sabato 29 maggio 2010
Capello all’Inter: molti tifosi nerazzurri non lo vogliono. Troppo Milan e troppa Juve in lui
Raccolgo le opinioni dal ventre del tifo dell’Inter: è nei bar, negli uffici, tra amici nerazzurri su Facebook e via Sms, che si deve tastare il polso della situazione, verificare il gradimento verso Don Fabio. Alla domanda “Ti piacerebbe Capello al posto di Mourinho?”, molti interisti (grosso modo la metà di quanti ho interpellato) mi dicono di no. A seconda dei casi, la risposta mi viene motivata come segue.
1) Per carità, Capello non si discute come allenatore. Ha vinto ovunque. Ma c’è troppo Milan in lui, sia come giocatore sia come tecnico. Soprattutto, Mascellone di ferro è il mister della Juve che vinse i due scudetti di Calciopoli (2005 e 2006). E Capello non ha mai detto che la cancellazione di quei due tricolori sia stata condivisibile. Anzi, più d’una volta ha espresso opinioni negative sullo scudetto dato all’Inter.
2) Molti tifosi pensano a una situazione del genere: processo di Calciopoli bis, Capello (neoallenatore nerazzurro) che testimonia pro Juve (e quindi contro l’Inter!) in merito ai due scudetti incriminati.
3) Domande inevitabili e frequenti dei giornalisti su quel biennio bianconero.
4) Abbiamo già avuto esperienze negative con Lippi (ex Juve) e Zaccheroni (ex Milan): perché insistere?
5) L’Inter è storicamente contro la coppia Juve e Milan, che hanno vinto quasi tutti gli scudetti dal 1990 fino al 2006. Con qualche eccezione, tipo Lazio e Roma a cavallo del 2000 (e cioè del Giubileo...). Cosa fai: prendi un allenatore che rappresentava proprio Juve e Milan?
Per quanto possa contare la mia opinione, io invece Capello all’Inter lo vedrei bene (qui lo difendevo dagli attacchi della stampa inglese): non tanto per il suo tipo di gioco o per le sue convinzioni tattiche; il fatto è che Don Fabio è uno dei pochi allenatori in grado di tenere testa sia a un gruppo di giovanotti miliardari dentro lo spogliatoio sia alla pressione dei media milanesi.
[foto via thefa.com/England]
Quelle strane parole di Milito e Moratti. Silenzio su Manchester City, Benitez, Gerrard e Torres
Finisce Inter-Bayern e Milito dice che ha offerte importanti. Passatami (parzialmente…) l’euforia per la leggendaria e irripetibile tripletta che rende l’Inter unica, mi sono chiesto:
1) chi ha i quattrini per comprare Milito?
2) Di quanti soldi si parla?
Le mie risposte.
1) Io dico Manchester City più che Real Madrid. È la squadra inglese ad avere risorse finanziarie pressoché illimitate. I proprietari arabi si sono scassati largamente di restare fuori dalla lotta per la Premier.
2) I dindini. Il Manchester City deve cacciare una barca di quattrini per superare la concorrenza Real. Allora, per portarsi a casa il Principe (che ha fatto vincere coppa Italia, scudetto e Champions andando incredibilmente sempre a segno), servono suppergiù 100.000.000 di euro. Sì, cento milioni. Non di meno.
Ma come annunciavo nel titolo, ho riflettuto anche sulle parole di Moratti. Che insiste a parlare di Capello come sostituto di Mourinho (per il quale Perez ha dovuto pagare, come da mio pronostico). E perché mai tutti quei riferimenti continui a Don Fabio?
Se l’ha già contattato, non c’è bisogno di scoprire le carte.
Se deve intavolare la trattativa, si spinge troppo in là.
Hai visto mai che Moratti alla fine sceglie Benitez, con un pensierino anche a Gerrard e Torres? Di quei tre, il Petroliere nulla dice…
[foto via Liverpool]
1) chi ha i quattrini per comprare Milito?
2) Di quanti soldi si parla?
Le mie risposte.
1) Io dico Manchester City più che Real Madrid. È la squadra inglese ad avere risorse finanziarie pressoché illimitate. I proprietari arabi si sono scassati largamente di restare fuori dalla lotta per la Premier.
2) I dindini. Il Manchester City deve cacciare una barca di quattrini per superare la concorrenza Real. Allora, per portarsi a casa il Principe (che ha fatto vincere coppa Italia, scudetto e Champions andando incredibilmente sempre a segno), servono suppergiù 100.000.000 di euro. Sì, cento milioni. Non di meno.
