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sabato 11 luglio 2015

Wimbledon: riuscirà Federer a uscire dalla trappola mortale del rovescio incrociato di Djokovic?

Il rovescio bimane di Djokovic ha rivoluzionato il tennis moderno. Con i destrorsi, nella diagonale di rovescio, il serbo è inarrivabile. Tira più profondo e preciso di Borg. Ha maggiore resistenza fisica rispetto ad Agassi. Riesce ad angolare di più rispetto a Murray. Con quell’arma, Nole sventra gli avversarsi: si apre il campo da quel lato, poi entra e sfonda. Ha un rovescio così potente e chiurgico, da tenere il ritmo addirittura contro i mancini: è la chiave delle vittorie contro Nadal, che nella diagonale dritto contro rovescio dell’avversario ha costruito tutte le sue vittorie. 

Questo diabolico colpo è stato la soluzione vincente nel quinto set della finale di Wimbledon del 2014: Federer negli ultimi 20 minuti è caduto nella fossa dell’angolo sinistro, e non è più riuscito a uscirne. Perché stremato sotto il profilo nervoso, prim’ancora che fisico: Roger aveva speso tantissimo per la rimonta da 0-2 nei set. La stessa diagonale di rovescio sarà l’aspetto fondamentale della finale di domani, che mette davanti il più grande tennista di ogni epoca, lo svizzero (a mio giudizio il più eccezionale atleta di qualsiasi sport), contro il più forte del mondo. 

Questione di sensibilità e confidenza: re Roger dovrà alternare rovesci piatti a colpi in back, ma soprattutto usare a sorpresa il rovescio lungolinea per uscire dalla trappola mortale. Compito difficilissimo, visto che da quando Djokovic ha perso il secondo set contro Anderson è stato perfetto: come se si fosse svegliato d’improvviso, come se avesse acquisito maggiore sicurezza e consapevolezza. Come se lo spavento per essere giunto a un millimetro dal burrone lo avesse reso ancora più esplosivo e reattivo.

Un’ultima considerazione, molto personale. Il tennis è uno sport giusto: vince il migliore. Sì, esiste il doping, ma la questione, ormai, riguarda anche le gare di ciclismo di paese dove per aggiudicarsi un prosciutto si presentano al via pedalatori pieni di immondizia nelle arterie. Dicevo: uno sport giusto. Pur tuttavia, la finale di domani vede un Federer vecchio, in parabola discendente, dinnanzi a un Djokovic nel pieno della carriera. La contesa non sarà equilibrata per questioni anagrafiche. A pari età, come dimostra la finale del 2012, Roger spacca in mille pezzi Nole: a Wimbledon, sul veloce. E lo batte pure sul rosso. Con l’elvetico sul viale del tramonto e il serbo in ascesa, è quest’ultimo a essere strafavorito e a dover assolutamente vincere.

venerdì 3 giugno 2011

Semifinale Roland Garros 2011: Federer batte Djokovic. Incredibile: a fine carriera, re Roger gioca la partita più bella della sua vita. Nadal gode: troverà in finale un avversario stanchissimo


Federer-Djokovic 7-6(5) 6-3 3-6 7-6(5) in tre ore e 17 minuti: è il verdetto della seconda semifinale del Roland Garros (nella prima Nadal ha spazzato via Murray). A mio giudizio, il match giocato meglio da re Roger nella sua carriera inimitabile, una partita che lo conferma il più grande di ogni epoca. L’elvetico s’è trovato di fronte un Nole che non perdeva dall’anno scorso, e in perfetta forma. Nei primi scambi, il serbo è partito a razzo; poi Federer s’è imposto di misura per 7-6. Secondo set dominato dallo svizzero. Terzo set in mano a Roger, ma d’improvviso si sveglia Djokovic che inizia a tirare ancora più forte e a prendere rischi su ogni palla: Nole si porta a casa il terzo set e va sparato anche nel quarto. Strappa il servizio e serve sul 5-4. A questo punto, Federer estrae dal cilindro colpi meravigliosi, giocati di controbalzo. Si va al tie-break e il livello dell’incontro arriva al vertice: Roger mette di là l’impossibile, il serbo più d’una volta cerca lo sguardo di allenatori, parenti e amici, allargando le braccia. Ne ha tutte le ragioni: l’elvetico è ingiocabile. Finisce 7-5 al tie-break.

Quattro le chiavi del match.

1) La seconda di servizio di Federer, giocata con una scioltezza disarmante, anche nei momenti topici. Per non parlare della varietà nella prima palla: potente alternata ad angoli tremendi e a tagli cattivissimi.

2) Il dritto di controbalzo di Federer. Che non ha mai perso terreno, togliendo respiro a Djokovic.

3) Il rovescio coperto, piatto, talvolta leggermente arrotato in top, di Federer. Alternato a sapienti back.

4) Il linguaggio del corpo e gli occhi di Federer dicevano: gioco con gioia. Sono felice di stare sul campo. Una serenità tennistica che aveva perso negli scorsi mesi, ritrovata grazie a una maggiore propensione offensiva.

