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sabato 12 marzo 2011

Spartiacque Bayern Monaco: martedì 15 marzo 2011. O finisce questa Grande Inter, o continua


Le eliminazioni dell’Inter in Champions contro Villareal, Valencia, Liverpool, Manchester non hanno rappresentato una svolta: da quelle sconfitte è nata la Grande Inter dei cinque scudetti e della Champions e della tripletta nel 2010 (coppa Campioni, scudo, coppetta Italia) e della cinquina (più Supercoppetta italiana e Campionato del mondo). Sono state tappe della crescita societaria. Ma per la partita di martedì 15 marzo 2011, contro il Bayern a Monaco, le cose cambiano: se i nerazzurri vengono eliminati, la Grande Inter finisce, e la prossima stagione scatta la rivoluzione; se invece vanno avanti, il sogno continua e basterà una campagna acquisti oculata.

In questo, mi ricorda Federer dell'aprile 2009 (invincibile e leggendario come l'Inter), quando si ritrovò davanti a un bivio: leggi qui.

Bayern-Inter è lo spartiacque epocale dell’Inter. Lo scudo è perso da quando abbiamo ingaggiato Benitez: Leonardo non può neanche permettersi un pareggino fuori casa che si ritrova a meno sette. La Champions 2011 è un miraggio. Tuttavia, approdare ai quarti vorrebbe dire tantissimo.

1) Avresti una dimensione internazionale e non quella provinciale del Milan.

2) Nei match decisivi, emergerebbe la tua personalità.

3) La società incasserebbe un sacco di quattrini.

4) Il ricavo sotto il profilo dell’immagine sarebbe inestimabile.

Purtroppo, si va in Germania con una sola punta: Eto’o. Che è uno dei più grandi attaccanti di ogni epoca, e il numero uno al mondo. Ma pur sempre solo. Lo sciagurato Pandev di Brescia non lo conto. Pazzini è out per regolamento. Ci sarebbe Milito, che però non giocherà. Difesa: senza Samuel e con Lucio in condizioni precarie (è in dubbio). In mezzo, Cambiasso e Thiagone sono due incognite.

Dico 51% Bayern e 49% Inter.

foto Inter.it                                                                                                                                                                                                                                              

domenica 6 marzo 2011

Pandev: uomo chiave per l'Inter delle prossime partite


Seguo Pandev sin da quando faceva coppia d'attacco con Martins nella primavera dell'Inter: aveva un sinistro fuori dal comune, e basava gran parte del suo gioco su morsi improvvisi, in percussione, dopo rapidi scambi negli ultimi 20 metri. Goran è stato decisivo nella tripletta irripetibile del 2010, anche sollecitato da Mourinho. Dopodiché, per motivi che non conosco e che neppure m'interessano, il Pandev visto da settembre 2010 a fine febbraio 2011 non era un calciatore e neppure un atleta. Grassoccio, coi fianchi di una ragazza che ama troppo le torte al cioccolato, lento, stordito. Un bradipo. Roba da fare panchina in serie B. Ma ora è tornato, dando la svolta in due match: a Genova con la Sampdoria nel secondo tempo, e con il Genoa oggi a San Siro, sempre nella seconda frazione. Ha dato profondità, fantasia, rabbia. L'ho visto accelerare, cambiare passo, cercare lo spunto in velocità. Goran ha concesso a Pazzini di avere meno uomini sulle spalle, a Eto'o di ritrovarsi d'improvviso meno asfissiato, a Sneijder di uscire dalla gabbia della trequarti.

Il macedone è il più scarso dei nostri attaccanti, messi in fila così: Eto'o, Milito, Pazzini, Pandev. Ma in Champions, a Monaco, ne restano due, ossia Eto'o e Pandev, visto che Milito è ko e Pazzini out per regolamento.

Non credo nello scudetto. Il Milan ha beneficiato di una fortuna arbitrale con pochi precedenti (in stile Juve 1997-98), sia a Chievo sia a Milano col Napoli. La colpa è solo nostra: gravissimo, fra l'altro, aver fatto un punto in due partite contro una squadra di morti viventi come la Juve. Imperdonabile. A questo, vanno aggiunti i disastri dell'era Benitez, che aveva trasformato i campioni di tutto in campioni del nulla. Allegri, con intelligenza, ha introdotto un concetto di gioco osceno ma efficace, basato molto sulle lune della Dea Bendata: tre mediani che rischiano sempre il cartellino giallo e rosso, davanti a Nesta e Silva. Serve che l’arbitro valuti le entrate dei centrocampisti come semplici falli non sanzionabili con il cartellino. Passaggio lungo a Ibrahimovic e vediamo che succede. Ha retto finora, tra falli di mano che ci sono e non vengono visti, e altri che non ci sono e vengono valutati come falli.

Sono più fiducioso, per paradosso, nella rimonta in Germania col Bayern. Ma attenzione: i tedeschi hanno puntato tutto sulla doppia sfida con l'Inter. Sarà durissima. Salvo che Pandev si ricordi di essere un giocatore coi piedi raffinati...  

foto Inter.it                                                                                                                                                                                                                                                                    

sabato 4 dicembre 2010

L’opera d’arte di Benitez, l’allenatore-camomilla: disinnescare Sneijder

Vivissimi complimenti all’hombre circolar. Dopo Lazio-Inter 3-1 ha ammesso che la testa dei giocatori era al Mondiale per club. Io credevo fosse compito dell’allenatore motivare ragazzi milionari che altrimenti divengono un po’ bizzosi. Scopro invece che ci si affida al caso.