Ma come annunciavo nel titolo, ho riflettuto anche sulle parole di Moratti. Che insiste a parlare di Capello come sostituto di Mourinho (per il quale Perez ha dovuto pagare, come da mio pronostico). E perché mai tutti quei riferimenti continui a Don Fabio?
Se l’ha già contattato, non c’è bisogno di scoprire le carte.
Se deve intavolare la trattativa, si spinge troppo in là.
Hai visto mai che Moratti alla fine sceglie Benitez, con un pensierino anche a Gerrard e Torres? Di quei tre, il Petroliere nulla dice…
[foto via Liverpool]
mercoledì 26 maggio 2010
Perez (Real Madrid): 60 milioni di euro per strappare Mourinho all'Inter. Per me, un allenatore non vale tutti quei soldi
Amo fare i calcoli in modo semplice. L’argomento caldo è il numero uno del Real Madrid, Florentino Perez, che spende 60 milioni di euro per strappare Mourinho all’Inter. Vi chiederete: caro Ascione, come sei arrivato a quella cifra? Semplice.
1) Perez ha sul groppone l’allenatore della scorsa stagione, Pellegrini. Per esonerarlo, deve sborsare 4 milioni di euro.
2) Anche se adesso finge di infischiarsene, il capo delle merengues è tenuto a pagare a Moratti 16 milioni per via della clausola rescissoria che lega Mourinho all’Inter.
3) E qui viene il bello: lo stipendio del portoghese. Facciamo un quadriennale da 10 milioni l’anno.
Totale: 60 milioni di euro.
Nessuna considerazione sulla moralità di un esborso simile in un momento di tale crisi economica mondiale: sono discorsi noiosi che non stanno in piedi. C’è una legge spietata della domanda e dell’offerta che fa girare il pianeta, alla quale tutti noi sottostiamo dalla culla alla bara. Piuttosto, ne faccio una questione squisitamente tecnica: un allenatore vale 60 milioni di euro?
La risposta è, a mio giudizio, no. Per due ragioni.
1) Indubbiamente Mourinho è il più bravo, perché per vincere all’Inter devi essere un fenomeno, e perché ha sopportato lo stress dell’ossessionante Champions camuffandola come sogno. Ma con 60 milioni di euro, puoi portarti a casa un paio di giocatori fortissimi, per sistemare la difesa e il centrocampo, due settori nei quali il Real Madrid è fragilino. Quel denaro servirebbe di più per rinforzare la squadra.
2) Mandi via a prezzi di saldo Samuel, Cambiasso, Sneijder e Robben; poi prendi Mourinho per 60 milioni. Quindi, ti tocca ricostruire la squadra da metà campo in giù. Occorrono almeno altri 60 milioni. Si arriva a 120 milioni che, sommati ai 215 della scorsa stagione, fanno 335 milioni di euro. Il Real avrà addosso una pressione mediatica senza precedenti, come e più della stagione scorsa.
1) Perez ha sul groppone l’allenatore della scorsa stagione, Pellegrini. Per esonerarlo, deve sborsare 4 milioni di euro.
2) Anche se adesso finge di infischiarsene, il capo delle merengues è tenuto a pagare a Moratti 16 milioni per via della clausola rescissoria che lega Mourinho all’Inter.
3) E qui viene il bello: lo stipendio del portoghese. Facciamo un quadriennale da 10 milioni l’anno.
Totale: 60 milioni di euro.
Nessuna considerazione sulla moralità di un esborso simile in un momento di tale crisi economica mondiale: sono discorsi noiosi che non stanno in piedi. C’è una legge spietata della domanda e dell’offerta che fa girare il pianeta, alla quale tutti noi sottostiamo dalla culla alla bara. Piuttosto, ne faccio una questione squisitamente tecnica: un allenatore vale 60 milioni di euro?
La risposta è, a mio giudizio, no. Per due ragioni.
1) Indubbiamente Mourinho è il più bravo, perché per vincere all’Inter devi essere un fenomeno, e perché ha sopportato lo stress dell’ossessionante Champions camuffandola come sogno. Ma con 60 milioni di euro, puoi portarti a casa un paio di giocatori fortissimi, per sistemare la difesa e il centrocampo, due settori nei quali il Real Madrid è fragilino. Quel denaro servirebbe di più per rinforzare la squadra.
