C’era una volta una squadra i cui giocatori correvano come matti. Tutti sapevano, nessuno diceva. Tranne uno, da quel momento sempre additato come un appestato invidioso dei belli che vincono. Poi, un processo, le prove, una prescrizione, l’impossibilità a procedere: l’arbitro aveva già fischiato la fine. Ma una morale condanna da parte dei giudici, i quali si dissero impotenti di fronte a un sistema con tentacoli molto più lunghi di quanto si immaginasse.
Altri sospetti sugli arbitri, fischi stranissimi, errori a ripetizione, simulazioni degli attaccanti troppo lesti a crollare in area fingendo l’impossibile ed esultando con gli occhi fuori dalle orbite, segno evidente di un’ipervitaminizzazione che solo i tifosi infantili fingevano di non capire.
Uno univa i sospetti sul doping più quelli sugli arbitri, e il quadro che ne emergeva era desolante. Guarda caso, via doping e arbitri, zero vittorie. Perché?
Ora c’è un’altra squadra, 25 volte più forte di quella di cui sopra, che però comincia effettivamente a esagerare. Troppa corsa continuata e insistita, troppe accelerazioni sovraumane. Qual è il segreto? Per non parlare delle simulazioni: ruzzoloni e guaiti se sentono un respiro sul collo. Con proteste vibrate e violente verso l’arbitro, eternamente accerchiato da un capannello dei più rappresentativi di quella squadra, per chiedere falli, ammonizioni ed espulsioni.
Se poi ti azzardi a batterli all’andata, apriti cielo: al ritorno ti dicono che ti pentirai di essere un calciatore e che passerai dei brutti quarti d’ora della tua vita. Psicologicamente violenti.
Esiste un allenatore antipatico, che provoca fuori dal campo? Questo non autorizza l’altra squadra a sporcare la contesa sportiva, inficiando la regolarità di una competizione con sceneggiate plateali.
Classe 1969, dal 1987 sono giornalista automotive: comparto industriale e settore legale. Se volete, mi trovate anche nel sito di Quattroruote. Professionista dal 2002. Padel fan
venerdì 29 aprile 2011
Ma dalla simulazione al doping il passo è breve
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mercoledì 27 aprile 2011
Real Madrid-Barcellona 0-2. Orrore al Bernabeu: calcioni, simulazioni, violenze. Per fortuna c’era il quarto più forte del calcio moderno: Messi. Chi vende Ibrahimovic va in finale di Champions
Sono disgustato da quanto ho appena visto al Bernabeu. È stata una delle semifinali di coppa Campioni più tristi degli ultimi 30 anni: sono volati insulti, schiaffi, pedate. E poi proteste e violenze d’ogni tipo in campo. E un mare di simulazioni per indurre l’arbitro a fare ammonire o espellere l’avversario. Ne traggo tre considerazioni.
1) Per fortuna c’era Messi. Attualmente è il quarto più forte del calcio moderno. Classifica: Maradona, Pelé, Cruijff, Messi.
2) Chi vende Ibrahimovic va in finale. Accadde all’Inter la scorsa stagione. È successo adesso al Barcellona.
3) Non mi capacito del modo in cui l’Inter ha eliminato il Barcellona solo un annetto fa: nella foto Inter.it il pari momentaneo di Sneijder che dà il via alla cavalcata epica. Siamo stati gli unici a farli fuori: ci perdono tutti. La nostra tripletta (in Italia, inimitabile) è d’oro e resterà leggenda.
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sabato 23 aprile 2011
Inter-Lazio 2-1. Nell’uovo di Pasqua, l’Inter trova la forza di sputare l’anima sul campo
Sotto di un gol (Zarate su rigore), e in 10 (espulso Julione). A quel punto, era davvero difficilissima. Non ci volevano gli schemi e la tattica; serviva il cuore. Personalmente, almeno sotto il profilo del coraggio, è stata la migliore Inter della stagione. Hanno sputato l’anima, tutti. Ne traggo quattro considerazioni.
1) La mentalità è da grandissima squadra. Degno di chi non è mai stato in B e ha realizzato una tripletta che tutti invidiano e sminuiscono con rabbia. Devi fare così: se all’inizio Benitez ha fatto i disastri, se hai mille infortunati, se lo scudo ormai è (meritatamente) del Milan, hai il dovere di portarti a casa l’accesso diretto in Champions.
2) Leonardo è amatissimo dai giocatori. Il meccanismo è identico in qualsiasi squadra: con le prime difficoltà, se l’allenatore è detestato, i calciatori tirano indietro la gambetta pensando alla prossima stagione. Durante Inter-Lazio ho visto i ragazzi che hanno lottato su ogni pallone.
