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domenica 2 agosto 2015

Follia Fognini: battibeccare con Nadal e risvegliare l’orgoglio di Rafa

Non ho mai dato peso ai comportamenti in campo di Fognini: non m’interessano. Per quanto mi riguarda, lo ammiro sotto il profilo tecnico, lo reputo un ottimo giocatore per tornei di media importanza; e in Italia questo è quanto passa il convento fra i maschietti, sicché occorre accontentarsi. Può pure mettersi a litigare con gli dei: osservo come si sviluppa l’incontro, non ascolto i suoi monologhi. Pur tuttavia, oggi, per la prima volta, mi permetto di fargli un piccolo appunto. Ha disputato la finale di Amburgo contro Nadal, e - perso il primo set - aveva il secondo in pugno. Non solo: quello di qualche minuto fa sul rosso tedesco era la controfigura di Rafa. Non spingeva molto, specie di rovescio. Ha più volte ciccato la pallina di dritto. È stato lontanissimo dalla rete. Non aveva sensibilità sulle palle corte. Un tennista della statura di Fognini poteva batterlo, specie insistendo nella diagonale dritto del maiorchino contro rovescio dell’italiano. A mio giudizio, sul finale del secondo set, Nadal era al 50% delle sue forze fisiche. Se Fabio lo avesse portato al terzo e decisivo set, avrebbe avuto serie chance di strappargli la finale. Ma proprio in quel momento, Fognini ha commesso l’errore più colossale della sua buona carriera di tennista nei tornei due su tre (negli Slam non ha le qualità atletiche per sfondare).

Cosa è successo? Fognini poteva bestemmiare contro le sorelle dei giudici di linea, poteva spaccare la racchetta per terra, poteva rotolarsi in preda a un raptus, poteva mordere l’arbitro, poteva scontrarsi con gli uomini del proprio angolo. Insomma, poteva fare di tutto, tranne quello che ha fatto. Ha battibeccato con Nadal. Lo ha stuzzicato, punzecchiato, un po’ ferito. Anche il linguaggio del corpo è stato antipatico: Fabio in piedi e Rafa seduto a dirgli di tornare al proprio posto. Il motivo della contesa verbale ha valore zero. È che Nadal in quel preciso istante - in quel contesto, sotto nel punteggio e con le pile scariche -, andava lasciato lì nel suo brodo a macerarsi. Invece, Fognini gli ha dato contro. Ha insistito. Ha svegliato il cane che dormiva. E l’iberico ha pescato dal profondo del pozzo, dentro di sé, le restanti energie nervose e le ha scaricate negli ultimi colpi in campo. Rafa ha cambiato sguardo, ha anche alzato il volume degli urli a ogni colpo. Ci ha messo la cattiveria. Fabio invece s’è afflosciato su se stesso, pareva intimorito dal vigore agonistico del maiorchino. Risultato: 2-0 per Nadal.

Se ti chiami Sampras, Federer, Borg, Lever, se sei uno dei migliori di ogni epoca, allora puoi anche permetterti di sfruculiare un mostro sacro come Nadal. Che verrà ricordato come il numero uno di tutti i tempi sul rosso. Altrimenti, se non sei attrezzato sotto il profilo psicologico a reggere l'urto e la reazione dell'avversario, ti ritorna tutto indietro come un boomerang. Così è stato.

venerdì 3 giugno 2011

Semifinale Roland Garros 2011: Federer batte Djokovic. Incredibile: a fine carriera, re Roger gioca la partita più bella della sua vita. Nadal gode: troverà in finale un avversario stanchissimo