2) Mandi via a prezzi di saldo Samuel, Cambiasso, Sneijder e Robben; poi prendi Mourinho per 60 milioni. Quindi, ti tocca ricostruire la squadra da metà campo in giù. Occorrono almeno altri 60 milioni. Si arriva a 120 milioni che, sommati ai 215 della scorsa stagione, fanno 335 milioni di euro. Il Real avrà addosso una pressione mediatica senza precedenti, come e più della stagione scorsa.
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martedì 25 maggio 2010
Florentino Perez piomba sui tifosi dell’Inter: 100.000 euro a testa se la prossima stagione tifate per il Real Madrid
Ricapitoliamo. Il numero uno del Real Madrid, Florentino Perez, ha già in mano Mourinho. Ma non si accontenta: vuole portare nella capitale spagnola anche Milito, Maicon e Sneijder. Quanti soldi servono per strapparli a Moratti? Faccio due conticini rapidi.
Milito 35 milioni di euro.
Maicon 30 milioni di euro.
Sneijder 30 milioni di euro (tolto quanto l'Inter deve al Real): i nerazzurri ne avevano versati 16 ai madrileni la stagione scorsa.
Perez deve firmare un assegno di 95 milioni di euro. Cui vanno sommati i 16 milioni di clausola rescissoria di Mou. Sono 111 milioni.
Non è un problema per Perez. Basti pensare ai quattrini che ha tirato fuori nella passata campagna acquisti. Ma il presidente delle merengues è insaziabile. Ha capito che occorre un sostegno morale e psicologico anche per i giocatori. La soluzione? Dopo aver visto cantare e urlare i tifosi dell’Inter contro il Barcellona a San Siro - anche e soprattutto con i catalani in vantaggio per 1-0 -, dopo aver assistito al pubblico nerazzurro che sovrastava in maniera impressionante quello del Bayern al Bernabeu (nonostante una sostanziale parità numerica), adesso Perez intende comprare i tifosi nerazzurri.
Sono pronti 100.000 euro a cranio. Il contratto, della durata annuale, prevede il sostegno continuo e costante al Real Madrid, specie nei momenti di difficoltà. Chi ci sta?
Nel caso in cui il Real non dovesse vincere neppure con mezza squadra "rubata" all'Inter e con i tifosi comprati a Milano, Florentino il Grande ha intenzione di acquistare direttamente tutta l’Inter, compresi Moratti Massimo, il figlio Mao, la sede di Corso Vittorio Emanuele e pure San Siro dal Comune, più il futuro stadio delle Beneamata, l’inno “Pazza Inter amala” (adeguatamente trasformata in "Pazza Inter comprala"), tutte le bandiere e le sciarpe nerazzurre presenti in Italia, spille, foto ricordo, autografi e la scuola calcio Inter, pulcini inclusi che non si sa mai magari diventano campioni.
domenica 23 maggio 2010
Inter campione d’Europa grazie alla bugia mediatica di Mourinho: parlare di sogno sapendo che era un’ossessione. Massimo Moratti, tripletta senza eguali. Milanisti, juventini e romanisti: gufi ko. Le pagelle della finale: Milito mostruoso
Moratti 10. Cinque scudetti di fila, una Champions, ma soprattutto un’ineguagliabile tripletta. Per giunta, la notte perfetta di una stagione sublime è arrivata in uno stadio meraviglioso come il Bernabeu, dove l’Inter aveva già vinto un’Intercontinentale: quello stadio le porta fortuna.
Roba irripetibile il tris, nel nostro Paese. Qui il campionato e la coppa nazionale sono durissimi, a differenza di quanto avviene all’estero.
Un pronostico: nei prossimi 20 anni, con la famiglia Moratti al comando, l’Inter vincerà una decina di scudetti, andrà in semifinale di Champions sette volte e si porterà a casa due o tre coppe dalle grandi orecchie. Come un sogno, non più un’ossessione. Magari già dalla prossima stagione, con Benitez e Gerrard.
Mourinho 10. Coraggiosissimo fino in fondo, sceglie il modulo con un trequartista (Sneijder), due punte larghe (Eto’o a destra, Pandev a sinistra) e Milito al centro. Un tecnico rivoluzionario, che il mondo imiterà.
Un cannibale. Tre trofei con una squadra nettamente inferiore a Barcellona e Chelsea, contro le quali ha giocato due finali anticipate, prima di centrare l'inaudito Grande Slam.
