Ricevo via e-mail e pubblico volentieri una poesia automobilistica in acrostico: l’autore è Paolo Carazzi. Il titolo è “pit stop”, e la trovo molto centrata sul tema attuale: per il lockdown da pandemia di coronavirus, ci siamo fermati tutti. Ma siamo pronti a ripartire. Sfizioso anche il gioco di iniziali delle parole (appunto, l’acrostico), che dà “Pit stop” come soluzione. Da zero a dieci, è dieci la difficoltà di un componimento poetico nel quale le prime lettere di ogni verso, lette per ordine, danno un nome.
P eregrinar nell’aere in cerca di convenienza,
I rritare talvolta la debole e fragile pazienza:
T utto ciò ora si può ricordare, qual passato,
S foderando i sorrisi di chi ama ed è riamato:
T rovate al meglio le tante ricercate necessità,
O sannati gli Dei e ricolmi d’intensa felicità,
P ronti si è a ripartir per andare di qua e di là!
sabato 30 maggio 2020
“Pit stop”, poesia automobilistica in acrostico: di Paolo Carazzi
venerdì 1 maggio 2020
Bike lane: la mobilità disneyana della ministra De Micheli
La ministra dei Trasporti Paola De Micheli vuole introdurre la bike lane.
Che è una moderna diavoleria: una “corsia con destinazione prioritaria alla circolazione dei velocipedi, nella quale è consentita la circolazione anche dei veicoli a motore con numero totale di ruote non superiore a tre”.
Cioè? La bike lane è una corsia riservata a:
bici (e monopattini elettrici si presume, visto che sono equiparati alle prime);
moto e tricicli (da 50 cc insù).
L’obiettivo della ministra parrebbe essere quello di favorire la mobilità in bici. Il tutto s’inserisce in un progetto di ampio respiro: distanziamento individuale, riduzione dell’uso dei mezzi pubblici e dell’auto, promozione dei mezzi puliti.
Peccato che così, a mio giudizio, si venga a creare una tonnara dove i ciclisti rischiano seriamente di essere scarnificati. E notevoli pericoli pure per scooteristi e motociclisti, comunque anch'essi utenti deboli. Una sorta di macelleria ciclistica, con le bici protagoniste supreme, in una visione disneyana della mobilità, nella quale ciclisti e motociclisti procedono mano nella mano, incitati dagli anatroccoli a bordo strada.
La promiscuità fra bici e moto in una corsia a loro riservata: spettacolo. La coesistenza forzata fra due tipologie di utenti che non si amano, con mezzi che hanno accelerazioni, riprese, velocità di punta infinitamente differenti. Non è una rivoluzione al Codice della Strada, quella della ministra. È un bazooka arcobalenico che fa esplodere tutta la sua potenza di fuoco sulla circolazione.
Che cosa dimentica la ministra? Un paio di insignificanti dettagli.
Uno: in Italia, ogni anno, muoiono 800 fra pedoni e ciclisti. Utenti deboli. I quali vanno tutelati, protetti. Va abbassata quella percentuale da quarto mondo: su 100 vittime della strada, 20 sono pedoni o ciclisti.
Due: servirebbero piste ciclabili delimitate, sacre, inviolabili. Andrebbe costruito uno scudo a favore del ciclista. Sarebbero necessari controlli rigorosi agli automobilisti ubriachi o drogati (e ai ciclisti indisciplinati).
Invece no, ecco la bike lane per la Fase 2. Dai, svelateci le idee per la Fase 3: le bici in tangenziale e autostrada?
Che è una moderna diavoleria: una “corsia con destinazione prioritaria alla circolazione dei velocipedi, nella quale è consentita la circolazione anche dei veicoli a motore con numero totale di ruote non superiore a tre”.
Cioè? La bike lane è una corsia riservata a:
bici (e monopattini elettrici si presume, visto che sono equiparati alle prime);
ciclomotori a due o tre ruote (gli scooter cinquantini, le ape car);
moto e tricicli (da 50 cc insù).
L’obiettivo della ministra parrebbe essere quello di favorire la mobilità in bici. Il tutto s’inserisce in un progetto di ampio respiro: distanziamento individuale, riduzione dell’uso dei mezzi pubblici e dell’auto, promozione dei mezzi puliti.
Peccato che così, a mio giudizio, si venga a creare una tonnara dove i ciclisti rischiano seriamente di essere scarnificati. E notevoli pericoli pure per scooteristi e motociclisti, comunque anch'essi utenti deboli. Una sorta di macelleria ciclistica, con le bici protagoniste supreme, in una visione disneyana della mobilità, nella quale ciclisti e motociclisti procedono mano nella mano, incitati dagli anatroccoli a bordo strada.
