domenica 31 gennaio 2010

Milan-Livorno 1-1. Tutta colpa di Ancelotti

Ricordate la scorsa stagione, quando tutti incolpavano Ancelotti per i risultati scarsi del Milan? Ecco, anche adesso che i rossoneri sono lontani dall’Inter e già fuori dalla coppa Italia, e che han pareggiato contro il Livorno 1-1, la responsabilità è solo di Ancelotti, che trascurava Ronaldinho, per giunta, facendolo intristire in panchina. Meno male che c’è Leonardo. Ora il Milan pare il Brasile del 1982, quello di Falcao e Zico. No, di più: per il gioco arioso, ricorda quella che secondo me è una delle squadre più forti di ogni epoca, ossia il Milan di Sacchi di fine anni 80.

Infatti, lo schema fisso dei rossoneri contro il Livorno era: cross da trequarti, sperando che accada qualcosa. Bestia, che innovazione, che calcio spettacolo del futuro. Merito di Leo. Con Beckham che s’è rivelato, ancora una volta, di enorme utilità tattica: non so cosa significhi, ma così usano dire gli esperti. Io pensavo che si dovesse correre e tirare in porta, invece l’inglese è tatticamente utile. Poco importa che in 90 minuti abbia causato un rigore giocando a pallavolo nella propria area di rigore e sia scomparso dal campo negli ultimi 15 minuti, esibendosi in un fallaccio a centrocampo.

Per fortuna c’è Leonardo, che ha fatto resuscitare Ronaldinho. Oggi il brasiliano (quello in campo) ha fatto i numeri. Pecorrendo ben 150 metri in 98 minuti totali, sempre sulla zolla di sinistra (che non s’è consumata perché dopo il primo tempo c’è stato il cambio di campo), ha fatto un colpo di tacco. Sì, è rinato. Adesso ha la possibilità di disputare 70 partite ad alto livello per comportarsi da professionista serio, tentando di vincere campionato, Champions e coppa Italia.

Ma Leonardo gode di buona stampa. Fossero stati Ancelotti (Milan), Ferrara (Juve), Mourinho (Inter) o Ranieri (Roma) a ridurre in uno stato così pietoso le proprie squadre, senza uno straccio di gioco, sarebbero stati mediaticamente massacrati da titoloni di giornali.

Finale Australia: Federer batte Murray. Caro Andy, se mandi via tua madre dal box, vinci uno Slam

Nella finale degli Australian Open, Federer spazza via Murray nei primi due set seguendo un’unica tattica: back di rovescio sul rovescio dello scozzese, poi dritto un po’ angolato dell’elvetico sul dritto dell’avversario, infine botta lunga inarrivabile. Inoltre, Federer non ha mai fatto un servizio identico a un altro: gli ho visto tirare palle al corpo, a uscire, alte, storte, arrotate, potenti e centrali. Murray in risposta è impazzito, specie nel servizio da destra verso sinistra, che ha perennemente spianato la strada del game allo svizzero.

Il match s’è acceso soltanto nel terzo set, quando Murray s'è sciolto, ha preso coraggio attaccando e tirando un po’ profondo. Lo scozzese ha finalmente tolto la battuta a Federer, per poi perderla anch’egli e arrivare la tie break. Qui l’incontro è stato pari, anche se Murray ha ancora una volta sofferto il servizio da destra dello svizzero, sempre più a uscire verso il dritto. Tre set a zero per Federer: 6-3 6-4 7-6 (11-9): Roger si conferma il più grande di ogni epoca nel tennis (16° Slam), nonché uno degli sportivi più forti di tutte le discipline, andando a far concorrenza a Maradona, Owens, Jordan e altri illustri personaggi.

Non c’è nulla, dal punto di vista puramente tecnico, da rimproverare a Murray. Che non può certo imparare a rispondere bene di dritto in una finale dello Slam, tutt’a un tratto. Di fronte, aveva un fuoriclasse di ghiaccio, che nella vita ha fatto a pezzi quasi tutti gli avversari: forse, Federer soffriva Nadal, che però per reggere quei ritmi (il suo tennis è atleticamente durissimo) è logoro fisicamente a 23 anni.

Invece, a mio modesto parere, il salto di qualità Murray può farlo sotto il profilo psicologico. Sempreché voglia davvero vincere uno Slam, senza accontentarsi di essere ricoperto d’oro dagli sponsor.

