mercoledì 18 marzo 2020

Correre è a rischio reato?

Ha detto il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri: “Potete andare a correre in solitaria, però meno uscite meglio è”.

Quindi, per il decreto coronavirus, io posso correre da solo e rispettando la distanza di sicurezza di un metro?

Con tutto il rispetto per Sileri, non ne sono convinto.

Andiamo per gradi.

1) La parola corsa non c’è nel decreto coronavirus. Neppure correre, o running. Neppure jogging, corsetta, camminata, giro, giretto e via dicendo. Mi riferisco al terzo decreto, che prevale sul secondo, il quale a sua volta prevale sul primo. È vietato lo “spostamento all’interno del territorio”.

2) Sentiamo il decreto: “È raccomandato ai Comuni e agli altri enti territoriali, nonché alle associazioni culturali e sportive, di offrire attività ricreative individuali alternative a quelle collettive interdette dal presente decreto, che promuovano e favoriscano le attività svolte all’aperto, purché svolte senza creare assembramenti di persone ovvero svolte presso il domicilio degli interessati”.

3) Nel sito del Governo, di corsa e correre neppure l’ombra: “Si può uscire dal proprio domicilio solo per andare al lavoro, per motivi di salute o per necessità ovvero per svolgere attività sportiva o motoria all’aperto. È giustificata ogni uscita dal domicilio per l’attività sportiva o motoria all’aperto”. “L’attività motoria all’aperto è consentita purché non in gruppo. Sono sempre vietati gli assembramenti”. “È consentito l'accesso individuale a parchi e giardini pubblici, per praticare sport e attività motorie”.

4) Ecco allora Borrelli (Protezione civile): “Uscire solo per lo stretto indispensabile e necessario. Anche chi va a piedi deve portare l’autocertificazione”.

La mia modesta opinione: chi corre è a rischio reato.

Sarebbe stato opportuno un decreto più chiaro ed esplicito in fatto di corsa. Il sì all’attività motoria all’aria aperta (interpretazione nel sito del Governo) è in contraddizione con l’elenco tassativo delle necessità di uscita (quali spesa, salute, lavoro) nel decreto.

Vediamo l’articolo 12 del Codice civile: “Nell'applicare la legge, non si può ad essa attribuire altro senso che quello fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse, e dalla intenzione del legislatore”.

Traduco: la fonte per interpretare i decreti sono i decreti stessi. Né il sito del Governo né il viceministro della Salute. Si segue l’intenzione del legislatore.

Per me, il legislatore ha questa intenzione: tutti a casa, se non in situazioni di estrema necessità. Chi scrive circolari, chi scrive sul sito del Governo e chi interpreta la legge è in posizione subordinata rispetto alla legge.

Volete la prova? Sino a ieri, secondo il ministero della Salute, potevi usare la bici sempre e comunque e ovunque. Da adesso, invece, per i non professionisti, non è giustificato l’utilizzo del mezzo per diletto o per allenamento oltre i confini del proprio territorio di domicilio, abitazione o residenza.

La qualità della normazione è bassissima. In piena guerra anti-Covid 19, varrebbe la pena sfornare poche regole e precise, anziché numerose e soggette a differenti letture.

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