La promiscuità fra bici e moto in una corsia a loro riservata: spettacolo. La coesistenza forzata fra due tipologie di utenti che non si amano, con mezzi che hanno accelerazioni, riprese, velocità di punta infinitamente differenti. Non è una rivoluzione al Codice della Strada, quella della ministra. È un bazooka arcobalenico che fa esplodere tutta la sua potenza di fuoco sulla circolazione.
Che cosa dimentica la ministra? Un paio di insignificanti dettagli.
Uno: in Italia, ogni anno, muoiono 800 fra pedoni e ciclisti. Utenti deboli. I quali vanno tutelati, protetti. Va abbassata quella percentuale da quarto mondo: su 100 vittime della strada, 20 sono pedoni o ciclisti.
Due: servirebbero piste ciclabili delimitate, sacre, inviolabili. Andrebbe costruito uno scudo a favore del ciclista. Sarebbero necessari controlli rigorosi agli automobilisti ubriachi o drogati (e ai ciclisti indisciplinati).
Invece no, ecco la bike lane per la Fase 2. Dai, svelateci le idee per la Fase 3: le bici in tangenziale e autostrada?
mercoledì 29 aprile 2020
Distopia ciclistica milanese
Il Comune di Milano punta sui monopattini elettrici e sulle bici (tradizionali e a pedalata assistita) per prevenire i contagi del corona e per snellire il traffico. Palazzo Marino andrà a creare nei prossimi giorni chilometri di piste ciclabili, restringendo lo spazio dedicato ad auto, moto e mezzi pesanti. Entro settembre, 23 km di nuovi percorsi ciclabili, e altri 12 km entro fine 2020. Che si sommano ai 220 km attuali, il triplo di 15 anni addietro. È una mossa sbagliata per 10 motivi.
1) A Milano, il 12% degli incidenti riguarda i ciclisti: si viaggia al ritmo annuo di 60 morti in bici. Più 7.000 feriti, di cui una quantità enorme con lesioni fisiche gravi: non è la sbucciatura al gomito del bimbo che si fa male al parchetto. Se il numero di bici sale, inevitabilmente cresceranno anche le vittime. Anche perché sulle stesse piste ciclabili, negli orari di punta, si verrà a creare traffico: una moltitudine di ciclisti che si accalcano.
2) Alla bici, ora si somma il monopattino elettrico. Attenzione alla convivenza fra questi due veicoli, equiparati per legge: non c’è mai stato un test per verificare se il numero di incidenti salga in presenza di entrambi. D’improvviso, bici e monopattini vengono scaricati in massa sulla strada, tutti insieme, in un momento drammatico come questo. È un azzardo.
3) La bici in sé, come il monopattino del resto, fa tanta simpatia: è il mezzo di locomozione perfetto in California, su carreggiate gigantesche, e con infrastrutture che tutelano gli utenti deboli. La bici a Milano è solo un oggetto pericoloso. Non c’è spazio. La città è cresciuta negli anni 1950 e 1960 sulla scorta di un certo numero di abitanti, di pendolari, di veicoli. Adesso, il conglomerato urbano esplode. Si soffoca per la quantità gigantesca di individui che la popolano nelle ore lavorative: chi induce a muoversi con bici e monopattini si assuma poi le proprie responsabilità per ogni incidente. Gli utenti deboli vanno protetti, non mandati allo sbaraglio. Bisogna invece dare spazio alle auto: aprire le zone a traffico limitato, creare parcheggi, favorire l'onda verde semaforica, consentire una viabilità più fluida rivedendo i sensi vietati, scaglionare gli orari di lavoro sulla scorta di accordi fra municipalità e aziende.
4) Il pericolo è che i soggetti sedentari siano spinti a muoversi per la città in bici. Non per la salutare passeggiatina al parco, ma per pedalare su piste lunghe chilometri e con qualsiasi condizione meteo, respirando le polveri sottili (dovute alle caldaie vetuste). Può trattarsi di individui con patologie più o meno nascoste: sono soprattutto i maschietti i più restii ad ammettere l’invecchiamento del proprio organismo. Ti ritrovi così per la strada un esercito di pedalatori affaticati, con fiatone, stanchi, stressati, col cuore in gola. Anche smarriti. Magari reduci dall'attacco del corona ai polmoni. Si innalza la curva di rischio incidente. In più, indossano la mascherina per il Covid-19: toglie il respiro se il battito cardiaco sale, con la mancanza di ossigeno (ipossia) dietro l’angolo. Milano dovrebbe invece aiutare gli automobilisti, costretti macinare chilometri da casa al lavoro, e viceversa (o a scarrozzare bambini o anziani per km, anche sotto le intemperie).