1) Via la mamma dal box, specie durante gli Slam. Al massimo, ok alla sua presenza negli altri tornei, ma in un Australian Open proprio no. Neppure a Wimbledon: c’è la tv a casa che è tanto comoda. Se Andy era nervoso, se ha ripetuto quattromila volta “Fuck!” in mondovisione, se non ha retto mentalmente nei primi due set, se perfino il rovescio bimane era paralizzato dallo stress, allora c’è qualcosa da modificare. Le madri a casa, per piacere. Anche perché la signora è una maschera di tensione senza uguali, dal riscaldamento sino all’ultimo punto del tie break. E poi si alza dalla poltroncina, esulta, incoraggia: sempre con quegli occhi indemoniati. Che non possono trasmettere tranquillità al ragazzo. Alla madre di Murray non si può certo chiedere di restare immobile come una sfinge: anche in Scozia i figli saranno pezzi di cuore. Che faccia quindi la ultrà davanti a un bel televisore.

2) Chi può dica a Murray che certi comportamenti in campo lo danneggiano. Nel terzo set, quando faceva il punto, restava tranquillo o al massimo si caricava con un “Andiamo!” in inglese: “C’mon!”. Al contrario, se perdeva il punto, si toccava il ginocchio o la schiena, accompagnando il gesto a una smorfia di dolore. Opinione personale: così irriti l’avversario, lo stuzzichi. Può funzionare con un numero 50 al mondo. Federer osserva, sta zitto, e alla fine punisce.

3) Al posto di Murray, quel paio di urli di guerra, un po’ artificiosi, per due punti importanti vinti nel terzo set, non li avrei mai e poi mai fatti. Non ci credo che fossero naturali del tutto: mi sono parsi voluti, quasi a intimidire Federer. Ma per carità... non scherziamo col fuoco: lo svizzero ha un carattere d’acciaio, tipico dei silenziosi. Se non vuoi vedere un giocatore davvero cattivo, non fare mai arrabbiare un quieto.

giovedì 28 gennaio 2010

Inter-Juve 2-1. Incredibile: un 18enne Materazzi il migliore in campo!


La coppa Italia era il primo obiettivo stagionale della Juve, fuori dalla Champions e lontana dal vertice in campionato (ci sarebbe l’Europa League, ma a mio modesto parere vale meno di un triangolare estivo). Motivo per cui i bianconeri sono entrati in campo aggressivi e pieni di voglia di vincere. Non così l’Inter, per la quale la coppa Italia è il terzo obiettivo, dopo Champions e scudetto. I risultati si sono visti, complice anche una papera di Toldo su tiro di Diego: 1-0 per la Juve dopo i primi 45 minuti dei quarti di coppa Italia (match unico). Dopodiché, i nerazzurri hanno spinto con vigore, parecchio sbilanciati in avanti. Ed è lì che ha giocato una delle migliori partite della carriera il signor Materazzi, di anni 36.

Esplosivo, reattivo come come una tigre, sempre pronto all’anticipo pulitissimo, Marco ha dato la scossa alla squadra con interventi straordinari. Se sei così proteso in avanti, hai bisogno di uno laddietro che ti salvi le chiappe ogni volta che gli avversari vanno in ripartenza: compito svolto alla grande da Materazzi (voto 8).

L’ho visto ringiovanito, con una condizione atletica da paura. Marco pareva un 18enne che vuole sfondare nel calcio. Un professionista, un esempio per tutti i calciatori che non trovano spazio come titolari, ma che avrebbero il dovere di restare allenati e in palla sempre e comunque.

Il difensore nerazzurro è stato intelligente e misurato anche durante le proteste all’arbitro per la clamorosa svista sul finire del primo tempo: fallo di mano di Melo in area e niente rigore. Marco avrà chiesto mille volte al direttore di gara: “Ma non hai visto che Melo l’ha toccata di mano?”.

Dopo Materazzi, stasera ottimo Sneijder (voto 7,5), che ha smistato palloni con sapienza su tutto il fronte d’attacco.

