Quella favolosa notte di Madrid del 22 maggio 2010, in cui l’Inter mise a segno una tripletta irripetibile, il ciclo storico della squadra era al capolinea. Mourinho l’aveva perfettamente capito e scappò a gambe levate al Real, una società in grado di comprargli l’impossibile. Quella notte stessa, andava eseguita una trasfusione totale di sangue all’Inter, e ritengo che - potendo tornare indietro - anche Moratti lo farebbe.
Il Petroliere doveva disfarsi di tutti quelli che battevano cassa, e ripartire con un progetto a lungo termine, fatto di giovani affamati. Però non me la sento di attaccare la vecchia guardia, accusandola di non impegnarsi al massimo, nonostante ingaggi milionari. La verità è che non ce la fanno proprio più a reggere così tanti impegni: sono al tramonto. Te ne accorgi quando devono rincorrere l’avversario: arrancano. Pare quasi che la cattiveria agonistica sia scomparsa. In realtà, è il serbatoio di energie mentali e fisiche che è vuoto.
Si ripartirà con una rivoluzione, dalla prossima stagione. Però servirà pazienza: se cambi 20 elementi della rosa, e se nove undicesimi dei titolari sono diversi, nessuno può avere la pretesa di diventare subito competitivi. Tra la fine di un ciclo mostruosamente vincente e l’inizio di un’altra epoca d’oro, esiste un periodo di transizione, da affrontare senza nevrosi: vietato bocciare i giovani perché sbagliano due partite.
A mio modesto avviso, c’è infine un serio problema che riguarda i mass media. È un paio d’anni che ci fanno a fettine sui giornali e in tv. Dalla società avversaria che ci vuole sempre portare in tribunale, all’ex allenatore che ce ne dice di tutti i colori; dall’arbitro che fischia per tutta la partita contro, alla moviola senza un minimo di contraddittorio. Quel compito di riequilibrare le forze venne svolto in parte da Roberto Mancini, che arrivò un paio di volte a perdere le staffe in diretta tv, ma soprattutto da Mourinho, che menava fendenti a tutt’andare. Obiettivi: fare gruppo, creare un nemico comune, ottenere lo stesso spazio degli altri, mettere pressione su chi voleva schiacciarti. Che fosse la strada giusta lo testimoniano le reazioni isteriche di chi veniva trafitto. Il portoghese non arretrava di un millimetro, consapevole del fatto che una delle frasi più sceme del mondo è: “Nel calcio, i titoli si vincono sul campo”. Bugia: i campi dove si gioca la partita sono più d’uno. O davvero non vi siete accorti che altre società puntano le loro fiches su più tavoli?
domenica 12 febbraio 2012
domenica 5 febbraio 2012
Inter: terzo posto? Serve un miracolo
Dopo una storica scorpacciata di titoli, dopo la tripletta irripetibile del 2010, dopo la mini tripletta della stagione scorsa, quest’anno l’Inter resterà a bocca asciutta, come facilmente prevedibile. I cicli storici devono finire, e il tramonto dei campioni nerazzurri è palese. Il problema però è un altro: qui si rischia seriamente di restare fuori dalla zona Champions, visto che attualmente Udinese, Napoli, Roma e Lazio sono superiori all’Inter. Milan e Juve non le considero perché due spanne sopra di noi.
I guai veri l’Inter li ha in mezzo al campo: senza Thiago Motta, nessuno sa davvero impostare trame offensive. L’unica soluzione è arretrare il raggio d’azione di Sneijder, e fargli fare un po’ da playmaker. Alvarez è troppo lento per chiedergli di costruire gioco, Palombo è un incontrista, Poli e Obi idem. Cambiasso fatica a tenere ritmi alti.
Risultato: basta un accenno di pressing avversario al limite della nostra area di rigore, e l’Inter va nel panico. Ormai gli allenatori delle altre squadre lo sanno e puntualmente ci stritolano laddietro.
Presentarsi in queste condizioni psicofisiche al match di Champions contro il Marsiglia significa prendere una barca di gol. Ma forse, a questo punto, sarebbe auspicabile un’eliminazione agli ottavi: per reggere il doppio impegno coppa più campionato, serve ben altra rosa.
