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sabato 11 luglio 2015

Wimbledon: riuscirà Federer a uscire dalla trappola mortale del rovescio incrociato di Djokovic?

Il rovescio bimane di Djokovic ha rivoluzionato il tennis moderno. Con i destrorsi, nella diagonale di rovescio, il serbo è inarrivabile. Tira più profondo e preciso di Borg. Ha maggiore resistenza fisica rispetto ad Agassi. Riesce ad angolare di più rispetto a Murray. Con quell’arma, Nole sventra gli avversarsi: si apre il campo da quel lato, poi entra e sfonda. Ha un rovescio così potente e chiurgico, da tenere il ritmo addirittura contro i mancini: è la chiave delle vittorie contro Nadal, che nella diagonale dritto contro rovescio dell’avversario ha costruito tutte le sue vittorie. 

Questo diabolico colpo è stato la soluzione vincente nel quinto set della finale di Wimbledon del 2014: Federer negli ultimi 20 minuti è caduto nella fossa dell’angolo sinistro, e non è più riuscito a uscirne. Perché stremato sotto il profilo nervoso, prim’ancora che fisico: Roger aveva speso tantissimo per la rimonta da 0-2 nei set. La stessa diagonale di rovescio sarà l’aspetto fondamentale della finale di domani, che mette davanti il più grande tennista di ogni epoca, lo svizzero (a mio giudizio il più eccezionale atleta di qualsiasi sport), contro il più forte del mondo. 

Questione di sensibilità e confidenza: re Roger dovrà alternare rovesci piatti a colpi in back, ma soprattutto usare a sorpresa il rovescio lungolinea per uscire dalla trappola mortale. Compito difficilissimo, visto che da quando Djokovic ha perso il secondo set contro Anderson è stato perfetto: come se si fosse svegliato d’improvviso, come se avesse acquisito maggiore sicurezza e consapevolezza. Come se lo spavento per essere giunto a un millimetro dal burrone lo avesse reso ancora più esplosivo e reattivo.

Un’ultima considerazione, molto personale. Il tennis è uno sport giusto: vince il migliore. Sì, esiste il doping, ma la questione, ormai, riguarda anche le gare di ciclismo di paese dove per aggiudicarsi un prosciutto si presentano al via pedalatori pieni di immondizia nelle arterie. Dicevo: uno sport giusto. Pur tuttavia, la finale di domani vede un Federer vecchio, in parabola discendente, dinnanzi a un Djokovic nel pieno della carriera. La contesa non sarà equilibrata per questioni anagrafiche. A pari età, come dimostra la finale del 2012, Roger spacca in mille pezzi Nole: a Wimbledon, sul veloce. E lo batte pure sul rosso. Con l’elvetico sul viale del tramonto e il serbo in ascesa, è quest’ultimo a essere strafavorito e a dover assolutamente vincere.

venerdì 3 giugno 2011

Semifinale Roland Garros 2011: Federer batte Djokovic. Incredibile: a fine carriera, re Roger gioca la partita più bella della sua vita. Nadal gode: troverà in finale un avversario stanchissimo


Federer-Djokovic 7-6(5) 6-3 3-6 7-6(5) in tre ore e 17 minuti: è il verdetto della seconda semifinale del Roland Garros (nella prima Nadal ha spazzato via Murray). A mio giudizio, il match giocato meglio da re Roger nella sua carriera inimitabile, una partita che lo conferma il più grande di ogni epoca. L’elvetico s’è trovato di fronte un Nole che non perdeva dall’anno scorso, e in perfetta forma. Nei primi scambi, il serbo è partito a razzo; poi Federer s’è imposto di misura per 7-6. Secondo set dominato dallo svizzero. Terzo set in mano a Roger, ma d’improvviso si sveglia Djokovic che inizia a tirare ancora più forte e a prendere rischi su ogni palla: Nole si porta a casa il terzo set e va sparato anche nel quarto. Strappa il servizio e serve sul 5-4. A questo punto, Federer estrae dal cilindro colpi meravigliosi, giocati di controbalzo. Si va al tie-break e il livello dell’incontro arriva al vertice: Roger mette di là l’impossibile, il serbo più d’una volta cerca lo sguardo di allenatori, parenti e amici, allargando le braccia. Ne ha tutte le ragioni: l’elvetico è ingiocabile. Finisce 7-5 al tie-break.

