domenica 10 ottobre 2021

Incidenti dei monopattini elettrici in Italia: stranieri alla guida nel 34% dei casi

Nel solo 2020, in Italia si sono verificati 565 incidenti che vedono coinvolti i monopattini elettrici. In 193 casi, a guidarli erano stranieri. Tradotto, il 34,2% dei sinistri con le tavolette a rotelle è causato da conducenti che arrivano da Bangladesh, Egitto, Filippine, Marocco e Perù. Lo dice l’Istat. Che aggiunge: con le bici, in percentuale, gli stranieri provocano meno sinistri.

Fin qui, i gelidi numeri. Una piccola riflessione personale: gli stranieri che hanno causato incidenti guidando i monopattini elettrici sono del tutto innocenti. Idem gli italiani. E qualunque essere vivente del globo terracqueo, finanche gli ET provenienti da Marte o Venere, di qualsiasi estrazione sociale e culturale, con un qualsivoglia colore della pelle e orientamento sessuale. Non c'entrano discorsi di questo tipo.

Piuttosto, si è data loro la possibilità di muoversi con elevatissima velocità, senza patente né assicurazione né obbligo di revisione. Hanno modo di scorrazzare facendo marameo alle telecamere, le quali stangano i veicoli con la targa, non certo i monopattini.

Il cocktail è bestiale: in assenza totale di lavoro, molti stranieri diventano rider. Devi correre, consegnare in fretta: più pizze porti a destinazione, più guadagni. Hai dentro un’ansia terribile, così ti sposti a mille all’ora sul monopattino elettrico. Nelle città, sempre più consegne a domicilio per i servizi di ristorazione avvengono tramite quegli strumenti di micromobilità urbana a corrente. Bisogna mettersi nei loro panni. Ribadisco: sono innocenti.

Attenzione perché trattasi di numeri destinati a lievitare: chi è appiedato e vede sfilare qualcuno su monopattino cade in tentazione. O lo compra o lo prende a noleggio. Pare opportuno evidenziare che nel 2021 si vola al ritmo di oltre un morto al mese su monopattino. Innumerevoli i feriti, che sfuggono alle statistiche in quanto le Forze dell'ordine vengono chiamate a intervenire solo per lesioni molto gravi.

Come uscirne? Qualcuno vuole un giro di vite. Magari quello stesso qualcuno che ha fatto di tutto per introdurre i monopattini elettrici. Ma, se un domani dovessero arrivare nuove regole più dure, non servirebbero assolutamente a nulla.

Oggi, la legge dice: devi rispettare il semaforo e il Codice della Strada, non circolare sul marciapiede, usare il casco se sei minorenne, non elaborare il monopattino rendendolo più potente. Oggi, molti non rispettano il semaforo e il Codice della Strada, circolano sul marciapiede, non usano il casco se minorenni, elaborano il monopattino rendendolo più potente. Perché? Perché mancano i controlli. Le normative già ci sono, e pure troppe: caotiche e disordinate. Nuove regole creerebbero solo altra confusione.

sabato 4 settembre 2021

Fuga da Alcaraz: incubo di Tsitsipas, stroncato da un fenomeno allo US Open (video)

In “Fuga da Alcatraz”, uno strepitoso Clint Eastwood (Frank Morris) è condannato all'ergastolo in una delle prigioni più brutali e disumane del pianeta: Alcatraz. In Fuga da Alcaraz, Stefanos Tsitsipas, formidabile tennista greco, 23enne numero 3 del mondo, cerca disperatamente di scappare da un penitenziario particolare. Trattasi di una galera ideata da Carlos Alcaraz, nuovo fenomeno 18enne del tennis mondiale. Nei suoi ripetuti e vani tentativi di evasione, Tsitsipas viene puntualmente ripescato nell’oceano, per essere ricondotto dietro le sbarre.

Allo US Open, terzo turno, è andato in onda un film che ha visto prevalere Alcaraz al quinto set, dopo una guerra all’Artur Ashe Stadium, finita 6-3 4-6 7-6 (7-2) 0-6 7-6 (7-5). Geniale la strategia messa in atto dal ragazzo iberico, che nel quarto parziale ha respirato a fondo, eseguendo piccoli esercizi di allungamento muscolare alle gambe e decontraendosi, per poi dare libero sfogo alla sua prepotenza atletica nella quinta frazione.

Il ragazzo di El Palmar è un tennista divertentissimo, dotato di un dritto assassino. Una rasoiata col braccio che viaggia alla velocità della luce. Una via di mezzo fra il dritto devastante di del Potro e quello di González, detto anche mano di pietra. Un'arma di devastazione, quella del giovane della Murcia, che arriva a sventaglio, con poco margine sopra il net. Lo sparo al fulmicotone parte anche dal centro del campo, incrociato. Alacaraz ama pure il dritto in corsa, una fucilata illeggibile.