I guai veri l’Inter li ha in mezzo al campo: senza Thiago Motta, nessuno sa davvero impostare trame offensive. L’unica soluzione è arretrare il raggio d’azione di Sneijder, e fargli fare un po’ da playmaker. Alvarez è troppo lento per chiedergli di costruire gioco, Palombo è un incontrista, Poli e Obi idem. Cambiasso fatica a tenere ritmi alti.
Risultato: basta un accenno di pressing avversario al limite della nostra area di rigore, e l’Inter va nel panico. Ormai gli allenatori delle altre squadre lo sanno e puntualmente ci stritolano laddietro.
Presentarsi in queste condizioni psicofisiche al match di Champions contro il Marsiglia significa prendere una barca di gol. Ma forse, a questo punto, sarebbe auspicabile un’eliminazione agli ottavi: per reggere il doppio impegno coppa più campionato, serve ben altra rosa.
domenica 22 gennaio 2012
Inter-Lazio 2-1: una prodezza del Principe sveglia un’Inter pazzerella
L’Inter è molle e svogliata nella prima mezz’ora, per giunta costretta a giocare in nove per via di un Alvarez che regala costantemente palla alla Lazio, e di un Chivu imbambolato. Va sotto con merito (diabolico diagonale di Rocchi, dopo un palo clamoroso dello stesso), e non reagisce. Il Biscione pare ancora in estasi dopo il trionfo del derby. Poi, d’improvviso, a testimonianza della sua follia storica, l’Inter accende la luce. Assist al bacio dell’irritante Alvarez per Milito e sinistro spettacoloso da far vedere nelle scuole calcio: così tira col mancino l’attaccante destrorso.
Nell’intervallo, Ranieri si dimostra intelligente. Nessuna magata, per fortuna; solo tanto buon senso, ossia quanto serve all’Inter. E allora fuori i due disastri (Alvarez e Chivu) e dentro Sneijder e Obi. Si torna a giocare 11 contro 11, e questo è già un punto di partenza incoraggiante. Obi è ancora un cucciolo, coi piedi da sgrezzare, però scarica l’anima sul rettangolo verde inseguendo tutto quel che si muove. Sneijder mostra tre lampi: altrettanti lanci con entrambi i piedi, per dimostrare di essere ancora un calciatore. Su una dormita colossale della difesa della Lazio, Pazzini si ritrova un pallone che rimbalza altissimo avanti a sé: è freddissimo nel tocco a scavalcare il portiere. Boato di sollievo.
Ancora Ranieri protagonista: via Milito, stravolto, e dentro Faraoni in copertura. Ci vuole però Julione in presa sigillosa, basso alla propria destra (tremendamente più difficile di quanto appaia), per mettere in cassaforte il preziosissimo 2-1.
L’obiettivo resta il terzo posto. Lo scudo è roba di chi è obiettivamente più forte: Milan e Juve. Ma la stagione va letta partendo dallo sciagurato Gasperini che vi aveva portato in zona serie B: un'ignominia che noi interisti non vogliamo conoscere.
INTER-LAZIO 2-1
Marcatori: 30' Rocchi, 44' Milito, 19' st Pazzini.
Inter: 1 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 26 Chivu (1' st Obi); 11 Alvarez (1' st Sneijder), 4 Zanetti, 19 Cambiasso, 55 Nagatomo; 7 Pazzini, 22 Milito (25' st Faraoni).
A disposizione: 12 Castellazzi, 18 Poli, 23 Ranocchia, 28 Zarate.
Allenatore: Claudio Ranieri.
Lazio: 22 Marchetti; 78 Zauri, 20 Biava, 3 Dias, 26 Radu; 19 Lulic, 24 Ledesma, 15 Gonzalez; 8 Hernanes (1' st Matuzalem); 9 Rocchi, 25 Klose.
A disposizione: 1 Bizzarri, 5 Scaloni, 21 Diakité, 29 Konko, 81 Del Nero, 99 Cissé.
Allenatore: Edoardo Reja.
Arbitro: Nicola Rizzoli (sez. arbitrale di Bologna).
Note. Ammoniti: 1' Dias. Tempi di recupero: 1'-3'. Spettatori: 57.893
domenica 15 gennaio 2012
Milan-Inter: 0-1. Un esordiente di 18 anni migliore in campo: Zanetti
MILAN-INTER 0-1
Marcatore: 9' st Milito.