5) Auto, moto e mezzi pesanti avrebbero bisogno di carreggiate più larghe: è una delle soluzioni per snellire il traffico, abbattere le emissioni inquinanti, aumentare la sicurezza stradale. Con l’auto che fa da scudo contro il Covid-19: un guscio sicuro, a beneficio della collettività. Invece, le piste ciclabili vanno a sottrarre spazio ai mezzi a motore: il congestionamento cresce, è matematico. Oggi le corsie per le auto sono quattro; domani diventano due. Il Comune di Milano si è avviluppato su se stesso: prima l’Area A e l’Area B contro il traffico, poi il restringimento della carreggiata che aumenta le probabilità di incolonnamenti. Che caos.
6) Voglio vedere come e dove avverranno le procedure di carico e scarico dei furgoni, e se non ci sarà uno scontro fisico con ciclisti e monopattinari. Lì dove adesso c’è spazio per quelle operazioni, fra poco non esisterà neppure un centimetro cubo d’aria: i fattorini taglieranno la strada ai ciclisti. L’idea di utilizzare vie perpendicolari a quelle dove si deve consegnare la merce fa sorridere: si allunga la sosta dei furgoni, spesso posizionati in modo irregolare, andando a impattare negativamente sulla circolazione delle viuzze meno note.
7) Esistono incidenti con colpe degli automobilisti, ma anche sinistri con responsabilità dei ciclisti. Prima di varare il piano delle ciclabili, sarebbe opportuno sensibilizzare chi va in bici e in monopattino elettrico: no all’uso dello smartphone, massima osservanza delle regole del Codice della strada, niente contromano. A tutela dell’utente debole stesso. Così invece è un liberi tutti. Occhio anche al pirata della strada in bici: investe un pedone (utente ancora più debole del ciclista) e scappa. Sulla ciclabile come sul marciapiede. Non si ha notizia di multe per le infrazioni dei ciclisti: sarebbe ora che la legge fosse uguale per tutti.
8) Durante la presentazione di questi e altri piani per la mobilità dolce, si evidenzia il fatto che Milano sia pianeggiante. E che pertanto si presti all’uso intensivo di bici e monopattini elettrici. La chiamano urbanistica tattica. Peccato che venga dimenticato qualche dettaglio. Anzitutto, esiste una miriade di strade piastrellate col pavè. Ci s’imbatte in grossi ciottoli squadrati che spuntano fuori, fanno da trampolino, e perdipiù sono scivolosissimi dopo due gocce di pioggia. Esistono rotaie del tram ovunque. Stendo un velo pietoso sui crateri che si squarciano dopo ogni pioggerella.
9) Il tutto condito da ciclabili con linee sconnesse, e rarissime nella zona sud e ovest della metropoli. Si va a zigzag fra tratti riservati, marciapiedi, strade, un po’ di ciclabile con i furgoni parcheggiati e così via. Questo significa mettere a repentaglio la vita dei ciclisti e dei monopattinari. Ammesso e non concesso che si arrivi in bici alla fermata della metropolitana, qui vige il divieto di assembramento: per andare a lavorare alle 9, devi alzarti alle 4. Perché un conto è la teoria facile, ragionando su uno schema arcobalenico; un altro la realtà nella giungla urbana. Oscena poi l’idea che riguarda viale Monza. Il Comune meneghino piazzerà una ciclabile al centro della carreggiata. Protetta, si fa per dire, da elementi che delimitano la pista. Con auto, moto e mezzi pesanti che sfrecceranno alla destra del ciclista e del monopattinaro. Un obbrobrio sotto il profilo estetico, nonché una scelta controproducente dal punto di vista della sicurezza.
10) Esploderanno seri problemi di natura assicurativa. Ciclisti e monopattinari non hanno nessun obbligo di stipulare una polizza Rc: Responsabilità civile. Se causano incidenti, pagano i danni di tasca loro. Qualora il sinistro sia grave, l’indennizzo lievita in un attimo, arrivando anche a milioni di euro in presenza di feriti o morti. L’utopia ciclistica milanese, quell’aspirazione ideale che tende al mondo perfetto e pulito, animato da bici e monopattini, diviene così una distopia ciclistica, la rappresentazione di un futuro indesiderabile.
