domenica 5 luglio 2009

Roddick si strangola da sé e regala un epico Wimbledon a Federer: 16 a 14 al quinto set!


Partiamo da questa situazione di punteggio. Roddick un set a zero (condotto divinamente fino al 7-5) e 6-2 nel tie-break del secondo set con due turni di servizio. Tenete presente che, fin lì, l’americano aveva servito le prime con grande costanza a una media di oltre 200 km/h. Ma, a quel punto, avviene l’incredibile: Roddick non serve in modo adeguato e sbaglia un colpo al volo piuttosto facile (per un giocatore del suo livello). La spiegazione di quel tie-break buttato nel gabinetto la sa dare soltanto Freud: un misto di ansia, angoscia, paura di vincere, timore reverenziale nei confronti di Federer.

Roddick vivrà parecchie volte nei peggiori incubi quel (per lui) maledetto tie-break. Non se lo perdonerà più per tutta la sua restante carriera tennistica. Perché se vai come un treno due set a zero, ti metti in una condizione tale da poter sparare altri serviziacci cattivi nel terzo set, con Federer costretto a rincorrere in tensione.

Al contrario lo svizzero, dopo aver visto la morte in faccia, risorge, gioca meglio e arriva al tie-break del terzo set meno contratto dell’avversario. Infatti, si porta due set a uno. In questa terza frazione, le chiavi della vittoria di Roger sta in due aspetti tecnici.

1) Il mostruoso passante in corsa di dritto, tirato due volte come esclusivamente Sampras sapeva fare.

2) Il rovescio bassissimo in back di Federer incrociato sul rovescio di Roddick, che ci arriva rigido e macchinoso, tentando a sua volta un approccio in back, mettendolo spesso in rete o troppo alto sul dritto dell’elvetico.

Nel quarto set Roddick insiste a macinare tennis a tutta birra sia col servizio sia col dritto, alternando mazzate di rovescio a colpi interlocutori. Federer lo gioca invece più sulla difensiva, sperando troppo spesso nell’errore dello yankee.

Quinto set tiratissimo, con facce stravolte da parte dei due finalisti. Roddick era così fuoriosamente nervoso da mettere in dubbio il “Falco”, l’occhio elettronico che - su richiesta dei giocatori - stabilisce se una palla sia dentro o fuori. Sull’8-8, il texano gioca un tennis alle soglie dell’impossibile e si procura due break-point, che però lo svizzero annulla con coraggio. Sul 12-12, 15-30 e servizio Federer, lo svizzero resta disperatamente aggrappato alla seconda, piazzando addirittura due ace. Sul 14-13 per Federer e servizio Roddick, 15-30, il texano mostra una condizione atletica straordinaria con rincorse decisive e va sul 14-14. Poi 15-14 facile per lo svizzero e infine il break, con Roddick mentalmente scarico. Finisce 16-14 per Federer.

Un grazie all’americano che ha disputato un Wimbledon quasi perfetto (se non fosse stato proprio per quel tie-break del secondo set): a Andy il merito di aver vivacizzato la finale oltre ogni aspettativa. Tuttavia, è un dramma sportivo per Roddick, che aveva indubbiamente il match in pugno. Oltretutto, è stato sconfitto perdendo il turno di servizio nei game una volta e basta. Se proprio un piccolissimo difetto va trovato allo statunitense, tutta quella rabbia verso il “Falco” nel quinto set forse l’ha un po’ scaricato: una battaglia inutile, persa in partenza.

Mentre Federer si conferma il migliore di ogni epoca. Segnalo anche l’enorme voglia di vincere dello svizzero, testimoniata dall’urlaccio piantato al termine del tie-break del secondo set: non l’avevo mai visto caricarsi a molla in quel modo feroce (vedi foto via Wimbledon). In barba a chi sostiene che Roger non ha carattere.

Punteggio di questa finale memorabile, 3 set a 2 per Federer: 5-7, 7-6 (8-6), 7-6 (7-5), 3-6, 16-14.

sabato 27 giugno 2009

Wimbledon: le ragazze italiane fanno a pezzi i connazionali

Wimbledon 2009 conferma una tendenza del tennis italiano: le ragazze di casa nostra sono due spanne superiori ai maschietti del Belpaese. Non voglio sentire discorsi del tipo: nel tabellone femminile, c’è meno competizione ed è più facile passare almeno due turni. La verità sta altrove. E si chiama personalità: l'insieme delle caratteristiche mentali, fisiche, tattiche e tecniche di un atleta.