Terzo Balotelli (voto 7), che ha dato un gran fastidio ai difensori della Juve, i quali in diverse occasioni sono ricorsi alle maniere forti per fermare il fuoriclasse dell’Inter. Mi diverte anche il modo d’esultare di SuperMario: una passeggiata silenziosa verso il centro del campo. Sempre meglio delle sceneggiate isteriche di attaccanti ipervitaminizzati con gli occhi fuori dalle orbite: giocatori che, chissà per quale miracolo medico-scientifico, si svegliano soltanto tre o quattro sere l’anno.

Peggiore in campo (sì, con un voto più basso di Toldo) Thiago Motta. Che io da oggi soprannomino il grande mistero. Pare paralizzato da non so quale paura; ha perso perfino l'istinto del passaggio filtrante in area di rigore. Peccato, ai tempi del Genoa era uno dei migliori centrocampisti in circolazione.

[foto via Inter]

martedì 26 gennaio 2010

Inter-Milan 2-0: il suicidio tattico e psicologico di Leonardo



Non è certo colpa di Leonardo se Nesta s’è fatto male proprio prima del derby. Però, una volta che non hai il più forte difensore centrale del mondo, valuti come cambiare il tuo modulo tattico in base al suo sostituto. Se in panca disponi di Franco Baresi, il gioco resta tale e quale. Invece, se hai Favalli, devi adeguarti alla situazione. Cosa che Leonardo non ha fatto. Mi spiego.

Con Nesta, nelle ultime partite, la difesa del Milan era altissima. In caso di ripartenze avversarie, Leonardo giustamente faceva affidamento alle capacità di recupero di Alessandro, oltreché al suo senso della posizione. L’affiatamento con Thiago Silva era perfetto: l’intesa fra i due dava ottimi risultati anche quando si trattava di mettere fuorigioco gli avversari.

Ebbene, con Favalli, Leonardo s’è intestardito a tenere la difesa altissima. Per Pandev e Milito è stata una pacchia. Riflettete sull’azione del primo gol. Lancio del macedone al Principe in posizione regolare: prima voragine. Secondo buco difensivo: la rincorsa di Abate su Milito. Lì avrebbe dovuto esserci Nesta, appunto. Perché a Favalli non puoi certo chiedere di fare una rincorsa di 22 passi: tante le falcate che ho contato a Gabriel prima della devastante rasoiata di sinistro.

Passi per Favalli che fai giocare altissimo: diciamo che non vuoi snaturare la squadra. Ma il secondo gravissimo errore è stato, a mio avviso, la sostituzione di Gattuso. Siena e Bari avevano fornito un’indicazione elementare a Leonardo: dare fastidio all’Inter sul piano della corsa a centrocampo e della cattiveria nei contrasti. Insomma, se c’era uno che ti serviva quando eri in superiorità numerica, questi non poteva che essere Rino, pronto a ringhiare su tutti. Senza considerare l’errore psicologico della sostituzione di Gattuso: l’unico che aveva dato la scossa ai suoi, procurandosi quel calcio di punizione al limite dell’area per fallo di Muntari. E ancora: perché sguarnire il centrocampo, dove lo stesso ghanese e Cambiasso non erano al massimo? Proprio lì in mezzo si doveva insistere.

Terzo errore. In quel clima da battaglia, serviva la malizia di Inzaghi. Se non altro, perché con un arbitro come Rocchi, in bambola totale, da un mezzo scontro in area poteva nascere un rigore: vedi il presunto fallo di Lucio.

E, considerando anche la mancanza di sostituti validi fra i rossoneri, spero che nessuno mai più osi bestemmiare accostando una grandissima squadra come il Brasile del 1982 al Milan di Leonardo.

In chiusura: sono stato sollecitato da decine di mail a fare un post sull’arbitro Rocchi. Stavolta no, perché non ho trovato fesserie sui mass media. E comunque, potete leggere cosa penso sugli arbitri qui e qui. Per quanto riguarda Rocchi, vedi qui dopo Milan-Napoli del novembre 2008, qui dopo un Juve-Toro e qui dopo Catania-Inter del gennaio 2008: che dite, avevo già eseguito un'esatta radiografia dell'arbitro del derby?

sabato 16 gennaio 2010

Pronostico ragionato sulle scommesse: la vittoria di Cagliari, Fiorentina e Roma. Per incassare oltre 4,3 volte la posta


Divertiamoci a scommettere da Snai (ma le quote di altri book sono simili). Cagliari-Livorno 1 dato a 1,8: oggi alle 18. Più Fiorentina-Bologna 1 dato a 1,45: domani alle 15. Più Roma-Genoa 1 dato a 1,65: sempre domani alle 15.