2) Alla bici, ora si somma il monopattino elettrico. Attenzione alla convivenza fra questi due veicoli, equiparati per legge: non c’è mai stato un test per verificare se il numero di incidenti salga in presenza di entrambi. D’improvviso, bici e monopattini vengono scaricati in massa sulla strada, tutti insieme, in un momento drammatico come questo. È un azzardo.
3) La bici in sé, come il monopattino del resto, fa tanta simpatia: è il mezzo di locomozione perfetto in California, su carreggiate gigantesche, e con infrastrutture che tutelano gli utenti deboli. La bici a Milano è solo un oggetto pericoloso. Non c’è spazio. La città è cresciuta negli anni 1950 e 1960 sulla scorta di un certo numero di abitanti, di pendolari, di veicoli. Adesso, il conglomerato urbano esplode. Si soffoca per la quantità gigantesca di individui che la popolano nelle ore lavorative: chi induce a muoversi con bici e monopattini si assuma poi le proprie responsabilità per ogni incidente. Gli utenti deboli vanno protetti, non mandati allo sbaraglio. Bisogna invece dare spazio alle auto: aprire le zone a traffico limitato, creare parcheggi, favorire l'onda verde semaforica, consentire una viabilità più fluida rivedendo i sensi vietati, scaglionare gli orari di lavoro sulla scorta di accordi fra municipalità e aziende.
4) Il pericolo è che i soggetti sedentari siano spinti a muoversi per la città in bici. Non per la salutare passeggiatina al parco, ma per pedalare su piste lunghe chilometri e con qualsiasi condizione meteo, respirando le polveri sottili (dovute alle caldaie vetuste). Può trattarsi di individui con patologie più o meno nascoste: sono soprattutto i maschietti i più restii ad ammettere l’invecchiamento del proprio organismo. Ti ritrovi così per la strada un esercito di pedalatori affaticati, con fiatone, stanchi, stressati, col cuore in gola. Anche smarriti. Magari reduci dall'attacco del corona ai polmoni. Si innalza la curva di rischio incidente. In più, indossano la mascherina per il Covid-19: toglie il respiro se il battito cardiaco sale, con la mancanza di ossigeno (ipossia) dietro l’angolo. Milano dovrebbe invece aiutare gli automobilisti, costretti macinare chilometri da casa al lavoro, e viceversa (o a scarrozzare bambini o anziani per km, anche sotto le intemperie).
5) Auto, moto e mezzi pesanti avrebbero bisogno di carreggiate più larghe: è una delle soluzioni per snellire il traffico, abbattere le emissioni inquinanti, aumentare la sicurezza stradale. Con l’auto che fa da scudo contro il Covid-19: un guscio sicuro, a beneficio della collettività. Invece, le piste ciclabili vanno a sottrarre spazio ai mezzi a motore: il congestionamento cresce, è matematico. Oggi le corsie per le auto sono quattro; domani diventano due. Il Comune di Milano si è avviluppato su se stesso: prima l’Area A e l’Area B contro il traffico, poi il restringimento della carreggiata che aumenta le probabilità di incolonnamenti. Che caos.
6) Voglio vedere come e dove avverranno le procedure di carico e scarico dei furgoni, e se non ci sarà uno scontro fisico con ciclisti e monopattinari. Lì dove adesso c’è spazio per quelle operazioni, fra poco non esisterà neppure un centimetro cubo d’aria: i fattorini taglieranno la strada ai ciclisti. L’idea di utilizzare vie perpendicolari a quelle dove si deve consegnare la merce fa sorridere: si allunga la sosta dei furgoni, spesso posizionati in modo irregolare, andando a impattare negativamente sulla circolazione delle viuzze meno note.
7) Esistono incidenti con colpe degli automobilisti, ma anche sinistri con responsabilità dei ciclisti. Prima di varare il piano delle ciclabili, sarebbe opportuno sensibilizzare chi va in bici e in monopattino elettrico: no all’uso dello smartphone, massima osservanza delle regole del Codice della strada, niente contromano. A tutela dell’utente debole stesso. Così invece è un liberi tutti. Occhio anche al pirata della strada in bici: investe un pedone (utente ancora più debole del ciclista) e scappa. Sulla ciclabile come sul marciapiede. Non si ha notizia di multe per le infrazioni dei ciclisti: sarebbe ora che la legge fosse uguale per tutti.