Federer-Djokovic 7-6(5) 6-3 3-6 7-6(5) in tre ore e 17 minuti: è il verdetto della seconda semifinale del Roland Garros (nella prima Nadal ha spazzato via Murray). A mio giudizio, il match giocato meglio da re Roger nella sua carriera inimitabile, una partita che lo conferma il più grande di ogni epoca. L’elvetico s’è trovato di fronte un Nole che non perdeva dall’anno scorso, e in perfetta forma. Nei primi scambi, il serbo è partito a razzo; poi Federer s’è imposto di misura per 7-6. Secondo set dominato dallo svizzero. Terzo set in mano a Roger, ma d’improvviso si sveglia Djokovic che inizia a tirare ancora più forte e a prendere rischi su ogni palla: Nole si porta a casa il terzo set e va sparato anche nel quarto. Strappa il servizio e serve sul 5-4. A questo punto, Federer estrae dal cilindro colpi meravigliosi, giocati di controbalzo. Si va al tie-break e il livello dell’incontro arriva al vertice: Roger mette di là l’impossibile, il serbo più d’una volta cerca lo sguardo di allenatori, parenti e amici, allargando le braccia. Ne ha tutte le ragioni: l’elvetico è ingiocabile. Finisce 7-5 al tie-break.

Quattro le chiavi del match.

1) La seconda di servizio di Federer, giocata con una scioltezza disarmante, anche nei momenti topici. Per non parlare della varietà nella prima palla: potente alternata ad angoli tremendi e a tagli cattivissimi.

2) Il dritto di controbalzo di Federer. Che non ha mai perso terreno, togliendo respiro a Djokovic.

3) Il rovescio coperto, piatto, talvolta leggermente arrotato in top, di Federer. Alternato a sapienti back.

4) Il linguaggio del corpo e gli occhi di Federer dicevano: gioco con gioia. Sono felice di stare sul campo. Una serenità tennistica che aveva perso negli scorsi mesi, ritrovata grazie a una maggiore propensione offensiva.

Adesso, giustamente, Nadal si frega le mani. In finale, domenica, troverà un Federer stanco, perché ha terminato tardi una semifinale durissima sotto il profilo atletico e mentale. Vivissimi complimenti agli organizzatori del Roland Garros per aver rovinato la finale, spostando gli equilibri nettamente a favore di chi ha disputato la prima semifinale.

Si incontreranno il più grande di sempre sulla terra rossa (lo spagnolo), e il numero uno assoluto mai visto (lo svizzero). Percentuali di vittoria: Nadal, 51%; Federer 49%. Molto dipenderà anche dal clima e dal campo: maggiore la velocità di gioco, più le probabilità che trionfi re Roger; il campo lento (magari col vento a disturbare) avvantaggerebbe invece l’iberico.

screenshot rolandgarros
      

domenica 8 maggio 2011

Djokovic disintegra Nadal. Ma Madrid è un campo veloce: al Roland Garros sarà un’altra storia


Non l’ha sconfitto, l’ha disintegrato. Djokovic ha sotterrato di mazzate Nadal, portandosi a casa il match due set a zero: 7-5, 6-4. Un risultato che sarebbe di prestigio su qualsiasi superficie, ma qui ci sono due fattori di rilievo. Primo, si giocava sulla terra rossa, dove il maiorchino è il più forte di ogni epoca, Borg incluso. Secondo, eravamo a Madrid, a casa di Rafa: proprio uno smacco. Che fra l’altro Nadal non ha digerito: l’ho notato al momento della stretta di mano a rete, al termine dell’incontro. Una gelida strettina fra due tipi che, a mio giudizio, poco si amano.

Djokovic si conferma un mostro di bravura. Al momento, la vera classifica mondiale vede il serbo primeggiare, secondo me, seguito da Nadal e da Federer: è alla 34.a vittoria di seguito, e al sesto titolo stagionale consecutivo. Tuttavia, tralasciando il discorso su Roma (dove comunque si gioca due set su tre, e l’aspetto atletico conta meno che nei tornei dello Slam), personalmente do ancora Nadal favorito su Djokovic a Parigi. Anzitutto, al Roland Garros, appunto, è tutto al meglio dei cinque set. E così la preparazione squisitamente fisica fa la differenza. Ritengo che lo spagnolo sia ancora imprendibile sotto quel profilo. Secondariamente, Madrid è un terra rossa particolare: velocissimo, in altura. Per certi versi, un cemento lento. Più roba da Djokovic che da Nadal. Tant’è che il serbo aveva già legnato Rafa a Miami. A Parigi, la superficie è molto meno rapida, e si gioca più meno ad altezza mare.

