriti o morti. L’utopia ciclistica milanese, quell’aspirazione ideale che tende al mondo perfetto e pulito, animato da bici e monopattini, diviene così una distopia ciclistica, la rappresentazione di un futuro indesiderabile.

sabato 18 aprile 2020

Come usare l’auto in pandemia: il ministero della Salute per me sbaglia

Come usare l’auto al tempo del Covid-19? Solo le fonti ufficiali hanno la risposta giusta. Automobilisti e passeggeri devono seguire le indicazioni del ministero della Salute, e non le possibili fake news di blog e social. È condivisibile la guerra che il Governo fa alle bufale online in tema di coronavirus. Vediamo allora che cosa dice il ministero su Twitter.

1) Il titolo dell’infografica è simpatico: “Se devi prendere l’auto, usala in modo corretto”.

2) “Dopo aver guidato - dice il ministero - lavati sempre le mani. E non toccarti mai occhi, naso e bocca”. Siamo tutti d’accordo: se tocchi una superficie esterna o interna dell’auto su cui si erano depositate goccioline di saliva di un soggetto positivo al coronavirus, e poi ti porti le mani alle prime vie aeree, rischi il contagio.

3) “La mascherina non è necessaria se si viaggia da soli”. Vero, lo dicono i virologi.



4) “In auto si può viaggiare al massimo in due persone”. Corretto. “Mantenendo la distanza di sicurezza”. Firmato: ministero della Salute. È vero questo? Secondo la mia modesta opinione, no.

In realtà, a mio giudizio, la distanza di sicurezza va mantenuta solo se in auto ci sono persone non conviventi: per esempio Fantozzi vive nella casa A, va a prendere la signorina Silvani che vive nella casa B. Quando lei sale in auto, si siede dietro.



Viceversa, se Fantozzi e la signora Pina, conviventi nella stessa casa, escono in auto, possono non rispettare la distanza di sicurezza. Infatti, i due già non rispettano la distanza di sicurezza in casa. È assurdo che la debbano rispettare in auto. Magari Fantozzi e la signora Pina non fanno sesso ormai da un secolo: questo non toglie che la distanza di sicurezza non sia stata rispettata in casa. È normale e legale.



Il ministero della Salute, nell’infografica, avrebbe dovuto scrivere così: “Mantenendo la distanza di sicurezza. Quest’ultima regola non vale se guidatore e passeggero dell’auto sono conviventi”.

Per scrupolo, sono andato a dare un’occhiata alla FAQ del Governo sul Covid-19. Che non è la Bibbia. Ma qualcuno dovrà pur spiegare le regole, giacché il decreto coronavirus non brilla per chiarezza. Sentiamo: “Le auto possono essere utilizzate da più” persone “solo se si rispetta la distanza minima di un metro. Questi limiti non valgono se i mezzi sono utilizzati solo da persone conviventi”.



Curiosità. E per le moto? “Non è possibile andare in due in moto, non essendo possibile la distanza minima di un metro. Questi limiti non valgono se i mezzi sono utilizzati solo da persone conviventi”.

Sono giorni drammatici: quando le istituzioni diffondono messaggi sui siti e sui social, occorre precisione assoluta, in un momento in cui gli italiani sono legittimamente spaventati da tutto (salute, soldi, futuro economico del Paese).

Quello che io giudico un errore del ministero della Salute, troppo male non fa. Se due conviventi in auto rispettano le indicazioni errate del ministero, viaggiando uno davanti e l’altro dietro, nulla di grave succede. Anzi, magari moglie e marito così non litigano. Pur tuttavia, un messaggio sbagliato mina la credibilità alle istituzioni. Mai come ora è necessario che l’italiano medio si fidi ciecamente di quanto gli viene detto sui social dai canali ufficiali.

domenica 12 aprile 2020

La ridicola multina coronavirus di 373 euro: 10 assist al boom di pandemia

È in atto un esodo pasquale, cui seguirà il controesodo: code, avvistate da più parti in tutta Italia. C’è chi in auto ha tentato la fuga notturna nel tentativo di non incappare nei controlli delle Forze dell’ordine. I serpentoni si sono formati a causa dei posti di blocco? È ovvio. Ma attenzione: in assenza di macchine, così come doveva essere, non ci sarebbero stati imbottigliamenti.

Il cancro che ha causato la metastasi è la multina coronavirus imposta per decreto dal Governo Conte. Vedo 10 assist al boom di pandemia.

1) Il verbale è 373,34 euro. Un importo ridicolo. Un illecito amministrativo che fa il solletico a chi ha una bella auto. Chi viaggia accetta il rischio: tutt’al più, pensa, riceve quel verbalino. Una sorta di sovrattassa da pagare per farsi una vacanza pasquale. È una sanzione irrisoria per evasori, spacciatori, ladri, ereditieri, più tutti quelli che incassano quattrini in nero alimentando il sommerso e quanti si pappano stipendi da nababbi in posti chiave della burocrazia. Sono pochi o tanti costoro? A voi la risposta...

2) Il verbale di 373,34 euro lo paghi entro 30 giorni a partire da una certa data.

3) I 30 giorni scattano da quale data? Prima i termini di pagamento erano sospesi fino a marzo. Poi fino al 13 aprile. Adesso fino al 3 maggio. E iniziavano a decorrere dalla data in cui viene meno il periodo di sospensione. Risposta: chissà con precisione quando scatta quella data e quindi chissà i 30 giorni da quando vanno conteggiati.

4) La multa intera sarebbe in teoria di 533,33 euro. Che nessuno verserà. Pagheranno col 30% di sconto previsto dal decreto coronavirus, entro 30 giorni da una certa data.

5) In tv, il premier parlava di multe fino a 4.000 euro. È un’ipotesi scolastica. Che mai si verificherà nella realtà. Chi non paga, si vede raddoppiare e poi quadruplicare la multa. Però c’è lo sconto, e la storia finisce subito lì.

6) Trattasi di illecito amministrativo. È quello e solo quello. Ci sono migliaia di siti che sparano bufale, parlando di reati. No: fake news. Si ha reato solo in pochissime situazioni: se si mente sull’autocertificazione, o se si viaggia nonostante l’obbligo di stare a casa in quarantena dopo essere venuti a contatto con positivi al coronavirus. O circolando nella consapevolezza di essere positivi al Covid-19. Quello è un reato.

7) Sino al 25 marzo, chi veniva beccato era punito ai sensi del Codice Penale: un reato. Che però il 26 marzo è stato assurdamente convertito in multina sciocca di 206 euro. Un pessimo precedente, che fa perdere deterrenza anche alle multe attuali. In 100.000 denunciati hanno goduto del condono. Una democrazia è tale quando sanziona in modo proporzionato ed equilibrato i trasgressori che mettono a repentaglio la salute pubblica: una multa più pesante e da pagare subito con home banking non avrebbe significato svoltare verso un regime autoritario comunista o fascista.

8) I controlli di Polizia locale, Polizia stradale e Carabinieri non sono numerosi. Le Forze dell'ordine fanno quello che possono, ma uomini e mezzi sono limitati. Il rischio di incappare in una multa non è molto alto. Serviva l’esercito, anche armato, lì dove necessario, con verifiche a tappeto sul territorio. Non parliamo di un divieto di sosta, ma di un’infrazione che fa esplodere il contagio di Covid-19: virus che ammazza per soffocamento.