3) La mia è solo un’umile opinione. Ero favorevole alla cessione di Ibrahimovic due anni fa: è arrivata la Champions. Ora sono contrario alla cessione di Sneijder e Maicon, dati in partenza dai mass media. Quei due si tengono, e si aggiungono pietre preziose per ripartire.
4) Di arbitri non parlo. Se no, divento ripetitivo. Comunque, ci siamo capiti... La protesta dello stadio è stata civile e simpatica. Viva la pañolada nerazzurra: lo sventolio, da parte di ogni tifoso, di un fazzoletto bianco. Siamo buoni, ma non cretini... Però, la prossima stagione, qualcosa dovrà cambiare a livello di arbitri e guardalinee: non si può continuare così.
foto Inter.it
giovedì 21 aprile 2011
Finale di coppa del Re: Real Madrid-Barcellona 1-0. Mourinho, tu sei il Maradona degli allenatori
La scorsa stagione, il Barcellona era due spanne superiore all’Inter. Ma i nerazzurri, grazie a un personaggio che di nome fa Mourinho, hanno passato il turno: addirittura 3-1 nella semifinale di andata, ed epica resistenza in 10 per un’espulsione ingiusta di Thiagone a Barcellona. Adesso, la storia si ripete. Barcellona superiore al Real Madrid di tre, e non di due spanne. Barcellona col gioco. Barcellona che da anni s’impone su tutti a centrocampo (ma non alla grandissima Inter). Barcellona col numero uno, Messi. Eppure la finale di coppa del Re la vince il Real. Dove sta il trucco di Mourinho?
Il segreto si chiama energia mentale. Quella che il portoghese riesce a trasmettere ai ragazzi. Rabbia agonistica, feroce determinazione. Cattiveria sotto porta: prima o poi, la infili quella palla, e non ti prendono più. Mourinho carica i suoi giocatori come api impazzite. Mourinho cattura tutte le attenzioni e le critiche su di sé, lasciando respirare i suoi uomini. Mourinho che raramente elimina il pallone dagli allenamenti: un metodo geniale che rende i calciatori esplosivi. Mourinho che fa toccare l'apice di intelligenza sportiva a Ronaldo, autore del gol. Mourinho che trasforma Di Maria in un mancino da urlo: suo l'assist favoloso al fenomeno del Real.
Mourinho è il Maradona degli allenatori. Non avevo dubbi dopo averlo visto battere il Barcellona con l’Inter. Mourinho ha fatto imbestialire tutti gli avversari, neri (più un altro colore) di invidia, perché ora l’Inter è l’unica squadra italiana a non essere mai stata in B e ad aver centrato un’irripetibile tripletta. Ma adesso è arrivata una conferma importante, addirittura nella tana del lupo: il Barcellona.
Sì. Se io fossi Moratti, tenterei di riportarlo a Milano e gli metterei a disposizione 150 milioni di euro di campagna acquisti: l’Inter va rifondata. Servono fuoriclasse come l’ossigeno. Però è troppo facile disegnare scenari costosi con soldi che non sono tuoi.
Nel frattempo, segnalo che dalle parti di Madrid godono come pazzi: vedi Marca giù. Hanno capito cosa significa avere in panca quel signore: il Vate di Setubal.
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martedì 19 aprile 2011
Roma-Inter 0-1. Lo strano caso dell'arbitro Rizzoli
Desidero sorridere assieme a voi. Non so se Rizzoli sia un arbitro valido. So solo che è in buona fede e che, quando dirige Roma-Inter di coppa Italia, non è fortunato.
19 aprile 2011, Roma-Inter 0-1, semifinale di coppa Italia. Arbitro Rizzoli.
Gol annullato a Stankovic per aver soffiato addosso all’avversario: se quello è fallo, allora a calcio non si gioca più. Si gioca a scacchi, senza contatto fisico.
Fallo di mano netto e volontario di De Rossi: rigore solare.
Gomitata di Vucinic a Lucio: da rosso subito.
Meno male che Stankovic ha segnato (foto Inter.it)... Peccato che doveva finire 0-5...
5 maggio 2010, Roma-Inter 0-1, finale di coppa Italia. Arbitro Rizzoli.
Doveva espellere due volte Burdisso per falli su Balotelli: se ne accorge perfino Ranieri, che toglie l’argentino. Vede ma non reputa opportuno tirare fuori cartellini. Ignora i pugni di Mexes a Materazzi. Sorvola su una trattenuta in area su Toni. Lascia picchiare Perrotta: già ammonito, fa un’entrataccia su Milito, e la partita degenera. Totti era da espellere al primo calcio su Milito. Alla fine, per miracolo, non può fare a meno di estrarre il rosso: calcio violentissimo a Balotelli, più un'allegra pedatina in testa con l’interista a terra. Per non parlare del calcione finale di Taddei a Muntari.
Meno male che Milito ha segnato... Peccato che doveva finire 0-5...
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