La chiave dell’incontro, per come l’ho visto io, è stato il rovescio di Novak incrociato e larghissimo sul dritto di Nadal. Una tattica con coefficiente di difficoltà 10, che obbligava Rafa a recuperi al limite dell’impossibile. Il maiorchino non ha rinunciato infatti a partire dal suo angolo preferito, alla propria destra, per tentare di comandare il gioco col dritto, anomalo e lungolinea. Ma il serbo non gliel’ha permesso e, con il rovescio bimane costantemente protesto in avanti, ricacciava dalla parte opposta Nadal. Prendendo le redini del punto in mano. Specie nei momenti decisivi.

Ho poi ammirato una seconda di servizio di Djokovic che ha pochi eguali nella storia del tennis. Rimbalzo altissimo, profonda, con variazioni di angolo. Per lui, in finale, non è mai stato un guaio non infilare la prima. Sapeva che con la battuta di riserva faceva ugualmente male. In questo, mi ricorda Sampras, con le due di servizio più efficaci di sempre.

Nadal s’è confermato il solito leone. Ma se ti trovi davanti uno sparapalle come Novak, la grinta non basta. Io vedo anche qualche talento in più nei colpi da fondo di Djokovic di pura potenza e velocità, che su terreni veloci lo rendono, oggi, inarrivabile.

Al momento, almeno per Roma e per il Roland Garros, resta fuori dai giochi Federer. Ritengo che lo svizzero (il più bravo di ogni epoca) abbia già nel mirino Wimbledon: è lì che intende ancora accecare il pianeta con la sua classe sconfinata.

foto atpworldtour                                                                                                                                                                                                  

domenica 17 aprile 2011

Il terrore di Ferrer: Nadal vince a Montecarlo attendendo la paralisi nervosa dell'avversario


Ferrer è da mostrare a tutti i bimbi che si avvicinano a qualsiasi sport. È piccolo, tozzo, curvo su se stesso, ha scarso talento tennistico, non ha tocco sotto rete, non ha colpi esplosivi. Eppure è fra i tennisti migliori al mondo. Come ha fatto? Allenamenti durissimi, tenacia, lavoro atletico spaventoso. Arriva ovunque con le gambe, e i due colpi da fondo campo sono solidi. È fra i miei tennisti preferiti.

Però Ferrer ha un problema: la paura di Nadal. Qualche ora fa, sotto di un set nella finale di Montecarlo, ha messo la testa avanti al termine del secondo set. Fisicamente, era brillante. Eppure ha sbagliato uno smash facilissimo, un dritto ancora più semplice (per un top player) e si è suicidato. Perché? Un crollo nervoso. Se rema da fondo recitando la parte di chi è sfavorito, Ferrer è strepitoso (sulla terra rossa). Se deve prendere l’iniziativa quando è il momento di uccidere l’avversario, sbraca.

Il fatto è che già gli è successo in passato contro Nadal. Il maiorchino lo sa perfettamente, e negli attimi decisivi si limita a ributtarla dall’altra parte del campo. Sulla pallina, c’è scritto: “Tanto ora sbagli”. Anche per questo, Nadal è il più grande giocatore di ogni epoca sulla terra rossa: cattiveria verso antagonisti inferiori.

foto monte-carlorolexmasters                                                                                                                                                                                     

domenica 28 novembre 2010

Il Maestro Federer dà una durissima lezione di tennis allo scolaretto Nadal: 6-3, 3-6, 6-1


Un primo set giocato in maniera stratosferica da Federer. Con un servizio devastante, un dritto da paura e un rovescio eternamente alla ricerca del punto, anche se meno incisivo degli altri colpi.

Il game decisivo è quello del 4-3 per lo svizzero con Nadal al servizio. Si va ai vantaggi e qui Federer diviene tremendamente offensivo. Negli ultimi tre game, 12 punti a 4 per lo svizzero.

Nel secondo set, la prima di Federer sparisce: dentro solo il 25%. Nadal strappa il servizio quando è in vantaggio per 2-1. Vola fino al 4-1. Lo spagnolo, con intelligenza, smette di rispondere, facendo vincere facile all’elvetico i turni di servizio. Il numero uno al mondo alterna servizi angolati con cannonate in pancia a Federer. La seconda frazione si chiude 6-3 per Rafa.