9) L’Unione europea ci guarda. Esiste già un problema di fondo: i rappresentanti d'un Paese in gravissima difficoltà come l’Italia hanno in media stipendi più elevati dei rappresentanti dei Paesi ricchi. Chi rappresenta l’Italia chiede aiuto a chi rappresenta nazioni ricche. Vai a cercare supporto vestendoti da ricco esibendo il tuo anellone tempestato di diamanti sull'anulare: chiaro che la reazione non è delle migliori. Sarebbe stata opportuna, come prima mossa, la rinuncia agli accrediti sul conto corrente per un anno per tutto l’apparato politico e burocratico di prim’ordine. Da quel momento, si andava a trattare. In più, siamo sotto esame: si cerca di capire l’Italia come argina il Covid-19. Ci siamo attivati tardissimo sottovalutando il problema, non c’erano sufficienti posti letto per chi aveva patologie polmonari, il personale sanitario non era attrezzato a dovere in fatto di mascherine e respiratori. E adesso, con l’esodo e il controesodo pasquale, si assiste a questi serpentoni notturni di auto. Che pessima figura.

10) All’interno dell’abitacolo, si deve cercare stare da soli: il guidatore e basta senza mascherina. Al massimo, un passeggero, con distanziamento di almeno un metro e mascherina per entrambi. Nelle auto in viaggio a Pasqua, quante persone c’erano nelle vetture? Rischi altissimi di contagio per loro, e poi per gli altri con cui quegli individui andranno in contatto.

venerdì 10 aprile 2020

La tanto vituperata auto è l’unica soluzione anti-coronavirus per spostarsi senza assembramenti

Il premier Conte pochi istanti fa in tv: “Dobbiamo capire come agevolare gli spostamenti senza ricorrere ai mezzi che favoriscono gli assembramenti”.

Io vedo solo una soluzione: l’auto. Col guidatore e basta, senza mascherina né guanti. Oppure con l’automobilista più il passeggero: entrambi con mascherina e distanziati l’un dall’altro.

Escludo categoricamente treno, metropolitana, bus, tram. Un mezzo pubblico è un ambiente chiuso e senza ricambio d’aria adeguato, con assembramento costante e pericoloso. Senza contare il contagio per contatto con le strutture interne dei mezzi: i sostegni, le maniglie o altro.

Volendo, per chi è giovane e fresco, e non teme pioggia, vento, crateri in città, ci sarebbe lo scooter. Per distanze brevi, la bici. Rispettando le complicatissime normative, i monopattini elettrici e altri nuovi mezzi della micromobilità a batteria. Be’, poi si possono pure fare decine di chilometri a piedi.

Esiste solo l’auto. Ma sì. Quella maledetta, lurida, zozza auto che inquina, sporca, distrugge, devasta. Quell’auto da limitare quando c’è lo smog, da bloccare, multare, stangare. Quell’auto che alza la temperatura del pianeta provocando il buco dell’ozono.

Povera auto. Qualcuno dovrebbe chiederti scusa. Ora, in ginocchio da te, ti preghiamo di scarrozzarci per limitare la pandemia di coronavirus. Se tu fossi permalosa, cara auto, ti rifiuteresti di partire. Perché tutti ti hanno detto che fai schifo: non sei elettrica al 100%. Non sei plug-in, non hai la spina, non rispetti le norme Euro 6 ultramoderne. Sei addirittura a benzina. Oppure, bestemmia, diesel: orrore.

Sei la più brutta della festa, cara auto. Nessuno ti ha fatto ballare, perché c’erano veicoli più sexy. Che ora però sono inutilizzabili, in quanto ci fanno ammalare.

Potresti lasciarci marcire: noi e i nostri mezzi pubblici. Ci perdoni?

domenica 5 aprile 2020

Mascherine chirurgiche anti coronavirus: 10 risposte del professor Peverini

Le mascherine chirurgiche sono protagoniste di questa pandemia di coronavirus. Ecco allora una chiacchierata con il professor Francesco Peverini, internista, fra l’altro esperto qualificato in disturbi respiratori in sonno e componente del comitato scientifico dell’Osservatorio internazionale della salute.

1) Professor Peverini, mascherine chirurgiche al centro delle polemiche: ora il Governatore della Lombardia Fontana obbliga chi esce a metterle. Sono utili a prevenire il contagio di Covid-19?
Con gli sforzi che tutti stiamo compiendo per ‘appiattire la curva’ dei contagi, in crescita in tutto il mondo, si è tornati a discutere sull'efficacia di indossare una mascherina. Rimanere a due metri di distanza quando si è fuori casa è indispensabile, così come lavarsi spesso le mani (anche al rientro). Sembrerebbe quindi fuor di dubbio che i benefici di una maschera possano considerarsi tangibili. Infatti, indossare una mascherina impedisce un'alta percentuale di accesso di particelle al nostro sistema respiratorio. Le mascherine chirurgiche per il viso non garantiscono una protezione del 100% per chi le indossa, ma contribuiscono considerevolmente a ridurre la probabilità di infezione. E quando si è tutti impegnati a lavorare per appiattire la famosa curva dei contagi, qualsiasi riduzione delle velocità di trasmissione è veramente benvenuta”.

2) Quindi, la regola dei due metri è quella giusta?
"In realtà, tosse e starnuti possono proiettare particelle di virus a sei metri di distanza, in barba ai consigli di restare a due metri di distanza l’uno dagli altri. Tosse e starnuti producono una velocità di emissione di goccioline e particelle di 10 metri al secondo per la tosse e di 50 metri al secondo per gli starnuti. Rendendo la zona di protezione di uno-due metri di scarsa efficacia senza una barriera aggiuntiva sotto forma di mascherina”.

3) Pertanto, qual è la soluzione ideale?
A differenza di semplici mascherine chirurgiche, le maschere respiratorie proteggono anche da aerosol acquosi e oleosi, fumo e polveri fini. La loro funzione protettiva è verificata da norme europee EN 149 e vengono divise in FFP2 e FFP3. Queste norme verificano la protezione dal virus dell’influenza aviaria, dalla SARS, dalla tubercolosi, da agenti patogeni respiratori e batteri. Le due classificazioni indicano anche il numero di particelle filtrate dalla maschera: i filtri FFP2 94% e i filtri FFP3 99%. Più particelle devono essere filtrate dalla protezione, maggiore è il numero di strati di materiale filtrante che si devono usare. Di conseguenza, le maschere nelle classi di protezione più elevate sono più spesse, il che significa che la resistenza agli atti respiratori è maggiore”.

4) C’è grande confusione in merito all’utilizzo di questa o quella mascherina. Ci fa chiarezza?
In effetti, la maggior parte delle persone non trova agevolmente informazioni chiare, semplici ed esaurienti sull’argomento. Le mascherine chirurgiche devono essere posizionate a protezione della bocca, del naso. E quindi non portate superficialmente ‘sotto il naso’. Occorre sperare che le mascherine chirurgiche proteggano la zona delle guance, dov’è difficile farle aderire. Sono dotate di fascette per legarle dietro la nuca o di elastici che si agganciano ai padiglioni auricolari. Lo stesso dicasi delle più specifiche FFP2 e FFP3, che sono munite di elastici da agganciare alle orecchie: queste in genere sono in dotazione al personale sanitario, ma vengono spesso viste su soggetti che nulla hanno a che fare con l’assistenza medica. Ogni mascherina ha una sua capacità di impedire il passaggio del virus in entrata o in uscita”.