Adesso, giustamente, Nadal si frega le mani. In finale, domenica, troverà un Federer stanco, perché ha terminato tardi una semifinale durissima sotto il profilo atletico e mentale. Vivissimi complimenti agli organizzatori del Roland Garros per aver rovinato la finale, spostando gli equilibri nettamente a favore di chi ha disputato la prima semifinale.

Si incontreranno il più grande di sempre sulla terra rossa (lo spagnolo), e il numero uno assoluto mai visto (lo svizzero). Percentuali di vittoria: Nadal, 51%; Federer 49%. Molto dipenderà anche dal clima e dal campo: maggiore la velocità di gioco, più le probabilità che trionfi re Roger; il campo lento (magari col vento a disturbare) avvantaggerebbe invece l’iberico.

screenshot rolandgarros
      

domenica 8 maggio 2011

Djokovic disintegra Nadal. Ma Madrid è un campo veloce: al Roland Garros sarà un’altra storia


Non l’ha sconfitto, l’ha disintegrato. Djokovic ha sotterrato di mazzate Nadal, portandosi a casa il match due set a zero: 7-5, 6-4. Un risultato che sarebbe di prestigio su qualsiasi superficie, ma qui ci sono due fattori di rilievo. Primo, si giocava sulla terra rossa, dove il maiorchino è il più forte di ogni epoca, Borg incluso. Secondo, eravamo a Madrid, a casa di Rafa: proprio uno smacco. Che fra l’altro Nadal non ha digerito: l’ho notato al momento della stretta di mano a rete, al termine dell’incontro. Una gelida strettina fra due tipi che, a mio giudizio, poco si amano.

Djokovic si conferma un mostro di bravura. Al momento, la vera classifica mondiale vede il serbo primeggiare, secondo me, seguito da Nadal e da Federer: è alla 34.a vittoria di seguito, e al sesto titolo stagionale consecutivo. Tuttavia, tralasciando il discorso su Roma (dove comunque si gioca due set su tre, e l’aspetto atletico conta meno che nei tornei dello Slam), personalmente do ancora Nadal favorito su Djokovic a Parigi. Anzitutto, al Roland Garros, appunto, è tutto al meglio dei cinque set. E così la preparazione squisitamente fisica fa la differenza. Ritengo che lo spagnolo sia ancora imprendibile sotto quel profilo. Secondariamente, Madrid è un terra rossa particolare: velocissimo, in altura. Per certi versi, un cemento lento. Più roba da Djokovic che da Nadal. Tant’è che il serbo aveva già legnato Rafa a Miami. A Parigi, la superficie è molto meno rapida, e si gioca più meno ad altezza mare.

La chiave dell’incontro, per come l’ho visto io, è stato il rovescio di Novak incrociato e larghissimo sul dritto di Nadal. Una tattica con coefficiente di difficoltà 10, che obbligava Rafa a recuperi al limite dell’impossibile. Il maiorchino non ha rinunciato infatti a partire dal suo angolo preferito, alla propria destra, per tentare di comandare il gioco col dritto, anomalo e lungolinea. Ma il serbo non gliel’ha permesso e, con il rovescio bimane costantemente protesto in avanti, ricacciava dalla parte opposta Nadal. Prendendo le redini del punto in mano. Specie nei momenti decisivi.

Ho poi ammirato una seconda di servizio di Djokovic che ha pochi eguali nella storia del tennis. Rimbalzo altissimo, profonda, con variazioni di angolo. Per lui, in finale, non è mai stato un guaio non infilare la prima. Sapeva che con la battuta di riserva faceva ugualmente male. In questo, mi ricorda Sampras, con le due di servizio più efficaci di sempre.

Nadal s’è confermato il solito leone. Ma se ti trovi davanti uno sparapalle come Novak, la grinta non basta. Io vedo anche qualche talento in più nei colpi da fondo di Djokovic di pura potenza e velocità, che su terreni veloci lo rendono, oggi, inarrivabile.

Al momento, almeno per Roma e per il Roland Garros, resta fuori dai giochi Federer. Ritengo che lo svizzero (il più bravo di ogni epoca) abbia già nel mirino Wimbledon: è lì che intende ancora accecare il pianeta con la sua classe sconfinata.

foto atpworldtour                                                                                                                                                                                                  

domenica 28 novembre 2010

Il Maestro Federer dà una durissima lezione di tennis allo scolaretto Nadal: 6-3, 3-6, 6-1


Un primo set giocato in maniera stratosferica da Federer. Con un servizio devastante, un dritto da paura e un rovescio eternamente alla ricerca del punto, anche se meno incisivo degli altri colpi.

Il game decisivo è quello del 4-3 per lo svizzero con Nadal al servizio. Si va ai vantaggi e qui Federer diviene tremendamente offensivo. Negli ultimi tre game, 12 punti a 4 per lo svizzero.

Nel secondo set, la prima di Federer sparisce: dentro solo il 25%. Nadal strappa il servizio quando è in vantaggio per 2-1. Vola fino al 4-1. Lo spagnolo, con intelligenza, smette di rispondere, facendo vincere facile all’elvetico i turni di servizio. Il numero uno al mondo alterna servizi angolati con cannonate in pancia a Federer. La seconda frazione si chiude 6-3 per Rafa.