Totale della multipla: 4,3065 la posta.

Se giochi 10 euro e vinci, incassi 43,065 euro.

Ragiono.

Cagliari-Livorno. Un’assenza pesante per i sardi: Conti. Cinque assenze per i toscani. Sei punti di differenza in classifica per il Cagliari, che in casa va forte. L’1 a 1,8 è troppo alto.

Fiorentina-Bologna. Mutu, fra i viola, scatenato. Toscani in corsa su tre fronti: zona Champions, la stessa Champions (ottavi) e coppa Italia. Piuttosto elevata la quota di 1,45 della vittoria della Fiorentina.

Roma-Genoa. I ragazzi di Ranieri vanno a mille all’ora in casa; di contro, i liguri stentano lontano da Marassi. Quindi, l’1,65 della vittoria di Toni e compagnia è accattivante.

In passato, come potete controllare sul blog, ho un’altissima percentuale di pronostici azzeccati con quote allettanti (in rapporto al tipo di giocata). Il più recente? Vedi Bari-Juve. Ogni tanto, purtroppo, non azzecco neppure lontanamente il risultato. D'altronde, soltanto chi non fa pronostici non sbaglia mai. Complimenti a lui.

sabato 12 dicembre 2009

Bari-Juve. L'1 dato a 4: troppo



La Juve a Bari è strafavorita, e ci mancherebbe. Non conta nulla il fatto che abbia subìto un'eliminazione pesantissima a opera del Bayern. È pur sempre la squadra più scudettata d'Italia e ha fior di campioni. Rifiuto anche l'idea che Ferrara sia diventato un fesso all'improvviso: secondo me, è un ottimo allenatore. Lo difendo. Ha fatto bene la dirigenza a confermarlo.

Tuttavia, noto che la vittoria del Bari sulla Juve è data addirittura a 4 da Snai. Troppo. E c'è perfino chi arriva a 4,3: Better. È questa la scommessa eccitante del sabato sera. Se avete pochi euro da buttare nel gabinetto, tanto vale azzardare un improbabile 1 sulla ruota di Bari. Mi piace farvi vincere soldi con le scommesse: vedi qui.

[foto via Gazzetta]

mercoledì 9 dicembre 2009

Inter-Rubin 2-0: se saltelli, fa le magie Balotelli


Cosa si dice delle squadre eliminate dalla Champions? Che non hanno la mentalità giusta, che sono carenti di personalità da mettere in mostra nelle gare più importanti, che non approcciano psicologicamente la gara nel modo adatto. Ma nell’Inter chi possiede invece quelle caratteristiche vincenti? Il verdetto di pochi minuti fa: Balotelli. Suo il tacco straordinario a Eto’o per l'1-0; sua la punizione stratosferica del 2-0.

Ero e resto della mia opinione, che ho espresso dopo Genoa-Inter 0-5: Balotelli è l’unico dei nerazzurri ad avere colpi da fenomeno.

Splendido anche un altro giovanotto di belle speranze, appena apparso sul palcoscenico del grande calcio; un tipetto che fino a ieri giocava nella Primavera dell’Inter; un pivellino, inesperto e timoroso. Un certo Javier Zanetti. Che ha preso per mano la squadra con discese irresistibili, suonando la carica a compagni paralizzati dalla tensione.

Ottimo anche Sneijder, l’unico dei nerazzurri che sa smistare il pallone in velocità, e che ragiona a mille all’ora. A Mourinho converrà tenerselo buono nelle occasioni importanti: le partite decisive di campionato e Champions. Perché il centrocampista nerazzurro si infortuna spesso: non è una roccia. Il suo utilizzo andrà centellinato nei prossimi mesi.

Coraggiose le scelte di Mourinho stasera. Una squadra a trazione anteriore, con l’intento di fare possesso palla. Il rischio era di farsi infilzare in ripartenza come un tordo. Sarà pure antipatico (specie ai giornalisti cui non rivela la formazione: ma come si permette?!), però nel momento più delicato della stagione ha estratto gli attributi.