Milan: 32 Abbiati; 20 Abate, 13 Nesta, 33 Thiago Silva, 19 Zambrotta (21' st Robinho); 27 Boateng, 4 Van Bommel, 22 Nocerino (35' st Seedorf); 28 Emanuelson; 7 Pato (38' st El Shaarawy), 11 Ibrahimovic.
A disposizione: 1 Amelia, 5 Mexes, 23 Ambrosini, 25 Bonera.
Allenatore: Massimiliano Allegri.
Inter: 1 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 55 Nagatomo; 4 Zanetti, 8 Thiago Motta, 19 Cambiasso, 11 Alvarez (22' st Chivu); 22 Milito (31' st Sneijder), 7 Pazzini (45' st Forlan).
A disposizione: 12 Castellazzi, 20 Obi, 23 Ranocchia, 37 Faraoni.
Allenatore: Claudio Ranieri.
Arbitro: Daniele Orsato (sezione arbitrale di Schio).
Note. Ammoniti: 19' st Nagatomo, 23' st Nesta, 44' st Thiago Motta, 47' st El Shaarawy.
Tempi di recupero: 2'-3'.
Stasera un ragazzino di 18 anni ha spaccato in mille pezzi il derby. Un tipo che arriva dall’Argentina, e che si fa chiamare Trattore. Uno che promette bene. Pare che i suoi capelli restino insieme con il cemento. Non ha due cosce, ha due impressionanti tubi di tungsteno. Il suo nome è Zanetti. Il capitano. Che con la sua discesa sulla destra ha fatto impazzire San Siro nerazzurro. Una cavalcata storica sotto la sua curva. Che entra di diritto nella leggenda delle azioni più incredibili dei derby. Assist vincente per Milito e sinistro micidiale nell’angolino, con Abate in evidente affanno.
Così l'Inter si aggiudica il derby contro il Milan, valido per la 18.a giornata, raggiungendo quota 32 punti in classifica.
In realtà, i gol dovevano essere due. Ma, per motivi misteriosi a tutti, il guardalinee ha annullato una rete regolarissima di Thiago Motta (5'). Il problema non è l’errore in sé. Il guaio è che, per ogni minimo dubbio, è il Milan a trarne vantaggio. Una sudditanza psicologica verso la società rossonera che andrà prima o poi discussa nelle sedi appropriate.
L’emozione ha paralizzato invece chi giovane lo è per davvero: Alvarez. Quando doveva buttarla dentro, solo davanti ad Abbiati, s’è bloccato. Succede. È comprensibile.
Ranieri azzecca tutte le mosse affidando l'attacco al tandem Pazzini-Milito. Derby combattutissimo, con le squadre che giocano a folate, pur senza tocchi raffinati. Ma l’altra chiave della stracittadina è la coppia di difensori Lucio-Samuel, che stringono nella morsa Ibrahimovic, come al solito debole coi forti. Boateng è eternamente a rischio cartellino, e quando lo prende (in ritardo) si mette pure a protestare.
Anche il Milan (ci mancherebbe altro) fa tremare i nerazzurri più volte: nel primo tempo, Van Bommel colpisce la traversa, la palla ritorna a Emanuelson che tira con Julio Cesar a volare. Nella ripresa, Pazzini vaffanculeggia Nagatomo che tira anziché crossare. Poi Seedorf (38', stupendo destro dalla distanza) e Robinho (39') mettono a dura prova le coronarie dei tifosi del Biscione.
Con un guardalinee all’altezza (lato curva Sud), sarebbe stata goleada in contropiede. Finisce 0-1 in sofferenza: più bello ancora.
Marcatore: 9' st Milito.
Milan: 32 Abbiati; 20 Abate, 13 Nesta, 33 Thiago Silva, 19 Zambrotta (21' st Robinho); 27 Boateng, 4 Van Bommel, 22 Nocerino (35' st Seedorf); 28 Emanuelson; 7 Pato (38' st El Shaarawy), 11 Ibrahimovic.
A disposizione: 1 Amelia, 5 Mexes, 23 Ambrosini, 25 Bonera.
Allenatore: Massimiliano Allegri.
Inter: 1 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 55 Nagatomo; 4 Zanetti, 8 Thiago Motta, 19 Cambiasso, 11 Alvarez (22' st Chivu); 22 Milito (31' st Sneijder), 7 Pazzini (45' st Forlan).
A disposizione: 12 Castellazzi, 20 Obi, 23 Ranocchia, 37 Faraoni.