Nel terzo set non c’è gara: Federer disintegra l’avversario sparando dritti supersonici. Perfino alla moviola, fa impressione rivedere la rapidità d’esecuzione di Re Roger. Un 6-1 in cui lo svizzero mette in mostra, a mio avviso, il tennis più cattivo che gli abbia mai visto praticare. Merito anche di Paul Annacone, che l’ha reso più aggressivo. Francamente, gli ultimi game sono stati una lezione di tennis del Maestro verso lo scolaretto.

Federer è stato anche più coraggioso nella diagonale rovescio “svizzero” contro dritto uncinato “spagnolo”. Su una superficie rapida, può farlo. Sul rosso, ne esce sconfitto.

La finale del Master di Londra, comunque, non sposta di una virgola gli equilibri: così sarebbe stato anche in caso di vittoria di Nadal. Federer era e resta il più grande di ogni epoca, prima di Sampras, Laver e Borg. L’elvetico è più forte dell'iberico al coperto, sull’erba vera (non sull’erba battuta del Wimbledon attuale) e sui terreni rapidi, cemento o sintetico che sia. Rafa era e resta il più forte di tutti i tempi sulla terra rossa. Dove può giocare anche in difesa, rimandando sempre una pallina in più dall’altra parte del net.

In quanto ai precedenti, che parlavano di un vantaggio notevole di Nadal, sono statistiche cretine: hanno giocato una marea di finali sulla terra rossa. Con inevitabile vantaggio per lo spagnolo.                                                                                                                                                                                                 

domenica 31 gennaio 2010

Finale Australia: Federer batte Murray. Caro Andy, se mandi via tua madre dal box, vinci uno Slam

Nella finale degli Australian Open, Federer spazza via Murray nei primi due set seguendo un’unica tattica: back di rovescio sul rovescio dello scozzese, poi dritto un po’ angolato dell’elvetico sul dritto dell’avversario, infine botta lunga inarrivabile. Inoltre, Federer non ha mai fatto un servizio identico a un altro: gli ho visto tirare palle al corpo, a uscire, alte, storte, arrotate, potenti e centrali. Murray in risposta è impazzito, specie nel servizio da destra verso sinistra, che ha perennemente spianato la strada del game allo svizzero.

Il match s’è acceso soltanto nel terzo set, quando Murray s'è sciolto, ha preso coraggio attaccando e tirando un po’ profondo. Lo scozzese ha finalmente tolto la battuta a Federer, per poi perderla anch’egli e arrivare la tie break. Qui l’incontro è stato pari, anche se Murray ha ancora una volta sofferto il servizio da destra dello svizzero, sempre più a uscire verso il dritto. Tre set a zero per Federer: 6-3 6-4 7-6 (11-9): Roger si conferma il più grande di ogni epoca nel tennis (16° Slam), nonché uno degli sportivi più forti di tutte le discipline, andando a far concorrenza a Maradona, Owens, Jordan e altri illustri personaggi.

Non c’è nulla, dal punto di vista puramente tecnico, da rimproverare a Murray. Che non può certo imparare a rispondere bene di dritto in una finale dello Slam, tutt’a un tratto. Di fronte, aveva un fuoriclasse di ghiaccio, che nella vita ha fatto a pezzi quasi tutti gli avversari: forse, Federer soffriva Nadal, che però per reggere quei ritmi (il suo tennis è atleticamente durissimo) è logoro fisicamente a 23 anni.

Invece, a mio modesto parere, il salto di qualità Murray può farlo sotto il profilo psicologico. Sempreché voglia davvero vincere uno Slam, senza accontentarsi di essere ricoperto d’oro dagli sponsor.

1) Via la mamma dal box, specie durante gli Slam. Al massimo, ok alla sua presenza negli altri tornei, ma in un Australian Open proprio no. Neppure a Wimbledon: c’è la tv a casa che è tanto comoda. Se Andy era nervoso, se ha ripetuto quattromila volta “Fuck!” in mondovisione, se non ha retto mentalmente nei primi due set, se perfino il rovescio bimane era paralizzato dallo stress, allora c’è qualcosa da modificare. Le madri a casa, per piacere. Anche perché la signora è una maschera di tensione senza uguali, dal riscaldamento sino all’ultimo punto del tie break. E poi si alza dalla poltroncina, esulta, incoraggia: sempre con quegli occhi indemoniati. Che non possono trasmettere tranquillità al ragazzo. Alla madre di Murray non si può certo chiedere di restare immobile come una sfinge: anche in Scozia i figli saranno pezzi di cuore. Che faccia quindi la ultrà davanti a un bel televisore.

2) Chi può dica a Murray che certi comportamenti in campo lo danneggiano. Nel terzo set, quando faceva il punto, restava tranquillo o al massimo si caricava con un “Andiamo!” in inglese: “C’mon!”. Al contrario, se perdeva il punto, si toccava il ginocchio o la schiena, accompagnando il gesto a una smorfia di dolore. Opinione personale: così irriti l’avversario, lo stuzzichi. Può funzionare con un numero 50 al mondo. Federer osserva, sta zitto, e alla fine punisce.

