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mercoledì 10 marzo 2010

Il Dna europeo del Milan, la mentalità europea del Milan: puttanate. Servono grandi giocatori

I mass media fanno in fretta a riempirti il cervello di cretinate, specie quando si parla di sport. L’esempio più clamoroso in materia riguarda il Milan, che si autodefinisce (non c’è una classifica ufficiale in merito a coprire l’intera storia del club, biennio di serie B inclusa) la squadra più titolata al mondo: quando il Milan vinceva in Europa, si diceva che il merito era della mentalità europea del club. Si sosteneva che la Champions fosse nel Dna del Milan. Puttanate. La mentalità europea è un concetto astratto che in uno sport semplice come il calcio non c’entra nulla. In realtà, il Milan vinceva in Europa perché aveva i giocatori più forti, dal punto di vista tecnico, atletico e temperamentale.

Ieri nelle partite di coppa segnava Van Basten o inventava Savicevic o seminava il panico Kaká; oggi hai un brocchetto come Huntelaar, un onesto faticatore come Borriello e ti ritrovi che perdi 4-0 a Manchester. È cambiata la mentalità? La Champions non è più nel Dna del Milan? Ma no: semplicemente, non ci sono più giocatori bravi. Mi spiace per il Milan, anche se gioisco per quelli che hanno fatto i soldi col mio pronostico ragionato (basta con le mail in cui mi ringraziate!).

E il buon Leonardo, allenatore che stimo e persona che mi piace, non poteva certo fare miracoli. Con Bonera al centro della difesa e Huntelaar come terminale d’attacco, hai voglia a caricare la squadra e a cercare di imporre il gioco come il Brasile del 1982. È già un miracolo che i rossoneri siano arrivati agli ottavi (complice un Real Madrid patetico) e che siano secondi in campionato, in questo agevolati da arbitraggi rabbrividenti (vedi i rigori contro non dati, seppure in buona fede).

Dai a Sacchi Huntelaar e Bonera; dai a Leonardo Gullit e Franco Baresi; e stai a vedere che anche a Leo, come d’incanto, la mentalità europea torna. Assieme al Dna con la Champions.

Non resta che l’Inter in Champions (l’unica Europa che conta), ma il Chelsea, come organizzazione di gioco, è tre spanne superiore ai nerazzurri. A mio giudizio, è arrivato il bivio di Eto’o: se fallisce col Chelsea, siamo di fronte a un flop colossale; se si sveglia, la stagione dei nerazzurri cambia faccia. Però, anche in questo caso, serviranno tantissima corsa, spirito di sacrificio e soprattutto piedi dolci. A meno che vogliate credere alle puttanate sulla mentalità europea.

[foto via manutd]

1 commento:

  1. Non posso che concordare.

    Emblematico anche il fallimento del Grande Real con i campioni Kakà e C. Ronaldo.

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