Nel terzo set non c’è gara: Federer disintegra l’avversario sparando dritti supersonici. Perfino alla moviola, fa impressione rivedere la rapidità d’esecuzione di Re Roger. Un 6-1 in cui lo svizzero mette in mostra, a mio avviso, il tennis più cattivo che gli abbia mai visto praticare. Merito anche di Paul Annacone, che l’ha reso più aggressivo. Francamente, gli ultimi game sono stati una lezione di tennis del Maestro verso lo scolaretto.

Federer è stato anche più coraggioso nella diagonale rovescio “svizzero” contro dritto uncinato “spagnolo”. Su una superficie rapida, può farlo. Sul rosso, ne esce sconfitto.

La finale del Master di Londra, comunque, non sposta di una virgola gli equilibri: così sarebbe stato anche in caso di vittoria di Nadal. Federer era e resta il più grande di ogni epoca, prima di Sampras, Laver e Borg. L’elvetico è più forte dell'iberico al coperto, sull’erba vera (non sull’erba battuta del Wimbledon attuale) e sui terreni rapidi, cemento o sintetico che sia. Rafa era e resta il più forte di tutti i tempi sulla terra rossa. Dove può giocare anche in difesa, rimandando sempre una pallina in più dall’altra parte del net.

In quanto ai precedenti, che parlavano di un vantaggio notevole di Nadal, sono statistiche cretine: hanno giocato una marea di finali sulla terra rossa. Con inevitabile vantaggio per lo spagnolo.                                                                                                                                                                                                 

lunedì 8 giugno 2009

Federer attento, l'"erba battuta" di Wimbledon può fregarti ancora



Da prima che Federer vincesse il Roland Garros, lo considero il più grande tennista di ogni epoca: vedi qui. Mi fa tanto piacere che adesso altri la pensino come me. Tuttavia, siamo di fronte a un paradosso epocale. Roger ha trionfato in Francia su una terra rossa molto particolare, che ricordava assai da vicino il cemento. Magari sarà stato il vento che ha spazzato via il mattone colorato, sta di fatto che le palline - dopo il rimbalzo - schizzavano via più veloci, proprio come sul cemento. Un Roland Garros, almeno il centrale, quanto mai lontano dall'edizione 2008, assai terraiolo. Viceversa, a Wimbledon 2008, s'è giocata la finale Nadal-Federer su un'"erba battuta": il rimbalzo era altissimo e lentissimo. Condizioni ideali per il maiorchino; non proprio l'ottimo per Re Roger.

Guardate il video in alto: c'è una bella differenza fra l'erba del 2003 e quella del 2008. Mi sa che non solo è migliorato Rafa, ma le condizioni del terreno sono più consone al gioco dell'iberico. Un'"erba rallentata" su misura.

Adesso, è arrivato il tetto magico anche a Wimbledon, che coprirà il centrale in caso di maltempo. Il guaio è che il campo rischia di diventare ancora più lento: sabbie mobili per Federer. Tutto dipende da come verranno regolate temperatura, umidità, condensa del centrale, anche e soprattutto quando sarà attiva la copertura. Non condivido l'equazione "gioco al chiuso = palla più veloce". Qui c'è in ballo l'erba, per giunta in uno stadio da 15.000 persone: il terreno deve assolutamente restare secco. L'esempio di San Siro dovrebbe far riflettere: quello che una volta era il tempio del calcio, ora è un campo di patate, proprio a causa della copertura (così dicono i tecnici).

Inoltre, andrà valutato se l'erba sarà cortissima: bastano quattro millimetri in meno per trasformare il manto erboso in una "terra verde". Il vero problema per lo svizzero riguarderà il servizio, specie la seconda: l'effetto in kick potrebbe risultare ancora meno velenoso che in passato, perché non ci sarà più l'erba vera che fa slittare la sfera, ma l'"erba battuta" che alza la traiettoria e ammazza il taglio impresso alla palla, la quale arriva più addomesticabile sulla racchetta del ribattitore. Roba da terraiolo. Roba da Nadal. Occhio, divino Federer.