Tuttavia (a parte le prodezze individuali), l'Inter non ha mostrato un gioco: se farà così agli ottavi, verrà eliminata; il 2-0 sul Rubin non è un risultato onesto, perché i russi a tratti hanno giocato meglio. Nel prosieguo della stagione, il destino dei nerazzurri è perdere o pareggiare prima di incontri di Champions: i morattiani non hanno una rosa tale da competere su due fronti; va fatta una scelta fra scudetto e coppa Campioni. Se l’Inter vuole giocarsela al massimo in entrambe le competizioni, rischia di perdere tutto, arrivando spompata a marzo.

Champions: Barcellona e Chelsea le mie favorite, nell'ordine. C'è pure il Milan, purché non lotti anche per lo scudetto.

Campionato: Juve favorita, dal momento che si potrà concentrare solo sul campionato, e purché Ferrara non venga esonerato (Ciro sta cavando il sangue dalle rape). A ruota, Inter e Milan, che dovranno ammazzarsi di fatica e infortuni in Champions. 

[foto via Inter]

martedì 8 dicembre 2009

Juve-Bayern 1-4. Qual è la differenza con Juve-Inter 2-1? L’arbitro


Dicono i saggi che l’arbitro incide poco su una partita, e che se una squadra è davvero forte, l’incontro lo vince a prescindere dalle sbadataggini del giudice di gara. Cazzate. Se tra due squadre c’è equilibrio, l’arbitro è il signore indiscutibile del risultato, coadiuvato dai vassalli assistenti (gli ex guardalinee). La scorsa stagione, la semifinale della Champions fra Chelsea e Barcellona l’ha determinata l’arbitro. In buona fede, ha regalato la finale ai catalani. Drogba (Chelsea) gliel’ha fatto notare a muso duro e l’arbitruccio s’è offeso e l’ha fatto squalificare: impertinente d’un ivoriano! La premessa, che mi perdonerete, per dire che la differenza fra Juve-Inter 2-1 e Juve-Bayern 1-4 l’ha fatta l’arbitro.

Prendi Juve-Inter. C’è Saccani che, in buona fede, nel giro di 20 minuti non dà un rigore all’Inter e non espelle Melo e regala un calcio di punizione su simulazione di Del Piero. Sai com’è: giocare in casa della Juve e trovarsi con un arbitro del genere, non è piacevole.

Adesso prendi Juve-Bayern. C’è un arbitro davvero all’altezza, internazionale, non pavido. Fallo del bianconero Caceres sull’1-0 per la Juve: rigore e gol per i tedeschi. Senza quel penalty, come sarebbe finita la partita? Ve lo svelo io: avrebbe vinto la Juve. Sì, perché quelli del Bayern si sarebbero innervositi. E tutti i giocatori avrebbero capito con chi avevano a che fare in campo: un polletto da ingannare con gomitate, simulazioni, tuffi, gioco interrotto, furbizie d’ogni tipo.

Nel calcio, arbitro e guardalinee, senza moviola in campo, sono gli inappellabili profeti del punteggio: hanno un potere smisurato, che non usano però, perché sono tutti in buona fede. Per questo la Fifa non cambia le regole: sa che dei suoi arbitri si può fidare. E la prova che un arbitro è la chiave per vincere te la danno i giocatori in ogni partita: osservate i campioni più rappresentativi di qualsiasi compagine come esercitino ogni genere di pressione sul direttore di gara e sui guardalinee, con proteste, paroline, gesti.

Siccome mi piace valutare un episodio comprendendo il contesto in cui s'è verificato, ho annotato in presa diretta tattica e tipo di gioco dell'ormai celeberrima Francia-Irlanda. I mass media si sono soffermati solo sul famoso fallo di mano di Henry. Grave errore concentrarsi sulla giocata da pallavolista dell'attaccante. Prima del doppio tocco di mano, i francesi avevano rotto le palle all'arbitro e al guardalinee per un'ora e mezzo di fila, per ogni contrasto a centrocampo, per un fuorigioco di tre metri, per qualsiasi falletto: giacchetta nera under pressure uguale errorino a tuo vantaggio. 

