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martedì 13 novembre 2012

Forza Mike D’Antoni

Mike D’Antoni ha segnato la mia adolescenza sportiva. Lo andavo a vedere spesso agli allenamenti e ho assistito a tutte le partite chiave della sua luminosa carriera. Quelli della mia generazione (ho 43 anni), appassionati di sport e basket, hanno un debito di riconosenza verso di lui: uomo gentilissimo, si fermava a chiacchierare di pallacanestro coi ragazzini, di schemi, tattica, segreti degli avversari. Un signore. Che portava il massimo rispetto per gli sconfitti. D’Antoni aveva la classica magica capacità del fuoriclasse: giocava divinamente nei momenti importanti. Qualcosa che hai scritto nel sangue. Ma pure un talento coltivato da ore di allenamenti durissimi. Mike ha insegnato a vincere, e a reagire alle disfatte. D’Antoni è stato il prototipo di atleta pulito: magro, senza strani muscoli che puzzano di doping, con una reattività neuromuscolare che lo rendeva sovraumano negli attimi sfuggenti. Oggi, 61enne, dimostra 30 anni di meno.

La sua intelligenza ha illuminato Milano per 12 anni, ed è stata una fortuna - per i tifosi dell’Olimpia - che all’epoca la Nba non venisse molto a pescare da noi: oggi invece Mike avrebbe sfondato anche negli States. Il destino gli ha ridato, come allenatore, quello che non aveva ottenuto come giocatore: l’America. Ora, addirittura i Los Angeles Lakers. L’ho seguito con passione anche come coach, negli Usa: difesa feroce e contropiede assassino sono le sue armi preferite. A mio giudizio, non ha trovato gli uomini giusti, neppure a New York. Ma, a Los Angeles, potrà costruire attorno a Bryant, Gasol e Metta World Peace uno squadrone per puntare all’anello. La concorrenza è enorme, e Mike dovrà guardarsi le spalle da certa stampa nemica. In bocca al lupo, Arsenio Lupin.

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