Quattro le chiavi del match.

1) La seconda di servizio di Federer, giocata con una scioltezza disarmante, anche nei momenti topici. Per non parlare della varietà nella prima palla: potente alternata ad angoli tremendi e a tagli cattivissimi.

2) Il dritto di controbalzo di Federer. Che non ha mai perso terreno, togliendo respiro a Djokovic.

3) Il rovescio coperto, piatto, talvolta leggermente arrotato in top, di Federer. Alternato a sapienti back.

4) Il linguaggio del corpo e gli occhi di Federer dicevano: gioco con gioia. Sono felice di stare sul campo. Una serenità tennistica che aveva perso negli scorsi mesi, ritrovata grazie a una maggiore propensione offensiva.

Adesso, giustamente, Nadal si frega le mani. In finale, domenica, troverà un Federer stanco, perché ha terminato tardi una semifinale durissima sotto il profilo atletico e mentale. Vivissimi complimenti agli organizzatori del Roland Garros per aver rovinato la finale, spostando gli equilibri nettamente a favore di chi ha disputato la prima semifinale.

Si incontreranno il più grande di sempre sulla terra rossa (lo spagnolo), e il numero uno assoluto mai visto (lo svizzero). Percentuali di vittoria: Nadal, 51%; Federer 49%. Molto dipenderà anche dal clima e dal campo: maggiore la velocità di gioco, più le probabilità che trionfi re Roger; il campo lento (magari col vento a disturbare) avvantaggerebbe invece l’iberico.

screenshot rolandgarros
      

domenica 8 maggio 2011

Djokovic disintegra Nadal. Ma Madrid è un campo veloce: al Roland Garros sarà un’altra storia


Non l’ha sconfitto, l’ha disintegrato. Djokovic ha sotterrato di mazzate Nadal, portandosi a casa il match due set a zero: 7-5, 6-4. Un risultato che sarebbe di prestigio su qualsiasi superficie, ma qui ci sono due fattori di rilievo. Primo, si giocava sulla terra rossa, dove il maiorchino è il più forte di ogni epoca, Borg incluso. Secondo, eravamo a Madrid, a casa di Rafa: proprio uno smacco. Che fra l’altro Nadal non ha digerito: l’ho notato al momento della stretta di mano a rete, al termine dell’incontro. Una gelida strettina fra due tipi che, a mio giudizio, poco si amano.

Djokovic si conferma un mostro di bravura. Al momento, la vera classifica mondiale vede il serbo primeggiare, secondo me, seguito da Nadal e da Federer: è alla 34.a vittoria di seguito, e al sesto titolo stagionale consecutivo. Tuttavia, tralasciando il discorso su Roma (dove comunque si gioca due set su tre, e l’aspetto atletico conta meno che nei tornei dello Slam), personalmente do ancora Nadal favorito su Djokovic a Parigi. Anzitutto, al Roland Garros, appunto, è tutto al meglio dei cinque set. E così la preparazione squisitamente fisica fa la differenza. Ritengo che lo spagnolo sia ancora imprendibile sotto quel profilo. Secondariamente, Madrid è un terra rossa particolare: velocissimo, in altura. Per certi versi, un cemento lento. Più roba da Djokovic che da Nadal. Tant’è che il serbo aveva già legnato Rafa a Miami. A Parigi, la superficie è molto meno rapida, e si gioca più meno ad altezza mare.

La chiave dell’incontro, per come l’ho visto io, è stato il rovescio di Novak incrociato e larghissimo sul dritto di Nadal. Una tattica con coefficiente di difficoltà 10, che obbligava Rafa a recuperi al limite dell’impossibile. Il maiorchino non ha rinunciato infatti a partire dal suo angolo preferito, alla propria destra, per tentare di comandare il gioco col dritto, anomalo e lungolinea. Ma il serbo non gliel’ha permesso e, con il rovescio bimane costantemente protesto in avanti, ricacciava dalla parte opposta Nadal. Prendendo le redini del punto in mano. Specie nei momenti decisivi.