3) Al posto di Murray, quel paio di urli di guerra, un po’ artificiosi, per due punti importanti vinti nel terzo set, non li avrei mai e poi mai fatti. Non ci credo che fossero naturali del tutto: mi sono parsi voluti, quasi a intimidire Federer. Ma per carità... non scherziamo col fuoco: lo svizzero ha un carattere d’acciaio, tipico dei silenziosi. Se non vuoi vedere un giocatore davvero cattivo, non fare mai arrabbiare un quieto.

venerdì 18 settembre 2009

Tennis italiano maschile: contro la Svizzera c'è da piangere. Sarebbe meglio scomparire per poi rinascere

Italia-Svizzera, coppa Davis: incontri validi per un posto nel Gruppo Mondiale 2010. Ho appena visto Wawrinka massacrare Seppi, e poi Federer seppellire di schiaffoni Bolelli. Vien da piangere. Non per le sconfitte, per carità. Ci sta che perdi contro il più forte d'ogni epoca (Federer) e contro un tennista solidissimo, specie sul rovescio (Wawrinka). Magari ci sta anche il doppio 3-0. A deludermi è stato il modo in cui è maturato il crollo.

In nessuno dei match, c'è mai stato vero agonismo. Dopo pochi game del primo set, s'è capito che l'incontro era virtualmente terminato. Niente battaglia. Zero reazioni fisiche e nervose di Seppi e Bolelli. Sconsolante anche la differenza nell'impostare il gioco: i due svizzeri sempre a caccia della palla cattiva e della profondità; i nostri eroi, invece, ben dietro la linea di fondo, con pallette che rimbalzavano a metà del campo avversario.

Wawrinka e Federer variavano i colpi in continuazione; Seppi e Bolelli la rimettevano dall'altra parte sempre allo stesso modo. I primi due usavano la racchetta in maniera moderna; gli altri sembravano fermi agli anni 60.

Credo sia il punto più basso della storia del tennis italiano maschile. Ci farebbe bene andare in serie C, per depurarci e gettare le basi di una rinascita. A quanto pare, galleggiare nella mediocrità (grazie allo stellone che accompagna i nostri sorteggi) non fa nient'altro che acuire la crisi. È una pena vedere il nostro tennis uomini ridotto così. Meno male che ci sono le ragazze.

Foto via http://www.flickr.com/photos/juanflauta/3660156237/
L'autore è Juan Rubiano, photographer: http://www.juanrubiano.com

sabato 29 agosto 2009

US Open, il mistero del tabellone di Federer: facile per la Gazzetta, difficile per la Repubblica!

Lo so che ognuno può avere un’opinione diversa sull’esito di un incontro sportivo; sono consapevole anche del fatto che non tutti possono essere d’accordo su chi sia il più bravo in un certo sport; tuttavia, il caso che andrò a illustrarvi è clamoroso.

Di recente, s’è svolto il sorteggio dei 129esimi Campionati Internazionali degli Stati Uniti. Favorito Federer, il più grande di ogni epoca. Il 27 agosto scorso, la Gazzetta.it titola (foto a sinistra): “US Open ‘easy’ per Federer”. Sommario: “Tabellone facile per lo svizzero campione uscente: evitati Murray, Nadal e Del Porto. Sfide vere dalla semifinale”.

E l’articolo dice: “Strada spianata — La sorte ha evitato al numero 1 del mondo ovviamente Andy Murray, ma soprattutto sia Rafael Nadal che Juan Martin Del Potro. Così il torneo vero di Federer inizierà soltanto sabato 12 settembre quando dovrà affrontare in semifinale il vincente del quarto più atteso tra Novak Djokovic e Andy Roddick. Ma andiamo con ordine; lo svizzero esordirà con Davin Britton, numero 1364 del mondo con appena 8 punti Atp in cascina; poi avrà il tedesco Simon Greul (n° 64) e al terzo turno l'affascinante sfida con Lleyton Hewitt che è stata la finale in questo torneo nel 2004 (la famosa finale capolavoro del ‘double bagels’, 6-0 7-6 6-0). Negli ottavi poi o James Blake o Tommy Robredo e nei quarti o Davydenko, o Soderling o Querrey. Poi la semifinale appunto con Djokovic o Roddick che non dovrebbero mancare l'appuntamento”.

Bene. Ora leggiamo Repubblica.it (foto a sinistra). Titolo: “Federer, strada in salita” Sommario: “Nella corsa verso il 6° titolo di fila a Flushing Meadows l'elvetico pesca Hewitt, Blake, Davydenko, e uno tra Djokovic e Roddick. Più agevole il percorso che attende Nadal”.

E nel testo: “La corsa verso il 6° titolo consecutivo a New York, 16° dello Slam, inizia tutta in salita per Roger Federer che, alla vigilia degli imminenti US Open, non è certo stato aiutato dal sorteggio, ben più benevolo nei confronti di Andy Murray e Rafael Nadal, capitati nella parte bassa del tabellone. Al di là, infatti, di un avvio agevole (la wild-card statunitense Britton e poi Greul) l'elvetico dovrà sbarazzarsi, nell'ordine, prima del redivivo Hewitt, poi dell'idolo di casa Blake, quindi del russo Davydenko, protagonista dell'estate con le vittorie a Umago e ad Amburgo, e, infine, con uno tra Djokovic e Roddick. Tutti avversari, insomma, in grado di portargli via diverse energie”.

