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mercoledì 26 novembre 2008

Inter-Panathinaikos 0-1: adesso Mourinho capisce Roberto Mancini

Come fai a spiegare a un gruppo di giocatori che tutte le partite vanno giocate con la stessa intensità? È un guaio. Occorre, dopo ogni match, una specie di trasfusione di sangue mentale; si butta quello vecchio e si mette quello nuovo, che dev'essere assolutamente puro, senza contaminazioni con quello precedente. Così ci si può concentrare esclusivamente sull'impegno successivo, dimenticando quanto di buono (o cattivo) fatto in precedenza. Trattasi del mestiere duro di allenatore.

Succede che l'Inter gioca un partitone contro la Juve (1-0 che va strettissimo), è meritatamente prima in Italia e nel suo girone europeo, e poi crolla con una mediocre squadra in Champions, il Panathinaikos. Chi gliel'ha detto, ai nerazzurri, di prendere sottogamba i greci? Di certo non Mourinho, che anzi aveva avvertito del pericolo di rilassamento. Il problema è che l'Inter, da anni, è così: illude il tifoso interista, che la reputa imbattibile; dopodiché ha un inspiegabile abominevole calo verticale improvviso.

Già Roberto Mancini ha avuto a che fare con quelle sbandate che sorprendono, e chissà che quella sera - dopo il Liverpool - non ne abbia avute le scatole così piene da lasciarsi andare a un umano "Me ne vado". Lo stesso Trapattoni aveva definito la sua esperienza all'Inter una sorta di viaggio in una lavatrice.

Perché l'Inter è così: gi allenatori li sbrana nell'anima. Quelli ci mettono il cuore e la passione e la professionalità e la competenza e la rabbia agonistica per cercare di rendere la squadra nerazzurra il più equilibrata possibile. Però poi, d'incanto, quando pensi di averla finalmente raddrizzata, lei diventa di nuovo storta. E allora i tifosi dell'Inter sono pronti a tutto, anche a uscire per mano di una squadruccia agli ottavi di finale di Champions. Lei è l'Inter, quella che impazzire gli allenatori fa.

[foto via flickr.com/photos/sis]

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