Ho poi ammirato una seconda di servizio di Djokovic che ha pochi eguali nella storia del tennis. Rimbalzo altissimo, profonda, con variazioni di angolo. Per lui, in finale, non è mai stato un guaio non infilare la prima. Sapeva che con la battuta di riserva faceva ugualmente male. In questo, mi ricorda Sampras, con le due di servizio più efficaci di sempre.

Nadal s’è confermato il solito leone. Ma se ti trovi davanti uno sparapalle come Novak, la grinta non basta. Io vedo anche qualche talento in più nei colpi da fondo di Djokovic di pura potenza e velocità, che su terreni veloci lo rendono, oggi, inarrivabile.

Al momento, almeno per Roma e per il Roland Garros, resta fuori dai giochi Federer. Ritengo che lo svizzero (il più bravo di ogni epoca) abbia già nel mirino Wimbledon: è lì che intende ancora accecare il pianeta con la sua classe sconfinata.

foto atpworldtour                                                                                                                                                                                                  

domenica 21 giugno 2009

Pronostico Wimbledon: ecco tutti i "miei" avversari di Federer sino alla finale

Amo azzardare pronostici. Mi annoiano i giornalisti che parlano soltanto dopo il risultato. C’è una cultura strana: il terrore di sbagliare pronostico ed essere spernacchiati. Ma chissenefrega. E allora analizzo per voi il tabellone di Wimbledon, ipotizzando il cammino di Federer.

Premesso che lo svizzero vince il torneo, ecco gli avversari che dovrà incontrare. E i set necessari per batterli.

Primo turno, come da sorteggio: Lu (Taiwan). Un discreto allenamento per Roger: 3-0.

Secondo turno. Garcia Lopez (Spagna), che batte Calleri (Argentina): 3-0 di Federer sullo spagnolo.

Terzo turno. Kohlschreiber (Germania). Altro 3-0 per Federer. Però con qualche goccia di sudore in più.

Ottavi di finale. La Spagna si schiera con Nadal. Per evitare che Federer superi Rafa in classifica, ecco Feliciano Lopez (dopo il Lopez del secondo turno). Ancora 3-0 per Federer? Sì, ma qui si deve impegnare.

Quarti di finale. Spettacolo. Federer-Tsonga. Il classico 3-0 vacilla, perché il francese per mezz’ora, ossia per un set, riesce sempre a dare l’anima. Con un gioco d'attacco divertentissimo. Ma non ha tenuta sulla lunga distanza. Azzardo un 3 set a uno per Roger.

Semifinale. Federer-Djokovic, che è il giocatore meno pronosticabile del circuito, capace di match paurosi e di set inguardabili. Dico ancora 3-1 per Federer.

Finale. Azzardo un Federer-Murray. A Roger il compito di rivoluzionare i canonici schemi d’attacco. L’approccio a rete dovrà effettuarlo sul dritto di Andy, magari con un rovescio in back. Meglio stare alla larga dal favoloso rovescio bimane di Murray, unico colpo in cui lo scozzese è superiore a Federer. Il "mio" finalista ha anche un servizio poco leggibile. Ho osservato sia le prime sia le seconde di Murray al rallentatore: diventa difficile intuire dove intende direzionare la palla. Dico 3-2 per Federer. Con una finale tanto più combattuta quanto più fresco riuscirà Murray ad arrivare in finale.

È chiaro che ho una probabilità su un milione di azzeccare il cammino di Federer con i suoi avversari. Per questo, ci risentiamo sul mio blog, con altri post, al termine di ogni turno.

Spiace che non ci sia quel guerriero di nome Nadal. Avevo intuito qualche problema fisico tempo addietro: qui. Non credo che alla base dei guai alle ginocchia vada posto il dispendio atletico in allenamento e in partita. Piuttosto, l'origine dei mali sta nei chili di muscoli che le ginocchia devono sostenere. Con una corazza meno pesante, articolazioni e tendini ne trarrebbero giovamento.

