sabato 31 luglio 2021

Strage dei monopattini elettrici: allucinante mobilità di politici irresponsabili

Lido di Classe (riviera romagnola), 4 del mattino di giovedì: in viale Vespucci, un passante nota un uomo a terra accanto a un monopattino elettrico, e lancia l'allarme. Arrivano i soccorritori e constatano il decesso della vittima. Per i rilievi del caso sono intervenuti i Carabinieri di Cervia-Milano Marittima. Questo è il terzo morto su monopattino in Italia dal 2020.

Facciamo un passo indietro. Milano, martedì sera, in piazza San Babila, pieno centro: una ragazza di 21 anni che si trova a bordo di un monopattino elettrico perde il controllo del mezzo e cade rovinosamente. Ambulanza e trasporto in codice rosso. Condizioni serie, ma fortunatamente vita non in pericolo. Poco dopo, verso l'una, in via Cenisio, un 24enne, anche lui a bordo di un monopattino, cade malissimo e si ferisce.

Sono storie dell’ordinaria strage dei monopattini elettrici. Di chi la colpa? Di certo non dei produttori, che fanno il loro lavoro, ossia macinare profitti vendendo questi giocattolini. Di per sé innocui. Sono allegri strumenti per scorrazzare in armonia con i passerotti e la natura tutta nei giardinetti.

La colpa non è neppure delle società di sharing: monopattini in condivisione. Hanno fiutato l’affare e cercano di intercettare il fenomeno.

La colpa non è nemmeno di coloro che li usano. Sono menti deboli, vengono rimbambiti da qualcuno che va in tv a parlare di mobilità del futuro. Pensano di essere “verdi” e di far risparmiare risorse ed energie all’umanità: in realtà, fra costi sociali per soccorsi e cure, innalzamento dei prezzi Rc auto visto il pericolo in strada delle tavolette, spese per fare e rifare le piste ciclabili loro dedicate, crescita delle emissioni inquinanti causa maggiore traffico dovuto proprio a quelle ciclabili, questi signori richiedono investimenti fortissimi. Ci sarebbe pure da ragionare sul prezzo che la natura paga per produrre e smaltire le batterie di quei cosi, ma andrei per le lunghe.

Dovrebbero fare una seria riflessione invece i politici che hanno spinto in modo irresponsabile per la diffusione dei monopattini elettrici. Sono oggetti pericolosi nei nostri contesti. Per giunta, i monopattini elettrici sono stati equiparati alle bici il 1° gennaio 2020. Fa sorridere anche il possibile disegno legge con un giro di vite: multe più pesanti e regole più stringenti. Che cosa ce ne facciamo?

Non ci sono controlli su strada da parte delle Forze dell’ordine, che nulla possono perché impegnate in altro. Le telecamere beccano le infrazioni di scooter e auto, dotate di targhe. Mentre i monopattini elettrici sono anonimi, silenziosi, sfuggenti. Tanto da essere sempre più adorati dai ladri: ti avvicini in monopattino, fai il colpo, e ti dilegui senza che nessuno possa acchiapparti.

Puoi anche piazzare 10.000 euro di multa ma, senza le verifiche sul campo, quelle ammende sono inutili. Oltretutto, la dimensione del fenomeno incidenti e violazioni sfugge: senza controlli, senza database, senza targhe, non riesci a contabilizzare sinistri e feriti. Quelli noti (dati Asaps, Amici Polstrada) sono attorno a 130 l’anno, ma trattasi di stima enormemente al ribasso rispetto al vero. Senza considerare una certa pigrizia dei Comuni, che sono restii a fornire i veri numeri, quegli stessi Comuni i quali hanno disegnato ovunque piste ciclabili.

Dopodiché, andrebbe anche stroncato quanto prima il fenomeno del monopattino con sellino: non si può. Se metti il sellino, allora servono targa e assicurazione, per legge. Occhio pure ai monopattini elaborati, che schizzano come razzi rendendo tanto felici ebeti da rinchiudere.

La soluzione è una: la responsabilizzazione della politica. Un’ammissione di colpa: abbiamo sbagliato, ci fermiamo. Come sta avvenendo altrove. Perché qui questo non succede? Perché il monopattinista medio vota quel politico. Se gli togli il giocattolo, lui ti toglie il voto. Poi tocca lavorare per davvero.

