domenica 13 luglio 2008

Ma un Tacchino freddo come Bergkamp può dare consigli validi a un Leone caldo come Lampard?

Uno dei più terribili bidoni mai arrivati in Italia è Dennis Bergkamp, all'Inter nel 1993: lo reputo all'altezza di Blisset (Milan) e Zavarov (Juve). Quando giocava a Milano, aveva la grinta di un passerotto, la personalità di un anatroccolo, il mordente di un bovaro incinto. Nei suoi due anni meneghini, l'olandesino ha lasciato così tanto il segno da meritarsi l'appellativo di Tacchino freddo.

Adesso, il biondino schizzinoso - che usciva sempre dal campo senza sudore e con la maglietta linda - sconsiglia a Lampard di venire all'Inter. Il motivo? Il suo biennio nerazzurro "è stato un inferno". Oh, come lo capisco... si è portato a casa una valanga di quattrini per lamentarsi ogni dì: qui non si gioca all'attacco; le interviste le rilascio soltanto ai giornalisti dotati di registratore; dobbiamo aprire sulle fasce e via giustificando.

Al primo fiatino che sentiva sul collo, si eclissava parzialmente; al successivo calcetto alle caviglie, Tacchino freddo scompariva nel nulla. Come? Con l'Arsenal ha fatto tanti gol? Se è per questo, anche Blisset, Rush, Jordan segnavano Oltremanica; ma nel campionato italiano - dove ti mordono i polpacci su campi pesantissimi - ci vogliono gli attributi. A conferma di quanto dico, con l'Olanda e in coppa Campioni, Bergkamp non ha combinato granché.

Certo, se Tacchino freddo dovesse dare suggerimenti a un olandesino volante altrettanto etereo, allora si tratterebbe di dritte importanti, da tenere in considerazione. Ma con Lampard le cose cambiano: l'inglese è una belva assatanata del centrocampo; ha anima, rabbia agonistica, feroce determinazione.

Bergkamp farebbe cosa giusta per sé e per i tifosi dell'Inter se si limitasse a crogiolarsi con i suoi ricordini inglesi. Perché un Tacchino freddo non può indicare la retta via a un Leone caldo come Lampard.

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sabato 12 luglio 2008

Borriello, non credi di esagerare?

Il Milan ha comprato Borriello e adesso vuole anche Shevchenko e Ronaldinho. Accantono le disquizioni tecniche e tattiche per concentrarmi soltanto sulla reazione del neoattaccante rossonero. A quanto pare, il ragazzo non gradisce che la società di via Turati porti a casa altri numeri nove. Sentite il suo agente, Tiberio Cavalleri: "Per quanto riguarda il presente, il Milan ha dimostrato di volere puntare su di lui. Se però il parco attaccanti rossonero si dovesse arricchire di altri giocatori, la sua posizione potrebbe cambiare".

Ma cosa cavolo vuol dire?! Borriello - attraverso il suo agente - si sbaglia di brutto. È giusto che il Milan si muova come gli pare e piace; che compri tutti gli attaccanti del mondo; che diffidi di un giocatore, Borriello appunto, il quale in passato ha miseramente fallito in una grande squadra.

I rossoneri, Galliani in testa, si tutelano legittimamente contro un altro flop di Borriello. Perché un conto è giocare nel Genoa - con rispetto parlando -, un altro a San Siro, sotto gli occhi di 80.000 persone, e con milioni di tifosi che ti osservano mille volte nei replay tv.

Se Borriello è forte, allora segna gol a palate e il posto da titolare non glielo leva nessuno. Se invece non è all'altezza, i vari Inzaghi, Ronaldinho, Pato, Shevchenko e compagnia gli faranno le scarpe. È la durissima legge di chi guadagna milioni di euro per mettersi in mutande e rincorrere un pallone all'aria aperta.

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mercoledì 9 luglio 2008

Chelsea: occhio a non fare con Lampard l'errore che commise l'Inter con Matthäus

Metà anni 90: Matthäus, uno dei più grandi centrocampisti di ogni epoca, vuole abbandonare l'Inter dell'allora presidente Pellegrini per il Real Madrid. Ma il numero uno nerazzurro s'impunta e non lo lascia andare via: c'è un contratto e lo rispetti, amico Lothar. Questo il messaggio inviato al tedesco e anche al mondo intero. Risultato: Matthäus, fra una ragazza e l'altra (di cui continua ad avere grande passione), fra un viaggio in Germania su bolidi a quattro ruote e una capatina ad Appiano Gentile, gioca una stagione mediocre. Sarebbe stato meglio lasciarlo amdare a Madrid, incassare quattrini e investirli in personaggi motivati.

Luglio 2008. Lampard, attualmente uno dei più grandi centrocampisti del mondo (se non il migliore, visto che attacca e difende come un ossesso), vuole lasciare il Chelsea per l'Inter. Ma la squadra inglese è intenzionata a trattenerlo: il contratto lo lega al team di Abramovich ancora un anno.

Mi pare - anche considerando l'esperienza Matthäus - che il Chelsea stia sbagliando di brutto. Si tiene un giocatore demotivato; dopodiché lo venderà a costo zero, rinunciando a incassare i bei soldini che Moratti vuol tirare fuori adesso. Lo stesso errore dell'Inter di Pellegrini.

È che in certi frangenti si deve mettere da parte l'orgoglio e puntare al concreto. Sapete perché il Chelsea vince poco nonostante spenda tanto? Sapete perché il Manchester ha fatto a pezzi i Blues in campionato? Risposta: perché Abramovich è troppo umorale, e invece dovrebbe pianificare il futuro su basi intelligenti. Partendo da una parolina magica: motivazioni.

foto Matthäus qui

lunedì 7 luglio 2008

La donna perfetta ama il tifoso di Inter, Milan, Juve...



Altro che video scherzoso; chissà quanti uomini vorrebbero, al loro fianco, una donna come quella che vedete su, in qualità di fidanzatina amorevole o di moglie comprensiva. E allora - maschiacci calciofili che mi leggete - godetevi la signora in bianco del filmato, e sognate che possa diventare la vostra partner per la vita. Un amore calcistico.

via camisanicalzolari

sabato 5 luglio 2008

Cari tifosi della Juve, Stankovic sarebbe un doppio colpo per voi

Rifiutare adesso Stankovic perché a sua volta lui, qualche anno fa, disse di no alla Juve è un suicidio: i tifosi bianconeri che contestano il serbo fanno come il toro che, per far dispetto alla vacca, si taglia i testicoli. Infatti, il mediano nerazzurro è un giocatore eccezionale per grinta e temperamento: la scorsa stagione, seppure dolorante, è sceso in campo sempre dando il 100%. Cosa che non tutti i professionisti fanno, specie se infortunati.

Sicché, portando Stankovic a Torino, la Juve farebbe un doppio colpo: prendersi un campione e toglierne uno all'Inter.

Eppoi ci sarebbe parecchio da discutere sui motivi che spingono a dire no al serbo. Tutto sommato, anche Giraudo e Moggi vincevano col Torino prima di passare alla Juve; e Capello - quand'era al Milan - disse che i bianconeri sono "gesuiti"; e Lippi andò all'Inter prima di tornare alla Juve. D'altronde, che devono fare quesi signori? Vanno dove la carriera e i soldi li portano, giustamente. Così è anche per Stankovic.