Allenatore: Claudio Ranieri.
Arbitro: Daniele Orsato (sezione arbitrale di Schio).
Note. Ammoniti: 19' st Nagatomo, 23' st Nesta, 44' st Thiago Motta, 47' st El Shaarawy.
Tempi di recupero: 2'-3'.
Stasera un ragazzino di 18 anni ha spaccato in mille pezzi il derby. Un tipo che arriva dall’Argentina, e che si fa chiamare Trattore. Uno che promette bene. Pare che i suoi capelli restino insieme con il cemento. Non ha due cosce, ha due impressionanti tubi di tungsteno. Il suo nome è Zanetti. Il capitano. Che con la sua discesa sulla destra ha fatto impazzire San Siro nerazzurro. Una cavalcata storica sotto la sua curva. Che entra di diritto nella leggenda delle azioni più incredibili dei derby. Assist vincente per Milito e sinistro micidiale nell’angolino, con Abate in evidente affanno.
Così l'Inter si aggiudica il derby contro il Milan, valido per la 18.a giornata, raggiungendo quota 32 punti in classifica.
In realtà, i gol dovevano essere due. Ma, per motivi misteriosi a tutti, il guardalinee ha annullato una rete regolarissima di Thiago Motta (5'). Il problema non è l’errore in sé. Il guaio è che, per ogni minimo dubbio, è il Milan a trarne vantaggio. Una sudditanza psicologica verso la società rossonera che andrà prima o poi discussa nelle sedi appropriate.
L’emozione ha paralizzato invece chi giovane lo è per davvero: Alvarez. Quando doveva buttarla dentro, solo davanti ad Abbiati, s’è bloccato. Succede. È comprensibile.
Ranieri azzecca tutte le mosse affidando l'attacco al tandem Pazzini-Milito. Derby combattutissimo, con le squadre che giocano a folate, pur senza tocchi raffinati. Ma l’altra chiave della stracittadina è la coppia di difensori Lucio-Samuel, che stringono nella morsa Ibrahimovic, come al solito debole coi forti. Boateng è eternamente a rischio cartellino, e quando lo prende (in ritardo) si mette pure a protestare.
Anche il Milan (ci mancherebbe altro) fa tremare i nerazzurri più volte: nel primo tempo, Van Bommel colpisce la traversa, la palla ritorna a Emanuelson che tira con Julio Cesar a volare. Nella ripresa, Pazzini vaffanculeggia Nagatomo che tira anziché crossare. Poi Seedorf (38', stupendo destro dalla distanza) e Robinho (39') mettono a dura prova le coronarie dei tifosi del Biscione.
Con un guardalinee all’altezza (lato curva Sud), sarebbe stata goleada in contropiede. Finisce 0-1 in sofferenza: più bello ancora.
sabato 7 gennaio 2012
Inter-Parma 5-0. Pagelle Inter. Alvarez 8,5. Milito 8
Inter-Parma, anticipo della 17.a giornata a San Siro ore 20.45.
Inter-Parma 5-0 (Milito 13', Thiago Motta 18', Milito 41' pt; Pazzini 19'; Faraoni 34' st).
Formazione Inter: 1 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 55 Nagatomo; 4 Zanetti, 8 Thiago Motta, 19 Cambiasso; 11 Alvarez; 7 Pazzini, 22 Milito.
A disposizione: 12 Castellazzi, 18 Poli, 23 Ranocchia, 28 Zarate, 29 Coutinho, 30 Castaignos, 37 Faraoni.
Allenatore: Claudio Ranieri
L'Inter centra la quinta vittoria di fila. Con intelligenza, il tecnico romano non rischia gli acciaccati in vista del derby di domenica prossima: fuori Sneijder, Chivu, Stankovic e Forlan. Thiago Motta in diffida è titolare un po’ a sorpresa. In attacco il doppio centravanti Pazzini-Milito, e Alvarez a supporto.
Pagelle.
Julio Cesar 6,5. Vola a sinistra a deviare in angolo su punizione magistrale di Giovinco, che conferma di avere un piede dolce. Respinge un tiro al volo nella ripresa.
Maicon 6,5. Uno stantuffo. Piazza sulla testa il cross per il 3-0 di Milito.
Lucio 6,5. Laddietro non si passa.