Ebbene, le nostre ragazze, specie Schiavone e Pennetta, hanno in media una personalità che è il triplo di quella dei maschi italiani con la racchetta.

Qui si tratta di avere un atteggiamento in campo costantemente orientato a dare fastidio all’avversario: le ragazze lo fanno; i maschi no, limitandosi spesso a tirare una palletta dall’altra parte del campo. È questione di partire a testa alta, senza attendere mezz’ora prima di entrare in partita: le ragazze lo fanno; i maschi no. Occorre variare il gioco, attaccare controtempo, picchiare sul punto debole dell’antagonista: le ragazze lo fanno; i maschi no. Serve far sentire la propria presenza in campo (un urlo, uno sguardo, un pugno alzato): le ragazze lo fanno; i maschi no. È preziosissimo cambiare d’improvviso velocità e ritmo, senza dare punti di riferimento a chi sta oltre il nastro: le ragazze lo fanno; i maschi no.

Il guaio è che il tennis responsabilizza come pochi altri sport al mondo. Devi stare da solo, senza mai fermarti. Se quell’altro ti fa ballare il samba, devi remare in silenzio facendoti sballottare da una parte all’altra. È necessario restare concentrati per tutto l’incontro, se no l’avversario ti mangia subito in testa. Risultato: i ragazzi rifuggono il tennis. Molto meglio una partita di calcetto: stai in mezzo al campo, corri poco, magari segni pure e vinci. Ne vedo tantissimi di giovani che interpretano a quel modo il calcetto, sport che invece è durissimo. Oppure i virgulti scelgono un qualsiasi altro sport di squadra (giocandolo male) dove possano nascondersi: se si perde, la colpa è della squadra, dell’arbitro.

Sì, è anche vero che ci vogliono più soldi per giocare a tennis. Ma sarebbe molto meglio gettarsi a capofitto in uno sport così meraviglioso, piuttosto che buttare nel gabinetto i quattrini, spendendoli in cellulari e altre fesserie.

Vedo invece che le ragazze sono più combattive, hanno più mordente, più voglia di soffrire e responsabilizzarsi. In campo tennistico, l’Italia deve inchinarsi alle fanciulle, ringraziandole: questo ci dice Wimbledon, torneo dove si vede il vero talento di un tennista.

[foto via wimbledon]

mercoledì 24 giugno 2009

Stati Uniti-Spagna 2-0: la prova che conta soltanto la condizione atletica

A detta di tutti, la Spagna è la squadra più forte d’Europa e contende il primato mondiale al Brasile. Gli Stati Uniti sono lontani anni luce dalla vetta. Tanto da non aver neppure un giocatore noto. Eppure gli yankee hanno fatto a pezzi gl’iberici: perché?

Semplice: in questi mini-tornei, conta soltanto la condizione fisica. Devi arrivare in forma e mantenerla per un un paio di settimane, giusto il tempo di disputare alla grande qualche partita. Neppure è necessario giocarle bene tutte: nel girone eliminatorio, gli Stati Uniti le han buscate da Italia (che a sua volta era in condizioni pietose) e Brasile.

Ormai, per vincere una competizione del genere, devi azzeccare le partite giuste; correndo come un matto esclusivamente negli incontri che hanno valore.

Il Mondiale 2006 non l’ha vinto la squadra più forte, ossia il Brasile; ma quella più in forma, cioè l’Italia. L’Europeo 2004 ha visto trionfare addirittura la Grecia, una squadretta.

In definitiva, il 2-0 degli americani sulle Furie rosse conferma che Lippi è innocente, come dicevo qui. Così, al Mondiale 2010, il tecnico viareggino se la può giocare tranquillamente ed eguagliare Pozzo, facendo il bis. Gli occorre una super-preparazione atletica, mirata ai match decisivi. Anche in quel caso, vincerà la squadra più in palla. Certo, poi Lippi deve avere il fiuto per capire chi sono davvero i ragazzi più esplosivi da schierare. Ma magari ci azzecca pure stavolta. È quella la sua vera abilità.