8) Durante la presentazione di questi e altri piani per la mobilità dolce, si evidenzia il fatto che Milano sia pianeggiante. E che pertanto si presti all’uso intensivo di bici e monopattini elettrici. La chiamano urbanistica tattica. Peccato che venga dimenticato qualche dettaglio. Anzitutto, esiste una miriade di strade piastrellate col pavè. Ci s’imbatte in grossi ciottoli squadrati che spuntano fuori, fanno da trampolino, e perdipiù sono scivolosissimi dopo due gocce di pioggia. Esistono rotaie del tram ovunque. Stendo un velo pietoso sui crateri che si squarciano dopo ogni pioggerella.
9) Il tutto condito da ciclabili con linee sconnesse, e rarissime nella zona sud e ovest della metropoli. Si va a zigzag fra tratti riservati, marciapiedi, strade, un po’ di ciclabile con i furgoni parcheggiati e così via. Questo significa mettere a repentaglio la vita dei ciclisti e dei monopattinari. Ammesso e non concesso che si arrivi in bici alla fermata della metropolitana, qui vige il divieto di assembramento: per andare a lavorare alle 9, devi alzarti alle 4. Perché un conto è la teoria facile, ragionando su uno schema arcobalenico; un altro la realtà nella giungla urbana. Oscena poi l’idea che riguarda viale Monza. Il Comune meneghino piazzerà una ciclabile al centro della carreggiata. Protetta, si fa per dire, da elementi che delimitano la pista. Con auto, moto e mezzi pesanti che sfrecceranno alla destra del ciclista e del monopattinaro. Un obbrobrio sotto il profilo estetico, nonché una scelta controproducente dal punto di vista della sicurezza.
10) Esploderanno seri problemi di natura assicurativa. Ciclisti e monopattinari non hanno nessun obbligo di stipulare una polizza Rc: Responsabilità civile. Se causano incidenti, pagano i danni di tasca loro. Qualora il sinistro sia grave, l’indennizzo lievita in un attimo, arrivando anche a milioni di euro in presenza di feriti o morti. L’utopia ciclistica milanese, quell’aspirazione ideale che tende al mondo perfetto e pulito, animato da bici e monopattini, diviene così una distopia ciclistica, la rappresentazione di un futuro indesiderabile.
sabato 18 aprile 2020
Come usare l’auto in pandemia: il ministero della Salute per me sbaglia
Come usare l’auto al tempo del Covid-19? Solo le fonti ufficiali hanno la risposta giusta. Automobilisti e passeggeri devono seguire le indicazioni del ministero della Salute, e non le possibili fake news di blog e social. È condivisibile la guerra che il Governo fa alle bufale online in tema di coronavirus. Vediamo allora che cosa dice il ministero su Twitter.
1) Il titolo dell’infografica è simpatico: “Se devi prendere l’auto, usala in modo corretto”.
2) “Dopo aver guidato - dice il ministero - lavati sempre le mani. E non toccarti mai occhi, naso e bocca”. Siamo tutti d’accordo: se tocchi una superficie esterna o interna dell’auto su cui si erano depositate goccioline di saliva di un soggetto positivo al coronavirus, e poi ti porti le mani alle prime vie aeree, rischi il contagio.
4) “In auto si può viaggiare al massimo in due persone”. Corretto. “Mantenendo la distanza di sicurezza”. Firmato: ministero della Salute. È vero questo? Secondo la mia modesta opinione, no.
In realtà, a mio giudizio, la distanza di sicurezza va mantenuta solo se in auto ci sono persone non conviventi: per esempio Fantozzi vive nella casa A, va a prendere la signorina Silvani che vive nella casa B. Quando lei sale in auto, si siede dietro.
Viceversa, se Fantozzi e la signora Pina, conviventi nella stessa casa, escono in auto, possono non rispettare la distanza di sicurezza. Infatti, i due già non rispettano la distanza di sicurezza in casa. È assurdo che la debbano rispettare in auto. Magari Fantozzi e la signora Pina non fanno sesso ormai da un secolo: questo non toglie che la distanza di sicurezza non sia stata rispettata in casa. È normale e legale.
Il ministero della Salute, nell’infografica, avrebbe dovuto scrivere così: “Mantenendo la distanza di sicurezza. Quest’ultima regola non vale se guidatore e passeggero dell’auto sono conviventi”.
Per scrupolo, sono andato a dare un’occhiata alla FAQ del Governo sul Covid-19. Che non è la Bibbia. Ma qualcuno dovrà pur spiegare le regole, giacché il decreto coronavirus non brilla per chiarezza. Sentiamo: “Le auto possono essere utilizzate da più” persone “solo se si rispetta la distanza minima di un metro. Questi limiti non valgono se i mezzi sono utilizzati solo da persone conviventi”.