In quanto alla Juve e al gioco effervescente sbandierato da certi mass media colorati di bianconero, che vedevano la Zebra volare, adesso diventa la favorita del campionato: se i dirigenti bianconeri non commettono la follia di esonerare Ferrara (sta già facendo i miracoli) per l’ingentissima e drammatica perdita economica dovuta all’eliminazione dalla Champions, e se l’Inter non si suicida fra poche ore, la Juve può dedicarsi esclusivamente allo scudetto. Mentre Inter e Milan dovranno ammazzarsi su due fronti, senza esserne attrezzati: ho visto nerazzurri inguardabili in Europa e un Milan imbarazzante a Zurigo.

[foto via Bayern]

sabato 5 dicembre 2009

Juve-Inter 2-1: bianconeri splendidamente coraggiosi, Marchisio mondiale, arbitro Saccani impresentabile


La Juve batte l’Inter con merito. Ci ha messo più coraggio, più cuore. E soprattutto, i bianconeri hanno Marchisio, eroe della serata, e autore di un gol capolavoro, con coefficiente di difficoltà 10. Dribbling nello strettissimo su Samuel e pallonetto sopraffino su un mediocre (stasera, come nelle ultime partite) Julio Cesar: la rete più bella della stagione 2009-2010 (per ora) fra tutte le competizioni europee. Marchisio può prendere per mano la Juve in campionato e Champions, e spero che diventi il protagonista del Mondiale in Sudafrica.

La squadra di Ferrara ha vinto quasi tutti i duelli individuali sulla fasce: quella la chiave del match. Con un ottimo Caceres, il secondo migliore in campo dopo Marchisio. C’è soltanto un giocatore dell’Inter capace di spingere ai lati lunghi del rettangolo: Maicon. Che stasera era squalificato. S’è visto. Tuttavia, pure col brasiliano titolare, a Barcellona i nerazzurri parevano smarriti. I morattiani fanno una gran fatica a reggere psicologicamente il doppio impegno campionato-Champions.

Fatti i legittimi elogi alla Juve e a Marchisio, e detto che l’Inter non è scesa in campo con la dovuta cattiveria agonistica, mi si consenta di esprimere un giudizio sull’arbitro Saccani. Che nel primo tempo ha sbagliato tutto. In perfetta buona fede, sia chiaro.

1) Al 10’, Cannavaro tira giù in area Samuel, prendendolo vistosamente per un braccio. È rigore nettissimo. Saccani è lì a due passi. Perché non fischia?

2) Al 20’ contatto lievissimo fra Samuel e Del Piero, che crolla. Fallo. Punizione e gol della Juve. Seguendo quel metro di giudizio, ogni 10 secondi la partita andava interrotta per un fallo. E si doveva finire sette contro sette, per via delle espulsioni. Mi sta anche bene che l’arbitro fischi quei tocchetti; ma allora deve fischiare anche tutti quelli successivi identici. Un esempio? Pochi istanti prima, il contrasto di Caceres su Muntari.

3) Al 25’, entrata durissima e plateale di Felipe Melo su Stankovic. Solo ammonizione? Mah. Secondo me, era da rosso pieno.

A dimostrazione che i giocatori si sono accorti della pochezza dell’arbitro, c’è la rissa finale: chi sta in campo fiuta le capacità del direttore di gara e sa quando può permettersi gomitate, spintoni, calci… Tanto lì c’è uno che vede poco e sanziona meno.

Applaudo Buffon per aver ammesso di aver toccato il pallone con la mano, deviandolo in calcio d'angolo: l'arbitro è stato costretto a dare un corner all'Inter... In quanto a Felipe Melo, s'è inquietato per essere stato espulso, insultando Saccani. Bel fegato: invece di ringraziarlo per non aver tirato fuori il cartellino rosso nel primo tempo...

Però, ribadisco, Saccani era in buona fede. E non voglio dietrologie: insignificante il precedente di Juve-Fiorentina 1-0 di qualche mese fa, quando proprio con Saccani i bianconeri ebbero sviste arbitrali a favore (vedi qui e qui). Non male anche un'allegra previsione di Franco Rossi: qui.

Campionato apertissimo. Percentuali scudetto: 33,3% periodico Inter; 33,3% periodico Milan; 33,3% periodico Juve. Ma chi va avanti in Champions o in coppa Italia vede quella percentuale scendere, perché nessuna delle tre società ha una rosa tale da competere su più fronti.