Ma a parte intricate questioni che hanno a che fare con la psicologia, c’è un problema di natura tattica che il nostro Oronzo Canà non è riuscito a individuare, come se fosse piombato adesso dalla Luna: Sneijder non riesce a giocare bene se gli si piazza solo una punta avanti a sé. Nel nostro caso, Pandev. Che fra l’altro non è un centravanti puro, né lo diventerà mai perché non è dotato di sufficiente cattiveria e personalità. Eppure l’ineffabile Rafa va a Roma, contro la Lazio, e schiera Sneijder dietro il macedone. Sulle fasce, a destra un fringuellino spaventato di nome Biabiany, e a sinistra Muntari, in condizioni pessime.

Benitez è riuscito a disinnescare l’uomo chiave della scorsa stagione: Sneijder. Non è stata necessaria una gabbia da parte degli avversari. Ci ha pensato l’hombre circolar a imputtanarsi da sé.

Certo, non aveva a disposizione Milito ed Eto’o. Allora agisci seguendo il buon senso, rischia Alibec e trasforma Sneijder in un trampolino di lancio per due punte. Guardacaso, il meglio s’è visto quando il giovanissimo romeno ha affiancato Pandev. Troppo tardi.

L’Inter ha solo un obiettivo, adesso: l’Intercontinentale. Tremo all’idea che l’allenatore-camomilla estragga dal cilindro un’invenzione delle sue.                                                                                                                                                                                                 

domenica 28 novembre 2010

Inter-Parma 5-2. Pagelle. La carica di Stankovic. Biabiany in crescita. Pandev una sciagura. Thiago Motta torna: è l’intelligenza calcistica per essere grandi. Stavolta Benitez mischia le carte con sapienza

Castellazzi 8. Incolpevole sui due gol di Crespo, evita la tripletta dell’argentino sventando in angolo un’incornata del parmense. Salva di piede sul 3-2.

Cordoba 6,5. Nel primo tempo, si limita alla fase di copertura. Poi, nonostante l'età, addirittura cresce nella ripresa: che atleta!

Materazzi 5. Regala il secondo gol a Crespo, dando il via all’azione del Parma con un rinvio all’acqua di rose.

Lucio 6,5
. Corre e si propone: il solito lottatore.

Zanetti 6,5. Anima di capitano, bravissimo sia a interrompere le trame offensive sia a incunearsi nella metà campo avversaria.

Cambiasso 7. Segna il terzo gol ed è sempre presente in costruzione.

Stankovic 8. Prende un sacco di botte senza neppure avere la soddisfazione di un cartellino giallo a favore. Mostra i denti ai difensori avversari e suona la carica all’Inter. Spara due bordate da fuori area, con la palla che in entrambe le occasioni s’infila dopo una deviazione. La tripletta con un bolide nei 16 metri. È l’uomo del match.

Biabiany 7. È in crescita. Sgusciante, continuo, mette in mostra dribbling a ripetizione. Una spina nel fianco sinistro del Parma. All’inizio della ripresa non sta più in piedi.

[Thiago Motta 7 (nella foto). Entra nel secondo tempo e accende la luce a centrocampo, con i piedi delicati, gli spostamenti corretti, l’intelligenza tattica. Riesce anche a segnare. Thiagone è l’unica speranza per tornare al livello delle più forti d’Europa: nell’ordine, Barcellona, Real Madrid, Milan. Thiago Motta è la chiave per far esplodere la potenza e lo spirito guerriero dell'Inter, proprio come la scorsa stagione. La galoppata nerazzurra partì dal centrocampo di Londra (Chelsea), con Thiagone immenso protagonista. Vediamo se la svolta di Benitez è Inter-Parma].

Sneijder 6. Sta ritrovando la migliore condizione nervosa e atletica. Sprazzi di classe. Tornerà quello della scorsa stagione.

Santon 4. Gli si dà fiducia perché è giovanissimo. Avesse già 25 anni, non giocherebbe più all’Inter. Dopo il pasticcio in difesa col Chievo, Benitez lo tiene lontano dall’area, piazzandolo davanti a sinistra e a destra. Lo si vede pochissimo, per qualche retropassaggio a Materazzi. Sostituito dal baby Natalino, che si limita a coprire.

Pandev 0. Non difende la sfera spalle alla porta, perdendo spesso l’equilibrio e cadendo sul prato. Non chiude un triangolo con Stankovic, e mi pare di aver visto una reazione legittimamente stizzita del serbo. Non tira, non fa assist. A un certo punto può involarsi nell’uno contro uno: riesce ad andare a sbattere contro l’ultimo avversario. Sbaglia da solo davanti alla porta (sguarnita) con il suo piede, il sinistro. Una tristezza epocale. Però ci ha regalato il gol del 2-0 nel derby di ritorno della scorsa stagione, giocato anche contro l’arbitro. Gode di quel credito, da spendere finché non torneranno Eto’o e Milito.

Benitez 8. Rosa piena di infortunati, Santon molle, Pandev è un fantasmino. Lo spagnolo non può fare miracoli. Durante il match, mischia le carte con diverse disposizioni tattiche e intercambiando gli uomini sulle fasce. Ormai ha impostato la squadra così: un numero elevatissimo di azioni gol a favore, e una difesa sbarazzina, come dicevo qui. Il voto alto risente anche dei primi segni di insofferenza verso certa stampa. Dai che ci siamo: alla prossima, s'inalbera in stile Mourinho. Può vincere l’Intercontinentale e arrivare ai quarti in Champions. Escludo che dia fastidio al Milan in Italia: rossoneri troppo fortunati con arbitri e assistenti (vedi ammonizioni ed espulsioni e rigori contro con il contagocce). Sarebbe ora che Benitez si facesse sentire anche in questo senso. Ci arriverà, me lo sento.