Curiosità. E per le moto? “Non è possibile andare in due in moto, non essendo possibile la distanza minima di un metro. Questi limiti non valgono se i mezzi sono utilizzati solo da persone conviventi”.
Sono giorni drammatici: quando le istituzioni diffondono messaggi sui siti e sui social, occorre precisione assoluta, in un momento in cui gli italiani sono legittimamente spaventati da tutto (salute, soldi, futuro economico del Paese).
Quello che io giudico un errore del ministero della Salute, troppo male non fa. Se due conviventi in auto rispettano le indicazioni errate del ministero, viaggiando uno davanti e l’altro dietro, nulla di grave succede. Anzi, magari moglie e marito così non litigano. Pur tuttavia, un messaggio sbagliato mina la credibilità alle istituzioni. Mai come ora è necessario che l’italiano medio si fidi ciecamente di quanto gli viene detto sui social dai canali ufficiali.
1) Il titolo dell’infografica è simpatico: “Se devi prendere l’auto, usala in modo corretto”.
2) “Dopo aver guidato - dice il ministero - lavati sempre le mani. E non toccarti mai occhi, naso e bocca”. Siamo tutti d’accordo: se tocchi una superficie esterna o interna dell’auto su cui si erano depositate goccioline di saliva di un soggetto positivo al coronavirus, e poi ti porti le mani alle prime vie aeree, rischi il contagio.
3) “La mascherina non è necessaria se si viaggia da soli”. Vero, lo dicono i virologi.
4) “In auto si può viaggiare al massimo in due persone”. Corretto. “Mantenendo la distanza di sicurezza”. Firmato: ministero della Salute. È vero questo? Secondo la mia modesta opinione, no.
In realtà, a mio giudizio, la distanza di sicurezza va mantenuta solo se in auto ci sono persone non conviventi: per esempio Fantozzi vive nella casa A, va a prendere la signorina Silvani che vive nella casa B. Quando lei sale in auto, si siede dietro.
Viceversa, se Fantozzi e la signora Pina, conviventi nella stessa casa, escono in auto, possono non rispettare la distanza di sicurezza. Infatti, i due già non rispettano la distanza di sicurezza in casa. È assurdo che la debbano rispettare in auto. Magari Fantozzi e la signora Pina non fanno sesso ormai da un secolo: questo non toglie che la distanza di sicurezza non sia stata rispettata in casa. È normale e legale.
Il ministero della Salute, nell’infografica, avrebbe dovuto scrivere così: “Mantenendo la distanza di sicurezza. Quest’ultima regola non vale se guidatore e passeggero dell’auto sono conviventi”.
Per scrupolo, sono andato a dare un’occhiata alla FAQ del Governo sul Covid-19. Che non è la Bibbia. Ma qualcuno dovrà pur spiegare le regole, giacché il decreto coronavirus non brilla per chiarezza. Sentiamo: “Le auto possono essere utilizzate da più” persone “solo se si rispetta la distanza minima di un metro. Questi limiti non valgono se i mezzi sono utilizzati solo da persone conviventi”.
Curiosità. E per le moto? “Non è possibile andare in due in moto, non essendo possibile la distanza minima di un metro. Questi limiti non valgono se i mezzi sono utilizzati solo da persone conviventi”.
Sono giorni drammatici: quando le istituzioni diffondono messaggi sui siti e sui social, occorre precisione assoluta, in un momento in cui gli italiani sono legittimamente spaventati da tutto (salute, soldi, futuro economico del Paese).
Quello che io giudico un errore del ministero della Salute, troppo male non fa. Se due conviventi in auto rispettano le indicazioni errate del ministero, viaggiando uno davanti e l’altro dietro, nulla di grave succede. Anzi, magari moglie e marito così non litigano. Pur tuttavia, un messaggio sbagliato mina la credibilità alle istituzioni. Mai come ora è necessario che l’italiano medio si fidi ciecamente di quanto gli viene detto sui social dai canali ufficiali.
domenica 12 aprile 2020
La ridicola multina coronavirus di 373 euro: 10 assist al boom di pandemia
È in atto un esodo pasquale, cui seguirà il controesodo: code, avvistate da più parti in tutta Italia. C’è chi in auto ha tentato la fuga notturna nel tentativo di non incappare nei controlli delle Forze dell’ordine. I serpentoni si sono formati a causa dei posti di blocco? È ovvio. Ma attenzione: in assenza di macchine, così come doveva essere, non ci sarebbero stati imbottigliamenti.