[foto via Juve]

giovedì 19 novembre 2009

Furto Francia-Irlanda, macché ripetizione della partita: nel calcio vince chi ruba meglio


C’è una sana dose di ipocrisia in chi chiede la ripetizione della partita Francia-Irlanda, per via del doppio tocco di mano di Henry nel gol del pareggio dei francesi, che hanno rubato la qualificazione agli irlandesi.

È infatti vero che il gesto di Henry è profondamente antisportivo. È vero che si tratta di un comportamento diseducativo: un programma tv da proibire ai bambini. È vero che fa ribrezzo vedere Henry esultare dopo il gol. È vero che arbitro e assistente sono mediocri (non oso mettere in dubbio la loro buona fede): se tutti i giocatori dell’Irlanda protestano per un fallo di mano, vai a chiedere spiegazioni a Henry; lui è possibile che dica la verità e tu annulli la rete. È vero che l’allegria dei francesi dopo essersi resi conto del furto dà ai nervi. È vero che, nei panni di un giocatore irlandese, noi tutti avremmo avuto difficoltà a non dare uno schiaffone a qualche avversario o addirittura allo stesso arbitro.

Ma il calcio è uno sport tutto particolare: vince chi ruba meglio. È un tentativo costante e perenne di fottere avversario, arbitro, assistenti, tifosi e tv. Henry e Domenech (l’allenatore dei galletti) non hanno fatto nient’altro che adeguarsi al gioco. Comportandosi uno da calciatore, l’altro da mister in uno sport creato per inchiappettare il prossimo.

Volete qualche esempio?

Esisteva una volta un grande difensore di una grande squadra che si comportava sempre nel seguente modo: se era l’ultimo uomo della difesa in linea, e c’era un attaccante che viaggiava da solo verso la porta, lo segava in due. All’epoca, quando giocava, non era stata introdotta l’espulsione per fallo da ultimo uomo.

Esisteva una difesa di una grande squadra che, appena veniva superata, alzava la mano e chiamava il fuorigioco, così da influenzare la decisione dell’assistente e da fargli tirare su la bandierina.

Esisteva una grande squadra che aveva così tanti farmaci da poter curare un esercito di ammalati terminali di Aids: che se ne facevano i dirigenti di quelle medicine?

Esiste un celebratissimo attaccante che, appena può, stramazza sul prato in cerca di un calcio di rigore. Si appende alle magliette e ai pantaloncini degli avversari, bestemmia in faccia agli assistenti che gli sbandierano un fuorigioco contro, è in lite eterna con l’arbitro per procurarsi un credito di punizioni a favore.

Esiste un pezzo da novanta dell’organismo internazionale del calcio che una volta esultò dopo aver ottenuto e poi segnato un calcio di rigore. Che male c’è? Nessuno. Se non che sugli spalti, in precedenza, erano morti i tifosi, a decine.

Esiste un tizio basso e rotondo che una volta realizzò un bel gollettino con la mano. Quell’omino è, a mio giudizio, il più grande calciatore di ogni epoca.

Il calcio è la ricerca del furto. Fare ripetere Francia-Irlanda significa creare un precedente di colossale importanza. Tutte le partite allora vanno ripetute. Se si fosse appena disputato Juve-Inter del 26 aprile 1998, con l’arbitro Ceccarini che si assentò momentaneamente e fu l’unico a non vedere un fallo di Iuliano su Ronaldo, quell'incontro andrebbe rigiocato, in quanto viziato da gravissimo e macroscopico errore arbitrale. E Iuliano non buttò giù Ronaldo cercando la palla: mirò il brasiliano e basta. Una specie di fallo di mano. E poi ripetiamo qualsiasi altro match che è appena terminato sulla faccia della Terra: ovunque, s’è verificato un errore arbitrale che ha cambiato le sorti della contesa. Basta un fallo a centrocampo, una simulazione in difesa, un fischio di confusione in area di rigore.

Questo è il calcio: uno sport col regolamento così elastico da assegnare agli arbitri la possibilità di interpretare ogni azione a loro piacimento. Infatti, per ogni fischio, ci sono almeno quattro giocatori che protestano: è tutto opinabile.

Gli arbitri dispongono di un potere immenso: nella stagione scorsa, il Barcellona era già a casa quando perdeva col Chelsea a Londra. Ci ha pensato l’arbitro a trasformare il Barca nella squadra che ha un possesso palla inimitabile e che vince sempre. E quando Drogba ha insultato il direttore di gara (uno sfogo comprensibile), l’hanno pure biasimato. Eh no, così non si fa. Perché solo adesso il risveglio delle coscienze? Forse perché la nazionale francese è antipatica? Eppure vi avevo già previsto tutto: leggete qui.