[foto via Fifa]

domenica 21 giugno 2009

Brasile-Italia 3-0: io difendo Lippi

Parto da una considerazione semplice. L’Inter ha vinto gli ultimi tre scudetti grazie a Ibra, Maicon, Julio Cesar. Ci aggiungi parecchio Cambiasso, un po’ di Zanetti e qualche lampo geniale di Adriano. E gl'italiani? Balotelli, che è un fuoriclasse. Nervosissimo, ma un fuoriclasse. Allora, se l’Inter, per vincere ha bisogno di stranieri soltanto, significa che di italiani bravi in giro non ce ne sono.

Altra premessa. Maldini ha così commentato la cessione di Kaká al Real: "Scordiamoci la Champions". Ma come: e gl’italiani del Milan? Pirlo, Gattuso, Ambrosini e compagnia? Ottimi giocatori. Zero fuoriclasse.

Intendo dire che, ormai, non ci sono italiani di primo livello in circolazione. Fanno eccezione Balotelli e De Rossi. Guarda caso nel mirino di società straniere. Quindi, Lippi non ha colpe. Un allenatore non può fare miracoli: il nostro ha messo in campo il meglio. Sì, forse poteva chiamare Cassano e Balotelli, ma poi Giuseppe Rossi avrebbe trovato meno spazio. E se Cassano gioca nella Samp, e non nel Barcellona o nell’Inter, una ragione di ordine comportamentale ci sarà pure.

Puoi fare allenare la Nazionale italiana a chi vuoi. Anche ai tre migliori del momento. Li metto in ordine: Capello, Guardiola, Mourinho. Puoi rivoluzionare la rosa, convocando tutti i giovani di belle speranze, lasciando a casa i senatori. Puoi piazzare davanti le tre punte tanto invocate. Puoi dare fantasia al centrocampo. Tranquilli: col Brasile si perde sempre 3-0. E con Egitto e Stati Uniti si rischiano figuracce.

La partita terminata pochi minuti fa è lo specchio del valore dei calciatori italiani. Date a Lippi i vari Maicon, Kaká e Luis Fabiano, e anche il nostro Marcello tornerà un allenatore vincente. Oppure offritegli una coppia come Riva e Boninsegna, con Mazzola o Rivera a supporto e Domenghini a spingere. Consentitegli di scegliere fra Causio e Claudio Sala, con Bettega e Paolo Rossi in avanti, Bruno Conti, Tardelli, Cabrini.

Oggi, fra i pedatori italiani, c’è il deserto. Per questo l’Inter sceglie all’estero, con qualche iniezione dal vivaio, e vince.

Lippi ha già compiuto la sua impresa in Germania nel 2006, trionfando con una squadra inferiore a Francia, Brasile e Germania stessa. Lasciate che tenti un’altra volta di mischiare gl’ingredienti (un po’ scaduti) per un cocktail prodigioso. Il giudizio è rimandato a dopo il Mondiale del 2010. E comunque, è facile sparare sentenze dopo le partite; ogni tanto, sarebbe simpatico azzardare pronostici.

[foto via Fifa]

Pronostico Wimbledon: ecco tutti i "miei" avversari di Federer sino alla finale

Amo azzardare pronostici. Mi annoiano i giornalisti che parlano soltanto dopo il risultato. C’è una cultura strana: il terrore di sbagliare pronostico ed essere spernacchiati. Ma chissenefrega. E allora analizzo per voi il tabellone di Wimbledon, ipotizzando il cammino di Federer.

Premesso che lo svizzero vince il torneo, ecco gli avversari che dovrà incontrare. E i set necessari per batterli.

Primo turno, come da sorteggio: Lu (Taiwan). Un discreto allenamento per Roger: 3-0.

Secondo turno. Garcia Lopez (Spagna), che batte Calleri (Argentina): 3-0 di Federer sullo spagnolo.

Terzo turno. Kohlschreiber (Germania). Altro 3-0 per Federer. Però con qualche goccia di sudore in più.

Ottavi di finale. La Spagna si schiera con Nadal. Per evitare che Federer superi Rafa in classifica, ecco Feliciano Lopez (dopo il Lopez del secondo turno). Ancora 3-0 per Federer? Sì, ma qui si deve impegnare.

Quarti di finale. Spettacolo. Federer-Tsonga. Il classico 3-0 vacilla, perché il francese per mezz’ora, ossia per un set, riesce sempre a dare l’anima. Con un gioco d'attacco divertentissimo. Ma non ha tenuta sulla lunga distanza. Azzardo un 3 set a uno per Roger.