Non solo, Repubblica “vede” bene Nadal: “Ben più in discesa è il percorso che attende Nadal: difficile che lo possa impensierire un Gasquet appena rientrato dalla squalifica per cocaina e uno tra Kiefer e Llodra, due tipi troppo discontinui per contrastare il regolarista maiorchino. Poi ci sarebbero Almagro, Ferrer e uno tra Tsonga, Berdich o Gonzalez, tutti in condizioni di forma non certo eccellenti”.

Io non ci capisco più niente. Questo benedetto tabellone di Federer è facile o difficile? Cerco esperti che mi possano illuminare. Così potrei anche capire se la quota dei bookmaker che danno lo svizzero vincitore sia allettante o no: di solito, per questo US Open, è dato a 2.

domenica 5 luglio 2009

Roddick si strangola da sé e regala un epico Wimbledon a Federer: 16 a 14 al quinto set!


Partiamo da questa situazione di punteggio. Roddick un set a zero (condotto divinamente fino al 7-5) e 6-2 nel tie-break del secondo set con due turni di servizio. Tenete presente che, fin lì, l’americano aveva servito le prime con grande costanza a una media di oltre 200 km/h. Ma, a quel punto, avviene l’incredibile: Roddick non serve in modo adeguato e sbaglia un colpo al volo piuttosto facile (per un giocatore del suo livello). La spiegazione di quel tie-break buttato nel gabinetto la sa dare soltanto Freud: un misto di ansia, angoscia, paura di vincere, timore reverenziale nei confronti di Federer.

Roddick vivrà parecchie volte nei peggiori incubi quel (per lui) maledetto tie-break. Non se lo perdonerà più per tutta la sua restante carriera tennistica. Perché se vai come un treno due set a zero, ti metti in una condizione tale da poter sparare altri serviziacci cattivi nel terzo set, con Federer costretto a rincorrere in tensione.

Al contrario lo svizzero, dopo aver visto la morte in faccia, risorge, gioca meglio e arriva al tie-break del terzo set meno contratto dell’avversario. Infatti, si porta due set a uno. In questa terza frazione, le chiavi della vittoria di Roger sta in due aspetti tecnici.

1) Il mostruoso passante in corsa di dritto, tirato due volte come esclusivamente Sampras sapeva fare.

2) Il rovescio bassissimo in back di Federer incrociato sul rovescio di Roddick, che ci arriva rigido e macchinoso, tentando a sua volta un approccio in back, mettendolo spesso in rete o troppo alto sul dritto dell’elvetico.

Nel quarto set Roddick insiste a macinare tennis a tutta birra sia col servizio sia col dritto, alternando mazzate di rovescio a colpi interlocutori. Federer lo gioca invece più sulla difensiva, sperando troppo spesso nell’errore dello yankee.

Quinto set tiratissimo, con facce stravolte da parte dei due finalisti. Roddick era così fuoriosamente nervoso da mettere in dubbio il “Falco”, l’occhio elettronico che - su richiesta dei giocatori - stabilisce se una palla sia dentro o fuori. Sull’8-8, il texano gioca un tennis alle soglie dell’impossibile e si procura due break-point, che però lo svizzero annulla con coraggio. Sul 12-12, 15-30 e servizio Federer, lo svizzero resta disperatamente aggrappato alla seconda, piazzando addirittura due ace. Sul 14-13 per Federer e servizio Roddick, 15-30, il texano mostra una condizione atletica straordinaria con rincorse decisive e va sul 14-14. Poi 15-14 facile per lo svizzero e infine il break, con Roddick mentalmente scarico. Finisce 16-14 per Federer.

Un grazie all’americano che ha disputato un Wimbledon quasi perfetto (se non fosse stato proprio per quel tie-break del secondo set): a Andy il merito di aver vivacizzato la finale oltre ogni aspettativa. Tuttavia, è un dramma sportivo per Roddick, che aveva indubbiamente il match in pugno. Oltretutto, è stato sconfitto perdendo il turno di servizio nei game una volta e basta. Se proprio un piccolissimo difetto va trovato allo statunitense, tutta quella rabbia verso il “Falco” nel quinto set forse l’ha un po’ scaricato: una battaglia inutile, persa in partenza.

Mentre Federer si conferma il migliore di ogni epoca. Segnalo anche l’enorme voglia di vincere dello svizzero, testimoniata dall’urlaccio piantato al termine del tie-break del secondo set: non l’avevo mai visto caricarsi a molla in quel modo feroce (vedi foto via Wimbledon). In barba a chi sostiene che Roger non ha carattere.

Punteggio di questa finale memorabile, 3 set a 2 per Federer: 5-7, 7-6 (8-6), 7-6 (7-5), 3-6, 16-14.

domenica 21 giugno 2009

Pronostico Wimbledon: ecco tutti i "miei" avversari di Federer sino alla finale

Amo azzardare pronostici. Mi annoiano i giornalisti che parlano soltanto dopo il risultato. C’è una cultura strana: il terrore di sbagliare pronostico ed essere spernacchiati. Ma chissenefrega. E allora analizzo per voi il tabellone di Wimbledon, ipotizzando il cammino di Federer.