5) Ma perché dice “sperare che le mascherine proteggano”?
Indossare la mascherina chirurgica (o anche quelle fatte in casa) determina la possibilità di impedire il 100% dell’efflusso del virus con il respiro. Ma questa mascherina riesce a ostacolare l’ingresso di solo il 20% di particelle o virus. Le mascherine FFP2 possono essere con e senza valvola. La prima impedisce il 100% di efflusso del virus e blocca oltre l’80 % di ingresso dello stesso. Con la valvola il discorso cambia radicalmente: la persona che la indossa può emettere fino all’80% di efflusso con virus, restando protetta a sua volta per l’80%. Pertanto la FFP2 diviene efficace al 100% circa, solo sovrapponendola correttamente a una mascherina chirurgica. Le mascherine FFP3 senza valvola sono in grado di proteggere in modo veramente efficace: 100% in ingresso e 95% in uscita. Diverso se hanno la valvola: diventano come le FFP2 con valvola e hanno bisogno di una mascherina chirurgica sovrapposta per essere valide al 95-100% circa. Senza mascherina, è facile immaginare una probabilità del 100% di ingresso e uscita del virus”. [Vedi disegno in alto]

6) Le mascherine chirurgiche possono sporcarsi?
Eccome. In tutti i modi possibili. Per contatto, con le mani (perché le tocchiamo in parti che dovrebbero essere preservate con cura), per la polvere circolante negli ambienti e per lo smog o le polveri sottili o no che caratterizzano l’aria respirata abitualmente. Le mascherine devono essere toccate solo nella zona delle fascette o degli elastici. Mai poggiate sulla testa, mai lasciate su superfici anche se apparentemente pulite, mai messe in tasca”.

7) Se si sporcano, sono ancora utili prevenire il contagio di Covid-19?
Possiamo ‘rigenerare’ qualche volta le mascherine, anche perché è ancora difficile trovarle in commercio e spesso non abbiamo la possibilità di farlo a breve. Per ‘disinfettare’ le mascherine occorre dotarsi di una soluzione idroalcolica al 70% in erogatore spray o altro dispenser. Poi è necessario seguire una dettagliata serie di passaggi, ricordandosi che sia la superficie esterna della maschera sia le mani possono essere contaminati dal virus. Il processo è composto da sei fasi ed è stato descritto (ma non autorizzato) dallo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare. Al termine, sarà importante riporre la mascherina in una busta di plastica, non toccare mai la parte interna (per evitarne la contaminazione) e non tentare la sanitizzazione per più di tre volte. Ripeto: si tratta di una procedura a uso interno dello Stabilimento, non ancora approvata, anche a detta degli stessi responsabili di questa comunicazione. Dunque da non mettere in pratica a casa”.

8) Ma allora, perché una comunicazione di quel tipo?
Per la sostanziale impossibilità di reperire un numero sufficiente di mascherine di ricambio. È un tentativo di suggerimento per tentare di bonificare le mascherine già usate in contesti non a rischio, quando cioè si ha la certezza di non essere entrati in contatto con persone contagiate. Di certo, questo discorso non potrà riguardare mai le mascherine utilizzate dal personale sanitario o in ambienti ad alta probabilità di contagio, perché non vi sono al momento dati sufficienti per poterne convalidare l'efficacia e non esiste un'evidenza sperimentale che ne convalidi il reimpiego in tal senso”.

9) Professor Peverini, io sono un runner. Tuttora, in questi giorni drammatici, in ambiente riservato e isolato, nel rispetto del buon senso e delle normative. Se corro con mascherina, faccio bene o male?
Al di là degli obblighi imposti dalle ordinanze regionali, e che qui non discuto, indossare una mascherina chirurgica o peggio una FFP2-FFP3 senza valvola per andare a correre, anche vicino alla propria abitazione, è sbagliato. Si rischia un’ipossia o un aumento della CO2 per disturbo della ventilazione. Gli operatori sanitari sanno bene cosa voglia dire respirare ore con questi dispositivi e quale fatica comporti anche fare le scale. La cittadinanza e gli addetti alle vendite non dovrebbero usare mascherine con valvola FFP2-FFP3 da sole per evitare di diffondere il virus. Vanno lasciate al personale sanitario che le utilizzerà con la mascherina chirurgica sovrapposta. La cittadinanza dovrebbe usare le mascherine chirurgiche, per evitare di diffondere il contagio. Le FFP2-FFP3 sono sconsigliate anche a Forze dell’ordine e addetti ad uffici aperti al pubblico, che per il loro peculiare lavoro sono costrette a contatti ravvicinati tra colleghi. Le FFP2-FFP3 senza valvola vanno lasciate al personale sanitario o alle Forze dell’ordine impegnate in interventi urgenti, associate a occhiali protettivi, copricapi e guanti monouso”.

10) Ha detto guanti. Mi rilascerebbe un’intervista sui guanti in piena pandemia di coronavirus?
Con piacere”.

200 positivi al coronavirus denunciati al giorno: da punire

Dall’inizio della pandemia di coronavirus al 25 marzo 2020, le Forze dell’ordine hanno beccato 100.000 persone in giro senza permesso: all’epoca, era un reato. Una bella rogna da Codice Penale, che nulla ha a che fare col solito verbale da Codice della Strada. Con decreto, il Governo Conte ha spazzato via tutto: i 100.000 denunciati pagheranno una multa di 200 euro. Condono discutibile, specie per il lavoro di Polizia locale, Polizia stradale e Carabinieri.

Adesso, chi viaggia senza permesso vede appiopparsi una multa di minimo 400 euro (un terzo in più per gli automobilisti). Ma sono rimasti due reati, con l’auspicio che i denunciati vengano perseguiti, almeno questi. Vediamoli.

1) Falsa attestazione o dichiarazione a pubblico ufficiale. Oppure false dichiarazioni sull’identità o su qualità personali proprie o di altri. Articoli 495 e 496 del Codice Penale. Siamo sulle 700 denunce al giorno.

2) Inosservanza del divieto assoluto di allontanarsi dalla propria abitazione o dimora per le persone in quarantena perché risultate positive al coronavirus. Io ci vedo un attentato alla salute pubblica. Sono persone che possono far ammalare, contagiando. Parliamo di potenziali assassini col Covid-19. Se si dimostra che hanno ucciso, è omicidio a mio giudizio doloso, ossia volontario. Giriamo attorno alle 200 denunce al giorno.

Chi bara (caso 1) e soprattutto chi ammazza (caso 2) va sanzionato in modo equo e proporzionato. Voglio sperare che non ci sia una seconda sanatoria.

Multe coronavirus da 100 milioni di euro al mese

Il 3 aprile 2020, le Forze dell’ordine hanno multato circa 8.000 persone: viaggiavano senza motivo valido. A ogni pedone, 400 euro di multa. A ogni automobilista, un terzo un più. Lo dice il decreto 19 del 25 marzo 2020.

Solo il 3 aprile, stando stretti, l’ammontare dei verbali è stato di 3,2 milioni di euro.

Viaggiamo sugli stessi numeri dei giorni scorsi. Facendo due conti rapidi, abbiamo i seguenti incassi.
  • 3,2 milioni di euro al giorno.
  • 22,4 milioni di euro alla settimana.
  • 89,6 milioni di euro al mese.
Serve arrotondare verso l’alto, perché per gli automobilisti la multa è di un terzo più cara. Morale: 100 milioni di euro al mese.