Semifinale. Federer-Djokovic, che è il giocatore meno pronosticabile del circuito, capace di match paurosi e di set inguardabili. Dico ancora 3-1 per Federer.

Finale. Azzardo un Federer-Murray. A Roger il compito di rivoluzionare i canonici schemi d’attacco. L’approccio a rete dovrà effettuarlo sul dritto di Andy, magari con un rovescio in back. Meglio stare alla larga dal favoloso rovescio bimane di Murray, unico colpo in cui lo scozzese è superiore a Federer. Il "mio" finalista ha anche un servizio poco leggibile. Ho osservato sia le prime sia le seconde di Murray al rallentatore: diventa difficile intuire dove intende direzionare la palla. Dico 3-2 per Federer. Con una finale tanto più combattuta quanto più fresco riuscirà Murray ad arrivare in finale.

È chiaro che ho una probabilità su un milione di azzeccare il cammino di Federer con i suoi avversari. Per questo, ci risentiamo sul mio blog, con altri post, al termine di ogni turno.

Spiace che non ci sia quel guerriero di nome Nadal. Avevo intuito qualche problema fisico tempo addietro: qui. Non credo che alla base dei guai alle ginocchia vada posto il dispendio atletico in allenamento e in partita. Piuttosto, l'origine dei mali sta nei chili di muscoli che le ginocchia devono sostenere. Con una corazza meno pesante, articolazioni e tendini ne trarrebbero giovamento.

Per tenersi aggiornati, segnalo che qui c'è il tabellone, parte più alta. Cliccando sulle altre tre sezioni in basso, compaiono gli altri accoppiamenti.

[foto via Wimbledon]

lunedì 15 giugno 2009

Italia-Usa 3-1. Grande Rossi. Ma Chiellini e Legrottaglie fanno paura: a Buffon

Ci è andata di lusso. Sul 2-1 per noi, Legrottaglie ne ha combinata una delle sue, causando un rigore colossale. L'arbitro Pozo (Cile), che già ci aveva dato un rigore contro (sacrosanto, per fallo sciocco di Chiellini), non ha avuto la personalità per fischiarcene un altro a sfavore. E gli americani si sono dimostrati altamente sportivi: c'era da accerchiare l'arbitro per dirgliene quattro in seguito al rigore non concesso.

Dopo l'1-0 per gli Usa, ci ha salvato un fantastico Giuseppe Rossi. Straordinario il pareggio di mezzo esterno sinistro alla destra del portiere. Bellissimo, però con peso specifico nettamente inferiore (la partita era ormai finita), il 3-1 di controbalzo, di destro, su invenzione di Pirlo. Nel mezzo, il 2-1 di De Rossi, con gran destro da fuori.

Ma chi ha fatto paura, nell'esordio in Confederations Cup, sono stati Legrottaglie e Chiellini. Credo che Buffon sia sotto choc per la lentezza dei due centrali italiani. Impacciati in ogni azione difensiva, hanno rappresentato una palla al piede per la Nazionale. Bene ha fatto la Juve a comprare Cannavaro, altroché... La prova che Fabio servirà a Nazionale e Juve sta anche nei due rigori: il calcione rifilato da Chiellini ad Altidore (chi parla di lieve trattenuta non sa quel che dice) sanzionato da Pozo; il salto di Legrottaglie su Donovan, schiacciato dal difensore azzurro (ma qui Don Abbondio Pozo non s'è accorto di nulla).

[foto via Fifa]

domenica 14 giugno 2009

Murray strapazza Blake. A Wimbledon, è il pericolo numero uno per Federer

Ho seguito Murray per tutto il torneo sull'erba del Queen's. Lo scozzese l'ha vinto con autorità. In finale, ha strapazzato Blake: il 7-5 6-4 è bugiardo. In realtà, Murray ha comandato dall'inizio alla fine, accelerando nei momenti giusti. Certo, Blake l'ha agevolato in tutti i modi: se c'è una tattica suicida con Andy, è fare il braccio di ferro sulla diagonale di rovescio, colpo devastante di Murray. Invece, il buon James s'è intestardito a tentare di sfondare sul backhand bimane dell'avversario. Misteri del tennis. Addirittura, s'è spesso presentato a rete con un approccio sul rovescio di Murray: una morte sicura.