È il numero uno degli allenatori: svuota la testa dei giocatori per poi ricaricarli in vista della partita successiva; una trasfusione di sangue psicologico ogni tre giorni.
Ha preparato la finale come un raffinatissimo pokerista, togliendo pressione ai suoi uomini: s’è parlato solo di Mourinho al Real, e non di chi andava in campo.
Ma il capolavoro dell’Herrera di Setubal è far passare la Champions come un sogno per l’Inter e gli interisti: bugia, quella coppa era un incubo che durava da 45 anni. Milanisti, juventini (e romanisti) erano legittimamente pronti a festeggiare la sconfitta dei nerazzurri: “Tenetevi il vostro solito scudettino; in Europa perdete sempre, non siete nessuno; non avete la mentalità giusta; complimenti per l’affare Mourinho, un bel modo per vincere la Champions; mezzo secolo senza Champions, fate tenerezza; quando la banda degli onesti varca i confini, sono dolori (per loro)”.
I rossoneri avevano già in tasca l’attacco: “No Milan, no Champions; l’anno prossimo ci pensa il Milan a spiegarvi come si vince la Champions”. Un’ossessione per i nerazzurri: questa la verità.
Grazie a José, adesso l’Inter è l’unica squadra italiana ad aver fatto una pazzesca tripletta; e anche la sola mai andata in serie B. Il sogno è degli interisti; l’incubo (imitare il Grande Biscione) è dei milanisti e degli juventini (e dei romanisti). Che giustamente hanno gufato tutto l’anno e soprattutto stasera. Così come facevano i tifosi della Beneamata durante le finali di coppa di Milan e Juve.
Erano adorabili certi dirigenti e giocatori che prendevano in giro i tifosi nerazzurri: “In Europa siete nessuno”. Il tutto sintetizzato dallo striscione: “Mettetevi lo scudetto nel c…”. Li ho sempre trovati simpatici: il calcio è una passione viscerale, da vivere col sorriso e con grandi sfottò. Ora però non hanno più argomenti per attaccare l’Inter: li vedo sotto choc.
Ricordo l’esultanza di juventini e milanisti al gol di Sheva durante Dinamo Kiev-Inter nel girone eliminatorio: “Anche stavolta, fuori dalla Champions”. Dopodiché, la grinta di Mago Mou, un’Inter a trazione anteriore, la rimonta coi gol di Milito e Sneijder e l’inizio della leggenda. Che avevo intuito qui.
I voti alla squadra, in campo col 4-2-3-1
Julio Cesar 10. Finisce nel migliore dei modi: due parate, di piede e in volo su Robben. Il portiere della Champions. Mi rimarrà per sempre negli occhi il tuffo su tiro di Messi, subito dopo l’espulsione di Thiago Motta, a Barcellona: se fosse entrato quel pallone dell’argentino, l’Inter avrebbe sofferto di più.
Maicon 7. Un paio di discese: dimostra anche intelligenza tattica. Mou gli ha insegnato a difendere. Il colosso entra nella storia del calcio: interpreta in modo perfetto il difensore di fascia che va in percussione per tirare di destro (vedi gol al Barcellona) e di sinistro.
Lucio 7. Insuperabile, micidiale nei recuperi e negli allunghi. Una sbavatura a inizio ripresa.
Samuel 7. Si appiccica all’attaccante che gli passa attorno ed è fastidiosissimo. Pulito, corretto. Il Burgnich del 2010.
Chivu 6. Una rogna quel Robben. Spende presto il cartellino giallo, che lo condiziona. Poteva morire qualche mese fa per una botta terrificante al cranio: trionfa col suo caschetto. Dalla tomba alla Champions il passo è breve, caro amico romeno.
Zanetti 8. Indistruttibile, dove lo metti gioca. Infaticabile. Inizia a centrocampo, finisce dietro a sinistra. Straordinaria la chiusura su Robben nel finale: match ko. Ricordo un suo errore in una cinquantina di partite (passaggio sbagliato contro il Chievo).
Cambiasso 7. Il giocatore che sa sempre dove andrà la palla: deve aver fatto un patto segreto con il dio dei rimbalzi. Decisivi i gol sorpasso sul Chelsea e sul Chievo.