Ma in teoria a chi vanno a finire questi soldi?
  1. Per quanto riguarda le modalità di pagamento, i proventi relativi sono destinati allo Stato in tutti i casi in cui competente a emettere l’ordinanza ingiunzione è il Prefetto. Ossia quando? Per tutte le violazioni relative a misure restrittive qualunque sia il soggetto che ha accertato l’illecito. Pertanto, le violazioni devono essere pagate attraverso bonifico bancario indirizzato alla Tesoreria Centrale di Roma, con Iban bancario. La gestione delle attività successive alla redazione del verbale sarà curata dalle amministrazioni.
  2. I proventi delle violazioni da chiunque accertate, relative a inosservanza di provvedimenti temporanei adottati dalle Regioni o da sindaci, sono destinati agli stessi Enti che hanno adottato i provvedimenti. Dovranno essere pagate con le modalità da essi determinate, sulla base delle leggi regionali o dei regolamenti locali. Pertanto, le Forze dell’ordine avranno uno specifico verbale.

martedì 31 marzo 2020

Jogging vicino a casa e da soli: si può

Si può fare jogging vicino a casa e da soli?

Sì.

Lo dice il ministero dell’Interno.

“Nel ricordare che non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto e accedere ai parchi, alle ville, alle aree gioco e ai giardini pubblici, la circolare evidenzia che l’attività motoria generalmente consentita non va intesa soltanto come equivalente all’attività sportiva (jogging). L'art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo scorso, infatti, tiene distinte ed ammette le due ipotesi, potendosi far ricomprendere nella prima il camminare in prossimità dell'abitazione”.

Questo è un chiarimento della circolare di oggi, che diceva di no.

Ricapitolando: la circolare diceva no; il chiarimento successivo dice sì. Vale il chiarimento.

Ma il jogging vicino a casa e da soli favorisce la pandemia di coronavirus? Questa la domanda che va fatta ai virologi.

E se già l'articolo 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri del 9 marzo scorso ammetteva di fare jogging da soli e vicino a casa, perché né il decreto né il ministero l'hanno mai detto esplicitamente e chiaramente?

sabato 28 marzo 2020

LaMerDer: troika europea ammazza-Italia


LAgarde, MERkel, von DER Leyen: in acronimo fa LaMerDer. È la troika europea che sta ammazzando l’Italia.

La Lagarde è presidente della Banca centrale europea, e ha detto: “Non siamo qui per ridurre lo spread”.

Secondo calcio in mezzo alle gengive dalla Merkel, vera sovrana dell'Ue: “Niente coronabond”.

Infine, la coltellata alla schiena della von der Leyen: “Niente coronabond, la Merkel ha ragione”.

La metafora è drammaticamente triste: l’Italia è in ginocchio, chiede aiuto ai ricchi in Europa, e loro le sputano addosso.

Non è questo il momento di rammentare chi auspicava l’ingresso in Europa sostenendo che saremmo entrati in una grande famiglia; c’è solo da cambiare strategia, e subito. Questi non ci danno un euro. Non si accollano i nostri debiti. Non aprono fidi. Niente linee di credito. Che si fa, prima di crepare?

I quattro spiccioli di Conte prolungano l’agonia. Una soluzione può essere muoversi in quattro direzioni: fare da noi pur restando nell'euro, incrementare il debito pubblico, dare più garanzie per le banche e accrescere il fatturato statale a favore delle imprese. Gli imprenditori non sono il demonio: se loro fanno profitti d’oro, gli altri campano.

Di certo, scappare a gambe levate dalle tre signore. La troika LaMerDer. Perché la troika è sempre pericolosa, per natura. Non credo nella cabala (cose da pagani), non sono scaramantico. Ma il fatto che le iniziali dei cognomi portino a LaMerDer dev’essere una molla per fuggire prima di essere strangolati dalla troika.

[Disegno Ghisberto]

venerdì 27 marzo 2020

Governati e mal conteggiati

La vita di noi italiani viene matematizzata, conteggiata. Ogni giorno, l’astrusa conta dei morti, dei contagiati, dei guariti. Col Governo che non ha adottato un unico criterio serio, affidabile, credibile. Quei numeri sono più che discutibili e opinabili. Sono inutili. Che statistiche vuoi fare se non fai il tampone a tutti o almeno a campione per zona?

Dopodiché, arriva il bollettino dei delitti. Ce lo fornisce il ministero dell’Interno. Della (abbastanza suscettibile) ministra Lamorgese. Il titolo acchiappa: “Emergenza coronavirus, ridotti gli spostamenti, in netto calo i reati”. Figo. Durante una carestia dovuta a una gelata, sono diminuiti i parassiti delle piante. Mentre uno crepa di malaria, gli è passato il livido sul polpaccio.

Il ministero ci dice che, nel periodo dal 1° al 22 marzo 2020, assistiamo a un’evidente diminuzione del trend dei reati sull'intero territorio nazionale: 52.596 delitti nel 2020 a fronte dei 146.762 commessi nel 2019. Cito il -77% di sfruttamento della prostituzione, il -67,4% dei furti in genere. Giù i furti in abitazione (-72,5%) e le rapine (-54,4%).

E i maltrattamenti in famiglia registrano una diminuzione del 43,6%. Su questo sorvolo: dimmi tu una donna, sola in casa con un uomo violento, dove vuoi che vada a fare denuncia di maltrattamenti in piena pandemia, col quarto modulo di autocertificazione da stampare.

Ma il punto è un altro. Il ministero si dimentica di dire una cosuccia: quanti sono i delitti colposi contro la salute pubblica? È il malato di coronavirus che, pur sapendo di essere positivo, va a zonzo per la città. Magari tossendo e starnutendo. È un reato di gravità inaudita.

Caduti nel dimenticatoio anche i delitti dolosi contro la salute pubblica: chi, positivo al Covid-19, gironzola infettando di proposito il prossimo. Come minimo, lo fa ammalare. Nei casi più gravi, si scatena la polmonite soffocante.

Dico io un numero, magari da aggiungere a quella nota ministeriale: 100.000 denunciati alla Procura. Che, in questi giorni, circolavano senza permesso. Dopodiché, il giudice valuterà se il denunciato è passibile del reato di delitto colposo o doloso contro la salute pubblica.

Chiosa sui criminali informatici. Oggi sono tutti dentro Internet, visto che uscire di casa non si può. Una pacchia per gli hacker, che hanno a che fare con prede del tutto indifese: sono prive di difesa digitale. Ne riparliamo fra qualche mese, tra furti d’identità e accessi a dati personali: vedi qui lo stesso ministero.

A proposito di phishing, messo in atto da chi tenta di farci abboccare alla truffa online, attenzione agli squali della finanza internazionale. Sentono l’odore del sangue. Aspettano di banchettare sulle macerie di questa Italia che pare governata col pallottoliere da ragionieri di provincia.

giovedì 26 marzo 2020

Le 100.000 accuse penali per i furbetti del decretino? Non ci credo che cadano nel nulla

Dal decreto coronavirus, Polizia e Carabinieri hanno beccato 100.000 persone a zonzo senza permesso. Tantissimi: alla faccia del ritornello “Io sto a casa”. Per questi 100.000, denunce. Devono essere i giudici a decidere se sia stato commesso reato: se sì, fino a 3 mesi di galera o 206 euro. Articolo 650 del Codice Penale: inosservanza dei provvedimenti dell'autorità.