Questa, allora, la mia personale griglia di partenza per Wimbledon. Favorito Federer. Segue Murray. Terzo Nadal. Quarto, sorpresa, Haas. Quinto Djokovic. Da valutare Del Potro. Certo, se mai Federer dovesse incontrare Murray, col cavolo che andrebbe a infognarsi nello scontro della diagonale di rovescio. Al massimo, al secondo colpo, Roger varia, con un lungolinea.

Segnalo tre miglioramenti per Murray. 1) Gli spostamenti in avanti sono più rapidi. 2) La palla corta sul suo rovescio la soffre molto di meno. Riesce a staccare bene la mano sinistra dalla racchetta e a restituire, a sua volta, una corta velenosa e tagliata verso l'esterno. 3) La prima di servizio è più profonda, specie nei momenti decisivi; la seconda è più velenosa, soprattutto quando giocata a uscire da sinistra verso destra.

Altra osservazione. Murray è così sicuro del suo rovescio che non ammette errori: ogni palla fuori, parte un monologo lamentoso. Mentre del dritto s'accontenta: quando lo sbaglia, scuote il testone in silenzio. Se mai lo scozzese affinasse il dritto, diventerebbe ancora più pericoloso. In questo, mi ricorda un po' Connors: straordinario di rovescio, mai da primi cinque al mondo di dritto.

[foto via atp]

lunedì 8 giugno 2009

Federer attento, l'"erba battuta" di Wimbledon può fregarti ancora



Da prima che Federer vincesse il Roland Garros, lo considero il più grande tennista di ogni epoca: vedi qui. Mi fa tanto piacere che adesso altri la pensino come me. Tuttavia, siamo di fronte a un paradosso epocale. Roger ha trionfato in Francia su una terra rossa molto particolare, che ricordava assai da vicino il cemento. Magari sarà stato il vento che ha spazzato via il mattone colorato, sta di fatto che le palline - dopo il rimbalzo - schizzavano via più veloci, proprio come sul cemento. Un Roland Garros, almeno il centrale, quanto mai lontano dall'edizione 2008, assai terraiolo. Viceversa, a Wimbledon 2008, s'è giocata la finale Nadal-Federer su un'"erba battuta": il rimbalzo era altissimo e lentissimo. Condizioni ideali per il maiorchino; non proprio l'ottimo per Re Roger.

Guardate il video in alto: c'è una bella differenza fra l'erba del 2003 e quella del 2008. Mi sa che non solo è migliorato Rafa, ma le condizioni del terreno sono più consone al gioco dell'iberico. Un'"erba rallentata" su misura.

Adesso, è arrivato il tetto magico anche a Wimbledon, che coprirà il centrale in caso di maltempo. Il guaio è che il campo rischia di diventare ancora più lento: sabbie mobili per Federer. Tutto dipende da come verranno regolate temperatura, umidità, condensa del centrale, anche e soprattutto quando sarà attiva la copertura. Non condivido l'equazione "gioco al chiuso = palla più veloce". Qui c'è in ballo l'erba, per giunta in uno stadio da 15.000 persone: il terreno deve assolutamente restare secco. L'esempio di San Siro dovrebbe far riflettere: quello che una volta era il tempio del calcio, ora è un campo di patate, proprio a causa della copertura (così dicono i tecnici).

Inoltre, andrà valutato se l'erba sarà cortissima: bastano quattro millimetri in meno per trasformare il manto erboso in una "terra verde". Il vero problema per lo svizzero riguarderà il servizio, specie la seconda: l'effetto in kick potrebbe risultare ancora meno velenoso che in passato, perché non ci sarà più l'erba vera che fa slittare la sfera, ma l'"erba battuta" che alza la traiettoria e ammazza il taglio impresso alla palla, la quale arriva più addomesticabile sulla racchetta del ribattitore. Roba da terraiolo. Roba da Nadal. Occhio, divino Federer.