Premesso che lo svizzero vince il torneo, ecco gli avversari che dovrà incontrare. E i set necessari per batterli.

Primo turno, come da sorteggio: Lu (Taiwan). Un discreto allenamento per Roger: 3-0.

Secondo turno. Garcia Lopez (Spagna), che batte Calleri (Argentina): 3-0 di Federer sullo spagnolo.

Terzo turno. Kohlschreiber (Germania). Altro 3-0 per Federer. Però con qualche goccia di sudore in più.

Ottavi di finale. La Spagna si schiera con Nadal. Per evitare che Federer superi Rafa in classifica, ecco Feliciano Lopez (dopo il Lopez del secondo turno). Ancora 3-0 per Federer? Sì, ma qui si deve impegnare.

Quarti di finale. Spettacolo. Federer-Tsonga. Il classico 3-0 vacilla, perché il francese per mezz’ora, ossia per un set, riesce sempre a dare l’anima. Con un gioco d'attacco divertentissimo. Ma non ha tenuta sulla lunga distanza. Azzardo un 3 set a uno per Roger.

Semifinale. Federer-Djokovic, che è il giocatore meno pronosticabile del circuito, capace di match paurosi e di set inguardabili. Dico ancora 3-1 per Federer.

Finale. Azzardo un Federer-Murray. A Roger il compito di rivoluzionare i canonici schemi d’attacco. L’approccio a rete dovrà effettuarlo sul dritto di Andy, magari con un rovescio in back. Meglio stare alla larga dal favoloso rovescio bimane di Murray, unico colpo in cui lo scozzese è superiore a Federer. Il "mio" finalista ha anche un servizio poco leggibile. Ho osservato sia le prime sia le seconde di Murray al rallentatore: diventa difficile intuire dove intende direzionare la palla. Dico 3-2 per Federer. Con una finale tanto più combattuta quanto più fresco riuscirà Murray ad arrivare in finale.

È chiaro che ho una probabilità su un milione di azzeccare il cammino di Federer con i suoi avversari. Per questo, ci risentiamo sul mio blog, con altri post, al termine di ogni turno.

Spiace che non ci sia quel guerriero di nome Nadal. Avevo intuito qualche problema fisico tempo addietro: qui. Non credo che alla base dei guai alle ginocchia vada posto il dispendio atletico in allenamento e in partita. Piuttosto, l'origine dei mali sta nei chili di muscoli che le ginocchia devono sostenere. Con una corazza meno pesante, articolazioni e tendini ne trarrebbero giovamento.

Per tenersi aggiornati, segnalo che qui c'è il tabellone, parte più alta. Cliccando sulle altre tre sezioni in basso, compaiono gli altri accoppiamenti.

[foto via Wimbledon]

domenica 14 giugno 2009

Murray strapazza Blake. A Wimbledon, è il pericolo numero uno per Federer

Ho seguito Murray per tutto il torneo sull'erba del Queen's. Lo scozzese l'ha vinto con autorità. In finale, ha strapazzato Blake: il 7-5 6-4 è bugiardo. In realtà, Murray ha comandato dall'inizio alla fine, accelerando nei momenti giusti. Certo, Blake l'ha agevolato in tutti i modi: se c'è una tattica suicida con Andy, è fare il braccio di ferro sulla diagonale di rovescio, colpo devastante di Murray. Invece, il buon James s'è intestardito a tentare di sfondare sul backhand bimane dell'avversario. Misteri del tennis. Addirittura, s'è spesso presentato a rete con un approccio sul rovescio di Murray: una morte sicura.

Questa, allora, la mia personale griglia di partenza per Wimbledon. Favorito Federer. Segue Murray. Terzo Nadal. Quarto, sorpresa, Haas. Quinto Djokovic. Da valutare Del Potro. Certo, se mai Federer dovesse incontrare Murray, col cavolo che andrebbe a infognarsi nello scontro della diagonale di rovescio. Al massimo, al secondo colpo, Roger varia, con un lungolinea.

Segnalo tre miglioramenti per Murray. 1) Gli spostamenti in avanti sono più rapidi. 2) La palla corta sul suo rovescio la soffre molto di meno. Riesce a staccare bene la mano sinistra dalla racchetta e a restituire, a sua volta, una corta velenosa e tagliata verso l'esterno. 3) La prima di servizio è più profonda, specie nei momenti decisivi; la seconda è più velenosa, soprattutto quando giocata a uscire da sinistra verso destra.

Altra osservazione. Murray è così sicuro del suo rovescio che non ammette errori: ogni palla fuori, parte un monologo lamentoso. Mentre del dritto s'accontenta: quando lo sbaglia, scuote il testone in silenzio. Se mai lo scozzese affinasse il dritto, diventerebbe ancora più pericoloso. In questo, mi ricorda un po' Connors: straordinario di rovescio, mai da primi cinque al mondo di dritto.