Così è il calcio: cattivo. La soluzione non verrà mai in mente ai parrucconi che governano il football: arbitri e assistenti seriamente preparati; moviola in campo. Se volete uno sport più equo e solidale, con la tecnologia che aiuta l’arbitro, c’è il tennis. E se ancora non vi basta, non restano che gli scacchi.

[Chiedo scusa per la qualità della foto: non sono riuscito a fare di meglio]

Milan-Cagliari: il segno 2 dato a 6,5. Bookmaker esagerati!


La scommessa più eccitante che ho trovato in questo momento sul Web è Milan-Cagliari. La vittoria dei sardi è data a 6,5. Di sicuro i rossoneri sono strafavoriti, grazie anche al momento magico di Pato, ma una quota così alta per la squadra di Allegri mi pare un'esagerazione.

Se proprio avessi soldi da buttare via nelle prossime ore, punterei quindi sul 2 di Milan-Cagliari. La chiave del match sarà la voglia di correre senza possesso palla dei centrocampisti ospiti: Dessena, Conti e Biondini non dovranno consentire a Seedorf, Ronaldinho e compagnia di ragionare a ritmi bassi. Se invece il Cagliari va a Milano e la mette sul piano tecnico, ne prende tre.

Sono anche curioso di vedere se lo schieramento del Cagliari sarà offensivo, con Jeda, Matri e Nené in attacco. Comunque, quei tre dovranno essere i primi difensori dei sardi.

[foto via Milan]

domenica 8 novembre 2009

Grande Juve: per vendere giornali, non per prostituzione intellettuale



La Juve ha vinto le ultime due partite e sui giornali è iniziata la grancassa degli elogi. Eppure si tratta di due trasferte facili. La prima contro il Maccabi Haifa, squadrettina disorganizzata con zero punti in classifica; la seconda contro un’Atalanta squartata dagli infortuni e attualmente in piena zona serie B. Ma allora, perché i giornali aprono sulla Juve incensandola? La mia idea è che alla base del “Forza Juve” massmediatico non ci sia la nota prostituzione intellettuale cui si riferiva Mourinho, ma semplice pragmatismo: ci sono milioni di tifosi bianconeri che ti comprano in edicola se parli bene della Zebra.

Potenza irresistibile dei numeri. Copio e incollo da Wikipedia: “In base a quanto emerge da un sondaggio della società Demos (agosto 2008), la Juventus risulta essere la squadra con il più alto numero di sostenitori in Italia, avendo riscosso la preferenza del 32,5% del campione, a fronte di un 14% di sostenitori dell'Internazionale e del 13,6% del Milan, rispettivamente seconda e terza nella graduatoria di preferenze. Da un'indagine del 2002 risulta che, analogamente a quelli dell'Internazionale, i sostenitori della Juventus sono distribuiti in maniera pressoché uniforme su tutto il territorio nazionale. In 12 regioni su 20 la Juventus è il club con il più grosso seguito di sostenitori. Nelle altre 8, in 7 di esse è il secondo club per seguito, e in una, la Liguria, è il terzo club dopo Genoa e Sampdoria”.

A fronte di queste statistiche, è comprensibile che la Juve venga esaltata dopo due trasferte vittoriose. E i problemi? Restano sotto il tappeto. Perché la lontananza in classifica dall’Inter, l’assenza di gioco e la latitanza dell’acquisto principe estivo (Diego) possono infastidire il lettore medio, che magari - se becca qualcosa di negativo sui giornali - non torna in edicola. Silenzio pure sul fatto che ben sei titolari su 11 siano stranieri (Camoranesi è argentino naturalizzato italiano) e che proprio loro siano i cannonieri della Juve, altrimenti a secco. I bianconeri devono passare come la squadra italiana in tutto e per tutto: così si combatte la crisi di vendite in edicola…

Perfino all’estero sono più severi: il Liverpool viene preso a calci dalla stampa; il Real Madrid idem; per non parlare del Bayern. Il motivo? Non sono primi in classifica. E tanto basta per criticarli, giustamente.

[foto via Tuttosport]