In caso di "terra battuta", non so neppure se a Federer converrà inarcare troppo la schiena durante il servizio, sulla seconda palla in particolar modo. Dare la rotazione maligna con un grande e prolungato sforzo fisico può non pagare se il campo neutralizza la cattiveria del kick. A quel punto, gli sarà più utile piazzare un maggior numero di prime palle, rischiando meno, oppure sparare la seconda un po' più piatta. Certo, così diventerà un Federer meno aggressivo...

domenica 31 maggio 2009

Nadal eliminato al Roland Garros: secondo me, era nervoso per la questione doping

La mia opinione è molto semplice: Nadal è stato eliminato al Roland Garros perché era inquieto. Ha perso contro lo svedese Söderling in quattro set, 6-2 6-7 (2) 6-4 7-6 (2). È la prima sconfitta per lo spagnolo dopo 31 gare vinte consecutivamente al torneo parigino. È stato battuto da un onesto pedalatore, numero 25 del ranking mondiale. Quindi, l'unica spiegazione del crollo è psicologica. Anche se, con largo anticipo, avevo segnalato qualche scricchiolio nel gioco del fenomeno della terra rossa: vedi qui e qui.

Ad agitare Rafa, a mio giudizio, la questione doping. Il maiorchino ha smarrito la perfetta e assoluta concentrazione (che lo contraddistingue da anni) per via della recente polemica contro la Wada, World Anti-Doping Agency, il cui compito è di promuovere e coordinare, a livello internazionale, la lotta alla diffusione delle sostanze dopanti in qualunque forma si presentino.

“Le regole della Wada tormentano i giocatori”, ha infatti polemizzato Nadal poche ore prima del match. Il motivo? Richiedono che ogni atleta si renda disponibile per un test un’ora al giorno e per ogni giorno della settimana. “Ero con i miei amici. Stavamo facendo un bagno, quando mia madre mi ha avvertito che nella mia casa di Madrid c’erano quelli dell’antidoping. Era la mia unica serata libera e l’ho passata così. E non è capitato solo a me”.

È chiaro che Rafa sia infastidito terribilmente. Gli ho visto fare, contro lo svedese, errori che in passato non ha mai commesso, specie di rovescio. Può anche darsi che si senta nel mirino. Tant'è che, come ricorda la Wada, è possibile diventare un soggetto mirato per i test antidoping. Spesso gli atleti migliori nelle varie discipline, a livello nazionale e internazionale, possono essere inclusi nominativamente nei test anziché essere sorteggiati. In tal modo, si può dimostrare a chiunque che i propri successi sono ottenuti in modo leale e sportivo.

Si tratta di una polemica, quella di Nadal contro la Wada, che può aver lasciato il segno nell’animo del fuoriclasse iberico. Che peraltro, come ho già ricordato qui, reputo pulitissimo. Il guaio è che il doping lo si dovrà pur combattere in qualche modo.

[foto via rolandgarros]

sabato 30 maggio 2009

Doping: caro Nadal, ti sbagli

Nadal non è un drogato-dopato. Non soltanto è pulito, ma è anche il più grande giocatore d’ogni epoca sulla terra rossa. Non sono di quelli che pensano: siccome Rafa ha muscoli enormi, allora si dopa. Neppure m’interessa il fatto che il maiorchino sia tutto fuorché un tennista con uno stile da imitare: è uno straordinario atleta con una racchetta in mano. Men che meno mi tange lo strano comportamento del numero uno al mondo prima di servire (dita vicino al sedere per sistemarsi le mutande; attesa che spesso tocca i 45-50 secondi): esiste un arbitro, e se a quel signore sta bene così, allora non c’è stata alcuna violazione dei regolamenti. Oltretutto, lo spagnolo è un campione anche fuori dal campo, sempre sorridente e disponibile.

La premessa mi pare sufficientemente lunga. Adesso arrivo al dunque. Non condivido la presa di posizione di Nadal sulla questione doping. La sparata più recente è contro la Wada, World Anti-Doping Agency, il cui compito è di promuovere e coordinare, a livello internazionale, la lotta alla diffusione delle sostanze dopanti in qualunque forma si presentino: “Le regole della Wada tormentano i giocatori”. Il motivo? Richiedono che ogni atleta si renda disponibile per un test un’ora al giorno e per ogni giorno della settimana. “Ero con i miei amici. Stavamo facendo un bagno, quando mia madre mi ha avvertito che nella mia casa di Madrid c’erano quelli dell’antidoping. Era la mia unica serata libera e l’ho passata così. E non è capitato solo a me”. E ancora: “Alcuni giorni fa, Ferrer e Verdasco sono stati controllati alle 6 del mattino. È pazzesco. Non so nemmeno se, da un punto di vista legale, tutto ciò sia corretto”. E la stoccata finale: “Non penso che questo sia il modo giusto: è un prezzo troppo alto da pagare per giocare a tennis. Io voglio che questo sport sia il più pulito possibile, questo è ovvio, ma ci devono essere altre soluzioni”.

