Che noia tutte queste polemiche feroci per personaggi che guadagnano 10.000 euro al giorno; manco avessero perso il lavoro e vagassero come homeless alla stazione Centrale di Milano. Ecco un tentativo per sdrammatizzare. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi puramente casuale.
Braccioforte si ribella all’ennesima ingiustizia patita: “Metterò sulla bici la scritta ‘7 Tour de France sulla strada’”.
Braccioforte: “È caccia alle streghe”.
Braccioforte: “I miei avversari? Imparino dallo spirito olimpico”.
Braccioforte: “M’invidiano, sono un vincente”.
Braccioforte: “Chi fa i controlli antidoping nel ciclismo ha la casacca nerazzurra”.
Braccioforte: “Mi rivolgerò a Forum, di Rete4”.
Braccioforte: “Processate Giacintone, piuttosto!”.
La Wada: “A Braccioforte è andata bene. Potevamo pure togliergli la bici”.
La Wada: “A Braccioforte è andata bene. Potevamo pure impedirgli di mangiare quelle strane merendine turche”.
Braccioforte: “Toglietemi tutto, ma non il parrucchino”.
Peppino Prisco da lassù: “Se stringo la mano a Braccioforte, avverto sensazioni già provate”.
I giudici: “Ma lei, Braccioforte, è vero che assumeva sostanze proibite e farmaci in quantità?”. Braccioforte: “Non ricordo”. I giudici: “Come non ricordo? Possibile che lei non ricordi che cosa le davano mentre gareggiava?”. Braccioforte: “Non ricordo”. I giudici: “Guardi che lei è sotto giuramento”. Braccioforte: “Ah sì ora ricordo”. I giudici: “Oh finalmente, e allora parli santiddio”. Braccioforte: “Acqua, mi davano acqua”.
Braccioforte: “Il teste che mi accusa non è credibile. Forse voi non lo sapete, ma mo ve lo racconto io: lui e Giggino una sera per fare dispetto a quella bucchina di mia sorella hanno deciso di mettere in giro la voce che io fossi il figlio segreto dell’arcivescovo di Caserta dopo che la moglie del cugino di Ciro ’o pazz aveva dato in escandescenza vedendomi limonare con zia Carmela”.