Chiosa sui monopattinisti aggressivi: diventano feroci contro i pedoni sui marciapiedi (specie i deboli, i disabili, gli anziani, i claudicanti), lì dove non possono circolare; spesso in due sulla tavoletta, comportamento vietatissimo. Sono gli ultra moderni pirati della strada della nuova mobilità sporca e violenta.

giovedì 6 maggio 2021

“Quello che rimane della notte” di Davide Romano: il lettore rimane affascinato

Stragi del sabato sera, improvvise crisi cardiache, stati di incoscienza, gravi infortuni: chi può davvero capire il mondo della notte in Italia? Forze dell’ordine e personale sanitario, fra gli altri. E allora chi meglio di Davide Romano, agente di Polizia locale a Novate Milanese (Comune a Nord del capoluogo meneghino) nonché soccorritore volontario che opera sui mezzi di soccorso, ha modo di scriverne? Nel suo “Quello che rimane della notte” (Chiado Editore), Romano non si limita a raccontare le personali esperienze sul campo, ma trasforma le drammatiche vicende alle quali ha assistito in un romanzo d’amore trascendente.

Nelle notti vissute fra ambulanze, strade teatri di incidenti, case in cui si soffre davvero, Romano viaggia nella coscienze degli uomini. Proprio in quei momenti, emergono aspetti profondi e talvolta inattesi delle personalità. In un attimo, si passa dall’universo gelido di una sera d’inverno con pioggia e nebbia, all’inferno dell’animo di chi viene annientato da angosce e dolori. Vacanze, soldi da spendere a più non posso, oggetti, vanità: tutto finisce nel falò dell’inutile.

Ti affidi al tuo dio (se ci credi), alla provvidenza, al fato. Preghi o rivolgi pensieri ai tuoi cari che dall’aldilà possano darti forza.

Resta al soccorritore l’arduo compito di portare amore e speranza nel cuore di chi vive le notti nelle tenebre del pianto. La solidarietà umana per riemergere dal buio, ancor più attuale oggi che si combatte contro un nemico subdolo e per larghi tratti sconosciuto come il Covid.

Dall’infinito pozzo delle sue energie morali, in “Quello che rimane della notte”, Romano fa rimanere il lettore affascinato. In un vortice di emozioni. Non turbato dai racconti. Impossibile, in quest’epoca di telegiornali scadenzati da bollettini di guerra (e di serie tv pregne di violenza illimitata). Dal romanzo di Davide, si esce arricchiti spiritualmente.

sabato 23 gennaio 2021

Un Governo Conte più attento ai monopattini che all’automotive

Trecentoquindici milioni di euro per i monopattini elettrici: incentivi per tavolette fatte perlopiù in Cina. Il Governo Conte è scatenato quando si tratta di Reddito di cittadinanza e monopattini: una montagna di denaro, più il ministero dell’Ambiente che, dopo i 215 milioni stanziati nel 2020, ha fatto di tutto per mettere sul piatto altri 100 milioni. Quattrini miscelati con una sequela di click day fallimentari, ritardi nei rimborsi a chi compra bici e monopattini, annunci ansiogeni sui mass media amici, SpidPoste in tilt e liste d’attesa lunghe quanto quelle che si formano alle mense dei poveri delle nostre metropoli. Un caos mai visto, condito dallo scontrino parlante che attesti la tipologia di bene o servizio acquistato.

Coi monopattini (di per sé aggeggini innocui) la sicurezza stradale è peggiorata, visto che si viaggia al ritmo infernale di un incidente al giorno nella sola Milano. Avrebbero dovuto sostituire in parte i mezzi pubblici, limitando le infezioni da Covid, col risultato che invece la pandemia continua a mordere la nazione.

L’auspicio è che, quando l’Unione europea esaminerà le misure prese da grillini e pieddini e il piano di rinascita, sia un po’ distratto dall’arrivo della primavera.

Nel frattempo, in Italia, nel settore automotive, succede qualcosuccia. FCA e PSA si fondono in Stellantis. Parliamo di un settore che dà lavoro (orrore) e fa crescere l’economia nazionale (disgusto). La filiera produttiva automotive in Italia vede all’opera 5546 imprese, 278.000 addetti (diretti e indiretti), più del 7% degli occupati del settore manifatturiero italiano, con 106 miliardi di euro di fatturato, pari all’11% del fatturato della manifattura in Italia e al 6,2% del PIL italiano. Oltre a 76,3 miliardi di prelievo fiscale sulla motorizzazione: ossigeno per casse esauste.