Sneijder 10. Assist divino a Milito per l’1-0, quasi gol nel finale di primo tempo. Parte da lui l'azione del 2-0. Un trottolino in eterno movimento. È la luce dell’Inter. Passaggi di prima, controllo e distribuzione coi due piedi. Una punizione bomba che intimorisce Butt. Inimitabile. In generale, conferma sempre l’impressione stratosferica del suo esordio, nel derby d’andata vinto 4-0. Dà la scossa decisiva durante Inter-Barcellona con il gol del pari.
Eto’o 8. Si sacrifica in copertura costante sulla destra. Con infinita lucidità, dà il via all’azione del secondo gol del Principe. Un lavoro di squadra che non ha pari sul pianeta.
Pandev 6,5. Fa l’ala sinistra. Copre, apre spazi. Intelligente, sfiora il gol con un sinistro morbido.
Milito 10. Il primo gol è un tocco a scavalcare il portiere. Il secondo una prodezza: dribbling e tiro. Annusa i difensori (come auspicavo qui) e li punisce. Principesco, come le sue più recenti partite, sempre a segno: Roma-Inter di coppa Italia, 0-1; Siena-Inter 0-1, gol scudetto; ora ancora lui, l’argentino insaziabile. Per tutta la stagione ha segnato con continuità, piazzando capolavori balistici. E poi pressa, fa il terzino aggiunto, rincorre, è anche uomo assist: vedi i passaggi a Sneijder e Pandev di Inter-Bayern. Resteranno nella memoria dei tifosi anche il gol di sinistro nel derby, quello al Chelsea e l’assist a Sneijder contro il Barcellona. Il migliore al mondo in questo momento. Sono felice di aver annunciato il suo arrivo all'Inter con grande anticipo: leggi qui.
(Stankovic per Chivu) 6,5. Gioca come un tarantolato. Pare che una marmotta gli morda le chiappe, a 3000 all’ora in pressing ovunque si muova qualcosa.
Roba irripetibile il tris, nel nostro Paese. Qui il campionato e la coppa nazionale sono durissimi, a differenza di quanto avviene all’estero.
Un pronostico: nei prossimi 20 anni, con la famiglia Moratti al comando, l’Inter vincerà una decina di scudetti, andrà in semifinale di Champions sette volte e si porterà a casa due o tre coppe dalle grandi orecchie. Come un sogno, non più un’ossessione. Magari già dalla prossima stagione, con Benitez e Gerrard.
Mourinho 10. Coraggiosissimo fino in fondo, sceglie il modulo con un trequartista (Sneijder), due punte larghe (Eto’o a destra, Pandev a sinistra) e Milito al centro. Un tecnico rivoluzionario, che il mondo imiterà.
Un cannibale. Tre trofei con una squadra nettamente inferiore a Barcellona e Chelsea, contro le quali ha giocato due finali anticipate, prima di centrare l'inaudito Grande Slam.
È il numero uno degli allenatori: svuota la testa dei giocatori per poi ricaricarli in vista della partita successiva; una trasfusione di sangue psicologico ogni tre giorni.
Ha preparato la finale come un raffinatissimo pokerista, togliendo pressione ai suoi uomini: s’è parlato solo di Mourinho al Real, e non di chi andava in campo.
Ma il capolavoro dell’Herrera di Setubal è far passare la Champions come un sogno per l’Inter e gli interisti: bugia, quella coppa era un incubo che durava da 45 anni. Milanisti, juventini (e romanisti) erano legittimamente pronti a festeggiare la sconfitta dei nerazzurri: “Tenetevi il vostro solito scudettino; in Europa perdete sempre, non siete nessuno; non avete la mentalità giusta; complimenti per l’affare Mourinho, un bel modo per vincere la Champions; mezzo secolo senza Champions, fate tenerezza; quando la banda degli onesti varca i confini, sono dolori (per loro)”.
I rossoneri avevano già in tasca l’attacco: “No Milan, no Champions; l’anno prossimo ci pensa il Milan a spiegarvi come si vince la Champions”. Un’ossessione per i nerazzurri: questa la verità.
Grazie a José, adesso l’Inter è l’unica squadra italiana ad aver fatto una pazzesca tripletta; e anche la sola mai andata in serie B. Il sogno è degli interisti; l’incubo (imitare il Grande Biscione) è dei milanisti e degli juventini (e dei romanisti). Che giustamente hanno gufato tutto l’anno e soprattutto stasera. Così come facevano i tifosi della Beneamata durante le finali di coppa di Milan e Juve.