In quel dritto di Carlos, non c’è il lieve spin di Federer né la frustata di Andy Roddick. Non è neppure il gancio di Nadal. Il risultato del colpo di Alacaraz è uno scaldabagno che ti arriva in faccia, difficile da gestire e interpretare.

Notevole il rovescio bimane, che ricorda quello del suo attuale allenatore, Juan Carlos Ferrero. Deliziosi i tocchi sotto rete. Cattiva e velenosa la seconda di servizio, lavoratissima e profonda. Qualcosa da rivedere sulle percentuali delle prime di servizio: talvolta, la lunghezza eccessiva del colpo è dovuta alla mancata pronazione finale del polso.

Certo che Tsitsipas, insistendo così tanto nel gioco incrociato, alla fine quel rovescio di Alcaraz è andato proprio a renderlo bollente: gliel’ha allenato a tal punto che l’iberico nel quinto set era pronto per spaccare il globo terracqueo.

Ma la caratteristica fondamentale di Alcaraz è che cattura l’attenzione durante il gioco: estroso, pieno di inventiva, con quei suoi 185 cm che porta a spasso per il campo in modo leggiadro. Pochissimi i rimbalzi compiuti a terra dalla pallina prima del lancio per il servizio: non ti annoia, a differenza di quei giocatori che ti fanno addormentare, sforando abbondantemente il tempo a disposizione, con la compiacenza degli arbitri. Il nuovo mostro iberico, col volto ancora segnato da acne juvenilis, ispira simpatia, seppure qualche avversario possa non gradire eccessivamente qualche esultanza calda dopo i punti vincenti.

Impossibile prevedere quale possa essere la collocazione esatta di questo UFO arrivato dalla Spagna. A naso, opto per le seguenti quattro categorie. Primo: un grande campione, come Ivan Lendl. Secondo: un fuoriclasse, come John McEnroe. Terzo: un fenomeno, come Pete Sampras. Quarto: un dio dell’Olimpo, come Federer, Djokovic e Nadal (nell’ordine dal più forte). Se mai dovesse migliorare la prima di servizio, non escludo che possa raggiungere i magnifici tre. Con una postilla chiave: Alcarez è dieci volte più spettacolare di Djokovic e Nadal, mentre reputo irraggiungibile e ineguagliabile Roger.




giovedì 5 agosto 2021

Obbligo assicurazione Rc auto in aree private: bufala

In queste ore, va di moda una fake news: la Cassazione (21983/2021, sezioni unite) avrebbe introdotto l’obbligo assicurazione Rc auto in aree private. La bufala arriva da un (ex) grande giornale, poi ripresa da decine di siti e forum che si scopiazzano. Internet versione monnezza, scritta da scimpanzé ammaestrati all’uopo, pagati un gelato a sei mesi di distanza.

Non è vero per niente. La Cassazione ha solo detto che, se un’auto assicurata cagiona un danno, anche in area privata, (per esempio, un cortile), allora la compagnia deve risarcire i danni alla vittima. Tutto nasce da un sinistro mortale con l’impresa assicuratrice che non voleva tirare fuori un euro. Dopo anni di battaglia legale, la compagnia ha perso; i familiari della vittima hanno vinto.

Qualche legale di qualche compagnia, evidentemente seccato per la sconfitta, ha preso la sentenza della Cassazione e l’ha interpretata nel seguente modo: Rc auto obbligatoria nelle aree private.

Assolutamente no. Se io circolo o parcheggio l’auto su strada pubblica, ho l’obbligo di Rca. Se io lascio la vettura nel box, sempre chiusa lì dentro, oggi non ho l’obbligo di assicurazione. Lo dice l’articolo 122 del Codice delle assicurazioni: i veicoli a motore senza guida di rotaie non possono essere posti in circolazione su strade di uso pubblico o su aree a queste equiparate se non siano coperti dall'assicurazione per la responsabilità civile verso i terzi. L'assicurazione comprende la responsabilità per i danni alla persona causati ai trasportati, qualunque sia il titolo in base al quale è effettuato il trasporto.

Ecco il passaggio chiave della sentenza: “Nel prendere atto dell’orientamento consolidato nella giurisprudenza di legittimità in base al quale a quest’ultimo riguardo rilevano non solo le strade di uso pubblico, ma anche le proprietà che ancorché di natura privata siano aperte all’utilizzazione da parte di un numero indeterminato di persone (anche) diverse dai titolari di diritti su di essa cui sia data la possibilità…”.