In caso di "terra battuta", non so neppure se a Federer converrà inarcare troppo la schiena durante il servizio, sulla seconda palla in particolar modo. Dare la rotazione maligna con un grande e prolungato sforzo fisico può non pagare se il campo neutralizza la cattiveria del kick. A quel punto, gli sarà più utile piazzare un maggior numero di prime palle, rischiando meno, oppure sparare la seconda un po' più piatta. Certo, così diventerà un Federer meno aggressivo...

domenica 31 maggio 2009

Nadal eliminato al Roland Garros: secondo me, era nervoso per la questione doping

La mia opinione è molto semplice: Nadal è stato eliminato al Roland Garros perché era inquieto. Ha perso contro lo svedese Söderling in quattro set, 6-2 6-7 (2) 6-4 7-6 (2). È la prima sconfitta per lo spagnolo dopo 31 gare vinte consecutivamente al torneo parigino. È stato battuto da un onesto pedalatore, numero 25 del ranking mondiale. Quindi, l'unica spiegazione del crollo è psicologica. Anche se, con largo anticipo, avevo segnalato qualche scricchiolio nel gioco del fenomeno della terra rossa: vedi qui e qui.

Ad agitare Rafa, a mio giudizio, la questione doping. Il maiorchino ha smarrito la perfetta e assoluta concentrazione (che lo contraddistingue da anni) per via della recente polemica contro la Wada, World Anti-Doping Agency, il cui compito è di promuovere e coordinare, a livello internazionale, la lotta alla diffusione delle sostanze dopanti in qualunque forma si presentino.

“Le regole della Wada tormentano i giocatori”, ha infatti polemizzato Nadal poche ore prima del match. Il motivo? Richiedono che ogni atleta si renda disponibile per un test un’ora al giorno e per ogni giorno della settimana. “Ero con i miei amici. Stavamo facendo un bagno, quando mia madre mi ha avvertito che nella mia casa di Madrid c’erano quelli dell’antidoping. Era la mia unica serata libera e l’ho passata così. E non è capitato solo a me”.

È chiaro che Rafa sia infastidito terribilmente. Gli ho visto fare, contro lo svedese, errori che in passato non ha mai commesso, specie di rovescio. Può anche darsi che si senta nel mirino. Tant'è che, come ricorda la Wada, è possibile diventare un soggetto mirato per i test antidoping. Spesso gli atleti migliori nelle varie discipline, a livello nazionale e internazionale, possono essere inclusi nominativamente nei test anziché essere sorteggiati. In tal modo, si può dimostrare a chiunque che i propri successi sono ottenuti in modo leale e sportivo.

Si tratta di una polemica, quella di Nadal contro la Wada, che può aver lasciato il segno nell’animo del fuoriclasse iberico. Che peraltro, come ho già ricordato qui, reputo pulitissimo. Il guaio è che il doping lo si dovrà pur combattere in qualche modo.

[foto via rolandgarros]

sabato 30 maggio 2009

Doping: caro Nadal, ti sbagli

Nadal non è un drogato-dopato. Non soltanto è pulito, ma è anche il più grande giocatore d’ogni epoca sulla terra rossa. Non sono di quelli che pensano: siccome Rafa ha muscoli enormi, allora si dopa. Neppure m’interessa il fatto che il maiorchino sia tutto fuorché un tennista con uno stile da imitare: è uno straordinario atleta con una racchetta in mano. Men che meno mi tange lo strano comportamento del numero uno al mondo prima di servire (dita vicino al sedere per sistemarsi le mutande; attesa che spesso tocca i 45-50 secondi): esiste un arbitro, e se a quel signore sta bene così, allora non c’è stata alcuna violazione dei regolamenti. Oltretutto, lo spagnolo è un campione anche fuori dal campo, sempre sorridente e disponibile.