Ora però il nuovo decreto dice: multe da 400 a 3.000 euro per chi gira senza permesso.

E alle 100.000 denunce che succede?

Sentiamo il Sole 24 Ore: vedi qui. Leggo: “Dalle nuove sanzioni arriva anche una buona notizia per i 100.000 denunciati nei giorni scorsi dalle Forze dell'ordine perché fermati in strada in violazione delle regole: la depenalizzazione di fatto decisa con il decreto legge fa cadere le accuse penali nei loro confronti”.



Io non voglio crederci che i furbetti del decretino la facciano franca.

Cinque considerazioni.

1) Le più alte cariche dello Stato sono andate in tv tutti a spiegarci che chi disobbediva commetteva reato e veniva severamente punito. La ventilata amnistia costituirebbe un precedente che giudico pericolosissimo in un momento storico delicato, in cui conta stare a casa e impedire il contagio di coronavirus.

2) L'ipotizzato condono a favore dei furbetti sarebbe una beffa per quei milioni di italiani che, al contrario, sono rimasti a casa. Francamente, non lo trovo corretto per chi ha obbedito. Si chiama meccanismo del premio e della punizione. Il principio dell'applicazione della norma migliore al reo, se trovasse adesso applicazione, sarebbe a mio parere allucinante.

3) Polizia e Carabinieri hanno fatto un lavoro pazzesco. Con pericoli incalcolabili per la loro salute e per la loro incolumità. Un'assurda sanatoria sarebbe ingiusta anche per le Forze dell’ordine.

4) Numerosi giuristi hanno arricciato il naso di fronte al decreto: in sintesi, il loro pensiero è che, tramite decreto od ordinanza, non sia possibile limitare in maniera così massiccia la libertà di spostamento, né imporre il confinamento in casa. Davvero sull'eventuale depenalizzazione potrebbero aver inciso le lamentele dei giuristi?

5) Se il decreto numero 9 del 25 marzo 2020 ha depenalizzato quei reati, non è giusto che sia retroattivo. E che la sanzione amministrativa sostituisca quella penale. Niente reato e multa di 200 euro, che è la metà dei 400 euro attualmente previsto. Lo trovo molto discutibile. Era un reato bell’e buono, non una sanzione amministrativa di 200 euro. Per punire chi ha sgarrato, e per rispetto verso cittadini, Forze dell'ordine, medici e infermieri.

Comunque, non cambio la mia idea: restiamo a casa, per il bene di tutti. E per tutelare il portafogli: sanzioni amministrative da 400 a 3.000 euro. Intanto, il nuovo modello di autodichiarazione, aggiornato poche ore fa, è qui.

martedì 24 marzo 2020

In auto multa da 420 a 4.000 euro: un potenziale di 40 milioni di euro al giorno

Non ho il decreto. Ma ho sentito Conte.

Ha detto, in sostanza, multe (sacrosante) per chi si sposta senza permesso: da 400 a 3.000 euro.

Se ti sposti in auto, multe (sacrosante) aumentate di un terzo. Facciamo di un 30%. Pertanto, dovrebbe essere: da 420 a 4.000 euro.

Niente sequestro auto, a livello nazionale. Dopodiché, ogni Regione può fare come vuole: anche sequestro auto.

E non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall’articolo 650 del codice penale o dalle altre disposizioni di legge attributive di poteri per ragioni di sanità. A meno che sia commesso un delitto.

Multe giustissime. Non si esce di casa. Se non per estrema necessità.

Ma facciamo due conti. Immaginiamo il massimo di 4.000 euro ad automobilista non in regola.

Ieri sono stati denunciate 10.000 persone.

Sono 10.000 x 4.000 = 40.000.000.

Ossia 40.000.000 euro.

Cioè 40 milioni di euro.

Applichiamo la multa più bassa. Arrotondiamo a 400 euro. E fingiamo che la nuova regola faccia più paura: 5.000 fermati.

Sono 5.000 x 400 = 2.000.000.

Morale. Lo Stato incassa da 2 milioni di euro a 40 milioni di euro al giorno coi fermati in auto per decreto coronavirus.

Da dare a chi ne ha bisogno, secondo me, e a chi li merita: penso a medici e infermieri, anzitutto.

Il mio auspicio è che quella montagna di quattrini non si perda invece in mille misteriosi rivoli.

domenica 22 marzo 2020

Attività essenziali: come provare l’esistenza di Dio

Via libera solo alle attività essenziali: lo ha deciso Conte. Ma che cos’è un’attività essenziale? Nessuno lo può definire con certezza.

Per me, può essere essenziale un periodico in edicola; per un altro, può essere essenziale l’attività di idraulico, perché se si rompe un tubo dell’acqua in piena pandemia sono dolori; per altri ancora, sono essenziali le aziende che producono attrezzi che poi l’idraulico utilizzerà; oppure sono essenziali le aziende che producono materiale da dare alle aziende le quali producono attrezzi che poi l’idraulico utilizzerà. E così via, senza fine.

Essenziale è tutto e niente.

Si può parlare di attività essenziali in presenza di coltivazione del fondo, allevamento di animali e selvicoltura: senza questo tipo di attività, non c’è impresa agricola.

Ce lo insegna il Manzoni: “Si vedevano gli uomini più qualificati, senza cappa né mantello, parte allora essenzialissima del vestiario civile”. Cappa e mantello sono essenziali per alcuni, per altri bastano mutande, jeans e camicia.

Sentiamo D’Annunzio: “Esprimendo dai teneri fiori la stilla essenziale”.

Individuare con certezza le attività essenziali è come dare la prova della nostra esistenza. Secondo Cartesio, “cogito ergo sum”,  “penso dunque sono”. Siccome penso, allora esisto.

La ricerca delle attività essenziali è identica alla ricerca della prova che Dio esista. Vediamo Locke come se l’è cavata, col suo celebre sillogismo. Uno, in ogni effetto non può essere contenuto nulla più di quanto sia contenuto nella causa; due, nel mondo esistono persone dotate di intelligenza; tre, quindi la causa del mondo deve essere intelligente. Sublime, ma attaccabile.

Ritengo non corretto che il Governo parli di attività essenziali aperte. A mio giudizio, resteranno aperte le attività che il Governo reputa essenziali. È cosa ben diversa. Chi si ritiene essenziale e dovrà restare chiuso avrà le sue legittime rimostranze da fare.

E quindi, che cos'ha detto?

Crei attesa, poi ti presenti, ed ecco la delusione. Un discorso un po' fumoso.

Ritengo discutibile questo modo di fare comunicazione. Lo sarebbe negli anni 1960, lo è ancor più oggi coi social: si dovrebbero fornire più contenuti.

È vero: tutto viene elaborato in situazioni di estremo stress. Ma è auspicabile un altro tipo di comunicazione ufficiale.

sabato 21 marzo 2020

Lombardia: sì allo sport nei pressi delle proprie abitazioni; cane, la regola dei 200 metri

Ordinanza della Lombardia.

Sono vietati lo sport e le attività motorie svolte all’aperto, anche singolarmente, se non nei pressi delle proprie abitazioni.

È vietato l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco ed ai giardini pubblici. Non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto.