Un paio di premesse. Il Governo (tramite sudatissimi emendamenti a progetti legge) ha stanziato incentivi per l’auto: poca roba, specie in rapporto agli 8 miliardi della Francia e agli sgravi fiscali fortissimi della Germania, solo per fare due esempi. Inoltre, FCA Italia (come numerosissime altre aziende) ha ricevuto un prestito in parte garantito grazie alle misure dell’Esecutivo in pandemia.

Ma chi lancia l’allarme “Esecutivo distratto”? Qualche fascistoide, un fanatico di estrema destra che vuole criticare a tutti i costi il Governo M5S-Pd? No. Il segretario nazionale e responsabile automotive della Fiom-Cgil, Michele De Palma. Lo ha fatto alla trasmissione Omnibus di La7.

Per intenderci, la Fiom è la Federazione impiegati operai metallurgici, il sindacato dei lavoratori operanti nelle imprese metalmeccaniche. Fa capo alla Confederazione generale italiana del lavoro. È il più antico sindacato industriale italiano, nato a Livorno (non in una birreria di Berlino) nel 1901. Mentre De Palma negli anni 1990 ha fatto parte del movimento studentesco. E, negli anni 2000, dei movimenti antiglobalizzazione e pacifisti, coordinatore nazionale dei giovani del Prc. Negli anni d’oro di Marchionne, De Palma ha avuto col grande manager scontri durissimi.

Riassumo a punti.

1) “In pandemia, un funzionario dell'ambasciata francese ci ha chiesto un incontro per uno scambio di idee su che cosa pensava la Fiom delle questioni che riguardano l'automotive. Io, invece, ho dovuto fare appelli in tutte le sedi e scrivere lettere formali al Governo per avere possibilità di interloquire. Le nostre idee possono essere sbagliate, le peggiori, ma si dovrebbe fare sistema.

2) “I francesi ci hanno chiesto cosa ne pensiamo degli interventi che andrebbero fatti per l'auto. Abbiamo presentato le nostre proposte, sul settore automotive, che riguardano il nostro sistema Paese, ovviamente. Il nostro Governo non ci ha chiesto nulla.

3) "I francesi hanno definito un piano per l'auto, i tedeschi hanno presentato un loro piano. Noi non abbiamo un piano. Noi abbiamo varato i bonus, loro invece politiche per riportare la filiera dell'auto all'interno del proprio sistema Paese".

Questa la fonte.

venerdì 20 novembre 2020

Manuele Lodi: così l’automobilista guida senza stress fisico


Manuele Lodi, dottore in Scienze Motorie e dello Sport, sostiene di poter dare consigli preziosi agli automobilisti: obiettivo, guidare senza stress fisico. Facciamo allora quattro chiacchiere con Manuele.

Ti presenti?
"Sono chinesiologo, personal trainer e preparatore atletico. Mi occupo di wellness a 360 gradi. Il mio target professionale è far star bene la persona in due momenti: nell’impegno fisico richiesto dall’allenamento, e durante la vita di tutti i giorni. Ritengo che il corpo sia un tutt’uno con la mente. Mi occupo di attività fisica di persone di ogni età, dal bambino all’anziano, passando per l’atleta che vuole migliorare i propri tempi in gara, fino al soggetto che deve recuperare funzionalmente l’uso di un arto post incidente od operazione chirurgica".

Che c’entri con la guida e con gli automobilisti?
"Guidare può sembrare un’attività statica. In realtà, è un’attività dinamica. Entrano in gioco diversi aspetti: capacità di coordinazione generale e oculo-motoria, percezione spazio-temporale, reazione, accoppiamento e combinazione dei movimenti, differenziazione, forza, velocità dei movimenti, resistenza. Queste capacità un buon guidatore deve averle per raggiungere il proprio obiettivo, quello di guidare senza stress fisico. Proprio come fosse un professionista che, in uno sport, vuole muoversi in scioltezza e agilità".

Ma quindi un automobilista può prepararsi sotto il profilo atletico?
"Certo. Utili lavori di rinforzo muscolare, in particolare per la parte alta del corpo: il torace (petto, schiena, braccia, collo). Ma anche per addome e zona lombare. Le sollecitazioni a carico di questi distretti sono notevoli: un buon tono muscolare aiuterà alla prevenzione di infortuni. Esercizi con sovraccarichi a corpo libero con bilancieri o manubri oppure con l’utilizzo di macchinari isotonici (come chest press o shoulder press) sono validi allenamenti per l’ipertrofia muscolare. Ma va allenato anche un altro muscolo: il cuore".