Il cancro che ha causato la metastasi è la multina coronavirus imposta per decreto dal Governo Conte. Vedo 10 assist al boom di pandemia.
1) Il verbale è 373,34 euro. Un importo ridicolo. Un illecito amministrativo che fa il solletico a chi ha una bella auto. Chi viaggia accetta il rischio: tutt’al più, pensa, riceve quel verbalino. Una sorta di sovrattassa da pagare per farsi una vacanza pasquale. È una sanzione irrisoria per evasori, spacciatori, ladri, ereditieri, più tutti quelli che incassano quattrini in nero alimentando il sommerso e quanti si pappano stipendi da nababbi in posti chiave della burocrazia. Sono pochi o tanti costoro? A voi la risposta...
2) Il verbale di 373,34 euro lo paghi entro 30 giorni a partire da una certa data.
3) I 30 giorni scattano da quale data? Prima i termini di pagamento erano sospesi fino a marzo. Poi fino al 13 aprile. Adesso fino al 3 maggio. E iniziavano a decorrere dalla data in cui viene meno il periodo di sospensione. Risposta: chissà con precisione quando scatta quella data e quindi chissà i 30 giorni da quando vanno conteggiati.
4) La multa intera sarebbe in teoria di 533,33 euro. Che nessuno verserà. Pagheranno col 30% di sconto previsto dal decreto coronavirus, entro 30 giorni da una certa data.
1) Il verbale è 373,34 euro. Un importo ridicolo. Un illecito amministrativo che fa il solletico a chi ha una bella auto. Chi viaggia accetta il rischio: tutt’al più, pensa, riceve quel verbalino. Una sorta di sovrattassa da pagare per farsi una vacanza pasquale. È una sanzione irrisoria per evasori, spacciatori, ladri, ereditieri, più tutti quelli che incassano quattrini in nero alimentando il sommerso e quanti si pappano stipendi da nababbi in posti chiave della burocrazia. Sono pochi o tanti costoro? A voi la risposta...
2) Il verbale di 373,34 euro lo paghi entro 30 giorni a partire da una certa data.
3) I 30 giorni scattano da quale data? Prima i termini di pagamento erano sospesi fino a marzo. Poi fino al 13 aprile. Adesso fino al 3 maggio. E iniziavano a decorrere dalla data in cui viene meno il periodo di sospensione. Risposta: chissà con precisione quando scatta quella data e quindi chissà i 30 giorni da quando vanno conteggiati.
4) La multa intera sarebbe in teoria di 533,33 euro. Che nessuno verserà. Pagheranno col 30% di sconto previsto dal decreto coronavirus, entro 30 giorni da una certa data.
5) In tv, il premier parlava di multe fino a 4.000 euro. È un’ipotesi scolastica. Che mai si verificherà nella realtà. Chi non paga, si vede raddoppiare e poi quadruplicare la multa. Però c’è lo sconto, e la storia finisce subito lì.
6) Trattasi di illecito amministrativo. È quello e solo quello. Ci sono migliaia di siti che sparano bufale, parlando di reati. No: fake news. Si ha reato solo in pochissime situazioni: se si mente sull’autocertificazione, o se si viaggia nonostante l’obbligo di stare a casa in quarantena dopo essere venuti a contatto con positivi al coronavirus. O circolando nella consapevolezza di essere positivi al Covid-19. Quello è un reato.
7) Sino al 25 marzo, chi veniva beccato era punito ai sensi del Codice Penale: un reato. Che però il 26 marzo è stato assurdamente convertito in multina sciocca di 206 euro. Un pessimo precedente, che fa perdere deterrenza anche alle multe attuali. In 100.000 denunciati hanno goduto del condono. Una democrazia è tale quando sanziona in modo proporzionato ed equilibrato i trasgressori che mettono a repentaglio la salute pubblica: una multa più pesante e da pagare subito con home banking non avrebbe significato svoltare verso un regime autoritario comunista o fascista.
8) I controlli di Polizia locale, Polizia stradale e Carabinieri non sono numerosi. Le Forze dell'ordine fanno quello che possono, ma uomini e mezzi sono limitati. Il rischio di incappare in una multa non è molto alto. Serviva l’esercito, anche armato, lì dove necessario, con verifiche a tappeto sul territorio. Non parliamo di un divieto di sosta, ma di un’infrazione che fa esplodere il contagio di Covid-19: virus che ammazza per soffocamento.