Nel caso di uscita con l'animale di compagnia per le sue necessità fisiologiche, la persona è obbligata a rimanere nelle immediate vicinanze della residenza o domicilio e comunque a distanza non superiore a 200 metri, con obbligo di documentazione agli organi di controllo del luogo di residenza o domicilio.

L'ordinanza è qui.


OGGETTO DELL’ORDINANZA:
Ulteriori misure per la prevenzione e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. Ordinanza ai sensi dell’art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in materia di igiene e sanità pubblica: limitazione degli spostamenti su tutto il territorio regionale.
Visti gli articoli 32, 117, comma 2, lettera q), e 118 della Costituzione; Visto l’articolo 168 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europe
VISTE:
  • la legge 23 dicembre 1978, n. 833, recante “Istituzione del servizio sanitario nazionale” e, in particolare, l’art. 32 che dispone “il Ministro della sanità può emettere ordinanze di carattere contingibile e urgente, in materia di igiene e sanità pubblica e di polizia veterinaria, con efficacia estesa all’intero territorio nazionale o a parte di esso comprendente più regioni”, nonché “nelle medesime materie sono emesse dal presidente della giunta regionale e dal sindaco ordinanze di carattere contingibile e urgente, con efficacia estesa rispettivamente alla regione o a parte del suo territorio comprendente più comuni e al territorio comunale”;
  • il D.L. 23 febbraio 2020, n. 6 recante “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”;
  • il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 23 febbraio 2020, recante “Disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 45 del 23 febbraio 2020;
  • il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 25 febbraio 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 47 del 25 febbraio 2020;
  • il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 1 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n.6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 52 del 1° marzo 2020;
  • il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 4 marzo 2020, recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale”, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 55 del 4 marzo 2020;
  • il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 8 marzo 2020, recante “Misure urgenti per il contenimento del contagio nella Regione Lombardia e nelle province di Modena, Parma, Piacenza, Reggio nell’Emilia, Rimini, Pesaro e Urbino, Alessandria, Asti, Novara, Verbano-Cusio-Ossola, Vercelli, Padova, Treviso, Venezia”;
1
  • il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 9 marzo 2020 recante “Ulteriori disposizioni attuative del decreto legge 23 febbraio 2020, n° 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull’intero territorio nazionale”;
  • il DPCM 11 marzo 2020, recante “Ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, sull'intero territorio nazionale;
  • l’ordinanza del Ministero della Salute del 20 marzo 2020;
    PRESO ATTO dell’Ordinanza n. 646 del 08 marzo 2020 del Capo del Dipartimento della Protezione Civile che, all’art. 1, comma 1 dispone quanto segue: “le disposizioni di cui all’articolo 1, comma 1, lettera a) del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 si applicano alle sole persone fisiche, come letteralmente indicato nel medesimo decreto. È esclusa ogni applicabilità della misura al transito e trasporto merci ed a tutta la filiera produttiva da e per le zone indicate. Quanto previsto dal medesimo articolo 1, comma 1, lettera a) non vieta alle persone fisiche gli spostamenti su tutto il territorio nazionale per motivi di lavoro, di necessità o per motivi di salute, nonchè lo svolgimento delle conseguenti attività;
    DATO ATTO che con decreto del Capo del Dipartimento della Protezione civile rep. n. 574 del 23.02.2020 il Presidente della Regione Lombardia è stato nominato soggetto attuatore ai sensi della OCDPC n. 630/2020;
    Tenuto conto che l’Organizzazione Mondiale della Sanità il 13 marzo 2020 ha dichiarato la pandemia da COVID-19 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale;
    Visto l’art. 117, comma 1 del decreto legislativo 31 marzo 1998 n. 112, in base al quale le regioni sono abilitate ad adottare provvedimenti d’urgenza in materia sanitaria;
    Visto il decreto legge 17 marzo 2020 n. 18 ed in particolare l’art 48 che prevede per le Regioni il potere di adottare le ordinanze anche agli effetti assistenziali;
    RITENUTO che tale contesto, soprattutto con riferimento alla necessità di realizzare una compiuta azione di prevenzione, impone l’assunzione immediata di ogni misura di contenimento e gestione adeguata e proporzionata all’evolversi della situazione epidemiologica, individuando idonee precauzioni ed indirizzi operativi univoci per fronteggiare adeguatamente possibili situazioni di pregiudizio per la collettività;
    Visto l’evolversi della situazione epidemiologica e il carattere particolarmente diffuso dell’epidemia da COVID-19 a seguito del continuo incremento dei casi sull’intero territorio regionale;
    CONSIDERATO CHE:
2
  • i succitati provvedimenti nazionali per l’emergenza hanno disposto di evitare ogni spostamento delle persone fisiche in entrata ed in uscita e all’interno dei territori regionali, con le sole eccezioni degli spostamenti per comprovati motivi di lavoro, di salute o situazioni di necessità, consentendo altresì il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza;
  • l’evolversi della situazione epidemiologica, del carattere particolarmente diffusivo dell’epidemia, sta determinando il progressivo incremento dei casi all’interno del territorio della Regione Lombardia;
  • si rendono necessarie ed urgenti misure specifiche più restrittive per il territorio regionale lombardo ai fini dell’esigenza di garantire la profilassi rispetto ad un’emergenza nazionale che si sviluppa con una concentrazione territoriale differenziata e che non consente un’uniforme applicazione delle medesime norme sull’intero territorio nazionale.
    Rilevato che la comunità scientifica indica che l’unico strumento di prevenzione del contagio del virus, imprescindibile a fronte della persistente assenza di mezzi di cura vaccinale, rimane l’eliminazione dei contatti tra persone non presidiati da idonee misure e dispositivi.
    RITENUTO PERTANTO che quanto sopra esposto ben delinei le condizioni di necessità ed urgenza necessarie alla tutela della sanità pubblica;
    PRESO ATTO CHE risulta pertanto necessario adottare ulteriori provvedimenti tendenti a ridurre ogni contatto sociale non strettamente indispensabile, a tutela della salute della collettività ai sensi dell’art.32, comma 3 della legge 833/78;
    RICORDATO che con le parti sociali che compongono il Patto per lo Sviluppo si è concordata la chiusura volontaria delle attività produttive non essenziali;
    VISTO il D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267;
    VISTO il DPCM 8 marzo 2020 che, all’art.5 comma 4 recita: “Resta salvo il potere di ordinanza delle Regioni di cui all’art.3, comma 2, del decreto-legge 23 febbraio 2020, n°6;
    VISTO l’art. 2 comma 4 del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, convertito dalla Legge 05 marzo 2020 n. 13;
    ORDINA
a) ai sensi dell’art. 32, comma 3, della legge 23 dicembre 1978, n. 833 in materia di igiene e sanità pubblica, e tenuto conto delle misure già disposte con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri, da ultimo con il DPCM 11 marzo 2020 nel territorio regionale si adottano le seguenti misure:
3
  1. 1)  È vietato ogni spostamento delle persone fisiche in entrata e in uscita dal territorio regionale, nonché all’interno del medesimo territorio, salvo che per gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità ovvero spostamenti per motivi di salute. È consentito il rientro presso il proprio domicilio o residenza. Non è consentito lo spostamento verso abitazioni diverse da quella principale, comprese le seconde case utilizzate per vacanza.
  2. 2)  Sono vietati gli assembramenti di più di 2 persone nei luoghi pubblici. Deve comunque essere garantita la distanza di sicurezza dalle altre persone. La polizia e altri organi di esecuzione autorizzati provvedono a far rispettare tale disposizione nello spazio pubblico. Ai contravventori sarà comminata un’ammenda amministrativa di euro 5000.
  3. 3)  Ai soggetti con sintomatologia da infezione respiratoria e febbre (maggiore di 37,5° C) è fatto obbligo di rimanere presso la propria residenza o domicilio e limitare al massimo i contatti sociali, contattando il proprio medico curante. Le strutture sanitarie attuano un monitoraggio clinico degli operatori sanitari con rilevazione della temperatura corporea prima dell’inizio del turno di lavoro, e che il rilievo del rialzo della temperatura oltre i 37,3 °C comporti l’effettuazione del tampone naso-faringeo per ricerca di SARS-CoV-2 e l’allontanamento dal luogo di lavoro con sospensione dell’attività lavorativa.
  4. 4)  divieto assoluto di mobilità dal proprio domicilio o residenza per i soggetti sottoposti alla misura della quarantena ovvero risultati positivi al virus.
  5. 5)  sospensione presso le rispettive sedi e uffici decentrati dell’attività delle amministrazioni pubbliche di cui all’art. 2 del d.lgs 165/2001 nonché dei soggetti privati preposti all'esercizio di attività amministrative di cui all’art. 1 della legge 241/1990, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità, nell’ambito di quelli previsti dalla legge 146/1990, secondo le modalità ed i limiti indicati con specifico provvedimento del Presidente della Giunta regionale, sentito il Prefetto territorialmente competente.
  6. 6)  Sono sospese le attività commerciali al dettaglio, fatta eccezione per le attività di vendita di generi alimentari e di prima necessità individuate nell’allegato 1, sia nell’ambito degli esercizi commerciali di vicinato, sia nell’ambito della media e grande distribuzione, anche ricompresi nei centri commerciali, purché sia consentito l’accesso alle sole predette attività. Sono altresì sospesi tutti i mercati settimanali scoperti cittadini, sia per il settore merceologico alimentare che non alimentare. Sono chiusi i distributori automatici cosiddetti “h24” che distribuiscono bevande e alimenti confezionati. Sono bloccate le slot machine e gli altri apparecchi di cui all’art. 110 del T.U.L.P.S. di cui al R.D. 18 giugno 1931 n. 773 e disattivati monitor e televisori da parte degli esercenti al fine di impedire la permanenza degli avventori per motivi di gioco all’interno dei locali. Restano aperte le edicole, le farmacie, le parafarmacie e, limitatamente alla rivendita di generi di monopoli e di valori bollati, i tabaccai. Deve essere in ogni caso garantita la distanza di sicurezza interpersonale di un metro ed è fatto obbligo di limitare l’accesso all’interno dei locali ad un solo componente del nucleo familiare, salvo comprovati motivi di assistenza ad altre persone. Si raccomanda di provvedere alla rilevazione sistematica della temperatura corporea anche ai clienti presso i supermercati e le farmacie, oltre che ai dipendenti dei luoghi di lavoro, se aperti, e a tutti coloro che vengono intercettati dall’azione di verifica del rispetto dei divieti dalle Forze dell’Ordine e dalla Polizia Locale. A seguito del rilievo di temperatura corporea uguale o superiore a 37,5 °C si rimanda a quanto disposto dai punti 3) e 4).
4
  1. 7)  Sono sospese le attività inerenti i servizi alla persona (fra cui parrucchieri, barbieri, estetisti) diverse da quelle individuate nell’allegato 2. Sono altresì sospese le attività artigianali di servizio ad eccezione dei servizi di pubblica utilità o indifferibili e di quelli necessari al funzionamento delle unità produttive rimaste in attività.
  2. 8)  Restano garantiti, nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, i servizi bancari, finanziari, assicurativi nonché l’attività del settore agricolo, zootecnico di trasformazione agro- alimentare comprese le filiere che ne forniscono beni e servizi. per quanto concerne i servizi bancari, finanziari e assicurativi si devono utilizzare modalità di lavoro che favoriscano la prenotazione con appuntamenti a favore dell’utenza, in modo da evitare assembramenti. Restano altresì garantite le attività di gestione rifiuti, di cui all’art. 183 comma 1 lettera n) del dlgs. 152/06, relative a raccolta, trasporto, recupero e smaltimento di tutte le tipologie di rifiuti, sia urbani che speciali, compresi il controllo di tali operazioni e gli interventi successivi alla chiusura dei siti di smaltimento, nonché le operazioni effettuate in qualità di commerciante o intermediario in quanto costituisce attività di pubblico interesse ai sensi dell’art. 177, comma 2 del D.lgs. medesimo.
  3. 9)  Sono sospese le attività dei servizi di ristorazione (fra cui bar, pub, ristoranti, gelaterie, pasticcerie); sono consentiti i servizi di mensa e del catering continuativo su base contrattuale, i servizi resi nell’ambito di strutture pubbliche e private, istituti penitenziari, strutture sanitarie e sociosanitarie e di sostegno alle fasce fragili della popolazione. Devono essere in ogni caso rispettate le misure previste dall’accordo Governo-Parti Sociali del 14.03.2020. Resta consentita la sola ristorazione con consegna a domicilio nel rispetto delle norme igienico- sanitarie e di protezione personale sia per l’attività di confezionamento che di trasporto. Sono chiusi gli esercizi di somministrazione di alimenti e bevande, posti all’interno delle stazioni ferroviarie e lacustri, nonché nelle aree di servizio e rifornimento carburante, con esclusione di quelli situati lungo le autostrade, che possono vendere solo prodotti da asporto da consumarsi al di fuori dei locali; restano aperti quelli siti negli ospedali e negli aeroporti, con obbligo di assicurare in ogni caso il rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro;
  4. 10)  In ordine alle attività produttive si raccomanda che:
    1. a)  sia attuato il massimo utilizzo da parte delle imprese di modalità di lavoro agile per le
      attività che possono essere svolte al proprio domicilio o in modalità a distanza;
    2. b)  siano incentivate le ferie e i congedi retribuiti per i dipendenti nonché gli altri strumenti
      previsti dalla contrattazione collettiva;
    3. c)  siano sospese le attività dei reparti aziendali non indispensabili alla produzione;
    4. d)  si assumano protocolli di sicurezza anti-contagio e, laddove non fosse possibile rispettare
      la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con
      adozione di strumenti di protezione individuale;
    5. e)  siano incentivate le operazioni di sanificazione dei luoghi di lavoro, anche utilizzando a tal
      fine forme di ammortizzatori sociali.
11) Sono chiuse le attività degli studi professionali salvo quelle relative ai servizi indifferibili ed
urgenti o sottoposti a termini di scadenza;
12)Per le sole attività produttive si raccomanda altresì che siano limitati al massimo gli