La premessa mi pare sufficientemente lunga. Adesso arrivo al dunque. Non condivido la presa di posizione di Nadal sulla questione doping. La sparata più recente è contro la Wada, World Anti-Doping Agency, il cui compito è di promuovere e coordinare, a livello internazionale, la lotta alla diffusione delle sostanze dopanti in qualunque forma si presentino: “Le regole della Wada tormentano i giocatori”. Il motivo? Richiedono che ogni atleta si renda disponibile per un test un’ora al giorno e per ogni giorno della settimana. “Ero con i miei amici. Stavamo facendo un bagno, quando mia madre mi ha avvertito che nella mia casa di Madrid c’erano quelli dell’antidoping. Era la mia unica serata libera e l’ho passata così. E non è capitato solo a me”. E ancora: “Alcuni giorni fa, Ferrer e Verdasco sono stati controllati alle 6 del mattino. È pazzesco. Non so nemmeno se, da un punto di vista legale, tutto ciò sia corretto”. E la stoccata finale: “Non penso che questo sia il modo giusto: è un prezzo troppo alto da pagare per giocare a tennis. Io voglio che questo sport sia il più pulito possibile, questo è ovvio, ma ci devono essere altre soluzioni”.

Cominciamo dalla fine, Rafa. Altre soluzioni contro il doping non esistono. Lo sport è stracolmo di drogati: questo lo sai bene anche tu. Se avverti un atleta con largo anticipo, lui fa in tempo a pulirsi e a farsi trovare con l’urina pura come quella di un bebé. L’unica strada è colpire a sorpresa. La Wada agisce in modo intelligente: se lo sport disarma quell’agenzia, eliminando il “controllo senza pravviso”, cancella anche la lotta al doping.

Discorso ben diverso è la scocciatura di dare la propria reperibilità alla Wada. Questo lo comprendo. D’altronde, gli atleti sono pagati profumatamente anche per sottoporsi a sacrifici di questo genere.

Chiudo con quattro considerazioni.

1) È possibile diventare un soggetto mirato per i test antidoping. Spesso gli atleti migliori nelle varie discipline, a livello nazionale e internazionale, possono essere inclusi nominativamente nei test anziché essere sorteggiati. In tal modo, si può dimostrare a chiunque che i propri successi sono ottenuti in modo leale e sportivo. Un discorso che vale anche per Nadal.

2) Gli atleti devono inviare le informazioni riguardanti il loro luogo di permanenza anche quando sono in vacanza, in modo da permettere alle autorità antidoping di localizzarli sempre, nel caso in cui sia necessario sottoporli a un controllo.

3) La lista delle sostanze proibite viene rivista ogni anno da un gruppo d’esperti internazionali; e la versione aggiornata entra in vigore il 1º gennaio d’ogni anno. Ma, secondo me, la Wada è eternamente in ritardo. Se l’agenzia stila una lista di prodotti proibiti, l’industria del doping ha già pronte altre sostanze che non emergono durante i controlli. È una lotta impari. Lasciate alla Wada almeno la possibilità di fare incursioni a sorpresa.

4) Una previsione: andrà sempre più di moda la scusa dell’integratore, specie di quello comprato su Internet. Della serie: “Non sapevo che quell’integratore contenesse doping”. A questo proposito, giova ricordare che l’assunzione di integratori avviene sempre a proprio rischio e pericolo: molti contengono sostanze proibite. Poiché in diversi Paesi l’industria degli integratori alimentari non è regolamentata, è importante essere pienamente coscienti di quello che il prodotto contiene.

[foto via Wada]

domenica 17 maggio 2009

Federer schianta Nadal: il ritorno del divino Roger, più intelligente di prima

Premessa d'obbligo: ieri, nel torneo di Madrid, Nadal ha disputato una semifinale epica contro Djokovic. Un match che ha prosciugato lo spagnolo. Così, oggi pomeriggio il numero uno al mondo (nonché miglior giocatore sul rosso d'ogni epoca) non era nelle condizioni ideali per contrastare Federer in finale. Tuttavia, il doppio 6-4 con cui lo svizzero ha regolato Rafa impone tre considerazioni.

1) Federer è finalmente dimagrito. Qualche settimana fa, pareva incinto (vedi qui). Ora è di nuovo un atleta. Le caviglie sono tornate esplosive. Degne del più grande tennista mai apparso sulla Terra. Segno che, di fronte al bivio della vita, ha optato per la strada più difficile: combattere.