Cominciamo dalla fine, Rafa. Altre soluzioni contro il doping non esistono. Lo sport è stracolmo di drogati: questo lo sai bene anche tu. Se avverti un atleta con largo anticipo, lui fa in tempo a pulirsi e a farsi trovare con l’urina pura come quella di un bebé. L’unica strada è colpire a sorpresa. La Wada agisce in modo intelligente: se lo sport disarma quell’agenzia, eliminando il “controllo senza pravviso”, cancella anche la lotta al doping.

Discorso ben diverso è la scocciatura di dare la propria reperibilità alla Wada. Questo lo comprendo. D’altronde, gli atleti sono pagati profumatamente anche per sottoporsi a sacrifici di questo genere.

Chiudo con quattro considerazioni.

1) È possibile diventare un soggetto mirato per i test antidoping. Spesso gli atleti migliori nelle varie discipline, a livello nazionale e internazionale, possono essere inclusi nominativamente nei test anziché essere sorteggiati. In tal modo, si può dimostrare a chiunque che i propri successi sono ottenuti in modo leale e sportivo. Un discorso che vale anche per Nadal.

2) Gli atleti devono inviare le informazioni riguardanti il loro luogo di permanenza anche quando sono in vacanza, in modo da permettere alle autorità antidoping di localizzarli sempre, nel caso in cui sia necessario sottoporli a un controllo.

3) La lista delle sostanze proibite viene rivista ogni anno da un gruppo d’esperti internazionali; e la versione aggiornata entra in vigore il 1º gennaio d’ogni anno. Ma, secondo me, la Wada è eternamente in ritardo. Se l’agenzia stila una lista di prodotti proibiti, l’industria del doping ha già pronte altre sostanze che non emergono durante i controlli. È una lotta impari. Lasciate alla Wada almeno la possibilità di fare incursioni a sorpresa.

4) Una previsione: andrà sempre più di moda la scusa dell’integratore, specie di quello comprato su Internet. Della serie: “Non sapevo che quell’integratore contenesse doping”. A questo proposito, giova ricordare che l’assunzione di integratori avviene sempre a proprio rischio e pericolo: molti contengono sostanze proibite. Poiché in diversi Paesi l’industria degli integratori alimentari non è regolamentata, è importante essere pienamente coscienti di quello che il prodotto contiene.

[foto via Wada]

martedì 26 maggio 2009

Mourinho rinnova fino al 2012: interisti in festa perché quello è uno che le canta a Milan e Juve

È vero: Mourinho doveva cambiare il gioco dell'Inter, che invece è simile a quello di Roberto Mancini.

È vero: Mourinho ha fallito con Quaresma e il brasiliano Mancini; niente attacco a tre, ma un ritorno al 4-4-2 o al rombo proprio di Roberto Mancini.

È vero: Mourinho, in termini di tattica e moduli, non ha portato innovazioni in Italia.

Eppure, i tifosi dell'Inter lo amano davvero. Il motivo è semplice. Negli anni in cui vincevano soltanto Milan e Juve, l'Inter non aveva un avvocato difensore che bucava il video. In tv, i nerazzurri venivano coperti dallo strapotere mediatico delle altre due squadre. Hai voglia a dire che la tv non influenza un campionato: lo indirizza eccome. Ben lo sapeva qualcuno che faceva loschi affari prima di andare in onda. Dopodiché è arrivato un grande allenatore, Roberto Mancini. Che però in tv e nelle conferenze stampa non ha mai fatto breccia. Né la società di via Durini disponeva di dirigenti o rappresentanti in grado di controbattere l'agguerrita concorrenza, che pareva quasi alleata. Ma un bel giorno s'è presentato questo signore portoghese, e tutto è cambiato.

Per la miseria, se c'è uno che difende l'Inter e i suoi tifosi è proprio Mourinho. Se c'è uno che riesce a trovare formule dialettiche intelligenti, slogan, stilettate, questi è Mourinho. Se esiste uno che ha capito come gira il fumo nelle tv italiane, e come fare arrivare messaggi a dirigenze, allenatori, arbitri, assistenti e via discorrendo, questi è Mourinho. Che, in questo, è identico a un certo Helenio Herrera.