spostamenti all’interno dei siti e contingentato l’accesso agli spazi comuni.
13) In relazione a quanto disposto nell’ambito dei precedenti punti commi 10 e 11 si favoriscono,
limitatamente alle attività produttive, intese tra organizzazioni datoriali e sindacali.
5
  1. 14)  Per tutte le attività si invita al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile.
  2. 15)  È disposto il fermo delle attività nei cantieri, previa concessione del termine per la messa in sicurezza, fatti salvi quelli relativi alla realizzazione e manutenzione di strutture sanitarie e di protezione civile, alla manutenzione della rete stradale, autostradale, ferroviaria, del trasporto pubblico locale, nonchè quelli relativi alla realizzazione, manutenzione e funzionamento degli
    altri servizi essenziali o per motivi di urgenza o sicurezza.
  3. 16)  Sono chiuse tutte le strutture ricettive comunque denominate e sospesa l’accoglienza degli
    ospiti dall’entrata in vigore del presente provvedimento. Per gli ospiti già presenti nella struttura in tale momento l’ospitalità non può protrarsi oltre le 72 ore successive all’entrata in vigore del presente provvedimento. La presente disciplina si applica anche ai residence, agli alloggi agrituristici e alle locazioni brevi per finalità turistiche. È fatta salva l’individuazione delle strutture che possono permanere in servizio per esigenze collegate alla gestione dell’emergenza (pernottamento di medici, isolamento di pazienti, ecc..) ivi compreso il regolare esercizio dei servizi essenziali;
  4. 17)  È vietato l’accesso del pubblico ai parchi, alle ville, alle aree gioco ed ai giardini pubblici.
    Non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; Sono altresì vietati lo sport e
    le attività motorie svolte all’aperto, anche singolarmente, se non nei pressi delle proprie
    abitazioni. Nel caso di uscita con l'animale di compagnia per le sue necessità fisiologiche, la persona è
    obbligata a rimanere nelle immediate vicinanze della residenza o domicilio e comunque a distanza non superiore a 200 metri, con obbligo di documentazione agli organi di controllo del luogo di residenza o domicilio;
  5. 18)  sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina in luoghi pubblici o privati. Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti professionisti e non professionisti, riconosciuti d’interesse nazionale dal Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali o internazionali; resta consentito esclusivamente lo svolgimento degli eventi e delle competizioni sportive organizzati da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano.
  6. 19)  Sono chiusi gli impianti nei comprensori sciistici.
  7. 20)  Sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere,
    centri termali (fatta eccezione per l’erogazione delle prestazioni rientranti nei LEA), centri
    culturali, centri sociali e centri ricreativi.
  8. 21)  Sono chiusi i musei e gli altri istituti e luoghi della cultura di cui all’art. 101 del codice dei
    beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42.
  9. 22)  Sono aperti i luoghi di culto e sospese le cerimonie civili e religiose, ivi comprese quelle funebri. L’accesso ai luoghi di culto è consentito in forma contingentata e nel rispetto delle
    misure necessarie a garantire la distanza di sicurezza interpersonale di un metro.
  10. 23)  Sono sospesi i servizi educativi per l’infanzia di cui all’articolo 2 del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 65, e le attività didattiche in presenza nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi 6
professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, ferma in ogni caso la possibilità di svolgimento di attività formative a distanza ad esclusione dei corsi per i medici in formazione specialistica e dei corsi di formazione specifica in medicina generale, nonché delle attività dei tirocinanti delle professioni sanitarie. Al fine di mantenere il distanziamento sociale, è da escludersi qualsiasi altra forma di aggregazione alternativa. Sono sospese le riunioni degli organi collegiali in presenza. Gli enti gestori provvedono ad assicurare la pulizia degli ambienti e gli adempimenti amministrativi e contabili concernenti i servizi educativi per l’infanzia richiamati, non facenti parte di circoli didattici o istituti comprensivi.
  1. 24)  Sono sospese le procedure concorsuali pubbliche e private ad esclusione dei casi in cui la valutazione dei candidati è effettuata esclusivamente su basi curriculari ovvero in modalità telematica; sono inoltre esclusi dalla sospensione i concorsi per il personale sanitario, ivi compresi gli esami di Stato e di abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo, e quelli per il personale della protezione civile, i quali devono svolgersi preferibilmente con modalità a distanza o, in caso contrario, garantendo la distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato 1 lettera d).
  2. 25)  Sono sospesi gli esami di idoneità di cui all’articolo 121 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, da espletarsi presso gli uffici periferici della motorizzazione civile aventi sede nei territori di cui al presente articolo. Con apposito provvedimento dirigenziale è disposta, in favore dei candidati che non hanno potuto sostenere le prove d’esame in ragione della sospensione, la proroga dei termini previsti dagli articoli 121 e 122 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285.
  3. 26)  Sono sospesi i congedi ordinari del personale sanitario e tecnico, nonché del personale le cui attività siano necessarie a gestire le attività richieste dalle unità di crisi costituite a livello regionale.
  4. 27)  Sono adottate, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto con particolare riferimento a strutture sanitarie e sociosanitarie, servizi di pubblica utilità e coordinamenti attivati nell’ambito dell’emergenza COVID-19, comunque garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro di cui all’allegato 1 lettera d), ed evitando assembramenti.
  1. b)  Le disposizioni di cui alla presente ordinanza producono effetto dal 21/03/2020 fino al 15/04/2020.
  2. c)  Ciascuno per propria competenza è tenuto all’applicazione della presente ordinanza;
  3. d)  La presente ordinanza è pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lombardia (BURL) e nel portale internet della Regione Lombardia, pagine dedicate all’emergenza sanitaria Corona Virus COVID 19 e trasmessa ai Sindaci per l’attuazione.
7
Allegato 1
Commercio al dettaglio
  • -  Ipermercati
  • -  Supermercati
  • -  Discount di alimentari
  • -  Minimercati ed altri esercizi non specializzati di alimentari vari
  • -  Commercio al dettaglio di prodotti surgelati
  • -  Commercio al dettaglio in esercizi non specializzati di computer, periferiche, attrezzature per
    le telecomunicazioni, elettronica di consumo audio e video, elettrodomestici
  • -  Commercio al dettaglio di prodotti alimentari, bevande e tabacco in esercizi specializzati
    (codici ateco: 47.2)
  • -  Commercio al dettaglio di carburante per autotrazione in esercizi specializzati
  • -  Commercio al dettaglio apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (ICT) in
    esercizi specializzati (codice ateco: 47.4)
  • -  Commercio al dettaglio di ferramenta, vernici, vetro piano e materiale elettrico e termoidraulico
  • -  Commercio al dettaglio di articoli igienico-sanitari
  • -  Commercio al dettaglio di articoli per l’illuminazione
  • -  Commercio al dettaglio di giornali, riviste e periodici
  • -  Farmacie
  • -  Commercio al dettaglio in altri esercizi specializzati di medicinali non soggetti a prescrizione
    medica
  • -  Commercio al dettaglio di articoli medicali e ortopedici in esercizi specializzati
  • -  Commercio al dettaglio di articoli di profumeria, prodotti per toletta e per l’igiene personale
  • -  Commercio al dettaglio di piccoli animali domestici
  • -  Commercio al dettaglio di materiale per ottica e fotografia
  • -  Commercio al dettaglio di combustibile per uso domestico e per riscaldamento
  • -  Commercio al dettaglio di saponi, detersivi, prodotti per la lucidatura e affini
  • -  Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
  • -  Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato per televisione
  • -  Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto per corrispondenza, radio, telefono
8
Allegato 2
Servizi alla persona
  • -  Lavanderia e pulitura di articoli tessili e pelliccia
  • -  Attività delle lavanderie industriali
  • -  Altre lavanderie, tintorie
  • -  Servizi di pompe funebri e attività connesse
9