2) Re Roger è scappato dalla trappola. Mi spiego. Nei precedenti match con Nadal, accettava lo scambio prolungato da fondo campo. Una specie di braccio di ferro che sfibrava lo svizzero ed esaltava il gladiatore iberico. Oggi, invece, Federer ha sempre tentato di accorciare lo scambio. O attaccava oppure piazzava una smorzata. Una tattica con un coefficiente di difficoltà massimo, oltreché rischiosissima: per metterla in pratica, occorre la sensibilità infinita dell'elvetico. Insomma, Federer mi è apparso più intelligente dal punto di vista tattico.

3) Lo svizzero ha tirato seconde di servizio di una cattiveria senza limiti: angolate, alte, lunghe, con tagli diversi. Una rogna anche per un ribattitore principe come Nadal. Addirittura, nel game decisivo, ha messo a segno un ace con la seconda, in puro stile Sampras.

Chiaramente, Federer e Nadal vanno rivisti quando il match si disputa sui cinque set: trattasi di un altro sport rispetto a quelli su tre set. E la prossima volta, Rafa si farà trovare più fresco di fronte a Roger: non sempre scenderà in campo in finale poche ore dopo una semifinale massacrante.

Chiudo con una nota sul pubblico di Madrid. Correttissimo; caldo ma non volgare. Un esempio per tutte le altre città del mondo, dove si svolgono tornei di tennis: è così che si tifa a favore di un giocatore del proprio Paese.

[foto via Atp]

venerdì 3 aprile 2009

Djokovic annienta Federer: lo svizzero davanti al bivio della vita

Per la stima illimitata che nutro verso Federer, mi spiace dire che la sconfitta contro Djokovic nella semifinale di Miami era annunciata: vedi cosa ho scritto qui e qui. Addirittura, s'è trattato di una batosta: 3-6 6-2 6-3.

Il problema è che, più si giocava, meno Roger appariva in grado di tenere botta. Soltanto i mass media (quasi tutti) non si erano accorti dei guai che affliggono Federer, parlando di uno svizzero in grande spolvero a Miami.

Nulla di male a perdere contro Djokovic, specie in un incontro al meglio dei tre set. Però il punteggio e il modo in cui è maturato il crollo lasciano perplessi.

Magari, dal punto di vista tecnico, Federer è ancora il numero uno. Ma atleticamente è molto giù di corda, con quella pancetta che lo costringe ad allungare la falcata arrivando male sulla pallina. Oltretutto, lo svizzero è molto nervoso: ha spaccato una racchetta, cosa mai fatta in passato.

Federer è davanti al bivio della vita. Prima scelta: se non vuole rovinare l'immagine meravigliosa di tennista che s'è costruito con una carriera inimitabile, dimagrisce e segue i colpi più potenti a rete, per mettere pressione all'avversario e chiudere prima i punti. Seconda opzione: si tiene la pancetta e spera in un'autostrada fortunata verso un altro torneo dello Slam, con sorteggi e tebellone a lui favorevoli e avversari giù di corda. In quest'ultimo caso, gli salteranno sempre più spesso in testa i vari Nadal, Djokovic, Murray, Del Potro.

Adesso Djokovic attende in finale il vincente tra Murray e Del Potro. Ne parlerò anche su Sport Apache, il mio Gruppo su Facebook: la tribù degli sportivi.

[foto via flickr.com/photos/mandj98]

Del Potro sfonda Nadal: è nato il fuoriclasse bombardiere

Dopo più di tre ore di gioco, l’argentino Juan Martin Del Potro ha schiantato il numero uno al mondo, Nadal, nei quarti di Miami.

Primo set a ritmi mostruosi, con Del Potro che ha preso a pallate lo spagnolo, quasi sempre a remare in difesa. Secondo set equilibrato fino al 2-2; dopodiché, Nadal è volato via. Il momento chiave è stato sul punteggio di tre giochi a zero in favore di Nadal nel terzo set.

Lì l’incontro era chiuso, perché l’iberico è come un giocatore di poker che, se si porta in vantaggio di qualche dollaro, poi ti riduce in mutande, senza lasciarti scampo. Invece, non so per quale miracolo sportivo, Del Potro l’ha riacchiappato, fino al drammatico tie-break. Qui l’argentino ha dato il meglio, schiaffeggiando anche la sfortuna: il nastro ha aiutato Nadal facendolo andare in vantaggio. Roba da schiantare un elefante. Macché: gli ultimi punti sono stati caratterizzati da un imbarazzante (per Nadal) dominio atletico di Del Potro, che ha sballottato lo spagnolo da una parte all’altra del campo.