Non ho mai visto un allenatore riscuotere così tante simpatie umane fra il popolo nerazzurro. Così soddisfatto, da fregarsene del gioco bello e d'attacco. Certo, ora arriva il difficile: ripetere un trionfo. Impresa riuscita a Roberto Mancini.

[foto via Inter]

domenica 24 maggio 2009

Paradosso Maldini: la curva dell’Inter lo ringrazia; la curva del Milan lo contesta perché...

Il caso Maldini ci dice che è un calcio sempre più folle. Quello che io considero il difensore più forte degli ultimi 30 anni, quello che viene ammirato nel mondo per la correttezza e la lealtà, è stato contestato dalla curva del Milan (la Sud) nell’ultima partita a San Siro.

Non è chiara la ragione della rabbia ultrà verso Maldini. Avanzo due ipotesi, ma sarebbe utile l’aiuto di un esperto, magari proprio di un tifoso rossonero dentro alle cose.

1) Pare che tutto nasca dopo la finale di Istanbul del 2005, quella della celeberrima rimonta del Liverpool. Dopo la serataccia, in aeroporto, Maldini sarebbe stato avvicinato da qualche tifoso che chiedeva spiegazioni sulla sconfitta. Qualcuno, molto vicino a Maldini, avrebbe risposto ai tifosi: "Ma li stai anche a sentire questi pezzenti?". Un'altra versione è che una tifosa rossonera, piangendo, avrebbe avvicinato in aeroporto Maldini, chiedendo spiegazioni per quella finale; e qualcuno molto vicino a Maldini avrebbe risposto: "Andiamo via, lascia stare questa pezzente". Una terza versione è che, in aeroporto, alcuni "tifosi" del Milan avrebbero insultato i giocatori, definiti per questo "pezzenti" da qualcuno vicino a Maldini.

Premesso che non condivido la contestazione degli ultrà al loro inimitabile capitano, a questo punto mi chiedo: che senso ha prendersela con Maldini? Al massimo, un ultrà avrebbe dovuto chiedere spiegazioni (in maniera civile) a quel qualcuno vicino a Maldini...

2) Durante le recenti contestazioni da parte della curva Sud verso la squadra (il Milan negli ultimi anni viene puntualmente surclassato dall’Inter), Maldini avrebbe a sua volta contestato gli ultrà, con gesti in campo (comunque composti ed educati) e affermazioni alla stampa (mai però sopra le righe).

Così si spiega lo striscione della curva Sud: “Per i tuoi 25 anni di gloriosa carriera sentiti ringraziamenti da chi hai definito mercenari e pezzenti”.

Non soltanto: la scritta è stata accompagnata sia dall'esposizione della maglia di Franco Baresi sia dal coro "Un capitano, c’è solo un capitano”, riferito a Baresi.

E ancora, altro striscione in curva: “Grazie capitano: sul campo campione infinito, ma hai mancato di rispetto a chi ti ha arricchito”.

Maldini ha risposto: “Sono orgoglioso di non essere uno di loro”.

Mi stupisco di Carlo Ancelotti, che ha detto: “Una piccola minoranza ha contestato”. Mah… è pur vero che gli altri spettatori presenti a San Siro hanno applaudito Maldini, ma definire “piccola minoranza” la curva Sud mi sembra riduttivo: pur considerando i 70.000 tifosi dello stadio più altri milioni nel mondo, va tenuto in considerazione che gli ultrà hanno un peso specifico enorme. La frase di Carletto è in stile "1984" di George Orwell...

Senza fare osservazioni su un altro striscione, stavolta dedicato a Berlusconi (“Sono anni che compri bidoni e figurine. Quest'anno chi compri... le veline?”), su cui scriverò un altro post, è lampante la differenza di trattamento riservato a Maldini dalla curva dell’Inter (la Nord) e da quella del Milan (la Sud). Gli ultrà nerazzurri, durante l’ultimo derby, hanno tributato un’ovazione a Maldini, capitano onesto, forte, coraggioso e rispettoso dell’avversario (a differenza di qualche suo compagno…). Paradossale che, invece, dalla curva del Milan sia arrivato non un saluto, ma un siluro.

[foto via Milan]