Ma perché mai quella interpretazione sbagliata della sentenza della Cassazione? Facile: l’obiettivo dichiarato dalle compagnie è estendere l’obbligo di Rc auto sempre e comunque, dovunque. Il fatto è che la legge non dice questo. Finché la legge dice diversamente, nessuna interpretazione scorretta delle sentenze della Cassazione potrà cambiare mai le regole d’imperio.

La verità è che in quella sentenza della Cassazione c’è una sconfitta per l’assicurazione, la quale non voleva pagare i danni per un bimbo investito su una rampa di un garage: il piccino è morto.

Attenzione perché non è la prima volta. Già in passato, qualcuno ha scritto che, senza la prova strumentale della lesione fisica, questa non può essere risarcita. Qualcun altro ha anche affermato che ci sia l’obbligo di rivolgersi ai carrozzieri convenzionati. Favole. Sono desideri delle lobby assicuratrici, non certo realtà di fatto.

lunedì 2 agosto 2021

Annunciare gli incentivi: schiaffone che il settore auto non merita

A giugno, la politica ha iniziato ad annunciare nuovi incentivi per le auto a benzina o diesel, le uniche acquistabili a prezzi cristiani, giacché le elettriche risultano care come il fuoco, causa investimenti massicci dei Costruttori. Da quel momento, il più sprovveduto dei consumatori e dei potenziali acquirenti di macchine termiche nuove, si è piazzato in poltrona a braccia conserte. In attesa degli ecobonus. Drammatico il risultato di luglio, con uno sprofondo rosso storico: vedi alVolante qui.

Ovvio. A luglio, sono un potenziale acquirente di una vettura che costa 20.000 euro. So che ad agosto arriveranno incentivi e che quindi potrò comprare quel bene a 17.000 euro. Perché mai dovrei buttare nel gabinetto 3.000 euro?

Il problema si ripete nel corso degli anni. Il Governo emana un decreto, che non contiene incentivi. Arrivano gli emendamenti che poi il Parlamento dovrà approvare. Fra l’annuncio dei bonus e l’effettiva partenza della campagna rottamazione passano un paio di mesi, durante i quali il mercato auto si spompa. Per poi rigonfiarsi in parte dal giorno in cui il gettone statale è effettivo. Un parto straziante, che dà vita a un mostriciattolo: due spiccioli messi in croce, destinati a esaurirsi in brevissimo tempo, col consumatore giustamente a caccia di auto a benzina o diesel, in assenza di un rete capillare di colonnine di ricarica elettrica.

Gli incentivi si fanno, non si annunciano. E si fanno con un sano progetto legge organico (da approvare in fretta), mirato solo ed esclusivamente su un pilastro dell’economia come l’auto: 10 miliardi di euro sul piatto, come nelle altre nazioni evolute. Anche a favore di auto a benzina o a gasolio, grazie alle quali la politica stessa vive e vegeta: due terzi di un rifornimento di benzina o diesel vengono bruciati in accise, inclusa l’IVA, ossia l’Imposta su altre tasse. Quattrini che poi la politica gestisce. Senza contare gli euro in quantità industriale che entrano nelle casse delle Regioni con il bollo (tassa di proprietà) e delle Province (ma non dovevano morire?) con la famigerata IPT, Imposta provinciale di trascrizione.

Gli ecobonus annunciati non rispettano le Case automobilistiche, le concessionarie, gli addetti delle fabbriche e dell’indotto, né gli stessi cittadini: nessuno può programmare uno straccio di niente. Le aziende, in particolare, non hanno modo di organizzare un piano di rilancio con campagne aggressive. Oltretutto, non fai neppure in tempo a spingere a favore dell’acquisto, che il bonus è già stato divorato.

Due parole sulla massima erezione agonistica di chi si emoziona tanto per gli sfavillanti numeri delle auto elettriche. Oggi, l’italiano compra la macchina a batteria perché, dando dentro quello sporco macinino over 10 anni, ottiene uno sconto di 10.000 euro. Attenzione, anche i fondi delle macchine a corrente finiranno, e pure piuttosto presto. Ci sarà un ammosciamento generalizzato, una scossa alla rovescia.

Con un tremendo effetto Cuba, specie al Sud Italia: un esercito di auto stra-usate e pericolose, molto inquinanti, “bombe” per la sicurezza stradale e per le polizze Rca, che viaggeranno indisturbate lungo lo Stivale, con punte a Napoli e Caserta.