Insomma, da qualche minuto, è nato un fuoriclasse. Del Potro, classe 1988 (settembre), destro, ha un servizio potentissimo, un dritto che devasta e un rovescio bimane da far paura. Alto quasi due metri (198 centimetri), è un bombardiere di razza purissima. Con i piedoni all’infuori (in teoria, non è facile coordinarli), riesce a svolazzare per il campo: i suoi 83 chilogrammi non gli danno fastidio. La chiave di quell’esplosività sono le caviglie, che lo rendono reattivo. A rete se la cava così così.

Del Potro s’è anche dimostrato tatticamente svelto, impedendo a Nadal di spostarsi molto sul dritto per sparare le classiche sventagliate a uscire.

Attuale numero sette al mondo, Juan Martin s’era già messo in evidenza nel 2008, vincendo sulla terra battuta a Stoccarda e Kitzbühel, e sul cemento americano (Los Angeles e Washington). Ma è soltanto da stanotte (ora italiana) che s'è trasformato in una supernova.

Volendo trovare un giocatore che gli somigli, direi che il russo Safin è quello che più gli si avvicina. Però Del Potro è addirittura più potente.

Attenzione. Se uno riprende Nadal da 0-3 nel set decisivo (e poi ancora: sotto nel tie-break), allora ha scritto nel Dna a caratteri cubitali: “Io sono un fenomeno”. A naso, direi che Del Potro ha anche stritolato Nadal dal punto di vista mentale: l’argentino ha una personalità fortissima che ha dato fastidio al re iberico nei momenti decisivi.

Di più: è vero che Del Potro (ragazzo sfacciato e impertinente) ha rilasciato dichiarazioni non simpaticissime nei confronti di diversi giocatori, fra cui Nadal; ma quel gelido saluto finale dello spagnolo all’argentino lo interpreto come un sintomo di paura.

[foto via Atp]

giovedì 2 aprile 2009

Lo strano caso del divino Federer con la pancetta

Seguo tutti gl’incontri di Federer a Miami. In quello più recente, contro Roddick, ho notato che tre problemi affliggono lo svizzero.

1) Non scende quasi mai a rete per chiudere il punto. Gli basterebbe, al limite, qualche metro avanti per piazzare uno schiaffo al volo. Niente. Attende il rimbalzo e fa tornare in vita l’avversario.

2) Non è un fulmine negli spostamenti laterali. Troppo spesso, quando si tratta di colpire di rovescio, allunga l’ultima falcata e non arriva con la necessaria coordinazione all’impatto.

3) Ha una strana pancetta. Poca roba. Però pare quasi che sia tornato da poco ad allenarsi dopo 10 mesi di inattività. Che quel grasso serva per spingere i colpi è una fesseria. Tant'è vero che la prima di servizio gli entra di meno e la seconda non è diabolica come quella di un anno fa.

Sono tre problemi che non gli impediscono di essere il numero due al mondo, posizione contesa da Djokovic e Murray. Infatti, Federer ha una tale classe (è il migliore di ogni epoca) da riuscire a salvarsi da situazioni al limite dell'impossibile.

Per i primi due guai (gioco al volo, e spostamenti prima del rovescio), si tratta, secondo me, di un blocco psicologico: ci vorrebbe un coach per fargli la giusta pressione. Ma lui vuol fare tutto da sé. Cosa che gli permetteva di primeggiare quando Nadal non era ancora forte come oggi. Adesso, invece, Federer dovrebbe curare di più la parte tattica.

Per quanto riguarda la pancetta, non voglio credere che si sia lasciato andare a mangiate eccessive. Non è da lui. Che ci sia qualche ora di allenamento quotidiano in meno? Che voglia caricarsi di lavoro soltanto nella seconda parte della stagione?

In ogni caso, era e resta divino. Uno spettacolo di eleganza e talento. Vedremo se avrà la cattiveria indispensabile per tornare a essere il re.

[foto via Federer]