Per tenersi aggiornati, segnalo che qui c'è il tabellone, parte più alta. Cliccando sulle altre tre sezioni in basso, compaiono gli altri accoppiamenti.

[foto via Wimbledon]

venerdì 3 aprile 2009

Djokovic annienta Federer: lo svizzero davanti al bivio della vita

Per la stima illimitata che nutro verso Federer, mi spiace dire che la sconfitta contro Djokovic nella semifinale di Miami era annunciata: vedi cosa ho scritto qui e qui. Addirittura, s'è trattato di una batosta: 3-6 6-2 6-3.

Il problema è che, più si giocava, meno Roger appariva in grado di tenere botta. Soltanto i mass media (quasi tutti) non si erano accorti dei guai che affliggono Federer, parlando di uno svizzero in grande spolvero a Miami.

Nulla di male a perdere contro Djokovic, specie in un incontro al meglio dei tre set. Però il punteggio e il modo in cui è maturato il crollo lasciano perplessi.

Magari, dal punto di vista tecnico, Federer è ancora il numero uno. Ma atleticamente è molto giù di corda, con quella pancetta che lo costringe ad allungare la falcata arrivando male sulla pallina. Oltretutto, lo svizzero è molto nervoso: ha spaccato una racchetta, cosa mai fatta in passato.

Federer è davanti al bivio della vita. Prima scelta: se non vuole rovinare l'immagine meravigliosa di tennista che s'è costruito con una carriera inimitabile, dimagrisce e segue i colpi più potenti a rete, per mettere pressione all'avversario e chiudere prima i punti. Seconda opzione: si tiene la pancetta e spera in un'autostrada fortunata verso un altro torneo dello Slam, con sorteggi e tebellone a lui favorevoli e avversari giù di corda. In quest'ultimo caso, gli salteranno sempre più spesso in testa i vari Nadal, Djokovic, Murray, Del Potro.

Adesso Djokovic attende in finale il vincente tra Murray e Del Potro. Ne parlerò anche su Sport Apache, il mio Gruppo su Facebook: la tribù degli sportivi.

[foto via flickr.com/photos/mandj98]

giovedì 2 aprile 2009

Lo strano caso del divino Federer con la pancetta

Seguo tutti gl’incontri di Federer a Miami. In quello più recente, contro Roddick, ho notato che tre problemi affliggono lo svizzero.

1) Non scende quasi mai a rete per chiudere il punto. Gli basterebbe, al limite, qualche metro avanti per piazzare uno schiaffo al volo. Niente. Attende il rimbalzo e fa tornare in vita l’avversario.

2) Non è un fulmine negli spostamenti laterali. Troppo spesso, quando si tratta di colpire di rovescio, allunga l’ultima falcata e non arriva con la necessaria coordinazione all’impatto.

3) Ha una strana pancetta. Poca roba. Però pare quasi che sia tornato da poco ad allenarsi dopo 10 mesi di inattività. Che quel grasso serva per spingere i colpi è una fesseria. Tant'è vero che la prima di servizio gli entra di meno e la seconda non è diabolica come quella di un anno fa.

Sono tre problemi che non gli impediscono di essere il numero due al mondo, posizione contesa da Djokovic e Murray. Infatti, Federer ha una tale classe (è il migliore di ogni epoca) da riuscire a salvarsi da situazioni al limite dell'impossibile.

Per i primi due guai (gioco al volo, e spostamenti prima del rovescio), si tratta, secondo me, di un blocco psicologico: ci vorrebbe un coach per fargli la giusta pressione. Ma lui vuol fare tutto da sé. Cosa che gli permetteva di primeggiare quando Nadal non era ancora forte come oggi. Adesso, invece, Federer dovrebbe curare di più la parte tattica.

Per quanto riguarda la pancetta, non voglio credere che si sia lasciato andare a mangiate eccessive. Non è da lui. Che ci sia qualche ora di allenamento quotidiano in meno? Che voglia caricarsi di lavoro soltanto nella seconda parte della stagione?

In ogni caso, era e resta divino. Uno spettacolo di eleganza e talento. Vedremo se avrà la cattiveria indispensabile per tornare a essere il re.

[foto via Federer]