Se infatti la Commissione europea, nel suo delirio verde, intende obbligare le Case a produrre solo elettriche dal 2035, comunque lascia spazio alla compravendita di antiquati benzina e diesel, soprattutto nel nostro Meridione. Dal Green Deal al Nightmare Deal.

sabato 31 luglio 2021

Strage dei monopattini elettrici: allucinante mobilità di politici irresponsabili

Lido di Classe (riviera romagnola), 4 del mattino di giovedì: in viale Vespucci, un passante nota un uomo a terra accanto a un monopattino elettrico, e lancia l'allarme. Arrivano i soccorritori e constatano il decesso della vittima. Per i rilievi del caso sono intervenuti i Carabinieri di Cervia-Milano Marittima. Questo è il terzo morto su monopattino in Italia dal 2020.

Facciamo un passo indietro. Milano, martedì sera, in piazza San Babila, pieno centro: una ragazza di 21 anni che si trova a bordo di un monopattino elettrico perde il controllo del mezzo e cade rovinosamente. Ambulanza e trasporto in codice rosso. Condizioni serie, ma fortunatamente vita non in pericolo. Poco dopo, verso l'una, in via Cenisio, un 24enne, anche lui a bordo di un monopattino, cade malissimo e si ferisce.

Sono storie dell’ordinaria strage dei monopattini elettrici. Di chi la colpa? Di certo non dei produttori, che fanno il loro lavoro, ossia macinare profitti vendendo questi giocattolini. Di per sé innocui. Sono allegri strumenti per scorrazzare in armonia con i passerotti e la natura tutta nei giardinetti.

La colpa non è neppure delle società di sharing: monopattini in condivisione. Hanno fiutato l’affare e cercano di intercettare il fenomeno.

La colpa non è nemmeno di coloro che li usano. Sono menti deboli, vengono rimbambiti da qualcuno che va in tv a parlare di mobilità del futuro. Pensano di essere “verdi” e di far risparmiare risorse ed energie all’umanità: in realtà, fra costi sociali per soccorsi e cure, innalzamento dei prezzi Rc auto visto il pericolo in strada delle tavolette, spese per fare e rifare le piste ciclabili loro dedicate, crescita delle emissioni inquinanti causa maggiore traffico dovuto proprio a quelle ciclabili, questi signori richiedono investimenti fortissimi. Ci sarebbe pure da ragionare sul prezzo che la natura paga per produrre e smaltire le batterie di quei cosi, ma andrei per le lunghe.

Dovrebbero fare una seria riflessione invece i politici che hanno spinto in modo irresponsabile per la diffusione dei monopattini elettrici. Sono oggetti pericolosi nei nostri contesti. Per giunta, i monopattini elettrici sono stati equiparati alle bici il 1° gennaio 2020. Fa sorridere anche il possibile disegno legge con un giro di vite: multe più pesanti e regole più stringenti. Che cosa ce ne facciamo?

Non ci sono controlli su strada da parte delle Forze dell’ordine, che nulla possono perché impegnate in altro. Le telecamere beccano le infrazioni di scooter e auto, dotate di targhe. Mentre i monopattini elettrici sono anonimi, silenziosi, sfuggenti. Tanto da essere sempre più adorati dai ladri: ti avvicini in monopattino, fai il colpo, e ti dilegui senza che nessuno possa acchiapparti.

Puoi anche piazzare 10.000 euro di multa ma, senza le verifiche sul campo, quelle ammende sono inutili. Oltretutto, la dimensione del fenomeno incidenti e violazioni sfugge: senza controlli, senza database, senza targhe, non riesci a contabilizzare sinistri e feriti. Quelli noti (dati Asaps, Amici Polstrada) sono attorno a 130 l’anno, ma trattasi di stima enormemente al ribasso rispetto al vero. Senza considerare una certa pigrizia dei Comuni, che sono restii a fornire i veri numeri, quegli stessi Comuni i quali hanno disegnato ovunque piste ciclabili.

Dopodiché, andrebbe anche stroncato quanto prima il fenomeno del monopattino con sellino: non si può. Se metti il sellino, allora servono targa e assicurazione, per legge. Occhio pure ai monopattini elaborati, che schizzano come razzi rendendo tanto felici ebeti da rinchiudere.

La soluzione è una: la responsabilizzazione della politica. Un’ammissione di colpa: abbiamo sbagliato, ci fermiamo. Come sta avvenendo altrove. Perché qui questo non succede? Perché il monopattinista medio vota quel politico. Se gli togli il giocattolo, lui ti toglie il voto. Poi tocca lavorare per davvero.

Chiosa sui monopattinisti aggressivi: diventano feroci contro i pedoni sui marciapiedi (specie i deboli, i disabili, gli anziani, i claudicanti), lì dove non possono circolare; spesso in due sulla tavoletta, comportamento vietatissimo. Sono gli ultra moderni pirati della strada della nuova mobilità sporca e violenta.