Erano adorabili certi dirigenti e giocatori che prendevano in giro i tifosi nerazzurri: “In Europa siete nessuno”. Il tutto sintetizzato dallo striscione: “Mettetevi lo scudetto nel c…”. Li ho sempre trovati simpatici: il calcio è una passione viscerale, da vivere col sorriso e con grandi sfottò. Ora però non hanno più argomenti per attaccare l’Inter: li vedo sotto choc.
Ricordo l’esultanza di juventini e milanisti al gol di Sheva durante Dinamo Kiev-Inter nel girone eliminatorio: “Anche stavolta, fuori dalla Champions”. Dopodiché, la grinta di Mago Mou, un’Inter a trazione anteriore, la rimonta coi gol di Milito e Sneijder e l’inizio della leggenda. Che avevo intuito qui.
I voti alla squadra, in campo col 4-2-3-1
Julio Cesar 10. Finisce nel migliore dei modi: due parate, di piede e in volo su Robben. Il portiere della Champions. Mi rimarrà per sempre negli occhi il tuffo su tiro di Messi, subito dopo l’espulsione di Thiago Motta, a Barcellona: se fosse entrato quel pallone dell’argentino, l’Inter avrebbe sofferto di più.
Maicon 7. Un paio di discese: dimostra anche intelligenza tattica. Mou gli ha insegnato a difendere. Il colosso entra nella storia del calcio: interpreta in modo perfetto il difensore di fascia che va in percussione per tirare di destro (vedi gol al Barcellona) e di sinistro.
Lucio 7. Insuperabile, micidiale nei recuperi e negli allunghi. Una sbavatura a inizio ripresa.
Samuel 7. Si appiccica all’attaccante che gli passa attorno ed è fastidiosissimo. Pulito, corretto. Il Burgnich del 2010.
Chivu 6. Una rogna quel Robben. Spende presto il cartellino giallo, che lo condiziona. Poteva morire qualche mese fa per una botta terrificante al cranio: trionfa col suo caschetto. Dalla tomba alla Champions il passo è breve, caro amico romeno.
Zanetti 8. Indistruttibile, dove lo metti gioca. Infaticabile. Inizia a centrocampo, finisce dietro a sinistra. Straordinaria la chiusura su Robben nel finale: match ko. Ricordo un suo errore in una cinquantina di partite (passaggio sbagliato contro il Chievo).
Cambiasso 7. Il giocatore che sa sempre dove andrà la palla: deve aver fatto un patto segreto con il dio dei rimbalzi. Decisivi i gol sorpasso sul Chelsea e sul Chievo.
Sneijder 10. Assist divino a Milito per l’1-0, quasi gol nel finale di primo tempo. Parte da lui l'azione del 2-0. Un trottolino in eterno movimento. È la luce dell’Inter. Passaggi di prima, controllo e distribuzione coi due piedi. Una punizione bomba che intimorisce Butt. Inimitabile. In generale, conferma sempre l’impressione stratosferica del suo esordio, nel derby d’andata vinto 4-0. Dà la scossa decisiva durante Inter-Barcellona con il gol del pari.
Eto’o 8. Si sacrifica in copertura costante sulla destra. Con infinita lucidità, dà il via all’azione del secondo gol del Principe. Un lavoro di squadra che non ha pari sul pianeta.
Pandev 6,5. Fa l’ala sinistra. Copre, apre spazi. Intelligente, sfiora il gol con un sinistro morbido.
Milito 10. Il primo gol è un tocco a scavalcare il portiere. Il secondo una prodezza: dribbling e tiro. Annusa i difensori (come auspicavo qui) e li punisce. Principesco, come le sue più recenti partite, sempre a segno: Roma-Inter di coppa Italia, 0-1; Siena-Inter 0-1, gol scudetto; ora ancora lui, l’argentino insaziabile. Per tutta la stagione ha segnato con continuità, piazzando capolavori balistici. E poi pressa, fa il terzino aggiunto, rincorre, è anche uomo assist: vedi i passaggi a Sneijder e Pandev di Inter-Bayern. Resteranno nella memoria dei tifosi anche il gol di sinistro nel derby, quello al Chelsea e l’assist a Sneijder contro il Barcellona. Il migliore al mondo in questo momento. Sono felice di aver annunciato il suo arrivo all'Inter con grande anticipo: leggi qui.
(Stankovic per Chivu) 6,5. Gioca come un tarantolato. Pare che una marmotta gli morda le chiappe, a 3000 all’ora in pressing ovunque si muova qualcosa.
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