Cioè?
"Un pilota professionista durante la guida mantiene intorno ai 140-150 bpm la sua frequenza cardiaca con picchi di 200 bpm allo start e dopo un lungo rettilineo prima di affrontare una curva. Se consideriamo che una gara dura più di un’ora, lo stress a carico del sistema cardiovascolare è notevole. Quindi lavori aerobici sul cicloergometro o nastro trasportatore hanno effetti benefici sul sistema cardiocircolatorio del guidatore. Anche se non si è professionisti, questi allenamenti con i relativi vantaggi sono caldamente consigliati a chiunque: il cuore va allenato, altrimenti si avrà una sua riduzione in termini di efficienza".

Parliamo di riflessi per chi guida...
"Prezioso migliorare i tempi di reazione su vari stimoli quali uditivo, visivo e tattile. Esercitazioni dove si richiede di compiere determinati movimenti nel minor tempo possibile. In presenza di uno stimolo come può essere un colore. Per esempio, avendo due sfere di colore diverso, una alla nostra destra e una alla nostra sinistra, al determinato stimolo visivo, dovremo toccare la rispettiva sfera. Esercizi preziosi anche per migliorare la sicurezza stradale: per prevenire incidenti, frenando o deviando la traiettoria per tempo. A tal fine, consiglio di usare una palla da rugby: la facciamo rimbalzare davanti a noi e tentiamo di riprenderla".

Prima di mettersi nel traffico o di mettersi in viaggio, c’è qualche esercizio fisico utile per guidare bene?
"Basta una decina di minuti per eseguire alcuni semplici ma efficaci esercizi, così da preparare tutto l’organismo alla guida. Mi sto riferendo agli esercizi di mobilità articolare delle grosse e piccole articolazioni. I seguenti esercizi vanno eseguiti in ordine proposto con movimenti lenti e controllati cercando di prendere tutta l’escursione articolare consentita da quella articolazione. Per lubrificare le nostre articolazioni, preparare il nostro corpo muscolarmente".

Le spieghi per punti?
"Primo, articolazioni metacarpo-falangee (dita della mano): movimenti di flesso estensione di queste articolazioni per 30’’; usare una pallina anti-stress, stringerla forte tra le dita della mano per 5’’, con altri 5’’ di recupero per 3 volte. Secondo, polso: flesso estensione di questa articolazione per 30’’; eseguire circonduzioni in senso orario e antiorario 30’’ ognuno per 2 volte. Terzo, gomito: col palmo delle mani sulle spalle, eseguire delle flesso estensioni per 30’’ sia sul piano sagittale (davanti) sia frontale (lateralmente). Quarto, spalle: col gomito esteso e le mani all’altezza delle spalle sul piano sagittale, eseguire movimenti di elevazione e depressione delle spalle, analogamente eseguiremo lo stesso movimento sul piano frontale per 30’’ ciascuno; dalla posizione di partenza dell’esercizio precedente (sul piano sagittale), eseguire adduzioni (avvicinare) e abduzioni (allontanare) delle scapole per 30’’; circonduzioni alternate e simultanee delle braccia in avanti e indietro per 30’. Quinto, collo: circonduzioni in senso orario e antiorario per 30’’; flesso estensione sul piano sagittale e frontale per 30’’; col capo flesso in avanti e le mani appoggiate senza fare forza dietro la nuca, mantenere la posizione per 15’’. Sesto, anca: movimenti di circonduzione a ginocchio flesso in senso orario e antiorario per 30’’ ognuno; movimenti di abduzione (aprire) e adduzione (chiudere) dell’arto inferiore a ginocchio esteso sul piano frontale per 30’’ per 2 volte; movimenti di flessione (in avanti) ed estensione (indietro) dell’arto inferiore a ginocchio esteso sul piano sagittale per 30’’. Settimo, ginocchio: movimenti da seduto di flesso estensione del ginocchio per 30’’ per 2 volte. Ottavo, caviglia: analoghi a quelli proposti per l’articolazione del polso. Nono, articolazioni intervertebali: dalla posizione di quadrupedia, portare i piedi indietro restando in appoggio con le mani, alla larghezza delle spalle e le punte dei piedi. Spalle, glutei e caviglie devono formare una linea immaginaria continua, quindi la posizione da assumere non dovrà essere spezzata portando il sedere troppo in alto in direzione del soffitto o troppo in basso verso il pavimento. Mantenere la posizione per 20’’ seguiti da altri 20’’ in cui avrò una contrazione simultanea di addome e glutei. Ripetere l’esercizio una altra volta".

sabato 12 settembre 2020

Riforma del Codice della Strada fuori tema rispetto al decreto Semplificazioni: perché il presidente Mattarella ha ragione

Prendi il decreto Semplificazioni del Governo Conte. Lo dice il nome: semplifica. La vita di tutti noi, l’Italia, la burocrazia. Poi il decreto arriva in Parlamento e qui c’è una pioggia di emendamenti, ossia di cambiamenti. Come le nuove norme del Codice della Strada. Domanda: cosa c’entra il Codice della Strada col decreto Semplificazioni? Zero. Ecco allora le parole sagge del presidente della Repubblica Mattarella, che ha firmato il decreto: “Troppe norme eterogenee all’interno”.