[foto via atp]

lunedì 8 giugno 2009

Federer attento, l'"erba battuta" di Wimbledon può fregarti ancora



Da prima che Federer vincesse il Roland Garros, lo considero il più grande tennista di ogni epoca: vedi qui. Mi fa tanto piacere che adesso altri la pensino come me. Tuttavia, siamo di fronte a un paradosso epocale. Roger ha trionfato in Francia su una terra rossa molto particolare, che ricordava assai da vicino il cemento. Magari sarà stato il vento che ha spazzato via il mattone colorato, sta di fatto che le palline - dopo il rimbalzo - schizzavano via più veloci, proprio come sul cemento. Un Roland Garros, almeno il centrale, quanto mai lontano dall'edizione 2008, assai terraiolo. Viceversa, a Wimbledon 2008, s'è giocata la finale Nadal-Federer su un'"erba battuta": il rimbalzo era altissimo e lentissimo. Condizioni ideali per il maiorchino; non proprio l'ottimo per Re Roger.

Guardate il video in alto: c'è una bella differenza fra l'erba del 2003 e quella del 2008. Mi sa che non solo è migliorato Rafa, ma le condizioni del terreno sono più consone al gioco dell'iberico. Un'"erba rallentata" su misura.

Adesso, è arrivato il tetto magico anche a Wimbledon, che coprirà il centrale in caso di maltempo. Il guaio è che il campo rischia di diventare ancora più lento: sabbie mobili per Federer. Tutto dipende da come verranno regolate temperatura, umidità, condensa del centrale, anche e soprattutto quando sarà attiva la copertura. Non condivido l'equazione "gioco al chiuso = palla più veloce". Qui c'è in ballo l'erba, per giunta in uno stadio da 15.000 persone: il terreno deve assolutamente restare secco. L'esempio di San Siro dovrebbe far riflettere: quello che una volta era il tempio del calcio, ora è un campo di patate, proprio a causa della copertura (così dicono i tecnici).

Inoltre, andrà valutato se l'erba sarà cortissima: bastano quattro millimetri in meno per trasformare il manto erboso in una "terra verde". Il vero problema per lo svizzero riguarderà il servizio, specie la seconda: l'effetto in kick potrebbe risultare ancora meno velenoso che in passato, perché non ci sarà più l'erba vera che fa slittare la sfera, ma l'"erba battuta" che alza la traiettoria e ammazza il taglio impresso alla palla, la quale arriva più addomesticabile sulla racchetta del ribattitore. Roba da terraiolo. Roba da Nadal. Occhio, divino Federer.

In caso di "terra battuta", non so neppure se a Federer converrà inarcare troppo la schiena durante il servizio, sulla seconda palla in particolar modo. Dare la rotazione maligna con un grande e prolungato sforzo fisico può non pagare se il campo neutralizza la cattiveria del kick. A quel punto, gli sarà più utile piazzare un maggior numero di prime palle, rischiando meno, oppure sparare la seconda un po' più piatta. Certo, così diventerà un Federer meno aggressivo...

domenica 17 maggio 2009

Federer schianta Nadal: il ritorno del divino Roger, più intelligente di prima

Premessa d'obbligo: ieri, nel torneo di Madrid, Nadal ha disputato una semifinale epica contro Djokovic. Un match che ha prosciugato lo spagnolo. Così, oggi pomeriggio il numero uno al mondo (nonché miglior giocatore sul rosso d'ogni epoca) non era nelle condizioni ideali per contrastare Federer in finale. Tuttavia, il doppio 6-4 con cui lo svizzero ha regolato Rafa impone tre considerazioni.

1) Federer è finalmente dimagrito. Qualche settimana fa, pareva incinto (vedi qui). Ora è di nuovo un atleta. Le caviglie sono tornate esplosive. Degne del più grande tennista mai apparso sulla Terra. Segno che, di fronte al bivio della vita, ha optato per la strada più difficile: combattere.

2) Re Roger è scappato dalla trappola. Mi spiego. Nei precedenti match con Nadal, accettava lo scambio prolungato da fondo campo. Una specie di braccio di ferro che sfibrava lo svizzero ed esaltava il gladiatore iberico. Oggi, invece, Federer ha sempre tentato di accorciare lo scambio. O attaccava oppure piazzava una smorzata. Una tattica con un coefficiente di difficoltà massimo, oltreché rischiosissima: per metterla in pratica, occorre la sensibilità infinita dell'elvetico. Insomma, Federer mi è apparso più intelligente dal punto di vista tattico.

3) Lo svizzero ha tirato seconde di servizio di una cattiveria senza limiti: angolate, alte, lunghe, con tagli diversi. Una rogna anche per un ribattitore principe come Nadal. Addirittura, nel game decisivo, ha messo a segno un ace con la seconda, in puro stile Sampras.

Chiaramente, Federer e Nadal vanno rivisti quando il match si disputa sui cinque set: trattasi di un altro sport rispetto a quelli su tre set. E la prossima volta, Rafa si farà trovare più fresco di fronte a Roger: non sempre scenderà in campo in finale poche ore dopo una semifinale massacrante.

Chiudo con una nota sul pubblico di Madrid. Correttissimo; caldo ma non volgare. Un esempio per tutte le altre città del mondo, dove si svolgono tornei di tennis: è così che si tifa a favore di un giocatore del proprio Paese.

[foto via Atp]

venerdì 3 aprile 2009

Djokovic annienta Federer: lo svizzero davanti al bivio della vita

Per la stima illimitata che nutro verso Federer, mi spiace dire che la sconfitta contro Djokovic nella semifinale di Miami era annunciata: vedi cosa ho scritto qui e qui. Addirittura, s'è trattato di una batosta: 3-6 6-2 6-3.