9) L’Unione europea ci guarda. Esiste già un problema di fondo: i rappresentanti d'un Paese in gravissima difficoltà come l’Italia hanno in media stipendi più elevati dei rappresentanti dei Paesi ricchi. Chi rappresenta l’Italia chiede aiuto a chi rappresenta nazioni ricche. Vai a cercare supporto vestendoti da ricco esibendo il tuo anellone tempestato di diamanti sull'anulare: chiaro che la reazione non è delle migliori. Sarebbe stata opportuna, come prima mossa, la rinuncia agli accrediti sul conto corrente per un anno per tutto l’apparato politico e burocratico di prim’ordine. Da quel momento, si andava a trattare. In più, siamo sotto esame: si cerca di capire l’Italia come argina il Covid-19. Ci siamo attivati tardissimo sottovalutando il problema, non c’erano sufficienti posti letto per chi aveva patologie polmonari, il personale sanitario non era attrezzato a dovere in fatto di mascherine e respiratori. E adesso, con l’esodo e il controesodo pasquale, si assiste a questi serpentoni notturni di auto. Che pessima figura.
10) All’interno dell’abitacolo, si deve cercare stare da soli: il guidatore e basta senza mascherina. Al massimo, un passeggero, con distanziamento di almeno un metro e mascherina per entrambi. Nelle auto in viaggio a Pasqua, quante persone c’erano nelle vetture? Rischi altissimi di contagio per loro, e poi per gli altri con cui quegli individui andranno in contatto.
6) Trattasi di illecito amministrativo. È quello e solo quello. Ci sono migliaia di siti che sparano bufale, parlando di reati. No: fake news. Si ha reato solo in pochissime situazioni: se si mente sull’autocertificazione, o se si viaggia nonostante l’obbligo di stare a casa in quarantena dopo essere venuti a contatto con positivi al coronavirus. O circolando nella consapevolezza di essere positivi al Covid-19. Quello è un reato.
7) Sino al 25 marzo, chi veniva beccato era punito ai sensi del Codice Penale: un reato. Che però il 26 marzo è stato assurdamente convertito in multina sciocca di 206 euro. Un pessimo precedente, che fa perdere deterrenza anche alle multe attuali. In 100.000 denunciati hanno goduto del condono. Una democrazia è tale quando sanziona in modo proporzionato ed equilibrato i trasgressori che mettono a repentaglio la salute pubblica: una multa più pesante e da pagare subito con home banking non avrebbe significato svoltare verso un regime autoritario comunista o fascista.
8) I controlli di Polizia locale, Polizia stradale e Carabinieri non sono numerosi. Le Forze dell'ordine fanno quello che possono, ma uomini e mezzi sono limitati. Il rischio di incappare in una multa non è molto alto. Serviva l’esercito, anche armato, lì dove necessario, con verifiche a tappeto sul territorio. Non parliamo di un divieto di sosta, ma di un’infrazione che fa esplodere il contagio di Covid-19: virus che ammazza per soffocamento.
9) L’Unione europea ci guarda. Esiste già un problema di fondo: i rappresentanti d'un Paese in gravissima difficoltà come l’Italia hanno in media stipendi più elevati dei rappresentanti dei Paesi ricchi. Chi rappresenta l’Italia chiede aiuto a chi rappresenta nazioni ricche. Vai a cercare supporto vestendoti da ricco esibendo il tuo anellone tempestato di diamanti sull'anulare: chiaro che la reazione non è delle migliori. Sarebbe stata opportuna, come prima mossa, la rinuncia agli accrediti sul conto corrente per un anno per tutto l’apparato politico e burocratico di prim’ordine. Da quel momento, si andava a trattare. In più, siamo sotto esame: si cerca di capire l’Italia come argina il Covid-19. Ci siamo attivati tardissimo sottovalutando il problema, non c’erano sufficienti posti letto per chi aveva patologie polmonari, il personale sanitario non era attrezzato a dovere in fatto di mascherine e respiratori. E adesso, con l’esodo e il controesodo pasquale, si assiste a questi serpentoni notturni di auto. Che pessima figura.
10) All’interno dell’abitacolo, si deve cercare stare da soli: il guidatore e basta senza mascherina. Al massimo, un passeggero, con distanziamento di almeno un metro e mascherina per entrambi. Nelle auto in viaggio a Pasqua, quante persone c’erano nelle vetture? Rischi altissimi di contagio per loro, e poi per gli altri con cui quegli individui andranno in contatto.
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