Samuel 6. Ammonito a metà ripresa, non si lascia condizionare e gioca in scioltezza.
Nagatomo 6. Spinge a sinistra, ma commette un grave errore che quasi costava un gol per il Parma.
Zanetti 6,5. Insistente nell’azione della prima rete. Pare ringiovanito. Fa un autogol meraviglioso, annullato per fuorigioco: il pubblico gli tributa un applauso.
Thiago Motta 6,5. Sinistro chirurgico che chiude la partita, e poi ottime aperture.
Cambiasso 6. Lavoro oscuro in mezzo al campo.
Alvarez 8,5. La luce dell’Inter. Giocate da fuoriclasse. Assist spacca-partita per Milito, poi per Pazzini che sciupa. Accelerazioni, dribbling. Ora assaggerà i calcioni dei rossoneri: sarà decisivo l’arbitro. Perché se il direttore di gara avrà timore di tirare fuori i cartellini ai centrocampisti del Milan (è successo spesso in passato, leggi qui), Alvarez lo vedo male.
Pazzini 6,5. Crea spazio a Milito. Nella ripresa, segna anche lui con merito.
Milito 8. Due gol, l'assist a Pazzini. Aspettiamo però a celebrarne la resurrezione.
All. Ranieri 8. L’uomo dei miracoli. Prende una squadra allo sbando e la raddrizza. Però ha ragione Boateng: l’Atalanta fa più paura dell’Inter. Quindi, il Milan ha già il derby in tasca.
Inter-Parma 5-0 (Milito 13', Thiago Motta 18', Milito 41' pt; Pazzini 19'; Faraoni 34' st).
Formazione Inter: 1 Julio Cesar; 13 Maicon, 6 Lucio, 25 Samuel, 55 Nagatomo; 4 Zanetti, 8 Thiago Motta, 19 Cambiasso; 11 Alvarez; 7 Pazzini, 22 Milito.
A disposizione: 12 Castellazzi, 18 Poli, 23 Ranocchia, 28 Zarate, 29 Coutinho, 30 Castaignos, 37 Faraoni.
Allenatore: Claudio Ranieri
L'Inter centra la quinta vittoria di fila. Con intelligenza, il tecnico romano non rischia gli acciaccati in vista del derby di domenica prossima: fuori Sneijder, Chivu, Stankovic e Forlan. Thiago Motta in diffida è titolare un po’ a sorpresa. In attacco il doppio centravanti Pazzini-Milito, e Alvarez a supporto.
Pagelle.
Julio Cesar 6,5. Vola a sinistra a deviare in angolo su punizione magistrale di Giovinco, che conferma di avere un piede dolce. Respinge un tiro al volo nella ripresa.
Maicon 6,5. Uno stantuffo. Piazza sulla testa il cross per il 3-0 di Milito.
Lucio 6,5. Laddietro non si passa.
Samuel 6. Ammonito a metà ripresa, non si lascia condizionare e gioca in scioltezza.
Nagatomo 6. Spinge a sinistra, ma commette un grave errore che quasi costava un gol per il Parma.
Zanetti 6,5. Insistente nell’azione della prima rete. Pare ringiovanito. Fa un autogol meraviglioso, annullato per fuorigioco: il pubblico gli tributa un applauso.
Thiago Motta 6,5. Sinistro chirurgico che chiude la partita, e poi ottime aperture.
Cambiasso 6. Lavoro oscuro in mezzo al campo.
Alvarez 8,5. La luce dell’Inter. Giocate da fuoriclasse. Assist spacca-partita per Milito, poi per Pazzini che sciupa. Accelerazioni, dribbling. Ora assaggerà i calcioni dei rossoneri: sarà decisivo l’arbitro. Perché se il direttore di gara avrà timore di tirare fuori i cartellini ai centrocampisti del Milan (è successo spesso in passato, leggi qui), Alvarez lo vedo male.
Pazzini 6,5. Crea spazio a Milito. Nella ripresa, segna anche lui con merito.
Milito 8. Due gol, l'assist a Pazzini. Aspettiamo però a celebrarne la resurrezione.
All. Ranieri 8. L’uomo dei miracoli. Prende una squadra allo sbando e la raddrizza. Però ha ragione Boateng: l’Atalanta fa più paura dell’Inter. Quindi, il Milan ha già il derby in tasca.
Iscriviti a:
Post (Atom)