Il problema è che, più si giocava, meno Roger appariva in grado di tenere botta. Soltanto i mass media (quasi tutti) non si erano accorti dei guai che affliggono Federer, parlando di uno svizzero in grande spolvero a Miami.

Nulla di male a perdere contro Djokovic, specie in un incontro al meglio dei tre set. Però il punteggio e il modo in cui è maturato il crollo lasciano perplessi.

Magari, dal punto di vista tecnico, Federer è ancora il numero uno. Ma atleticamente è molto giù di corda, con quella pancetta che lo costringe ad allungare la falcata arrivando male sulla pallina. Oltretutto, lo svizzero è molto nervoso: ha spaccato una racchetta, cosa mai fatta in passato.

Federer è davanti al bivio della vita. Prima scelta: se non vuole rovinare l'immagine meravigliosa di tennista che s'è costruito con una carriera inimitabile, dimagrisce e segue i colpi più potenti a rete, per mettere pressione all'avversario e chiudere prima i punti. Seconda opzione: si tiene la pancetta e spera in un'autostrada fortunata verso un altro torneo dello Slam, con sorteggi e tebellone a lui favorevoli e avversari giù di corda. In quest'ultimo caso, gli salteranno sempre più spesso in testa i vari Nadal, Djokovic, Murray, Del Potro.

Adesso Djokovic attende in finale il vincente tra Murray e Del Potro. Ne parlerò anche su Sport Apache, il mio Gruppo su Facebook: la tribù degli sportivi.

[foto via flickr.com/photos/mandj98]

giovedì 2 aprile 2009

Lo strano caso del divino Federer con la pancetta

Seguo tutti gl’incontri di Federer a Miami. In quello più recente, contro Roddick, ho notato che tre problemi affliggono lo svizzero.

1) Non scende quasi mai a rete per chiudere il punto. Gli basterebbe, al limite, qualche metro avanti per piazzare uno schiaffo al volo. Niente. Attende il rimbalzo e fa tornare in vita l’avversario.

2) Non è un fulmine negli spostamenti laterali. Troppo spesso, quando si tratta di colpire di rovescio, allunga l’ultima falcata e non arriva con la necessaria coordinazione all’impatto.

3) Ha una strana pancetta. Poca roba. Però pare quasi che sia tornato da poco ad allenarsi dopo 10 mesi di inattività. Che quel grasso serva per spingere i colpi è una fesseria. Tant'è vero che la prima di servizio gli entra di meno e la seconda non è diabolica come quella di un anno fa.

Sono tre problemi che non gli impediscono di essere il numero due al mondo, posizione contesa da Djokovic e Murray. Infatti, Federer ha una tale classe (è il migliore di ogni epoca) da riuscire a salvarsi da situazioni al limite dell'impossibile.

Per i primi due guai (gioco al volo, e spostamenti prima del rovescio), si tratta, secondo me, di un blocco psicologico: ci vorrebbe un coach per fargli la giusta pressione. Ma lui vuol fare tutto da sé. Cosa che gli permetteva di primeggiare quando Nadal non era ancora forte come oggi. Adesso, invece, Federer dovrebbe curare di più la parte tattica.

Per quanto riguarda la pancetta, non voglio credere che si sia lasciato andare a mangiate eccessive. Non è da lui. Che ci sia qualche ora di allenamento quotidiano in meno? Che voglia caricarsi di lavoro soltanto nella seconda parte della stagione?

In ogni caso, era e resta divino. Uno spettacolo di eleganza e talento. Vedremo se avrà la cattiveria indispensabile per tornare a essere il re.

[foto via Federer]

sabato 21 marzo 2009

Murray batte Federer: il dritto dello svizzero è scomparso

Nella prima semifinale di Indian Wells, Murray ha giustamente insistito sul rovescio di Federer, che raramente è riuscito a venir fuori dalla trappola: diagonale incrociata del rovescio. Tuttavia, in questo momento, il vero problema di Federer è il dritto. Non vedo più quelle sue brusche accelerazioni all'avambraccio che hanno fatto la storia del tennis. Perfino la rotazione del polso per conferire effetto in top spin alla palla è inferiore al solito. In più, ho notato che c’è un minore avanzamento della spalla rispetto a quanto ci aveva abituato. Altro problema per Federer: non gli riusciva granché il dritto a uscire, anche per le ragioni di cui sopra.

Insomma, la strepitosa frustata di dritto grazie alla quale Federer ha costruito una leggenda (è il miglior tennista di ogni epoca) è, in questo momento, un ottimo dritto per un giocatore che vuol rimanere fra i primi 10 al mondo. Se invece lo svizzero desidera tornare numero uno senza farsi mettere i piedi in testa da Nadal e Murray, deve ritrovare l’esplosività del dritto. A un classe 1981 come Federer, al contrario, non si può certo chiedere di reinventarsi il rovescio: è sempre stato, e tale rimarrà, il suo "secondo" colpo; non può trasformarlo - a fine carriera - in un pugno irresistibile.

[foto via federer]