domenica 5 luglio 2009

Roddick si strangola da sé e regala un epico Wimbledon a Federer: 16 a 14 al quinto set!


Partiamo da questa situazione di punteggio. Roddick un set a zero (condotto divinamente fino al 7-5) e 6-2 nel tie-break del secondo set con due turni di servizio. Tenete presente che, fin lì, l’americano aveva servito le prime con grande costanza a una media di oltre 200 km/h. Ma, a quel punto, avviene l’incredibile: Roddick non serve in modo adeguato e sbaglia un colpo al volo piuttosto facile (per un giocatore del suo livello). La spiegazione di quel tie-break buttato nel gabinetto la sa dare soltanto Freud: un misto di ansia, angoscia, paura di vincere, timore reverenziale nei confronti di Federer.

Roddick vivrà parecchie volte nei peggiori incubi quel (per lui) maledetto tie-break. Non se lo perdonerà più per tutta la sua restante carriera tennistica. Perché se vai come un treno due set a zero, ti metti in una condizione tale da poter sparare altri serviziacci cattivi nel terzo set, con Federer costretto a rincorrere in tensione.

Al contrario lo svizzero, dopo aver visto la morte in faccia, risorge, gioca meglio e arriva al tie-break del terzo set meno contratto dell’avversario. Infatti, si porta due set a uno. In questa terza frazione, le chiavi della vittoria di Roger sta in due aspetti tecnici.

1) Il mostruoso passante in corsa di dritto, tirato due volte come esclusivamente Sampras sapeva fare.

2) Il rovescio bassissimo in back di Federer incrociato sul rovescio di Roddick, che ci arriva rigido e macchinoso, tentando a sua volta un approccio in back, mettendolo spesso in rete o troppo alto sul dritto dell’elvetico.

Nel quarto set Roddick insiste a macinare tennis a tutta birra sia col servizio sia col dritto, alternando mazzate di rovescio a colpi interlocutori. Federer lo gioca invece più sulla difensiva, sperando troppo spesso nell’errore dello yankee.

Quinto set tiratissimo, con facce stravolte da parte dei due finalisti. Roddick era così fuoriosamente nervoso da mettere in dubbio il “Falco”, l’occhio elettronico che - su richiesta dei giocatori - stabilisce se una palla sia dentro o fuori. Sull’8-8, il texano gioca un tennis alle soglie dell’impossibile e si procura due break-point, che però lo svizzero annulla con coraggio. Sul 12-12, 15-30 e servizio Federer, lo svizzero resta disperatamente aggrappato alla seconda, piazzando addirittura due ace. Sul 14-13 per Federer e servizio Roddick, 15-30, il texano mostra una condizione atletica straordinaria con rincorse decisive e va sul 14-14. Poi 15-14 facile per lo svizzero e infine il break, con Roddick mentalmente scarico. Finisce 16-14 per Federer.

Un grazie all’americano che ha disputato un Wimbledon quasi perfetto (se non fosse stato proprio per quel tie-break del secondo set): a Andy il merito di aver vivacizzato la finale oltre ogni aspettativa. Tuttavia, è un dramma sportivo per Roddick, che aveva indubbiamente il match in pugno. Oltretutto, è stato sconfitto perdendo il turno di servizio nei game una volta e basta. Se proprio un piccolissimo difetto va trovato allo statunitense, tutta quella rabbia verso il “Falco” nel quinto set forse l’ha un po’ scaricato: una battaglia inutile, persa in partenza.

Mentre Federer si conferma il migliore di ogni epoca. Segnalo anche l’enorme voglia di vincere dello svizzero, testimoniata dall’urlaccio piantato al termine del tie-break del secondo set: non l’avevo mai visto caricarsi a molla in quel modo feroce (vedi foto via Wimbledon). In barba a chi sostiene che Roger non ha carattere.

Punteggio di questa finale memorabile, 3 set a 2 per Federer: 5-7, 7-6 (8-6), 7-6 (7-5), 3-6, 16-14.

1 commento:

  1. TI ho linkato perchè mi pareva interessante questo post: io non ho mai giocato a tennis ma il mio amico e socio di blog Kino sì :)

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