Ascoltiamo il presidente: “Invito il Governo a vigilare affinché nel corso dell'esame parlamentare dei decreti legge non vengano inserite norme palesemente eterogenee rispetto all'oggetto e alle finalità dei provvedimenti d'urgenza”.

E ancora, le parole perfette del capo dello Stato: “Il testo a me presentato, con le modifiche apportate in sede parlamentare, contiene diverse disposizioni, tra cui segnatamente quelle contenute all'articolo 49, recante la modifica di quindici articoli del Codice della Strada, che non risultano riconducibili alle predette finalità e non attengono a materia originariamente disciplinata dal provvedimento”.

Ecco un’altra bacchettata di Mattarella: “Rappresento al Parlamento l’esigenza di operare in modo che l'attività emendativa si svolga in piena coerenza con i limiti di contenuto derivanti dal dettato costituzionale”.

Stoccata finale: “Attraverso un solo emendamento approvato dalla Commissione di merito al Senato in prima lettura, si è intervenuti in modo rilevante su una disciplina, la circolazione stradale, che, tra l'altro, ha immediati riflessi sulla vita quotidiana delle persone”.

Bisogna fermarsi al tenore letterale delle frasi di Mattarella. Mi permetto però di azzardare una libera traduzione dal politichese. Norme eterogenee cosa significa? Che il decreto parla di una cosa, gli emendamenti con la riforma del Codice della Strada parlano di altro.

La mia seconda traduzione: il decreto è per natura urgente. Era urgente fare andare i ciclisti e i monopattinisti contromano in città? Era urgente piazzare gli autovelox nei centri urbani in zone a 30 km/h? Era urgente creare le corsie ciclabili valicabili con un mix bestiale fra auto, Tir, monopattini, bici normali e bici a pedalata assistita? Era urgente dare la precedenza stradale sempre e comunque a monopattini e bici in città? No.

Quello che è stato fatto in Parlamento è, a mio giudizio, un pasticcio di dimensioni ciclopiche. Un decreto (urgente per natura) che doveva semplificare s’è trasformato in un illeggibile accrocchio di regole sballate. Tutto in teoria a favore della mobilità dolce, la micromobilità urbana da tutelare. Fesserie. Ciclisti e monopattinisti sono molto più in pericolo di prima, giacché le regole li espongono più che mai a incidenti con pesanti conseguenze fisiche.

Il Codice della Strada è sacro: servono poche regole e chiare. Il decreto Semplificazioni rivisto in Parlamento rende il Codice della Strada ancora più complesso e articolato di prima: un decreto che complica anziché semplificare.

Così, non si favorisce nessuna mobilità, né delle auto né dei mezzi pubblici né delle bici e dei monopattini. Così invece si crea il caos. Per giunta, nasce la figura del pedone come utente super debole, super vulnerabile. Il monopattinista che va a mille all’ora sul marciapiede sfiorando il sedere degli anziani è violento, aggressivo, feroce. Altro che mobilità dolce, è una mobilità amara. Per non parlare dei guai causati ai disabili dall’invasione senza controllo di bici e monopattini. Ora vince il più forte, quello col mezzo più potente: il monopattinista prevale sull’uomo claudicante o su sedia a rotelle. Un Far West orribile. Una distopia urbana.

Effetti nefasti anche per i mezzi di soccorso. Ambulanze e camion dei pompieri, in viali che sono arterie vitali delle metropoli, dove passano visto che la strada è eternamente soffocata da piste ciclabili e utenti della nuova mobilità? Volano? Il malato sofferente nell’ambulanza, che se non arriva in tempo al pronto soccorso muore, è la vittima di questa ondata di normative da sbattere nel gabinetto.

Trattasi in assoluto della classe politica peggiore che io ricordi, a livello centrale e, spesso, locale. Restiamo aggrappati al nostro presidente Mattarella, splendida eccezione in un mare di squallore politico.